Aprire la Partita IVA online: come farlo con lo spid?

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Ultimo aggiornamento: agosto 2026.

Puoi aprire la Partita IVA online come libero professionista con modello AA9/12 dall’area riservata (ex Fisconline). Per ditta individuale serve ComUnica al Registro Imprese. Scegli ATECO e regime fiscale prima dell’invio.

  • Modello AA9/12: si usa per liberi professionisti; entro 30 giorni dall’inizio attività (art. 35, DPR 633/1972).
  • Ditta individuale: apertura tramite ComUnica, che dialoga con Registro Imprese, Agenzia Entrate, INPS e INAIL (DPCM 6/5/2009; art. 9, DL 7/2007 conv. L. 40/2007).
  • Regimi 2026: ordinario IRPEF a scaglioni 23%-33%-43% e IVA; forfettario 15% o 5% start-up, esonero IVA (L. 190/2014 e successive modifiche).

Chi può aprire la Partita IVA online e con quali moduli

Libero professionista: modello AA9/12 via area riservata (ex Fisconline)

Se lavori come libero professionista, usi il modello AA9/12. È la “dichiarazione di inizio attività” per persone fisiche senza impresa. Lo invii dall’area riservata dell’Agenzia delle Entrate con SPID, CIE o CNS.

Compili i dati anagrafici, l’indirizzo della sede, il codice ATECO e il regime fiscale scelto. Indichi anche la data di inizio attività. La legge ti dà 30 giorni da quella data per inviare il modello (art. 35, DPR 633/1972). L’attribuzione della Partita IVA è immediata.

Il modello AA9/12 è disciplinato dai provvedimenti del Direttore dell’Agenzia delle Entrate e dalle istruzioni ufficiali. Puoi consultare il testo normativo su Normattiva e sul sito dell’Agenzia delle Entrate.

Ditta individuale: ComUnica al Registro Imprese

Se apri una ditta individuale (impresa commerciale o artigiana), non basta l’AA9/12. Devi usare ComUnica. È la procedura unica che invia una pratica al Registro Imprese, che a sua volta inoltra i dati a Agenzia Entrate, INPS e, se serve, INAIL.

La base giuridica è l’art. 9 del DL 7/2007 convertito dalla L. 40/2007 e il DPCM 6 maggio 2009. Il Registro Imprese opera ai sensi della L. 580/1993. Se l’attività richiede SCIA o altri titoli abilitativi, presenti anche la pratica al SUAP secondo il DPR 160/2010.

Con ComUnica ottieni la Partita IVA, l’iscrizione in Camera di Commercio, l’iscrizione INPS artigiani/commercianti e, se necessario, la posizione INAIL. I tempi dipendono dalla pratica, ma l’assegnazione della Partita IVA avviene di norma entro poche ore dall’invio.

Come scegliere e indicare il codice ATECO

Il codice ATECO è la classificazione dell’attività economica. Serve per inquadrare il settore, applicare il coefficiente di redditività nel forfettario e definire obblighi previdenziali. La tabella ATECO è pubblicata da ISTAT.

Scegli il codice che descrive l’attività prevalente. Se fai più attività, indica quella principale e valuta codici secondari. Un codice errato può portare a errori contributivi o a coefficienti di redditività sbagliati.

Molte professioni digitali non hanno ancora un codice specifico. In questi casi si usa un codice “residuale” coerente con le prestazioni svolte. È prudente confrontarsi con un esperto per motivare la scelta. In caso di controllo, conta la sostanza dell’attività rispetto al codice eletto.

Regimi fiscali 2026: ordinario e forfettario

Regime ordinario: IRPEF, deduzioni e IVA

Il regime ordinario è la scelta standard. Paghi l’IRPEF a scaglioni, le addizionali e l’INPS. Le aliquote IRPEF 2026 sono 23% fino a 28.000 euro, 33% da 28.001 a 50.000 euro, 43% oltre 50.000 euro. Le regole sono nel TUIR (DPR 917/1986) e nella legge di bilancio vigente.

Calcoli il reddito imponibile così: ricavi meno costi deducibili meno contributi previdenziali. Per professionisti vale il principio di cassa: contano incassi e pagamenti dell’anno (art. 54 TUIR). Per ditte individuali in semplificata oggi si applica un criterio di cassa “rafforzato”, con regole specifiche di imputazione (L. 232/2016 e istruzioni Agenzia Entrate).

