Partita IVA: opportunità e rischi

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Se hai cliccato su questo articolo, quasi certamente sei alla ricerca di informazioni sulla Partita IVA e, più in generale, su cosa significa avviare un’attività o lavorare come libero professionista.

Riguardo al mondo del lavoro autonomo, del resto, si è detto tutto ed il contrario di tutto: spesso, infatti, circolano opinioni e notizie errate, frutto della scarsa conoscenza e del pregiudizio.

“Per aprire una Partita IVA servono tantissimi soldi!”, “Spenderai tutto – o quasi – ciò che fatturi in tasse e contributi!”, “È impossibile, per un giovane freelancer, sostenere i costi di gestione!”.

Se anche tu hai sentito pronunciare una o più affermazioni del genere, sappi che non vi è ragione di lasciarsi abbattere e abbandonare il proprio sogno: ecco perché abbiamo deciso di affrontare l’argomento con il giusto equilibrio tra “pro e contro”, in modo tale che tu possa farti un’idea chiara delle opportunità e degli eventuali rischi!

Cos’è la Partita IVA?

Prima di cominciare, vogliamo rispondere alla domanda principale, ossia: cos’è la Partita IVA?

La Partita IVA – per chi non lo sapesse – è una serie numerica composta da undici cifre, che serve ad identificare in maniera univoca ogni operatore economico che abbia sede in Italia. Detto altrimenti, si tratta di un codice associato alla singola attività – organizzata sia in forma individuale, come un professionista o un artigiano, che in forma collettiva, come società e associazioni – ed utilizzato per emettere fattura, versare imposte e contributi, ecc..

Dunque, chiunque voglia avviare un’impresa, un negozio, un locale, ecc. o esercitare la libera professione sul territorio nazionale è tenuto ad aprire Partita IVA, specificando il Codice ATECO ed il regime fiscale da adottare.

Pertanto, a livello di opportunità, l’apertura di una Partita IVA segna il punto di inizio dell’attività ed il suo effettivo riconoscimento da parte dello Stato Italiano, del Fisco e degli enti previdenziali, ma non solo: è soprattutto il primo passo verso la realizzazione della propria idea di business e/o verso la carriera professionale desiderata.

#1 Partita IVA o prestazione occasionale?

Tra le tante opinioni scorrette che si sono diffuse su larga scala, è impossibile non mettere al primo posto quella secondo cui la prestazione occasionale consentirebbe di lavorare senza la Partita IVA e, quindi, di risparmiare un bel po’ di soldini. Ovviamente, non vi è nulla di più sbagliato!

In primis, lo strumento della prestazione occasionale non permette di svolgere collaborazioni con lo stesso cliente della durata maggiore di 30 giorni o che si ripetono durante l’anno. Va da sé, quindi, che un lavoro retribuito regolare e continuativo non rientra in questa fattispecie.

In secondo luogo, la prestazione occasionale non è più conveniente dell’aprire la Partita IVA: basti pensare che i contribuenti assoggettati al regime forfettario pagano solo il 15% (o, in certi casi, il 5% fino al quinto anno) sul reddito imponibile, ossia su una porzione del fatturato che varia dal 40 al 78%.

Mentre i lavoratori occasionali applicano una ritenuta del 20% sulla totalità del compenso!

#2 Approccio serio, maturo, professionale

Se dovessi scegliere un fisioterapista a scatola chiusa, preferiresti un giovane che lavora di tanto in tanto a domicilio o un centro specializzato con tutti i comfort? Dunque, allo stesso modo, se un cliente cerca un consulente marketing, un docente privato o un’altra figura qualificata, difficilmente si “accontenterà” di chi propone prestazioni occasionali.

Sarà, invece, più propenso a chiamare un professionista con Partita IVA o ad affidarsi ad un’azienda riconosciuta!

Dunque, se ritieni che l’attività che stai svolgendo non sia un lavoretto temporaneo o un modo per arrotondare, bensì una passione che ti accompagnerà nel tuo percorso di vita, ti consigliamo di iniziare quanto prima a programmare i prossimi step: dall’apertura della tua Partita IVA agli investimenti economici per conseguire i tuoi obiettivi.

