Regime fiscale: come scegliere quello giusto?

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regime fiscale

L’articolo di oggi è incentrato su uno dei principali “problemi” che chiunque voglia aprire la Partita Iva è chiamato ad affrontare, ovvero la scelta del regime fiscale.

Avviare un’attività in proprio è, certamente, un gran bel cambiamento: alcuni vivono questo momento con forte entusiasmo, altri invece con un pizzico di timore. Qualsiasi sia il tuo stato d’animo, c’è una cosa che dovresti fare nelle settimane precedenti all’apertura della Partita Iva: reperire informazioni sul tuo settore e valutare con cura ogni dettaglio, in modo da individuare il Codice Ateco ed il regime fiscale più in linea con le tue esigenze.

Durante le operazioni che ti porteranno ad aprire la Partita Iva, infatti, dovrai compiere alcuni passaggi che, se eseguiti in maniera corretta, ti permetteranno di lavorare con maggiore serenità, di pagare meno tasse nei prossimi anni, di impiegare minori risorse nel disbrigo degli adempimenti burocratici, di evitare spiacevoli sanzioni e, in generale, di alleggerire parecchio il “peso” derivante dal mantenimento dell’attività.

Regime fiscale: cos’è?

Cosa si intende per regime fiscale? Il regime fiscale di un’attività è l’insieme di tutte le regole e procedure da seguire per definire il reddito, scaricare le spese, calcolare i vari tributi e corrispondere quanto dovuto all’erario.

In Italia – come anticipato – esistono tre regimi fiscali: regime ordinario, regime semplificato (o, per maggiore precisione, regime ordinario semplificato) e regime forfettario, ciascuno pensato per determinate categorie di contribuenti e caratterizzato da aspetti più o meno vantaggiosi.

Partiamo subito con la nostra analisi!

Il regime ordinario

Il regime ordinario è l’unica scelta consentita nei seguenti casi:

  • per le società di capitali;
  • per le società di persone e le ditte individuali che, nell’anno precedente, hanno conseguito ricavi superiori a:
    • 400.000 €, per le attività di prestazione di servizi;
    • 700.000 €, negli altri casi.

Il regime ordinario è caratterizzato da una tassazione impostata secondo il principio di progressività, vale a dire con aliquote Irpef che crescono in proporzione al reddito, sulla base dei seguenti scaglioni:

  • redditi fino a 15 mila euro → 23%
  • redditi compresi tra i 15.001 e i 28 mila euro → 27%
  • redditi compresi tra i 28.001 e i 55 mila euro → 38%
  • redditi compresi tra i 55.001 e i 75 mila euro → 41%
  • redditi superiori a 75 mila euro → 43%

Dunque, nel caso di un artigiano assoggettato al regime fiscale ordinario produce un reddito di 20 mila euro, l’Irpef sarà calcolata applicando l’aliquota al 23% sui primi 15 mila ed al 27% sui rimanenti 5.000.

Bisogna, comunque, distinguere tra il fatturato lordo, pari alla somma delle fatture emesse ed incassate nel corso dell’anno, ed il reddito imponibile ai fini Irpef, che corrisponde soltanto ad una sua parte.

Il calcolo del reddito imponibile, nel regime ordinario, prevede la possibilità di “scaricare” le spese sostenute, che vanno quindi “scalate” voce per voce – per intero, come accade, ad esempio, per i costi di mantenimento dell’attività e per i contributi previdenziali, oppure solo in percentuale – dal fatturato lordo.

Il regime semplificato

Il regime ordinario semplificato – che, da ora in poi, chiameremo soltanto “regime semplificato” – prevede una minore quantità di adempimenti e, pertanto, risulta meno gravoso rispetto al regime ordinario.

Possono accedere al regime fiscale semplificato le società di persone e le ditte individuali che, nel corso dell’anno solare, hanno prodotto ricavi inferiori a:

  • 400 mila euro per le prestazioni di servizi;
  • 700 mila euro per tutte le altre attività.

Per i liberi professionisti, invece, non è presente alcun limite di ricavi.

Le regole per la determinazione del reddito e per il conteggio delle imposte sono le stesse del regime ordinario, così come le aliquote Irpef e gli scaglioni reddituali.

Adempimenti nei regimi ordinario e semplificato

I contribuenti assoggettati al regime ordinario o semplificato sono tenuti a sbrigare numerosi adempimenti nel corso dell’anno. Ecco elencati quelli principali, presenti in entrambi i regimi:

  • tenuta registri Iva: obbligo di registrazione di tutte le fatture di acquisto e cessione, oneri deducibili ai fini di imposta sui redditi e fuori campo Iva;
  • tenuta registro incassi/pagamenti, da registrare entro 60 giorni;
  • registro dei beni ammortizzabili (salvo alcune eccezioni);
  • Libro Unico del Lavoro, per le imprese con dipendenti;
  • Studi di settore, Esterometro.

Occorre, inoltre, presentare annualmente la dichiarazione dei redditi e la dichiarazione Iva e, con frequenza trimestrale, la comunicazione Iva per le liquidazioni periodiche (da inoltrare in formato digitale). Ricordiamo, infine, che l’utilizzo della fattura elettronica è obbligatorio, dal 2019, in entrambi i regimi fiscali.

Il regime forfettario

I due regimi fiscaliordinario e semplificato – finora analizzati, indubbiamente, sono pensati per imprese di medie dimensioni, con un buon fatturato ed un certo numero di dipendenti, o per professionisti affermati.

