Ultimo aggiornamento: agosto 2026.
Per aprire un negozio online devi aprire Partita IVA come ditta individuale, presentare la SCIA al SUAP del Comune, iscriverti a Camera di Commercio e INPS, e scegliere il regime fiscale.
- L’e-commerce non è prestazione occasionale: è attività d’impresa abituale ai sensi del TUIR; serve Partita IVA e iscrizione al Registro Imprese.
- SCIA “commercio elettronico” al SUAP, ATECO 47.91.10, iscrizione INPS Commercianti, PEC e fattura elettronica obbligatorie.
- Regime forfettario: soglia 85.000 euro, coefficiente 40% per e-commerce; gestione IVA/OSS per vendite UE dal 1° luglio 2021.
Aprire un negozio online: cosa serve davvero e perché
La vendita online è attività commerciale continuativa. Non puoi operare con “prestazioni occasionali”. Il TUIR distingue il reddito d’impresa dal reddito diverso. Se vendi in modo organizzato e ripetuto, rientri nel reddito d’impresa. Quindi serve Partita IVA.
La base normativa è nel DPR 633/1972 per l’IVA e nel TUIR (DPR 917/1986) per i redditi. Per il commercio elettronico al dettaglio si usa il codice ATECO 47.91.10. Devi iscriverti al Registro Imprese e presentare la SCIA per commercio elettronico al SUAP, come previsto dal D.Lgs. 114/1998 e dal D.Lgs. 222/2016.
Per i contributi previdenziali ti iscrivi alla Gestione Commercianti INPS. Paghi contributi fissi annuali e una percentuale sull’eccedenza. La misura cambia ogni anno con circolari INPS. Se aderisci al forfettario, puoi chiedere la riduzione del 35% prevista dalla L. 190/2014.
Iter operativo: ComUnica, SCIA, INPS, PEC e fatture
1) Apertura Partita IVA e Registro Imprese
Per una ditta individuale commerciale usi la procedura telematica ComUnica. Con un’unica pratica apri Partita IVA, ti iscrivi alla Camera di Commercio, comunichi la PEC e apri la posizione INPS. ComUnica è la via ordinaria per le imprese individuali.
Prepara: documento, codice ATECO 47.91.10, indirizzo sede, PEC. Se vendi alimentari o cosmetici servono requisiti aggiuntivi. Li vediamo più avanti.
2) SCIA “commercio elettronico”
La SCIA si presenta al SUAP del Comune dove ha sede l’impresa. Consente l’avvio immediato, salvo controlli. È richiesta per il commercio al dettaglio via internet ai sensi del D.Lgs. 114/1998 e del D.Lgs. 222/2016. Indica il dominio o la piattaforma usata.
Occorre dichiarare i requisiti morali (assenza di cause ostative) ai sensi del D.Lgs. 59/2010. Per alimentari si dichiarano anche i requisiti professionali o il preposto.
3) Iscrizione INPS Commercianti
La Gestione Commercianti INPS prevede contributi fissi, poi una percentuale sul reddito che supera il minimale. L’aliquota è fissata ogni anno dall’INPS. Nel forfettario la base previdenziale è il reddito forfettario. Puoi chiedere la riduzione del 35% se ne hai i requisiti.
Il reddito previdenziale si calcola in modo differente dal regime ordinario. Nel forfettario segui il coefficiente. Nell’ordinario segui il reddito effettivo al netto dei costi.
4) PEC e fattura elettronica
Ogni impresa individuale deve avere un domicilio digitale (PEC) iscritto al Registro Imprese, come previsto dalla normativa sul domicilio digitale delle imprese. La fattura elettronica è obbligatoria per tutti, inclusi i forfettari, dal 2024 in poi (D.Lgs. 127/2015 e DL 36/2022).
Per vendite B2C online di beni fisici non devi emettere scontrino o ricevuta, salvo richiesta del cliente. Devi però registrare i corrispettivi. Se il cliente chiede fattura, la emetti in formato elettronico via SDI.