#3 Piccoli e grandi vantaggi del lavoro autonomo

Stabilire se un’attività in proprio sia migliore di un impiego fisso è assai difficile, poiché la risposta dipende da un personalissimo mix tra abitudini e competenze, esigenze ed aspettative di vita. Insomma, non esiste una strada che, di per sé, sia più facile e sicura da percorrere, ma di certo tutti noi, intimamente, sappiamo qual è la scelta adatta!

Nonostante questo, va comunque detto che il lavoro autonomo comporta degli aspetti positivi innegabili, come la possibilità di costruire, mattone dopo mattone, una carriera che ci soddisfi nel profondo, oppure la totale libertà nell’organizzare la giornata in fatto di orari e appuntamenti, nella selezione dei colleghi e collaboratori, ecc..

Dunque, se è vero che aprire la Partita IVA vuol dire – almeno in parte – rinunciare ad uno stipendio sicuro, è altrettanto vero che, rispetto ad un dipendente, ciascun freelancer ha dinanzi a sé una gamma ben più ampia di opportunità: progetti da lanciare, clienti da fidelizzare, obiettivi da raggiungere e… chissà cos’altro!

Insomma, per chi ha grandi ambizioni, ama l’innovazione e non si ferma davanti a nessun ostacolo, una carriera da professionista o imprenditore è decisamente più stimolante di qualsiasi impiego a lungo termine!

#4 Una scelta definitiva… o quasi!

Ecco un’altra idea sbagliata a proposito della Partita IVA: una volta intrapresa questa strada, è impossibile tornare indietro. Detto altrimenti: se decidi di fondare una start-up, aprire un negozio o proporti come freelancer nel tuo settore, non potrai cambiare percorso in futuro, se non a rischio di gravi perdite economiche.

Ovviamente non è vero: sia perché, se mai sceglierai di chiudere la Partita IVA, non dovrai versare un solo euro (se non ciò che rimane da pagare per le imposte e i contributi relativi all’ultimo periodo), sia perché potrai continuare ugualmente a svolgere la tua attività freelance, affiancandola ad una seconda eventuale occupazione fissa.

Sappi, infatti, che moltissimi avvocati, architetti, medici, ma anche programmatori, web designer, ecc., hanno optato per una cosiddetta “doppia attività”. Ovvero: svolgono in contemporanea sia un lavoro dipendente – spesso nel privato e con orario part-time per conciliare gli impegni – sia altre prestazioni “extra” con la Partita IVA.

#5 Una gestione più easy del previsto

L’ultimo punto critico che vogliamo affrontare riguarda la – presunta – complessità del portare avanti un’attività come freelancer. In molti, infatti, credono che gestire una Partita IVA comporti gravi rischi finanziari, e quindi stress e continue preoccupazioni, oltre ad una mole enorme di adempimenti da assolvere ogni anno.

Dal canto nostro, non vogliamo negare che l’apertura della Partita IVA richieda l’assunzione di alcune responsabilità. Ciononostante, non è affatto vero che avviare un’impresa o dedicarsi alla libera professione sia una scelta azzardata, né che la parte burocratica sia impossibile da amministrare.

Anzi, a tal proposito, sappi che oggi i freelancer possono godere di strumenti molto avanzati per la gestione della Partita IVA e, in generale, di tutto ciò che concerne la fiscalità: dichiarazioni, imposte, moduli, ecc…

Dimentica, dunque, i tempi morti in sala d’attesa e le richieste folli di alcuni studi di commercialisti e scegli una soluzione innovativa, easy ed a basso costo come Fiscozen. Cos’è? Un servizio che unisce assistenza fiscale completa all’accesso ad una comoda piattaforma digitale, con la quale potrai generare fatture elettroniche illimitate, monitorare entrate ed uscite, controllare le date dei prossimi versamenti, calcolare tasse e contributi… e tanto altro.

Compila il form sottostante e potrai parlare direttamente con un nostro operatore, che ti spiegherà i dettagli del servizio, ti aiuterà ad aprire la Partita IVA ed affiancherà lungo tutti i passaggi e nelle scelte più delicate!

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