Apertura Partita IVA: 4 consigli + 1 per partire al meglio

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L’apertura della Partita IVA – come più volte abbiamo sottolineato – è una scelta che segna l’inizio ufficiale della propria carriera o di un personale progetto di business. Data la sua importanza, quindi, andrebbe sempre preceduta da una fase di riflessione e, solo dopo aver raggiunto la piena consapevolezza, può essere finalmente posta in atto dal punto di vista fiscale e burocratico.

Per buona parte dei freelancer, comunque, l’apertura della Partita IVA non coincide con l’effettivo avvio dell’attività. Difatti, tanti giovani professionisti o aspiranti imprenditori preferiscono mettersi inizialmente alla prova optando per delle modalità che non prevedono l’assunzione di forti rischi e responsabilità: tra queste, l’uso della prestazione occasionale è un’ottima soluzione a breve termine.

Tuttavia, in quale momento aprire Partita IVA diventa non più una mera possibilità, ma un vero e proprio obbligo? E come bisognerebbe prepararsi in vista di questo cruciale momento di passaggio? Se anche tu ti stai ponendo queste domande, ecco 4 consigli + 1 per “partire” nel migliore dei modi!

#1 Riconoscere il momento adatto

È vero: in Italia è possibile effettuare delle prestazioni lavorative autonomamente e dietro compenso, senza essere tenuti per forza ad emettere fattura. Attenzione, però: questo “privilegio” è concesso solamente in presenza di determinate condizioni, e non a chiunque svolga un’attività retribuita.

Se sei tra quei fortunati lavoratori che rientrano nella fattispecie delle “prestazioni occasionali”, e dunque ti è permesso di collaborare con privati ed aziende per brevi periodi, sappi però che, in un futuro non troppo lontano, dovrai comunque deciderti ad aprire una Partita IVA per proseguire nel tuo lavoro.

Qual è il momento adatto per compiere questa scelta? A nostro parere, l’apertura della Partita IVA è necessaria quando uno o più clienti si rivolgono regolarmente a te per ricevere un prodotto o servizio, ossia non appena ti ritrovi a collaborare con loro più volte durante lo stesso anno.

#2 Acquisire tutte le informazioni

A seconda dell’attività che svolgi – o che intendi svolgere – potrebbero essere necessari alcuni accorgimenti preliminari all’apertura della Partita IVA. Ad esempio, in certi casi, per poter adottare legalmente il Codice ATECO associato ad una professione, un mestiere o un settore, occorre prima esibire uno o più requisiti, come il possesso di un’apposita qualifica o di titoli di studio adeguati.

Per questa ragione, è utile acquisire quante più informazioni e, solo quando si è certi di rientrare nei criteri stabiliti dalla normativa vigente, rivolgersi ad un consulente per procedere con l’apertura della Partita IVA.

In tal senso, però, a volte non è sufficiente navigare in Rete per trovare dati completi e, soprattutto, aggiornati. Conviene, quindi, contattare anche la sede territoriale delle Camere di Commercio o del tuo Ordine Professionale – se esistente – o, ancora, le associazioni di categoria di maggior rilievo.

#3 Ragionare sul regime fiscale

Il regime forfettario, oggi, sembra essere l’unica scelta davvero conveniente per le nuove attività. È realmente così?

Ebbene, nonostante gli innegabili vantaggi di cui godono i “forfettari” – come la tassazione agevolata con aliquota fissa al 15% e, in certi casi, con aliquota start-up al 5% per i primi cinque anni, la franchigia IVA e l’esonero da molteplici adempimenti: esterometro, studi di settore, ecc. – è sempre utile far valutare la propria situazione economica ad un consulente fiscale di fiducia.

Infatti, capita talvolta che la deduzione forfettaria delle spese, tipica di questo regime, non corrisponda alle effettive esigenze del professionista o imprenditore. Il quale, prendendo una decisione sbagliata, si troverebbe nella spiacevole condizione di non poter “scaricare” interamente i costi sostenuti nel corso dell’anno.

#4 Fare una stima delle spese

A tal proposito, ecco il nostro quarto suggerimento: prima dell’apertura della Partita IVA, è importante avere chiaro il quadro economico dell’attività, in particolare riguardo al bilancio tra entrate ed uscite. Cosa significa a livello pratico? Semplice: che dovrai preparare un elenco quanto più preciso delle spese da affrontare durante il primo anno e degli incassi (stimati) previsti per lo stesso periodo.

Non è detto che, per lo meno nella fase iniziale, il totale delle due voci debba essere di uguale importo: spesso, infatti, sono necessari alcuni anni per “ingranare” e andare in pari con gli investimenti.

Tuttavia, non considerare tali aspetti vuol dire esporsi al rischio di spendere molto più di quanto ci si potrebbe permettere. Con il risultato che il pareggio dei conti risulterebbe difficilissimo da raggiungere.

#5 Emettere subito fattura

Una volta conclusa l’apertura della Partita IVA ed espletati gli ultimi adempimenti, l’attività può avere inizio in maniera non più “occasionale”, bensì con un’impostazione seria e professionale. Ciò significa che dovrai essere pronto a ricevere i compensi sul tuo conto e, in parallelo, ad emettere regolare fattura.

A questo proposito, ormai da qualche anno, la fatturazione cartacea sta lasciando il passo a quella elettronica. Pertanto, anche se i contribuenti che aderiscono al regime forfettario possono ancora utilizzare la doppia fatturazione (con il solo obbligo di emettere fattura digitale per le prestazioni rese al settore pubblico), è bene prepararsi al definitivo superamento della versione analogica.

Come? Cominciando, da subito, ad approcciarsi con le fatture telematiche, con i software per la compilazione e gli strumenti per la trasmissione online: se quelli gratuiti dell’Agenzia delle Entrate risultano troppo complicati da utilizzare, non disperare! Esistono, infatti, delle ottime alternative – come il comodo programma incluso nel “pacchetto” Fiscozen – per chi ha poca familiarità con l’ambito in questione che, con pochi click ed una procedura semplicissima, permettono di generare e inviare e-fatture illimitate.

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