Codice ATECO per studi professionali: come scegliere quello giusto?

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codice ateco studi professionali

Oggi affronteremo un tema caro ai tanti giovani che aspirano ad una carriera da freelancer: parleremo, infatti, dei criteri su cui si basa la selezione del Codice ATECO per gli studi professionali e delle conseguenze che esso comporta a livello di inquadramento fiscale e contributivo.

Come sappiamo, ogni Partita IVA è associata ad un codice composto da sei cifre – ossia il cosiddetto Codice ATECO, che abbiamo esaminato più approfonditamente in questo articolo – che ha lo scopo di indicare, con la massima precisione possibile, il tipo di attività che si andrà a svolgere.

Si tratta di un principio che vale universalmente per tutte le Partite IVA (individuali e non) e che assume un’importanza ancora più elevata per i lavoratori autonomi che hanno deciso di assoggettarsi al regime forfettario.

Difatti – come vedremo meglio in seguito – i “forfettari” adottano un particolare sistema per il calcolo del reddito imponibile, delle spese deducibili e, dunque, dei tributi da versare annualmente al fisco, che poggia su un elemento detto coefficiente di redditività. Il quale, a sua volta, dipende dal Codice ATECO “abbinato” alla Partita IVA.

Data la sua rilevanza ai fini fiscali – e non solo – abbiamo deciso di creare questa “guida” alla scelta del Codice ATECO per gli studi professionali, partendo dalle attività più “classiche” e diffuse sul territorio nazionale (come gli studi legali, medici o di progettazione) e giungendo, infine, a quelle nate e sviluppatesi nel terzo millennio.

Dunque, se sei un giovane neolaureato e vorresti proporre qualcosa di originale o se, piuttosto, ti trovi da anni alle dipendenze di terzi e senti che è arrivato il momento di pianificare una carriera “su misura, qui troverai informazioni per orientarti tra gli svariati Codici ATECO per gli studi professionali e compiere una scelta corretta!

Codice ATECO: cos’è?

Prima di addentrarci nelle norme che influiscono sulla scelta del Codice ATECO per gli studi professionali, vogliamo chiarire cosa si intende esattamente con questa espressione e quali sono le sue funzioni.

Difatti, per una persona che ha scarsa familiarità con la terminologia tipica del settore fiscale, tutto ciò può risultare incomprensibile. Tuttavia, basta superare lo scoglio iniziale per scoprire che, in realtà, abbiamo a che fare con concetti tanto semplici, quanto fondamentali per chi lavora in proprio.

Il sistema di classificazione delle attività economiche in uso in Italia – come ti abbiamo accennato – contempla il cosiddetto “Codice ATECO“, un codice associato ad ogni Partita IVA, che permette di risalire rapidamente e con precisione al mestiere, alla professione esercitata e/o al settore di appartenenza.

Accanto a questa funzione “regolativa”, il Codice ATECO ne svolge una di carattere normativo: da esso, infatti, dipendono aspetti inerenti alla fiscalità (come, appunto, il coefficiente di redditività nel regime forfettario, del quale parleremo più avanti), ma anche alla previdenza sociale, alla sicurezza sul lavoro, ecc..

Codici ATECO e attività professionali: ieri, oggi e domani

Come puoi facilmente immaginare, vi sono decine e decine di Codici ATECO che coprono – o, meglio, cercano di coprire – tutte le attività esistenti: dal settore primario (agricoltura, allevamento, ecc.) al settore secondario (industria e attività manifatturiere) e, ancora, settore terziario e servizi, arti e professioni nuove e antiche.

Nel nostro articolo di oggi, però, vogliamo concentrarci esclusivamente sui Codici ATECO che si riferiscono al vastissimo ambito della libera professione. Parliamo, dunque, di un mondo che, oggi come non mai, si presenta ricco di sfumature, anche in virtù di una continua crescita ed evoluzione. Difatti, se negli scorsi decenni le categorie di liberi professionisti erano poche e ben definite, nella nostra epoca la situazione è profondamente cambiata.

A fianco delle figure più “convenzionali” che tutti noi conosciamo – dall’avvocato al medico, dallo psicologo al dentista – e che, da lungo tempo, sono soggette a regolamentazioni di carattere nazionale – ci riferiamo, ad esempio, alle abilitazioni conseguibili tramite un Esame di Stato, ai vari Ordini e/o Albi Professionali, alle Casse di Previdenza “di categoria”, ecc. – troviamo una varietà di ruoli e specializzazioni che, fino a ieri, apparivano del tutto impensabili.

