1.700€ lordi: quanti sono netti in Partita IVA?

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Ultimo aggiornamento: giugno 2026.

1.700€ lordi da Partita IVA diventano in media tra 1.050€ e 1.400€ netti, a seconda del regime fiscale e della gestione previdenziale.

  • Imponibile: in ordinario è ricavi meno costi; in forfettario è ricavi per coefficiente di redditività. I contributi previdenziali si deducono prima delle imposte.
  • Imposte 2026: IRPEF a scaglioni (23%, 33%, 43%) in ordinario; imposta sostitutiva 5% o 15% in forfettario, sui primi anni e poi a regime.
  • Contributi: Gestione separata intorno al 26% del reddito; artigiani/commercianti con contributi fissi annui più variabili; casse private con regole autonome.

Premessa: cosa significa “1.700€ lordi” per una Partita IVA

Qui consideriamo 1.700€ come compenso lordo al netto dell’IVA. L’IVA è una tassa che incassi e giri allo Stato. Non è un tuo costo.

In regime ordinario, molte prestazioni professionali hanno la ritenuta d’acconto al 20%. Il cliente la trattiene e la versa per te. Riduce l’incasso del singolo pagamento, ma è un anticipo d’imposta.

In forfettario la ritenuta d’acconto non si applica. Incassi il lordo (al netto dell’IVA, se dovuta) e calcoli imposte e contributi a parte.

Norme di riferimento 2026 da conoscere

Il reddito di lavoro autonomo in ordinario segue il principio di cassa. Significa: tassazione quando incassi e quando paghi i costi. Riferimento: TUIR, DPR 917/1986, articolo 54, consultabile su Normattiva.

Il regime forfettario è regolato dalla Legge 190/2014, articolo 1, commi 54-89, come modificata dalle leggi di bilancio successive. Soglia ricavi 85.000€ e imposta sostitutiva 5% (avvio) o 15%. Fonti: Normattiva e Agenzia delle Entrate.

Le aliquote IRPEF 2026 sono a tre scaglioni: 23% fino a 28.000€, 33% da 28.001€ a 50.000€, 43% oltre 50.000€. Riferimento: normativa vigente consultabile su Normattiva e Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Le aliquote contributive cambiano ogni anno. Per Gestione separata e per artigiani/commercianti, INPS le conferma con circolari di inizio anno. Fonti: INPS e Ministero del Lavoro.

Calcolo nel regime ordinario

Base imponibile: principio di cassa e costi deducibili

Nel regime ordinario l’imponibile IRPEF è ricavi meno costi deducibili. I contributi previdenziali si deducono dal reddito prima di calcolare l’IRPEF. Riferimento: TUIR, articolo 10.

Molti professionisti subiscono ritenuta d’acconto 20% in fattura. È un anticipo che andrà a credito in dichiarazione dei redditi. Non è un costo definitivo.

Esempio pratico su 20.400€ annui (1.700€ x 12) con 2.400€ di costi

Ricavi: 20.400€. Costi: 2.400€. Reddito: 18.000€.

Gestione separata (ipotesi aliquota 26%): contributi 4.680€ circa su 18.000€; sono deducibili. Base IRPEF: 18.000€ – 4.680€ = 13.320€.

IRPEF 23%: circa 3.064€. Netto annuo: 20.400€ – 4.680€ – 3.064€ = 12.656€ (circa 1.055€ al mese). Escluse addizionali regionali e comunali.

Artigiani/commercianti INPS: contributi fissi annui intorno a 4.500€ (stima 2026). Reddito 18.000€ è sotto la soglia per contributi variabili. Base IRPEF: 18.000€ – 4.500€ = 13.500€. IRPEF 23%: 3.105€. Netto annuo: 20.400€ – 4.500€ – 3.105€ = 12.795€ (circa 1.066€ mese).