Con l’ordinario applichi l’IVA alle fatture. Liquidazioni mensili o trimestrali (art. 1, DPR 100/1998), comunicazioni periodiche (LIPE), versamenti con F24 e dichiarazione IVA annuale. Se esporti o operi con l’estero, segui le regole del Sistema di Interscambio per operazioni transfrontaliere secondo il decreto sulla fatturazione elettronica (D.Lgs. 127/2015).

Regime forfettario: requisiti, imposta sostitutiva e coefficienti

Il regime forfettario è l’agevolazione per le partite IVA con ricavi contenuti. È regolato dalla L. 190/2014, commi 54-89, e dalle modifiche successive (tra cui L. 145/2018 e L. 197/2022). Il limite di accesso è 85.000 euro di ricavi/compensi annui. Superi 100.000 euro e esci subito nell’anno di superamento, con applicazione dell’IVA dalla fattura successiva.

L’imposta sostitutiva è 15%. Può scendere al 5% per i primi cinque anni se rispetti i requisiti “start-up” (nessuna attività analoga nei tre anni precedenti, non proseguire attività altrui, ricavi nei limiti). Questa imposta sostituisce IRPEF, addizionali e IRAP.

Il reddito imponibile si calcola in modo semplice: compensi incassati per il coefficiente di redditività del tuo ATECO. Il coefficiente è una percentuale che stima l’utile. Esempio: servizi professionali 78%. Non deduci i costi reali, ma solo i contributi previdenziali effettivamente pagati nell’anno.

Nel forfettario non applichi l’IVA in fattura e non la detrai sugli acquisti. Emmetti comunque fatture elettroniche e versi l’imposta di bollo virtuale ove dovuta. Devi anche gestire ritenute correttamente: non subisci ritenuta d’acconto se rilasci la dichiarazione prevista dal comma 67 della L. 190/2014.

Adempimenti IVA e fatturazione elettronica

La fattura elettronica è obbligatoria per tutti i titolari di Partita IVA, inclusi i forfettari. L’estensione progressiva è stata introdotta dal D.Lgs. 127/2015 e dal DL 36/2022 convertito in L. 79/2022. Si emette e si riceve tramite il Sistema di Interscambio.

Nel regime ordinario versi l’IVA a debito al netto dell’IVA a credito. La liquidazione è mensile o trimestrale. Compili le LIPE e la dichiarazione annuale IVA. Se operi con l’estero, trasmetti i dati via SdI con i tracciati previsti al posto dell’esterometro.

I forfettari non liquidano l’IVA e non presentano la dichiarazione IVA. Restano obbligati alla fattura elettronica e al bollo virtuale sopra soglia. Se superi 100.000 euro durante l’anno nel forfettario, l’obbligo IVA scatta immediatamente dalla fattura che oltrepassa la soglia (L. 197/2022).

Previdenza: INPS Gestione Separata, Artigiani/Commercianti e Casse

Il capitolo previdenza dipende dal tipo di attività. I professionisti senza Albo né Cassa professionale versano alla Gestione Separata INPS (L. 335/1995). L’aliquota varia di anno in anno. Non esistono minimali fissi, ma può esserci contribuzione aggiuntiva per maternità e malattia.

Artigiani e commercianti si iscrivono alla gestione INPS corrispondente. Qui esistono contributi fissi minimi annuali e contributi a percentuale sul reddito eccedente il minimale. In forfettario è possibile chiedere la riduzione del 35% dei contributi fissi, secondo le istruzioni INPS (circolari richiamate annualmente).

I professionisti ordinistici versano alla propria Cassa (ad esempio, Casse disciplinate dal D.Lgs. 509/1994 e D.Lgs. 103/1996). Ogni Cassa ha regole su minimi, contributi soggettivi e integrativi. Verifica il regolamento della tua Cassa e le delibere annuali.