Tutto questo, però, se riportato nel campo dei Codici ATECO per studi professionali e lavoratori freelance, dà luogo a diversi problemi. A volte, infatti, la classificazione delle attività economiche non rispecchia ciò che accade nel mondo del lavoro e, in senso lato, nella società: ecco spiegato, quindi, perché alcuni liberi professionisti sono “costretti” a ripiegare su soluzioni che soddisfano solo in parte le loro esigenze.

Pertanto, non possiamo che sperare in una progressiva integrazione delle tante figure che stanno venendo alla luce e che, con buona probabilità, saranno i liberi professionisti del domani: influencer, consulenti marketing, social media manager, blogger, youtuber e videomaker, ma anche formatori, osteopati, personal trainer, ecc..

Codice ATECO studi professionali: come si sceglie?

Finalmente arriviamo al nodo centrale del nostro post, vale a dire la ricerca del Codice ATECO per gli studi professionali e gli aspetti da valutare per compiere una scelta quanto più pertinente e vantaggiosa.

Innanzitutto, dunque, è importante prendere in esame il sistema di classificazione delle attività economiche attualmente in uso in Italia e descrivere, in particolare, i cinque livelli di cui esso si compone.

Classificazione a cinque livelli

Partiamo, quindi, dal primo livello generale, che fa riferimento al macro-settore di appartenenza: A – Agricoltura, silvicoltura e pesca; B – Estrazione di minerali da cave e miniere; C – Attività manifatturiere, ecc..

Nel caso specifico, le attività degli studi professionali sono incluse nel macro-settore “M – Attività professionali, scientifiche e tecniche”, seppure con alcune eccezioni che menzioneremo più avanti.

Passiamo, ora, al secondo livello e scopriamo le categorie comprese nel macro-settore “M”, ossia:

  • 69 – Attività legali e contabilità
  • 70 – Attività di direzione aziendale e consulenza gestionale
  • 71 – Attività degli studi di architettura e d’ingegneria, collaudi ed analisi tecniche
  • 72 – Ricerca scientifica e sviluppo
  • 73 – Pubblicità e ricerche di mercato
  • 74 – Altre attività professionali, scientifiche e tecniche
  • 75 – Servizi veterinari

Proseguendo con la ricerca e addentrandoci al terzo livello, scopriamo che ciascuna delle categorie succitate si divide, a sua volta, in altre sotto-categorie. E lo stesso accade sia nel quarto che nel quinto ed ultimo livello di classificazione, dove troviamo j vari Codici ATECO, sia generici che dedicati, nella loro forma estesa.

Come “leggere” i Codici ATECO?

Non potendo qui elencare le decine di sotto-categorie presenti nei livelli quarto e quinto, abbiamo deciso di riportare un piccolo esempio per provare a delineare i criteri di ricerca e di attribuzione dei codici.

Prendiamo in esame il caso di uno studio legale e scopriamo subito qual è il Codice ATECO ad esso associato:

  • 69.10.10 – Attività degli studi legali

A questo punto, proviamo a “leggere” il codice, scomponendolo in cinque livelli di classificazione, ossia:

  1. M – Attività professionali, scientifiche e tecniche
  2. 69 – Attività legali e contabilità
  3. 69.1 – Attività degli studi legali
  4. 69.10 – Attività degli studi legali e notarili
  5. 69.10.10 – Attività degli studi legali

Codici ATECO per studi professionali: esempi pratici

Quella degli studi legali – come ben sappiamo – è soltanto una delle numerose attività svolte da lavoratori autonomi con Partita IVA individuale ed inquadramento fiscale da liberi professionisti.

Altre tipologie di studi professionali largamente diffuse in tutta Italia sono infatti:

  • Studi di architettura (Cod. 71.11.00 – Attività degli studi di architettura)
  • Studi di ingegneria (Codi. 71.12.10 – Attività degli studi di ingegneria
  • Studi di consulenza aziendale (Cod. 70.22.09 – Altre attività di consulenza imprenditoriale)
  • Studi veterinari (Cod. 75.00.00 – Servizi veterinari)

Tra le attività appartenenti al macro-settore “Q – Sanità e assistenza sociale”, invece, vi sono:

  • Studi medici generici (Cod. 86.21.00 – Servizi degli studi medici di medicina generale)
  • Studi medici specialistici (Cod. 86.22.09 – Altri studi medici specialistici e poliambulatori)
  • Studi dentistici (Cod. 86.23.00 – Attività degli studi odontoiatrici)
  • Studi di fisioterapia (Cod. 86.90.21 – Fisioterapia)
  • Studi di psicologi (Cod. 86.90.30 – Attività svolta da psicologi)

Codici ATECO per nuove attività professionali

Come già anticipato, gli studi professionali che dispongono di un Codice ATECO appositamente dedicato – vedi i casi sopra elencati – richiedono, naturalmente, minori difficoltà e tempi più brevi per la sua ricerca ed attribuzione, rispetto a quelli previsti per le attività meno “convenzionali”.

