Scadenza Tari: come si paga?

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scadenza tari

Come si paga

Istituita con Legge n°147 del 27/12/2013, la TARI è un’imposta comunale relativa ai i servizi di raccolta, trasporto e smaltimento dei rifiuti urbani, e dunque destinata a finanziare l’attività medesima.

Essa è dovuta da coloro che detengano a qualsiasi titolo (es. usufrutto, locazione o proprietà) immobili, locali o aree scoperte adibiti a qualsiasi uso, suscettibili di produrre rifiuti urbani e assimilati, con vincolo di solidarietà tra i componenti del nucleo familiare o tra coloro che usano in comune i locali o le aree. 

La tassa sui rifiuti la paga chi occupa materialmente l’immobile, quindi in caso di locazione spetta all’inquilino.

Con l’introduzione della Tari sono state accorpate in essa la Tarsu (tassa smaltimento rifiuti urbani), la Tia (tariffa igiene ambientale) e la Tares (tributo comunale sui rifiuti e sui servizi).

Quanto alle modalità di pagamento, di norma i Comuni inviano una comunicazione a mezzo posta (avviso di pagamento) con all’interno bollettini prestampati o moduli F24 precompilati, laddove la misura dell’imposta, che varia in base ad alcuni parametri (superficie calpestabile, componenti nucleo familiare ecc) viene suddivisa di solito tra le 2 e le 4 rate, con possibilità di pagamento anche in un’unica soluzione. 

A far data dal primo gennaio 2021 sono state introdotte alcune novità, relative alla definizione di rifiuti urbani e la soppressione della categoria rifiuti speciali.

Quando si paga nel 2021

Essendo un’imposta comunale, a tali enti spetta di determinare quando va pagata la tassa in descrizione, sia pure nel rispetto di alcune indicazioni normative a livello nazionale.

Infatti, le scadenze per pagare la Tari debbano essere determinate stabilendo almeno due rate a scadenze semestrale, di cui una fissata dopo il 30 novembre. 

Da quanto detto, ne deriva che non esiste un’unica scadenza per la TARI essendo i singoli Comuni a stabilire il momento del pagamento, nel rispetto dei limiti temporali fissati dalla legge nazionale. 

Come già anticipato, il pagamento viene suddiviso tra le 2 e le 4 rate, con possibilità di scelta per il contribuente di effettuare un unico pagamento, in quest’ultimo caso spesso con applicazione di una lieve riduzione sul totale.

I termini variano anche in questo caso in base alle scelte del proprio Comune di appartenenza, ma di regola il primo acconto decorre dal mese di aprile/maggio, il secondo tra giugno/luglio ed il saldo entro novembre/dicembre.

Tuttavia, va detto, che normalmente ogni ufficio comunale provvede ad inviare la comunicazione di pagamento (o avviso di pagamento) entro un congruo termine anteriore alle scadenze fissate.

All’interno della comunicazione vengono precisate le date di pagamento ed allegati i bollettini prestampati ovvero mediante modulo F24, anch’esso allegato e precompilato. Recentemente, come modalità di pagamento, è stato introdotto anche lo strumento del bollettino MAV.

Quanto alla quota da versare, la stessa si basa sul principio che è il Comune a fissare il quantum dovuto e non il cittadino. 

Ai fini del calcolo della tassa dovuta ciò che rileva è la superficie calpestabile (metri quadrati netti) delle unità immobiliari iscritte o iscrivibili nel catasto edilizio urbano, e può considerarsi come superficie assoggettabile alla TARI quella pari all’80 per cento della superficie catastale determinata secondo i criteri stabiliti dal regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 marzo 1998, n. 138.

Cosa succede se pago in ritardo

Abbiamo detto che per il pagamento i Comuni provvedono ad inviare un’apposita comunicazione.

Può capitare, tuttavia, che non si possa procedere al pagamento alle scadenze previste perché l’avviso non sia pervenuto oppure in quanto, per i più svariati motivi, non si è potuto pagare in tempo.

