Come aprire la Partita IVA al momento giusto?

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come aprire la partita iva

Una delle domande che ci viene posta più spesso è: come aprire la Partita IVA al momento giusto?

Tutti coloro – o quasi – che hanno scelto di avviare uno studio professionale, o una qualsiasi altra attività “in proprio”, sanno bene che, ad un certo punto, arriva il “momento X”, ossia il momento in cui un lavoro cessa di essere semplicemente occasionale, per configurarsi, invece, come un’occupazione stabile e duratura.

A tal proposito, tuttavia, la legge è ben chiara: chiunque svolga un’attività continuativa, che preveda prestazioni prolungate o che si ripetono nel corso dell’anno, è chiamato a regolarizzare la propria posizione. Detto altrimenti: dovrà recarsi presso l’Agenzia delle Entrate o rivolgersi ad un professionista per porre in atto tutti gli adempimenti che occorrono per aprire la Partita IVA e dare ufficialmente inizio al business!

Oggi, dunque, vogliamo concentrarci su questo argomento: analizzeremo le caratteristiche, e soprattutto i limiti, del lavoro autonomo occasionale e scopriremo come aprire la Partita IVA al momento più propizio.

Caratteristiche e limiti del lavoro autonomo occasionale

Qualsiasi impresa – comprese quelle considerate, oggi, dei veri e propri “colossi” dell’economia mondiale, come Google o Amazon – ha affrontato un periodo di partenza, talvolta anche piuttosto difficoltoso, per poi ingranare nel corso degli anni, crescere ed affermarsi nel proprio campo. Lo stesso vale per un rinomato studio legale, medico o di architettura, per il parrucchiere e per il fabbro di paese, e via di seguito.

Insomma, durante i primi tempi, è perfettamente normale che i clienti scarseggino e che, quindi, il giro d’affari sia ancora limitato. Ed è proprio per venire incontro alle start-up ed ai giovani freelancer che lo Stato Italiano ha pensato a delle soluzioni che permettano di lavorare – seppure alle condizioni che vedremo più avanti – senza essere costretti, da subito, all’apertura della Partita IVA e all’emissione della fattura.

Tuttavia, se è vero che questi strumenti costituiscano un vantaggio non indifferente, è altrettanto vero che non possono in alcun modo sostituire la Partita IVA. Infatti, l’uso della prestazione occasionale è concesso soltanto in presenza di requisiti assai stringenti, mentre eventuali abusi sono puniti con sanzioni di varia entità.

Ma quali sono, di preciso, i limiti della prestazione occasionale? Esaminiamo insieme quelli principali.

La regola dei 30 giorni

Come si può evincere dal suo stesso nome, la prestazione occasionale si applica, appunto, ai casi di lavoro occasionale. Il che, a livello pratico, significa: “collaborazioni di breve durata e di carattere episodico”.

In particolare, la normativa stabilisce che le prestazioni occasionali non possono:

– avere durata maggiore di 30 giorni per anno solare (per singolo committente);
– ripetersi con cadenza regolare durante l’anno.

Dunque, per essere ancora più chiari, facciamo questo esempio: se Roberto, che di mestiere fa il web designer, viene chiamato per progettare un sito per conto di un cliente e termina il proprio lavoro entro 30 giorni, può utilizzare lo strumento della prestazione occasionale (a prescindere dal compenso pattuito).

Dovrà, quindi, rilasciare una ricevuta non fiscale e, se il committente è un sostituto d’imposta (ossia un’azienda o un libero professionista con Partita IVA) con sede in Italia, il suo compenso sarà decurtato del 20% per la cosiddetta “ritenuta d’acconto”, che verrà trattenuta e versata direttamente all’erario.

Pertanto, se la retribuzione prevista era pari a 1.000 euro, Roberto incasserà solamente 800 euro.

Diverso è il caso di Carla, che ogni primo week-end del mese lavora come guida turistica nei musei: trattandosi, infatti, di un’attività abituale – in quanto ripetuta con cadenza regolare – non può rientrare nella fattispecie della prestazione occasionale. Di conseguenza, Carla ha dinanzi a sé due possibili opzioni: informarsi riguardo a come aprire la Partita IVA con l’inquadramento adatto ed imboccare la strada del lavoro autonomo, oppure cercare altre modalità per proseguire la collaborazione (come, ad esempio, un contratto con orario part-time).

La “falsa regola” dei 5.000 euro

Finora, come hai potuto vedere, abbiamo parlato solo della durata delle prestazioni e tralasciato quasi del tutto la questione della retribuzione. Tuttavia, molto probabilmente ti sarà capitato di sentire – o di leggere – qualcosa riguardo alla “soglia dei 5.000 euro”, superata la quale vi è l’obbligo di mettersi in proprio.

È veramente così? Ebbene… ni.

La legislazione sul lavoro autonomo occasionale non dice nulla a proposito di un “compenso massimo”.