Regola decisionale rapida

Usa questi nessi logici per decidere canale, codice e regime in pochi passaggi:

  • Se svolgi prestazioni intellettuali senza impresa (niente magazzino, niente dipendenti all’inizio): usa AA9/12 online. Se vendi beni o fai attività artigiana/commerciale: usa ComUnica.
  • Se l’attività non ha un codice specifico: scegli il codice ATECO che descrive al meglio la prestazione prevalente. Evita codici troppo generici se esiste uno più vicino.
  • Se prevedi ricavi fino a 85.000 euro e costi bassi: valuta il forfettario. Se hai costi alti, IVA a credito e investimenti: valuta l’ordinario.
  • Se non hai Cassa: iscriviti a Gestione Separata. Se sei artigiano/commerciante: INPS di categoria. Se hai Albo: segui la tua Cassa.
  • Se inizi subito a lavorare: invia entro 30 giorni. Se hai già iniziato: invia subito e regolarizza le prime fatture secondo le istruzioni dell’Agenzia Entrate.

Errori frequenti e come evitarli

Primo errore: indicare una data di inizio attività sbagliata. Se emetti o incassi prima di aprire, l’Agenzia può sanzionarti. La sanzione per tardiva dichiarazione varia secondo il D.Lgs. 471/1997. Meglio aprire prima del primo incasso o contratto.

Secondo errore: codice ATECO incoerente. Questo può sballare il coefficiente di redditività o la previdenza dovuta. Incrocia sempre la descrizione ISTAT con ciò che vendi o offri davvero.

Terzo errore: scegliere il forfettario con costi alti e investimenti IVA. In quel caso l’ordinario può farti risparmiare grazie all’IVA a credito e alla deduzione dei costi reali.

Quarto errore: dimenticare PEC e domicilio digitale. Le imprese hanno l’obbligo di domicilio digitale. Anche i professionisti traggono vantaggio dall’attivarlo per comunicazioni ufficiali.

Quinto errore: ignorare la SCIA quando l’attività la richiede. Senza titolo abilitativo, il Comune può bloccare l’attività. Verifica con il SUAP del tuo Comune prima di avviare.

Fonti normative di riferimento

Consulta i testi su Normattiva e sui portali istituzionali: art. 35 del DPR 633/1972 (inizio attività IVA); DPR 917/1986 TUIR (IRPEF e redditi); L. 190/2014 e successive modifiche (regime forfettario); D.Lgs. 127/2015 e DL 36/2022 conv. L. 79/2022 (fatturazione elettronica); DL 7/2007 conv. L. 40/2007 e DPCM 6/5/2009 (ComUnica); DPR 160/2010 (SUAP); L. 580/1993 (Registro Imprese); L. 335/1995 (INPS); D.Lgs. 509/1994 e 103/1996 (Casse professionali); D.Lgs. 471/1997 (sanzioni tributarie).

Scenario Canale e modulo Requisiti e allegati principali Tempistiche e output
Libero professionista senza Cassa (es. consulente marketing) Area riservata Agenzia Entrate (ex Fisconline), modello AA9/12 SPID/CIE/CNS; codice ATECO coerente; scelta regime; dichiarazione ritenute per forfettario; eventuale PEC Assegnazione Partita IVA immediata; iscrizione INPS Gestione Separata entro 30 giorni; fatturazione elettronica da subito
Ditta individuale commerciante o artigiana ComUnica al Registro Imprese (invia a AE, INPS, INAIL) Documento identità; indirizzo sede; ATECO; SCIA al SUAP se necessaria; eventuale requisiti professionali; PEC obbligatoria Partita IVA entro 24-48 ore; iscrizione CCIAA e INPS; eventuale posizione INAIL; avvio operativo dopo titoli abilitativi
Professionista con Albo e Cassa (es. avvocato, ingegnere) AA9/12 online per Partita IVA; iscrizione a Ordine e Cassa Iscrizione all’Albo; posizione Cassa previdenziale; ATECO professionale; scelta regime Partita IVA immediata; posizione previdenziale secondo regolamento Cassa; fattura elettronica con contributo integrativo di Cassa
Nuova professione digitale senza codice dedicato AA9/12 (professionista) o ComUnica (impresa), con ATECO “residuale” coerente Analisi descrizione attività; motivazione della scelta ATECO; eventuali codici secondari; valutazione regime fiscale Partita IVA immediata; monitoraggio primi mesi per confermare inquadramento; possibile variazione ATECO con AA9/12 di variazione

FAQ

Posso aprire la Partita IVA come “content creator” o altra attività digitale senza un codice ATECO specifico?

