Regime fiscale: come scegliere quello giusto?

regime fiscale
4.5/5 (2)

L’apertura della Partita IVA è un gran bel cambiamento: alcuni vivono questo momento con la giusta dose di entusiasmo, altri invece con un pizzico di timore. A prescindere da quale sia il tuo stato d’animo, però, c’è una cosa che dovrai fare nelle settimane precedenti all’avvio dell’attività: reperire quante più informazioni possibili riguardo al tuo settore, in modo da scegliere il Codice ATECO e il regime fiscale con occhio consapevole.

Durante l’operazione che ti porterà ad aprire la tua Partita IVA, infatti, dovrai passare attraverso alcuni step che, se affrontati nella maniera corretta, ti permetteranno di pagare meno tasse nei prossimi anni, di impiegare minori risorse nel disbrigo degli adempimenti burocratici e, in generale, di alleggerire notevolmente il “peso” del mantenimento dell’attività. Dunque, partiamo subito con le nostre valutazioni sul tema del regime fiscale!

Regime fiscale: cos’è?

Cosa si intende per regime fiscale? Il regime fiscale di un’attività è l’insieme di tutte le regole e le procedure da rispettare e considerare per essere in regola con il fisco. In Italia, attualmente, esistono principalmente tre regimi fiscali, ciascuno con norme specifiche per il calcolo del reddito imponibile e per l’applicazione, su di esso, delle aliquote inerenti ai vari tributi da versare (come, ad esempio, l’Irpef nei regimi ordinario e semplificato).

Regime fiscale forfettario, semplificato e ordinario

Ad oggi in Italia è possibile scegliere tra tre regimi fiscali esistenti: forfettario, semplificato e ordinario.

Prima di entrare nel merito delle rispettive caratteristiche, dei vantaggi e degli svantaggi, vediamo a quanto ammonta il limite di ricavi (per le prestazioni di servizi e per tutte le altre attività) di ciascun regime fiscale.

  • Forfettario: < 65.000 euro per prestazioni di servizi ed altre attività
  • Semplificato: < 400.000 euro per prestazioni di servizi, < 700.000 euro per altre attività
  • Ordinario: > 400.000 euro per prestazioni di servizi, > 700.000 euro per altre attività

Regime fiscale semplificato: soggetti e adempimenti

Il regime fiscale semplificato – o, più precisamente, il “regime contabile delle imprese minori” – è riservato a:

  • liberi professionisti e ditte individuali che superano i 65.000 euro di ricavi e compensi annui;
  • liberi professionisti e ditte individuali che presentano almeno una causa di esclusione dal regime forfettario;
  • Partite IVA in forma non individuale;
  • enti non commerciali che esercitano un’attività commerciale in via non prevalente.

Come abbiamo anticipato nel precedente paragrafo, per adottare questo regime fiscale è necessario non superare i 400.000 euro di ricavi annui per le prestazioni di servizi e i 700.000 euro per le altre attività.

Se scegli di optare per il regime semplificato – o, come vedremo, per il regime ordinario – sappi che avrai a che fare con un’ampia gamma di adempimenti fiscali e con una gestione più complessa della tua Partita IVA.

I contribuenti che adottano il regime fiscale semplificato, infatti, hanno l’obbligo di:

  • tenere il registro IVA, dove si annotano i documenti rilevanti ai fini IVA e tutti gli oneri deducibili ai fini delle imposte sui redditi;
  • tenere il registro dei cespiti ammortizzabili;
  • tenere il registro incassi;
  • presentare la dichiarazione IVA trimestrale;
  • compilare ed inviare gli studi di settore;
  • compilare ed inviare lo spesometro;
  • compilare ed inviare l’esterometro;
  • registrare le fatture in entrata e in uscita.

Regime fiscale ordinario: soggetti e adempimenti

Buona parte delle caratteristiche che abbiamo elencato qui sopra non pertiene soltanto al regime semplificato, ma anche al regime fiscale ordinario, che però presenta un funzionamento più complesso. Una delle differenze più significative tra i due regimi, infatti, riguarda il principio utilizzato per effettuare la tenuta della contabilità.