Regimi fiscali: forfettario o ordinario?
Regime forfettario: come funziona
Il regime forfettario è un regime agevolato per persone fisiche con ricavi fino a 85.000 euro. È disciplinato dalla L. 190/2014 e successive modifiche, tra cui la L. 197/2022. Prevista fuoriuscita immediata sopra 100.000 euro nell’anno.
Applichi un coefficiente di redditività. Per l’e-commerce al dettaglio è il 40%. Significa che il tuo reddito imponibile si calcola sul 40% degli incassi. Poi sottrai i contributi previdenziali. Questo è il principio di cassa: contano gli incassi effettivi.
L’imposta sostitutiva è 15%. Scende al 5% per i primi 5 anni se rispetti i requisiti di nuova attività (nessuna attività simile nei 3 anni precedenti, non prosecuzione di attività già svolta, ecc.). Non addebiti IVA in fattura e non la detrai sugli acquisti. Restano fuori bollo e INPS.
Regime ordinario: quando conviene
Il regime ordinario si applica se superi i limiti del forfettario o se ti conviene. Tassi IRPEF progressivi dal 23% al 43%, con addizionali. Ma puoi dedurre i costi effettivi e detrarre l’IVA sugli acquisti. Se hai molte spese e margine basso, può convenire.
Le imprese “minori” possono restare in semplificato con principio di cassa (art. 66 TUIR). Le imprese in ordinaria applicano il principio di competenza. Valuta anche l’eventuale passaggio a S.r.l. se rischi e volumi crescono.
IVA e vendite in Italia e UE: regole pratiche
E-commerce indiretto vs diretto
E-commerce indiretto: vendi beni fisici. Applichi le regole IVA delle cessioni di beni. E-commerce diretto: vendi servizi digitali scaricabili. Sono servizi elettronici. L’IVA si applica nel paese del consumatore.
Dal 1° luglio 2021 c’è il pacchetto UE dell’e-commerce. Puoi usare l’OSS per dichiarare l’IVA dovuta nei vari paesi UE con un’unica dichiarazione trimestrale. Normativa UE recepita con D.Lgs. 83/2021.
Soglie UE e opzioni
Esiste una soglia unica UE di 10.000 euro per vendite a distanza e servizi TTE verso consumatori UE. Sotto la soglia puoi applicare IVA italiana oppure scegliere l’OSS. Sopra la soglia devi applicare l’IVA del paese del cliente o aderire all’OSS.
I forfettari possono usare l’OSS. Il fatto di non applicare IVA in Italia non vieta l’adesione all’OSS per le vendite intracomunitarie. Norme IVA: DPR 633/1972 e D.Lgs. 83/2021.
IOSS e importazioni
Se vendi beni importati di valore fino a 150 euro a clienti UE, puoi usare l’IOSS. Incassi l’IVA al checkout e semplifichi la dogana. Per importi superiori si applicano procedure doganali ordinarie. Base UE: Direttive 2017/2455 e 2019/1995, recepite in Italia.
Obblighi extra-fiscali: consumatori, privacy e settori speciali
Codice del Consumo e diritto di recesso
Il D.Lgs. 206/2005 disciplina i contratti a distanza. Devi dare informazioni chiare su prezzi, spese, tempi e diritti. Il cliente ha 14 giorni per recedere, salvo eccezioni. Devi gestire i resi e rimborsare secondo le regole di legge.
Devi anche garantire la conformità del bene e la garanzia legale di 2 anni per i consumatori. Indica canali di reclamo e risoluzione delle controversie.
Privacy e cookie
Devi rispettare il GDPR (Reg. UE 2016/679) e il Codice Privacy italiano. Predisponi privacy policy, cookie policy e banner conforme alle linee guida del Garante. Conserva i consensi e minimizza i dati raccolti.