Nel primo caso, oltre alla possibilità di contattare direttamente il Comune di appartenenza, per fare presente allo stesso circa il mancato recapito dell’avviso di pagamento e richiederne l’invio, si può procedere alla determinazione del calcolo della TARI tramite un calcolatore online ufficiale e valido per tutti i Comuni. Infatti, se il cittadino non riceve il bollettino per il pagamento della Tari 2021 non è esente dal pagamento ma deve provvedere autonomamente al calcolo dell’imposta e al pagamento tramite modello F24 ed effettuare il versamento in banca o presso qualsiasi ufficio postale. Si consiglia, eventualmente, di rivolgersi ad operatori tecnici (CAF).

Nelle ipotesi in cui l’avviso sia stato comunicato in tempo ma si è incorso in un ritardo di pagamento, le conseguenze saranno l’applicazione di sanzioni che variano in base al tempo del ritardo stesso.

Qualora si persista nel mancato pagamento si rischia di imbattersi nelle fastidiose procedure di recupero esattoriale, culminanti in pignoramenti, fermi amministrativi e finanche di essere accusati di evasione fiscale qualora si raggiungano ingenti somme a debito dai 30 mila euro in su (ipotesi comunque rara).

Per evitare queste spiacevoli situazioni è possibile pagare in ritardo la Tari mediante il c.d. ravvedimento operoso, che consente l’applicazione di misure sanzionatorie minori.

Ci sono diversi tipi di ravvedimento che variano in base al tempo di ritardo del ravvedimento stesso: 1) ravvedimento sprint, se si paga quanto dovuto entro 14 giorni dalla scadenza e prevede l’applicazione di una sanzione minima dello 0,1% del valore dell’imposta per ogni giorno di ritardo più gli interessi giornalieri; 2) ravvedimento breve, se si paga quanto dovuto tra i 15 e i 30 giorni e prevede una sanzione fissa dell’1,5% del valore dell’imposta più i dovuti interessi; 3) ravvedimento medio, se si paga quanto dovuto dal 30esimo giorno di ritardo ed entro il termine massimo di  90 giorni rispetto alla data di pagamento, con sanzione fissa dell’1,67% più gli interessi; 4) ravvedimento lungo, se si paga quanto dovuto dopo i 90 giorni e prevede una sanzione fissa pari al 3,75% dell’importo da versare più gli interessi.

Quando si supera l’anno di ritardo, si applica una sanzione del 30% dell’imposta sull’importo dovuto più gli interessi.

Cosa succede alle famiglie con ISEE basso?

Per coloro che sono possessori di un ISEE basso, il decreto fiscale collegato alla Legge di bilancio del 2020 ha previsto un bonus TARI 2021.

Tale decreto stabilisce i requisiti e le modalità per beneficiare di tale bonus, che consente, dunque, una riduzione del carico dell’imposta dovuta.

Il presupposto per poter accedere a tale bonus è quello di possedere un ISEE basso, e più precisamente, nella misura fino ad €. 8.107,50

L’importo ISEE per l’accesso al bonus può essere elevato fino ad €. 20.000,00 per le famiglie con 3 o più figli.

La platea dei soggetti beneficiari per il bonus 2021 si estende a tutti i soggetti aventi residenza in Italia, ed anche a coloro che percepiscono il reddito di cittadinanza.

Quanto alle modalità di presentazione della domandi di accesso al bonus 2021, occorre presentare domanda al proprio Comune di residenza, attraverso la compilazione di un apposito modulo, laddove vanno inseriti tutti i dati identificativi del soggetto, e che dovrà essere presentato al Comune medesimo. In alternativa la domanda può essere presentata tramite un organismo abilitato (CAF).

Un ruolo rilevante assume, ai fini del bonus TARI 2021, l’ARERA (Autorità di regolazione per Energia Reti e Ambiente).

Esso è l’organo istituito con legge n°481/1995, ovvero autorità amministrativa indipendente, che svolge l’attività di regolazione e controllo nei settori dell’energia elettrica, del gas naturale, dei servizi idrici, del ciclo dei rifiuti e del telecalore. A tale organo viene affidato il compito di fissare le regole per l’applicazione dello sconto sulla tassa rifiuti dovuta dalle partite IVA, per il periodo di sospensione dell’attività, e per le famiglie con ISEE basso.  

 

Fonti normative

Legge n°147 del 27/12/2013; legge n°481/1995

 

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Avv. Marco Mosca

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