Dunque, la “regola dei 5.000 euro”, di fatto, non esiste! Ma, allora, da dove nasce questa convinzione?

Ecco spiegato: esistono delle soglie di esenzione, ma solo a livello fiscale e contributivo.

In altre parole: i soggetti che hanno prodotto un reddito da lavoro autonomo occasionale inferiore a 4.800 euro lordi annui non sono tenuti a presentare la dichiarazione dei redditi, in quanto al di sotto di questa cifra è previsto l’azzeramento della quota Irpef (attenzione: consigliamo di presentarla ugualmente, poiché in tal modo è possibile recuperare, mediante compensazione o rimborso, le ritenute d’acconto subite).

A livello contributivo, invece, la soglia di esenzione è fissata a 5.000 euro lordi. Pertanto, se la somma dei compensi ricevuti per tutte le prestazioni e da tutti i committenti è inferiore a tale importo, non dovrai provvedere ad iscriverti alla Gestione Separata INPS, né a versare i contributi previdenziali. Diversamente, occorre informare preventivamente il datore di lavoro, cui spetta l’onere dell’iscrizione, e versare i contributi dovuti sulla parte eccedente. Il pagamento va così ripartito: 1/3 al lavoratore e 2/3 al committente.

Tornando, invece, all’argomento centrale del nostro articolo: in assenza di indicazioni puntuali sul reddito massimo che un lavoratore occasionale può produrre, come aprire la Partita IVA al momento giusto?

Facciamo, dunque, un altro esempio e cerchiamo di rendere più chiara anche la questione dei compensi.

Se a Fabio, aspirante programmatore, viene corrisposta una somma pari a 10.000 euro per aver contribuito allo sviluppo di una nuova app, questi può rilasciare una ricevuta non fiscale – applicando, come di consueto, la ritenuta d’acconto del 20% – senza aprire la Partita IVA, poiché si considera un’entrata una tantum.

Dovrà, comunque, presentare la dichiarazione dei redditi e pagare i contributi su circa 3.000 euro.

Giorgia, invece, ha conseguito qualche mese fa la qualifica di educatore cinofilo e ha già un paio di clienti fissi che la pagano 50 euro a sessione. Nonostante il suo reddito annuo sia inferiore a 4.800 euro – si tratta di due incontri al mese, ossia 100 euro x 12, per un totale di 1.200 euro l’anno – non può avvalersi della prestazione occasionale. Infatti, l’attività non è più di carattere episodico, bensì si ripete con regolarità.

Di conseguenza, Giorgia dovrà subito informarsi su come aprire la Partita IVA e sugli eventuali costi.

Dal lavoro occasionale alla Partita IVA

Passare dal lavoro occasionale alla libera professione o al mondo dell’imprenditoria può apparire traumatico, ma in realtà è più semplice, economico e, soprattutto, conveniente di quanto non si dica in giro.

Come vedrai, aprire la Partita IVA può rivelarsi, sotto tanti aspetti, un vero punto di svolta!

A tal proposito, infatti, ricordiamo che, per i lavoratori occasionali, vige anche il divieto di promuovere – con qualsiasi mezzo, dunque anche online – i propri prodotti e/o servizi. Il che, se sommato all’impossibilità di accettare incarichi che si prolunghino per oltre un mese, nonché di ripetere le collaborazioni di maggiore successo, rappresenta un grave impedimento alla crescita dell’attività e alla fidelizzazione della clientela.

Devi sapere, inoltre, che mettersi in proprio è diventato meno dispendioso rispetto al passato: i costi di avvio sono molto bassi – o addirittura nulli, come nel caso dei liberi professionisti – ed anche la gestione richiede risorse parecchio limitate. Per risparmiare sulle tasse, ad esempio, basta aderire al regime forfettario: l’aliquota iniziale è super-vantaggiosa, pari al 5% per i primi cinque anni (se possiedi i requisiti), e dopo si passa al 15%.

Il calcolo delle imposte, comunque, non si effettua sull’intero compenso – come accade nel lavoro occasionale – ma solo sul reddito imponibile. Ciò vuol dire sia che potrai dedurre una quota – che varia dal 22% per i professionisti al 33% per gli artigiani, ecc. – per le spese che hai sostenuto durante l’anno e per i contributi previdenziali, sia che l’importo complessivo dovuto al fisco, in proporzione, è minore rispetto alle ritenute d’acconto al 20%.

Ricorda infine che, una volta compiuto questo passo, la tua immagine non potrà che migliorare, e con essa i tuoi guadagni. Qualsiasi cliente, infatti, è portato a rivolgersi a chi si presenta in maniera seria e professionale, dunque sarà più propenso ad accettare una richiesta economica che sia in linea con i tuoi studi e le tue capacità.

Pertanto, se vuoi sapere come aprire la Partita IVA e godere di questi vantaggi, o se hai bisogno di maggiori informazioni, compila il nostro form online e prenota subito una consulenza fiscale gratuita!

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