Partita IVA Cuoco a domicilio: come aprire e quanto costa?

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partita iva per cuoco a domicilio

Oggi ti spiegheremo cosa comporta aprire Partita IVA come cuoco a domicilio, quali costi dovrai affrontare per avviare la tua attività e a quanto ammontano le tasse e i contributi che dovrai versare ogni anno.

Se ti piace lavorare nel mondo della ristorazione, ma sei stanco di trovarti alle dipendenze di qualcuno, aprire una Partita IVA come cuoco a domicilio potrebbe essere la giusta risposta alle tue esigenze.

Difatti, optando per questa soluzione, non sarai più soggetto ad orari impossibili e turni stressanti stabiliti dal locale: al contrario, in qualità di freelancer, potrai gestire con maggiore autonomia la tua attività lavorativa.

Lavorare come cuoco a domicilio

La figura del cuoco a domicilio nasce e si diffonde in tempi recenti. Per questo, ancora oggi, si sa poco riguardo alle sue mansioni e alle modalità con cui presta servizio. Tuttavia, sempre più spesso, sono gli stessi chef a preferire l’attività da freelancer per via degli innegabili vantaggi: dalla possibilità di scegliere il luogo e gli orari di lavoro ai migliori margini di guadagno, fino all’opportunità di definire ogni dettaglio della propria carriera.

Come si svolge, di fatto, questa nuova professione?

Lo chef a domicilio cucina direttamente a casa dei clienti – o presso altre location adeguatamente attrezzate – che possono scegliere le pietanze da gustare durante il pranzo o la cena all’interno di un menù con varie opzioni.

L’acquisto del servizio può avvenire tramite contatto telefonico o prenotazione online, a sua volta effettuata attraverso il sito web (o pagina social) o su piattaforme specializzate nel settore gastronomico.

Trattandosi di un’attività professionale, inoltre, è necessario che chi offre questo genere di servizi sia in possesso della Partita IVA, in modo tale da poter emettere regolarmente fattura sia ai clienti privati che alle aziende.

Come diventare cuoco a domicilio?

L’attività del cuoco a domicilio è giunta in Italia solo negli ultimi anni. Data la scarsa presenza di professionisti disponibili a lavorare in maniera “itinerante”, specialmente in certe aree del Paese, potrebbe essere una scelta strategica per affermarsi in un settore competitivo come quello gastronomico, sbaragliando facilmente la concorrenza. È questa la soluzione perfetta se nella tua vita hai già lavorato come cuoco professionista in un ristorante, in un hotel o all’interno di una comunità e, dunque, sei in grado di gestire la preparazione di un pranzo o una cena impeccabile per una coppia, una famiglia o anche per un gruppo composto da più persone.

Insomma, se hai una buona esperienza alle spalle, sai spaziare tra ricette classiche e di tendenza e, soprattutto, sei pronto ad adattarti, di volta in volta, alle cucine dei tuoi clienti, puoi cominciare da subito a proporti come chef a domicilio. Ciò che ti occorre è un sito web accattivante sul quale esporre il tuo menù, meglio se dotato di un’apposita sezione per contatti e prenotazioni, ed una pagina social su Facebook o Instagram studiata nei dettagli, ideale per andare a pubblicare le immagini che meglio rappresentano la bontà delle tue ricette.

Partita IVA da cuoco a domicilio: come aprire?

Quella del cuoco a domicilio è un’attività inquadrata come libera professione, che richiede il possesso di determinati requisiti. Uno su tutti: il corso HACCP per alimentaristi incentrato sulle norme igienico-sanitarie da applicare nel settore, che si tiene presso l’ASL di competenza (o privatamente nei vari centri di formazione).

Se hai già ottenuto l’attestato HACCP, puoi allora procedere con l’apertura della Partita IVA da cuoco a domicilio. L’operazione, per chi – come te – è inquadrato come libero professionista, non ha costi, richiede solamente poche ore e si può svolgere comodamente per via telematica sul sito dell’Agenzia delle Entrate.

L’ideale, però, rimane sempre farsi assistere da un consulente, soprattutto nei passaggi più delicati (come la definizione del Codice ATECO e la scelta del regime fiscale). Per iniziare, quindi, compila il modulo sottostante e richiedi gratuitamente un appuntamento con uno dei nostri esperti: ti aiuteremo a chiarire qualsiasi dubbio sull’apertura e sul mantenimento della Partita IVA da chef a domicilio e ad eliminare ogni preoccupazione!

Quante tasse paga il cuoco a domicilio?

Aprire Partita IVA come cuoco a domicilio significa mettersi nelle condizioni ottimali per svolgere questa attività. In primo luogo, infatti, grazie alla regolarità fiscale, hai modo di pubblicizzare i tuoi servizi attraverso i canali che preferisci: online come offline. In secondo luogo, avvalendoti del regime fiscale forfettario, puoi avviare la tua attività da cuoco freelance con un buon margine di risparmio sulle tasse.

Il regime forfettario è un regime fiscale agevolato che lo Stato Italiano ha messo a disposizione dei contribuenti a partire dal 2016, che permette di versare soltanto un’imposta sostitutiva con aliquota al 5% per i primi 5 anni (se rientri nei requisiti per l’aliquota start-up) e, successivamente, con aliquota fissa al 15%.

I forfettari, inoltre, possono operare in franchigia IVA, ovvero senza applicare l’IVA alle loro tariffe che, rimanendo più basse, faranno maggiormente gola ai clienti che ricercano un buon rapporto qualità/prezzo.

E non è tutto: dal regime forfettario sono stati “eliminati” numerosi adempimenti, tra cui la registrazione delle fatture in entrata ed uscita, la partecipazione agli studi di settore, l’uso della fattura elettronica, ecc..

Per poter accedere e mantenere il regime forfettario, però, è necessario rispettare la soglia massima di ricavi e compensi (pari a 65.000 €), nonché i limiti per i redditi da lavoro dipendente o assimilati (30.000 €) e per le spese destinate all’assunzione e retribuzione dei propri impiegati e collaboratori (20.000 €).

Una volta aperta la Partita IVA come cuoco a domicilio, dovrai scegliere il tuo Codice ATECO. Da esso dipende una seconda – e fondamentale – caratteristica del regime forfettario: il coefficiente di redditività, ovvero la percentuale di fatturato sulla quale si calcolano le imposte e i contributi previdenziali dei professionisti.

Adottando il Codice ATECO 74.90.99 (Altre attività professionali NCA), il coefficiente è pari al 78%, mentre le spese deducibili corrispondono al 22%. Ipoteticamente, quindi, se hai prodotto un fatturato lordo di 20.000 € (e, nello stesso periodo, hai pagato 2.500 € per i contributi), l’imposta sostitutiva si applica su un reddito imponibile di 13.100 € (ossia 15.600 € – 2.500 €), mentre le spese deducibili corrispondono a 4.400 €.

Contributi previdenziali per cuoco a domicilio

Una seconda spesa che, spesso, preoccupa gli aspiranti freelancer è quella inerente ai contributi previdenziali.

Ebbene, come libero professionista “senza cassa”, anche il cuoco a domicilio confluisce nella Gestione Separata INPS insieme a numerose altre figure che, ad oggi, non hanno una cassa “di categoria” cui fare riferimento.

I contributi previdenziali dei professionisti iscritti alla Gestione Separata non sono fissi, bensì si calcolano in maniera proporzionale al fatturato: per l’anno 2021, l’aliquota corrisponde al 25,98% del reddito imponibile.

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