Costi Partita Iva: come fare una PREVISIONE ACCURATA?

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costi partita iva

L’argomento “costi Partita Iva” sembra avvolto nel mistero: c’è chi parla di cifre che farebbero rizzare i capelli persino ad un milionario e chi, invece, sostiene che, sia per la sua apertura, sia per la successiva gestione, non occorre un budget particolarmente elevato. Dove sta la verità?

Oggi proveremo a fare chiarezza su questo tema, proponendo un’analisi accurata dei costi di una Partita Iva: cominceremo, dunque, dalle prime spese – e cioè quelle relative alla sua apertura – e proseguiremo con tutte le altre voci, ossia le imposte, i contributi e, in ultimo, il commercialista.

Pertanto, se conti di aprire Partita Iva nei prossimi mesi e sei preoccupato per la cifra che dovrai spendere, questo articolo ti aiuterà a prendere consapevolezza riguardo ai costi iniziali e di mantenimento e, ove possibile, a risparmiare a livello sia economico che di tempo, fatica e stress!

Quanto costa aprire Partita Iva?

Se anche a te è capitato di sentire voci allarmanti sui costi da preventivare per aprire una Partita Iva, sappi che, in realtà, le cose stanno in maniera diversa. Difatti, ormai da qualche tempo, per avviare un’attività come libero professionista e mettersi in regola con il fisco, non serve un solo euro: la procedura si svolge online, attraverso il portale web dell’Agenzia delle Entrate, e non richiede spese iniziali di alcun genere.

Nel caso delle attività che prevedono un inquadramento da ditta individuale – ovvero per gli artigiani e i commercianti – l’iter da seguire è differente: bisogna, infatti, presentare un documento chiamato “Comunicazione Unica d’Impresa” (sostituito, anch’esso, da una pratica telematica nota come “ComUnica”), che ha la funzione di informare contemporaneamente tutti gli enti competenti.

Dunque, avvalendoti della ComUnica, con un unico passaggio potrai:

– Effettuare l’iscrizione al Registro Imprese, nonché al REA della CCIAA o all’Albo degli Artigiani
– Aprire Partita Iva, specificando Codice Ateco e regime fiscale
– Effettuare l’iscrizione all’Inps, precisamente alla Gestione Artigiani e Commercianti
– Aprire la posizione Inail (ove richiesto)

Il costo della pratica è di circa 100 euro, comprensivi delle spese di iscrizione al Registro delle Imprese (ovvero: diritti camerali, imposte di segreteria e imposte di bollo). Tuttavia, ricorrendo all’assistenza di un professionista, la cifra può crescere parecchio: ecco perché ti consigliamo di aprire la tua ditta individuale con Fiscozen, pagando solo una tariffa fissa – pari a 200 euro + Iva – che include sia la ComUnica, sia l’eventuale invio della SCIA.

Costi Partita Iva: tasse e contributi

Veniamo, a questo punto, al “grosso” dei costi di una Partita Iva, ovvero quelli inerenti al suo mantenimento: le imposte e i contributi previdenziali. Come calcolare rispettivamente i due importi?

La tassazione – come abbiamo spiegato in questo articolo – segue regole specifiche che derivano dal regime fiscale applicato e che concernono le aliquote, le scadenze per i pagamenti, le eventuali forme di agevolazione, le rateizzazioni, ecc.: tali regole valgono per tutti i contribuenti, a prescindere dall’attività esercitata.

Il calcolo dei contributi, invece, dipende dalla Cassa o Gestione alla quale si è iscritti: ciascuna di esse stabilisce le proprie aliquote, nonché le date entro cui effettuare i versamenti e molti altri aspetti. In ambito previdenziale, quindi, i costi della Partita Iva aumentano o diminuiscono in relazione all’inquadramento applicato.

Come calcolare le imposte?

Riprendendo quanto detto qui sopra, le imposte dovute all’erario variano a seconda del regime fiscale scelto in fase di apertura della Partita Iva. Attualmente esistono tre regimi: ordinario, semplificato e forfettario.

Il regime forfettario, tra tutti, è quello che offre la tassazione più vantaggiosa: al posto di Irpef e addizionali, infatti, qui vi è soltanto un’unica imposta sostitutiva applicata sul reddito imponibile, con aliquota start-up al 5% (per cinque anni, solo in certi casi) o aliquota standard al 15% (dal sesto anno e per tutti gli altri).

Il reddito imponibile, a sua volta, si ottiene attraverso un calcolo su base “forfettaria” (che rappresenta, appunto, l’aspetto peculiare di questo regime), e non con il comune metodo analitico. Che significa?

Se, nel caso dei contribuenti ordinari e semplificati, il reddito imponibile ai fini Irpef si calcola sommando le fatture in entrata e sottraendo, dall’importo lordo, le singole voci delle spese deducibili (al 100% o nella percentuale stabilita dalla normativa), per i forfettari è tutto assai diverso.

Dal fatturato lordo di questi ultimi, infatti, bisogna dedurre una quota forfettaria (la cui percentuale dipende dal Codice Ateco attribuito alla Partita Iva), che ha la funzione di “coprire” le spese sostenute durante l’anno. L’unica eccezione è data dai contributi previdenziali, il cui importo va sempre “scalato” dalla base imponibile.