Il reddito, nel regime fiscale semplificato, viene determinato facendo riferimento ai ricavi effettivamente incassati nel periodo d’imposta, a prescindere dalla competenza economica. Diversamente, nel regime ordinario, si tiene conto della data di emissione delle fatture, inserendo nel calcolo anche quelle non ancora incassate.

Passando, invece, ai costi dei regimi semplificato e ordinario, ecco un elenco da tenere a mente:

  • IRPEF: la determinazione del reddito del professionista avviene in base al principio di cassa. Durante l’esercizio della professione si calcola la differenza tra compensi incassati e spese effettivamente sostenute per calcolare il reddito imponibile. Le aliquote IRPEF variano in base a scaglioni di reddito:

Fascia di reddito imponibile

Aliquota %

da 0 a 15.000 €

23%

da 15.000,01 € a 28.000 €

27%

da 28.000,01 € a 55.000€

38%

da 55.000,01 € a 75.0000 €

41%

oltre i 75.000 €

43%

  • IRAP: per le imprese con o senza dipendenti dipendenti;
  • IVA: la determinazione dell’imposta sul valore aggiunto viene calcolata nel regime fiscale semplificato periodicamente attraverso la differenza tra IVA a debito, derivata dalle fatture emesse, e IVA a credito derivante dalla fattura di acquisto.
  • Cassa di Previdenza: ricordati che in Italia è obbligatorio iscriversi alla cassa di previdenza, che varia in base all’attività lavorativa.

Regime forfettario: la soluzione per risparmiare!

Probabilmente sarai preoccupato al solo pensiero di pagare le tasse, soprattutto nei primi anni di attività quando nulla è certo. Ma lo Stato italiano ti viene incontro e per questo, dal 2016, ha introdotto un nuovo regime fiscale agevolato, che è il regime forfettario. Questo prevede non soltanto l’eliminazione di tutti i registri contabili del regime semplificato, ma anche una riduzione delle tasse da versare annualmente. Assoggettandoti al regime fiscale forfettario, infatti, potrai pagare, se possiedi i requisiti, soltanto il 5% nei primi cinque anni ed il 15% negli anni successivi. Anche in questo caso dovrai iscriverti e versare i contributi alla cassa di previdenza.

Per poter usufruire del regime fiscale forfettario è necessario rispettare, innanzitutto, il limite di ricavi e compensi, che è fissato a 65.000 euro per tutte le attività. Inoltre, opererai in franchigia IVA, il che significa che, quando sostieni delle spese, non puoi dedurre l’IVA e, di fatto, sei assimilato ad un consumatore privato. In compenso, però, non dovendo applicare l’imposta sulle fatture emesse, potrai mantenere tariffe più competitive e attrarre facilmente numerosi clienti. A ciò si aggiungono ulteriori facilitazioni a livello burocratico, come l’esonero dagli studi di settore, dall’esterometro, dalla registrazione delle fatture e dall’uso della fatturazione elettronica.

Ma quindi, conviene davvero passare al regime fiscale forfettario?

La risposta è molto semplice: dipende dalla tua attività. Il nostro consiglio, poiché non si conosce fin dal principio l’entità dei guadagni di un’attività lavorativa ai suoi inizi, così come l’ammontare delle spese di gestione, è quello di iniziare dal regime forfettario. Soprattutto in previsione dei primi cinque anni, con imposta sostitutiva al solo 5%! Questo renderà i tuoi primi anni d’impresa più semplici, anche come gestione, e sicuramente più economici.

Se hai dei dubbi e non sai se realmente ti conviene iniziare dal regime agevolato forfettario, chiedi una consulenza gratuita a Fiscozen e i nostri consulenti fiscali ti aiuteranno a scegliere il giusto regime fiscale per la tua attività!

Questo articolo ti è stato utile? Lascia una valutazione