Ricorda le addizionali IRPEF regionali e comunali. Dipendono dal comune e dalla regione. Aumentano l’imposta effettiva. Le trovi sui siti di Agenzia delle Entrate e MEF.

Calcolo nel regime forfettario

Coefficiente di redditività e imposta sostitutiva

Nel forfettario, l’imponibile si calcola con il coefficiente di redditività. È una percentuale fissa legata al codice ATECO. Esempio 78% per attività professionali.

L’imposta è “sostitutiva”: 5% per i primi 5 anni se hai i requisiti di start-up; poi 15%. Sostituisce IRPEF, addizionali e IRAP.

I contributi si deducono prima dell’imposta sostitutiva. Quindi paghi meno imposta quando i contributi sono più alti. Riferimenti: Legge 190/2014 e prassi dell’Agenzia delle Entrate.

Esempio veloce su una sola fattura da 1.700€ (coefficiente 78%)

Reddito forfettario: 1.700€ x 78% = 1.326€.

Gestione separata (ipotesi 26%): contributi circa 345€. Base imposta: 1.326€ – 345€ = 981€.

Imposta 5%: circa 49€. Netto: 1.700€ – 345€ – 49€ = 1.306€.

Imposta 15%: circa 147€. Netto: 1.700€ – 345€ – 147€ = 1.208€.

Esempio annuo su 20.400€ (coefficiente 78%)

Reddito forfettario: 20.400€ x 78% = 15.912€.

Gestione separata (ipotesi 26%): contributi circa 4.137€. Base imposta: 15.912€ – 4.137€ = 11.775€.

Imposta 5%: circa 589€. Netto annuo: 20.400€ – 4.137€ – 589€ = 15.674€ (circa 1.306€ mese).

Imposta 15%: circa 1.766€. Netto annuo: 20.400€ – 4.137€ – 1.766€ = 14.497€ (circa 1.208€ mese).

Forfettario con artigiani/commercianti: riduzione contributiva 35%

Sugli artigiani/commercianti in forfettario puoi chiedere la riduzione del 35% dei contributi fissi. Va richiesta ogni anno. Fonte: leggi sul forfettario e circolari INPS.

Senza riduzione: contributi fissi circa 4.500€. Base imposta: 15.912€ – 4.500€ = 11.412€. Imposta 5%: ~571€. Netto annuo: 20.400€ – 4.500€ – 571€ = 15.329€ (circa 1.277€ mese).

Con riduzione 35%: contributi ~2.925€. Base imposta: 15.912€ – 2.925€ = 12.987€. Imposta 5%: ~649€. Netto annuo: 20.400€ – 2.925€ – 649€ = 16.826€ (circa 1.402€ mese).

Regola decisionale rapida

Se vuoi stimare il netto da 1.700€ lordi in pochi passaggi

1) Identifica il regime fiscale:

– Se sei in ordinario: imponibile = ricavi – costi pagati nell’anno (principio di cassa, TUIR art. 54).

– Se sei in forfettario: imponibile = ricavi x coefficiente di redditività (Legge 190/2014).

2) Individua la tua previdenza:

– Gestione separata: applica l’aliquota INPS dell’anno (circolari INPS). Stima 26% nel 2026.

– Artigiani/commercianti: aggiungi i contributi fissi annui. Valuta la riduzione 35% se sei in forfettario.

– Cassa privata: applica le percentuali della tua Cassa e le regole su integrativi/rivalse.

3) Deduzione contributi: sottrai sempre i contributi dal reddito prima di calcolare l’imposta (TUIR art. 10; per forfettario, Legge 190/2014).

4) Calcola le imposte:

– Ordinario: IRPEF a scaglioni 23%/33%/43% più addizionali regionali e comunali.

– Forfettario: imposta sostitutiva 5% o 15%.

5) Netto stimato: netto = incasso lordo – contributi – imposte. Per prudenza, in ordinario aggiungi un 1-2% per addizionali IRPEF.