Tuttavia, per chi è ancora agli inizi della propria carriera e, quindi, non può contare su introiti particolarmente elevati, la scelta del regime fiscale andrebbe impostata in maniera differente. Spesso, infatti, il pensiero delle tasse da pagare si trasforma in un vero incubo, tanto da scoraggiare parte degli aspiranti freelancer.

Per questo motivo, nel 2016, lo Stato Italiano ha proposto una soluzione ad hoc per le imprese più piccole, per le start-up e per i giovani che si affacciano sul mercato del lavoro: ci riferiamo al regime forfettario, un regime fiscale agevolato che riduce nettamente il “peso” delle imposte e richiede ben pochi adempimenti.

I vantaggi del regime forfettario

Il vantaggio numero uno, che ha reso il regime forfettario così popolare tra i nuovi professionisti, artigiani ed imprenditori, consiste in un importante taglio delle imposte.

Se, nei regimi descritti in precedenza, l’aliquota Irpef più bassa corrisponde al 23%, chi si avvale del regime forfettario paga soltanto un’imposta sostitutiva con aliquota al 15% e, se in possesso dei requisiti per l’aliquota start-up, può usufruire di un’ulteriore riduzione – dal 15% al 5% – per il primo quinquennio.

L’imposta sostitutiva, anche qui, non si applica sulla totalità del fatturato, ma solo su una sua “porzione”, la cui percentuale – detta “coefficiente di redditività” – non si calcola analiticamente, bensì dipende dal Codice Ateco associato alla Partita Iva. Ad esempio, nel caso di un fisioterapista (codice 86.90.21 – Fisioterapia), il coefficiente è pari al 78%, mentre il restante 22% si deduce forfettariamente a copertura delle spese di gestione, insieme all’importo versato nell’anno in questione ai fini previdenziali.

Per cui, se il nostro fisioterapista ha prodotto un fatturato pari a 25 mila euro e, nello stesso periodo, ha versato 3.000 euro per i suoi contributi, dovrà pagare un’imposta sostitutiva pari a 2.475 euro (ridotta, con aliquota start-up, a 825 euro), calcolata su un imponibile di 16.500 euro (19.500 – 3.000 di contributi).

Il secondo grande vantaggio di cui godono i forfettari è la franchigia Iva, che nella pratica consente di non applicare l’imposta sui compensi ricevuti (ed evita loro, inoltre, oneri fiscali come le dichiarazioni, le liquidazioni periodiche, ecc.). Dunque, in confronto alle tariffe maggiorate del 22%, proposte dai diretti concorrenti che si avvalgono di un altro regime fiscale, i loro prezzi risulteranno assai competitivi.

In ultimo, non mancano le agevolazioni a livello burocratico: nessun obbligo di registrazione delle fatture e delle note di spesa, esonero da studi di settore ed esterometro, nonché dall’applicazione di ritenute alla fonte.

Il passaggio alla fattura elettronica – richiesto per legge nei regimi ordinario e semplificato – è qui lasciato alla volontà del lavoratore (ed incentivato con l’introduzione di un nuovo regime premiale).

La gestione di una Partita IVA forfettaria appare, quindi, meno onerosa sotto vari aspetti: sia in termini di impegno, sia di costi per l’assistenza da parte di un professionista.

Limiti e requisiti d’accesso al regime forfettario

Il regime fiscale forfettario, nonostante gli innegabili vantaggi, non è una soluzione che si confà a tutti i lavoratori autonomi. Innanzitutto, va ricordato che soltanto le persone fisiche – professionisti ed imprese individuali – possono accedervi, nel rispetto dei limiti e dei requisiti stabiliti dalla normativa:

ricavi e compensi → 65.000 euro/anno;
redditi da lavoro dipendente e assimilati → 30.000 euro/anno;
spesa per impiegati e/o collaboratori → 20.000 euro/anno.

Per approfondire l’argomento, ti rimandiamo a questo precedente post.

Vi è, poi, un altro aspetto che andrebbe menzionato, quando si parla della scelta del regime fiscale in sede di apertura della Partita Iva: il metodo utilizzato per il calcolo delle spese deducibili. Come anticipato, infatti, la determinazione del reddito avviene analiticamente – ossia “scalando” voce dopo voce le spese scaricabili, nelle percentuali previste dalla legge – solo nei regimi semplificato e ordinario, mentre nel regime forfettario si applica una deduzione su base fissa (per cui l’unica voce dedotta analiticamente è quella dei contributi).

Che cosa comporta tutto questo?

Ebbene, in certi casi, nonostante la tassazione più bassa e i benefici sopra elencati, il regime forfettario non è più conveniente del regime semplificato. Ad esempio, per le attività che necessitano annualmente di spese ed investimenti di grande entità, che dunque superano la percentuale dedotta in relazione al coefficiente del Codice Ateco, è più indicato un regime fiscale che consenta di conteggiare le spese effettivamente sostenute.

Pertanto, alla domanda “come scegliere il regime fiscale?”, non possiamo che rispondere: a seconda del caso specifico. Motivo per cui è sempre consigliabile sottoporre la propria situazione ad un professionista, affinché la decisione possa poggiare su basi solide e rivelarsi soddisfacente anche sul lungo termine.

Concludendo, quindi, se hai già in programma di aprire Partita Iva e vorresti ricevere suggerimenti mirati per la definizione del regime fiscale, nonché per tutti gli altri step della procedura, compila il form e richiedi una consulenza gratuita a Fiscozen:

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