Sì. La classificazione ATECO non copre ancora tutte le professioni nate nel digitale. In questi casi scegli il codice che rappresenta meglio la prestazione prevalente. Ad esempio, attività di consulenza, produzione contenuti per terzi, marketing o servizi informatici. Evita codici di commercio se non vendi beni e non gestisci magazzino. Spiega nelle note interne perché il codice scelto è coerente con le attività svolte. Se in futuro ISTAT aggiorna ATECO, potrai variare il codice con un AA9/12 di variazione. Ricorda che il codice impatta sul coefficiente di redditività nel forfettario e sui contributi. Meglio validare la scelta con un esperto, soprattutto se svolgi più attività tra loro diverse.

Aprire la Partita IVA è gratuito? Quali costi iniziali devo considerare davvero?

Per i liberi professionisti l’invio online del modello AA9/12 non prevede costi verso l’Agenzia delle Entrate. Per le ditte individuali, la pratica ComUnica comporta diritti e bolli camerali. Se serve la SCIA, il SUAP applica diritti di segreteria. Oltre a questi, considera i costi di PEC e firma digitale (per le imprese è sostanzialmente obbligatoria). Anche senza costi di apertura, dalla prima fattura scattano adempimenti: bollo virtuale sulle fatture senza IVA oltre soglia, contributi previdenziali e imposte. Se scegli il regime ordinario, avrai liquidazioni IVA periodiche. Se scegli il forfettario, non versi IVA ma versi l’imposta sostitutiva. Pianifica un fondo cassa per i primi versamenti, specie nel passaggio a giugno-luglio con acconti e saldi.

Quando conviene il forfettario rispetto all’ordinario? C’è una soglia pratica di convenienza?

Il forfettario conviene se hai costi bassi e ricavi sotto 85.000 euro. Usi il coefficiente di redditività del tuo ATECO: ad esempio 78% per molte attività professionali. Contributi previdenziali si deducono dal reddito forfettario. Se hai costi effettivi elevati, investimenti soggetti a IVA e necessità di detrarre IVA su acquisti, l’ordinario spesso è migliore. Una regola semplice: se i costi deducibili reali superano la “quota costi” implicita del coefficiente, valuta l’ordinario. Esempio numerico semplificato: ricavi 40.000 euro; coefficiente 78% → reddito 31.200. Se i tuoi costi reali superano circa 8.800 euro (22% di 40.000), l’ordinario potrebbe diventare competitivo, soprattutto considerando IVA a credito e deduzioni specifiche. Fai sempre un confronto con i tuoi numeri e con le aliquote IRPEF 2026 (23-33-43%).

Quali sono le sanzioni se apro in ritardo rispetto all’inizio attività o sbaglio il regime?

Devi presentare la dichiarazione di inizio attività entro 30 giorni dall’avvio (art. 35, DPR 633/1972). Il ritardo è sanzionabile ai sensi del D.Lgs. 471/1997. L’entità dipende dal tipo di violazione e dalla tempestività del ravvedimento operoso. Se emetti fatture senza IVA mentre dovevi applicarla, devi regolarizzare l’imposta. Se sbagli regime, puoi correggere con una dichiarazione di variazione. Alcuni cambi valgono dall’anno successivo per principio di annualità, salvo i casi di superamento soglie (per il forfettario, superamento di 100.000 euro comporta uscita immediata). Il consiglio pratico: se ti accorgi di un errore, intervieni subito con ravvedimento per ridurre le sanzioni.

Come scelgo tra Gestione Separata, INPS artigiani/commercianti e Cassa professionale?

Dipende dalla natura dell’attività e dall’eventuale appartenenza a un Ordine. Se sei libero professionista senza Albo né Cassa, versi alla Gestione Separata INPS. Non hai minimali fissi, ma l’aliquota è proporzionale al reddito e include tutele come maternità. Se sei artigiano o commerciante, ti iscrivi all’INPS di categoria. Qui hai contributi fissi minimi più una percentuale sul reddito eccedente. In forfettario puoi chiedere la riduzione dei contributi fissi del 35% secondo le istruzioni INPS. Se appartieni a un Ordine con Cassa (disciplinata da D.Lgs. 509/1994 o 103/1996), versi secondo il regolamento della tua Cassa. Valuta anche le prestazioni previdenziali offerte: alcune Casse prevedono contributo integrativo in fattura e misure di welfare che possono incidere sul costo complessivo.

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