Casi particolari e accortezze

Ritenuta d’acconto e flussi di cassa

Se emetti fattura con ritenuta d’acconto, incassi meno subito. In dichiarazione, la ritenuta si sconta dall’IRPEF dovuta. Riduce o azzera i saldi da pagare.

In forfettario la ritenuta non si applica. Il cliente paga l’intero compenso. Le imposte le versi tu con F24, a saldo e acconti.

Rivalsa previdenziale e contributo integrativo

Alcune casse private prevedono un contributo integrativo in fattura (spesso 4%). È un importo che addebiti al cliente. Non è reddito, ma finanzia la tua Cassa. Verifica sul sito della tua Cassa.

La Gestione separata INPS non prevede per legge una rivalsa fissa. Puoi pattuire il compenso con il cliente, ma non esiste un 4% obbligatorio.

Scadenze, acconti e saldo

Imposte: saldo e primo acconto a giugno-luglio; secondo acconto a novembre. Strumento di versamento: modello F24. Fonte: Agenzia delle Entrate.

Contributi artigiani/commercianti: contributi fissi in quattro rate durante l’anno; variabili con saldo e acconti. Fonte: INPS.

Contributi Gestione separata: versamento con saldo e acconti, insieme alle imposte, tramite F24. Fonte: INPS.

Limiti e uscite dal forfettario

La soglia ricavi è 85.000€ annui. Se superi 100.000€, l’uscita è immediata dall’anno stesso. Fonti: legge di bilancio 2023 e prassi Agenzia delle Entrate, consultabili su Normattiva e sul sito dell’Agenzia.

Verifica sempre requisiti soggettivi: spese per lavoro dipendente, partecipazioni, prevalenza redditi da lavoro dipendente. Sono cause di esclusione. Fonte: Legge 190/2014.

Scenario Requisiti/Limiti 2026 Base imponibile e imposta Contributi previdenziali Tempistiche principali
Ordinario + Gestione separata Nessun limite ricavi; contabilità semplificata entro soglie del TUIR Imponibile = ricavi – costi; IRPEF 23/33/43%; addizionali regionali/comunali Aliquota INPS professionisti senza Cassa, circa 26% sul reddito Saldo/1° acconto a giugno-luglio; 2° acconto a novembre; F24
Ordinario + Artigiano/Commerciante Attività iscrivibile alle gestioni IVS; nessun tetto ricavi ai fini del regime Imponibile = ricavi – costi; IRPEF a scaglioni; deduzione contributi Contributi fissi annui; oltre la soglia reddituale contributi percentuali Fissi in 4 rate; variabili con saldo/acconti; F24
Forfettario + Gestione separata Ricavi entro 85.000€; requisiti soggettivi rispettati Imponibile = ricavi x coefficiente; imposta sostitutiva 5% o 15% Aliquota su reddito forfettario; contributi deducibili prima dell’imposta Saldo/1° acconto a giugno-luglio; 2° acconto a novembre; F24
Forfettario + Artigiano/Commerciante Come sopra; opzionale riduzione contributi 35% Imponibile = ricavi x coefficiente; imposta sostitutiva 5% o 15% Contributi fissi riducibili del 35% se opzionati; variabili se superi soglia Fissi in 4 rate; saldo/acconti per imposta e variabili; F24

FAQ

1) 1.700€ lordi sono prima o dopo l’IVA? E come incide la ritenuta d’acconto?

Nel linguaggio quotidiano dei freelance, 1.700€ lordi sono il compenso imponibile. L’IVA è esclusa perché non è un guadagno. È un’imposta che incassi e versi allo Stato. Se sei in regime ordinario e il cliente è sostituto d’imposta, potresti applicare la ritenuta d’acconto del 20%. In quel caso incassi subito 1.700€ meno il 20% di ritenuta (340€). Quella ritenuta non è un costo definitivo: è un anticipo che userai per pagare l’IRPEF in dichiarazione. Se sei in forfettario, invece, la ritenuta non si applica. Incassi l’intero compenso e paghi imposta sostitutiva e contributi con F24 alle scadenze. Riferimenti: TUIR, prassi Agenzia delle Entrate.