Difatti, individuare correttamente un Codice ATECO “univoco” per gli studi professionali che si occupano, ad esempio, di nuove tecnologie, di marketing digitale o di servizi sanitari “innovativi”, per citare tre settori in forte crescita, non è soltanto complicato ma, a volte, addirittura impossibile.

Per tentare di ovviare al problema, quindi, si preferisce adottare un Codice ATECO “generico”, che si presta contemporaneamente a più attività diverse ma simili o, comunque, dello stesso ambito.

Ad esempio, il Codice ATECO “86.90.29 – Altre attività paramediche indipendenti nca” è adatto, tra i vari casi, agli studi professionali degli infermieri, dei logopedisti, di dietisti e nutrizionisti, ecc..

Diversamente, il Codice ATECO per gli studi professionali di operatori olistici, personal trainer, massaggiatori ed altre figure legate al benessere è: “96.09.09 – Altre attività di servizi per la persona”.

Tra i Codici ATECO ritenuti più versatili, per altro, troviamo “74.90.99 – Altre attività professionali nca” (utilizzato, ad oggi, per gli studi professionali di lavoratori freelance specializzati in area web: webmaster, copywriter, community manager, ecc.) e “70.22.09 – Altre attività di consulenza imprenditoriale” (consigliato per gli studi che offrono servizi di consulenza alle imprese: web marketing, risorse umane, ambiente e via così).

Codice ATECO nel regime forfettario: a cosa serve?

Se sei arrivato fino a questo punto, avrai certamente le idee più chiare riguardo ai criteri adottati per la ricerca e la selezione del Codice ATECO per gli studi professionali e, in generale, per le tantissime attività che rientrano nel campo della libera professione. Tuttavia, non abbiamo ancora spiegato perché questo codice sia così rilevante ai fini fiscali (e contributivi), soprattutto per i freelancer che si avvalgono del regime forfettario.

Il regime forfettario – per chi non lo sapesse – è un regime fiscale agevolato che poggia su due elementi: l’applicazione di un’imposta sostitutiva con aliquota standard al 15% (ridotta, in certi casi, al 5% per i primi cinque anni) ed un sistema di determinazione del reddito imponibile (e delle spese) su base fissa, incentrato sul “coefficiente di redditività” (la cui percentuale dipende, a sua volta, dal tipo di attività esercitata e, dunque, dal Codice ATECO).

La maggior parte dei Codici ATECO menzionati in questo post prevede un coefficiente pari al 78%, mentre il restante 22% si deduce per coprire i costi sostenuti nel periodo di riferimento (fatta eccezione per i contributi previdenziali, unica voce, tra quelle in uscita, che si sottrae mediante il metodo analitico).

Facciamo subito alcuni esempi di calcolo del reddito imponibile per professionisti forfettari.

#1 Michele, 35 anni, architetto

Cod. 71.11.00 – Attività degli studi di architettura

  • Fatturato lordo: 20.000 euro
  • Reddito imponibile parziale (coeff. 78%): 15.600 euro
  • Deduzione spese (22%): 4.400 euro
  • Deduzione contributi (anno precedente): 2.600 euro
  • Reddito imponibile: 13.000 euro
  • Imposta sostitutiva: 1.950 euro

#2 Tiziana, 39 anni, logopedista

(Cod. 86.90.29 – Altre attività paramediche indipendenti nca)

  • Fatturato lordo: 30.000 euro
  • Reddito imponibile parziale (coeff. 78%): 23.400 euro
  • Deduzione spese (22%): 6.600 euro
  • Deduzione contributi (anno precedente): 4.000 euro
  • Reddito imponibile: 19.400 euro
  • Imposta sostitutiva: 2.910 euro

Conclusioni

Scegliere correttamente il Codice ATECO per gli studi professionali, da associare alla propria Partita IVA, è un compito dall’importanza cruciale. Ciò vale sia per le ragioni che abbiamo esposto, sia per altri motivi non meno rilevanti (come, ad esempio, l’inquadramento a livello contributivo e, dunque, la Cassa o Gestione di riferimento).

Insomma, anche se la decisione appare semplice, è sempre consigliato confrontarsi con un professionista del settore fiscale, che conosca le nuove attività legate al digitale e che, quindi, sia aggiornato riguardo alle novità del periodo.

Un’ottima soluzione, in tal senso, è Fiscozen: un servizio di consulenza ed assistenza fiscale online che, ad un prezzo particolarmente competitivo, ti permette di aprire Partita IVA come libero professionista e ti aiuta a selezionare il Codice ATECO più adatto per la tipologia di studio professionale che hai intenzione di avviare a tuo nome.

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