Troppo complicato? Facciamo un esempio concreto!

Prendiamo in esame il caso di Elisa, infermiera libera professionista, che nel 2020 ha incassato fatture per un totale di 25.000 euro e versato 3.000 euro di contributi. In base al Codice Ateco associato alla sua Partita Iva – ovvero 86.90.29 (Altre attività paramediche indipendenti) – sappiamo che la percentuale dedotta per le spese di gestione equivale al 22%, mentre la parte rimanente (78%) viene effettivamente sottoposta a tassazione.

Procediamo, quindi, con il nostro calcolo:

  • Fatturato lordo = 25.000 euro
  • Spese deducibili (22%) = 5.500 euro
  • Contributi deducibili = 3.000 euro
  • Reddito imponibile = 16.500 euro
  • Imposta sostitutiva (15% / 5%) = 2.475 / 825 euro

Come calcolare i contributi?

La seconda tipologia di costi che ogni Partita Iva deve sostenere annualmente è quella relativa ai contributi.

Diversamente dalle imposte, il cui calcolo rimane invariato a prescindere dall’inquadramento e/o dal tipo di attività svolta (in quanto dipende solo dal regime fiscale), i contributi previdenziali seguono le regole indicate dalle singole Casse o Gestioni. Possiamo, quindi, distinguere tre casi generali.

a. Ditte individuali (artigiani e commercianti)

I costi di una Partita Iva con inquadramento da ditta individuale comprendono, oltre alle imposte, due tipologie di versamenti destinati alla Gestione Artigiani e Commercianti:

  • i contributi minimi, da corrispondere obbligatoriamente a prescindere dal reddito effettivamente prodotto, che sono pari a 3.836 euro (artigiani) o a 3.850 euro (commercianti);
  • i contributi variabili, dovuti in caso di superamento della soglia di reddito minimale (ossia 15.953 euro), che si calcolano sulla sola parte eccedente, con aliquota al 24% (artigiani) o al 24,09% (commercianti).

Entrambi i versamenti, su richiesta, possono essere ridotti del 35% (solo per i forfettari). Altre agevolazioni riguardano, invece, i coadiuvanti/coadiutori che non hanno ancora compiuto i 21 anni di età.

b. Professionisti “senza Cassa”

Definire la categoria dei professionisti “senza Cassa” non è facile. Al suo interno troviamo figure assai diverse: quelle più innovative (vedi, ad esempio, le professioni digitali sviluppatesi nell’ultimo decennio: webmaster, social media manager, web designer, ecc.), ma non solo. Vi sono, infatti, anche amministratori condominiali, mediatori familiari, life-coach, consulenti marketing, organizzatori di cerimonie, igienisti dentali e molti altri.

Ad ogni modo, queste figure sono accomunate dall’assenza di un’apposita Cassa Previdenziale, motivo per cui vanno a confluire in Gestione Separata e versano solo contributi proporzionali al reddito (con aliquota al 25,72%).

c. Professionisti con Cassa

Infine, troviamo la vasta platea dei professionisti “con Cassa”, ovvero tutti coloro che, per esercitare da freelancer, sono tenuti ad iscriversi dapprima all’Albo/Ordine e poi all’ente previdenziale (come, ad esempio, la Cassa Forense per gli avvocati, ENPAP per gli psicologi o l’ENPAM per medici e odontoiatri) riservato alla categoria.

Ciascuna Cassa adotta un regolamento specifico, che contiene sia le aliquote (intere o ridotte) per il calcolo dei contributi, sia eventuali agevolazioni rivolte ai nuovi iscritti, ai giovani e/o ai lavoratori in difficoltà.

Costi Partita Iva: il commercialista

Ai vari costi di una Partita Iva elencati qui sopra, va infine aggiunto l’onorario di un consulente fiscale.

Pensare di fare tutto da soli, soprattutto nei periodi in cui il carico lavorativo è maggiore, non è una scelta consigliabile. Ciononostante, c’è sempre qualcuno che, per tagliare le troppe spese, tenta di assolvere agli obblighi fiscali e contributivi in piena autonomia, finendo il più delle volte per rinunciare a causa dello stress.

Come conciliare, quindi, i due aspetti? Se un tempo era impensabile risparmiare sui costi della Partita Iva, assistenza fiscale inclusa, oggi la situazione è completamente cambiata. La nascita di servizi digitali – tra cui Fiscozen – ha provocato una vera e propria rivoluzione nel settore, permettendo anche ai freelancer più giovani, ai piccoli imprenditori, ecc. di ottenere un supporto di qualità a prezzi davvero contenuti.

Comparata alle tariffe medie dei consulenti italiani, infatti, l’offerta Fiscozen è molto vantaggiosa: il costo dell’abbonamento annuale, per i forfettari, è di 299 euro + Iva e comprende l’accesso ad una comoda piattaforma online (disponibile 24 ore al giorno da PC, smartphone e tablet) e l’assistenza di un operatore dedicato.

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