2) Come si calcola in pratica il netto in ordinario su 1.700€ mensili con costi annui di 2.400€?

Si ragiona su base annua perché l’IRPEF è per scaglioni annuali. Con 1.700€ al mese incassi 20.400€ l’anno. Con 2.400€ di costi, il reddito è 18.000€. Se sei in Gestione separata e ipotizziamo un’aliquota del 26%, versi circa 4.680€ di contributi. Questi si deducono. La base IRPEF scende a 13.320€. Con l’aliquota del 23% (fascia fino a 28.000€), l’IRPEF è circa 3.064€. Il netto annuo stimato diventa 12.656€ (circa 1.055€ al mese). Attenzione: mancano le addizionali regionali e comunali, che variano per territorio e possono aggiungere circa 1-2 punti percentuali. Fonti: TUIR, MEF, Agenzia delle Entrate, INPS.

3) In forfettario con coefficiente diverso dal 78% quanto cambia il netto?

Il coefficiente di redditività definisce la quota “utile” del tuo ricavo. Se passi da 78% a 67%, a parità di incasso imponibile, hai un imponibile più basso e quindi paghi meno imposta e, di solito, meno contributi. Esempio su singola fattura da 1.700€ con Gestione separata: con coefficiente 78% il reddito è 1.326€; con 67% è 1.139€. Con un’aliquota contributiva del 26% e imposta al 5%, i contributi diventano circa 345€ contro 296€, e l’imposta sostitutiva si calcola sull’imponibile al netto dei contributi. Il netto finale aumenta di decine di euro a fattura. Su base annua, la differenza si fa importante. Verifica sempre il coefficiente legato al tuo codice ATECO nelle istruzioni dell’Agenzia delle Entrate e nelle tabelle ministeriali pubblicate su Normattiva e sul portale del MEF.

4) Sono artigiano/commerciante: come funzionano i contributi fissi e la riduzione 35% nel forfettario?

Gli artigiani e i commercianti versano contributi minimi fissi ogni anno, indipendentemente dal reddito, più una quota percentuale sull’eccedenza oltre una certa soglia. In forfettario puoi chiedere la riduzione del 35% dei contributi dovuti. L’opzione va fatta con apposita istanza e si rinnova ogni anno. Esempio su 20.400€ annui e coefficiente 78%: senza riduzione versi circa 4.500€ di contributi fissi e paghi un’imposta sostitutiva di circa 571€ (5%). Il netto annuo si attesta attorno a 15.329€ (1.277€ mese). Con la riduzione 35%, i contributi scendono a circa 2.925€ e l’imposta a circa 649€. Il netto sale a circa 16.826€ (1.402€ mese). Le cifre sono stime e dipendono dagli importi fissati ogni anno da INPS nelle circolari ufficiali. Fonti: Legge 190/2014 e circolari INPS.

5) Quali acconti devo pagare e come incideranno sul mio netto nei primi anni?

Nel primo anno spesso non versi acconti perché non hai uno storico. Dal secondo anno paghi saldo dell’anno precedente e acconti per l’anno in corso. L’acconto è di norma pari al 100% dell’imposta dovuta l’anno prima, diviso in due rate: 40% circa a giugno-luglio con il saldo, 60% circa a novembre. Anche i contributi possono richiedere acconti (Gestione separata) o si pagano in rate fisse (artigiani/commercianti). Questo impatta la cassa: potresti versare molto in pochi mesi. Per gestire la liquidità, puoi usare il metodo previsionale se pensi di guadagnare meno dell’anno precedente, così riduci gli acconti. Ricorda che il metodo previsionale comporta sanzioni se sottostimi troppo. Riferimenti: Agenzia delle Entrate per imposte e acconti; INPS per contributi.

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