Alimentari, integratori e cosmetici
Per alimentari online servono requisiti professionali (ex SAB/REC) o un preposto, e la notifica sanitaria (SCIA sanitaria) all’ASL ai sensi del Reg. (CE) 852/2004 e del D.Lgs. 193/2007. Etichettatura, tracciabilità e igiene sono obbligatori.
Per integratori e cosmetici ci sono norme specifiche su etichette, comunicazione e notifiche alle autorità. Verifica sempre presso il Ministero della Salute e il Ministero dello Sviluppo Economico (oggi MIMIT) per gli aspetti di competenza.
Marketplace, dropshipping e logistica internazionale
Marketplace
Se vendi su marketplace resti un’impresa a tutti gli effetti. La SCIA è comunque necessaria. Alcuni marketplace possono essere “fornitori presunti” per certe operazioni transfrontaliere. Le regole derivano dal pacchetto UE 2021. Verifica quando il marketplace incassa e versa l’IVA.
Dropshipping e FBA
Con il dropshipping vendi senza magazzino proprio. Resti commerciante e rispondi verso il cliente. Se usi depositi esteri (es. FBA con stoccaggio in Germania o Polonia) potresti aprire posizioni IVA locali. Valuta OSS e identificazioni dirette estere.
Costi e tempistiche: quanto spendi per partire
I costi amministrativi iniziali tipici includono: diritto camerale, bolli e diritti SUAP, più il compenso del professionista. In media: 200–350 euro tra CCIAA e SUAP, variabile per Comune. La consulenza può variare tra 500 e 1.000 euro, a seconda della complessità.
A questi costi aggiungi dominio, hosting, piattaforma, metodi di pagamento, logistica e marketing. Pianifica un budget di avvio realistico. Considera anche l’eventuale intervento del web designer e l’advertising.
Regola decisionale rapida
Se prevedi incassi annui sotto 85.000 euro e hai costi bassi, scegli il forfettario. Pagherai il 15% (o 5% per 5 anni) sul 40% degli incassi, meno i contributi.
Se prevedi costi elevati (acquisti, logistica, advertising) che riducono molto il margine, valuta l’ordinario. Potrai dedurre i costi e detrarre l’IVA, utile se fai investimenti importanti.
Se vendi anche in UE a consumatori e superi 10.000 euro, attiva l’OSS. Se usi depositi esteri, verifica identificazioni IVA locali. Se vendi alimentari, aggiungi requisiti professionali e SCIA sanitaria.
Se il rischio d’impresa e i volumi crescono molto, valuta la S.r.l. per limitare la responsabilità. Considera però i maggiori costi gestionali e fiscali.
Fonti normative utili (citazioni testuali, senza link)
DPR 633/1972 (IVA); DPR 917/1986 TUIR; L. 190/2014 e successive modifiche sul regime forfettario; L. 197/2022 per soglia 85.000 euro e fuoriuscita a 100.000 euro; D.Lgs. 114/1998 sul commercio; D.Lgs. 222/2016 per SCIA e titoli abilitativi; D.Lgs. 59/2010 per requisiti morali; D.Lgs. 83/2021 che recepisce le direttive UE 2017/2455 e 2019/1995 su OSS/IOSS; D.Lgs. 196/2003 e Reg. UE 2016/679 per privacy; D.Lgs. 206/2005 Codice del Consumo; Reg. (CE) 852/2004 e D.Lgs. 193/2007 per alimentari; D.Lgs. 127/2015 e DL 36/2022 per fattura elettronica.
| Scenario | Requisiti operativi | Adempimenti fiscali/IVA | Tempistiche e costi indicativi |
|---|---|---|---|
| B2C solo Italia, beni fisici | ATECO 47.91.10; SCIA commercio elettronico al SUAP; iscrizione CCIAA e INPS; PEC | Forfettario: imposta sostitutiva 15% (o 5%); niente IVA in fattura; bollo se dovuto; registrazione corrispettivi. Ordinario: IVA ordinaria e registri | Avvio 7–15 giorni; CCIAA+SUAP 200–350 euro; consulenza 500–1.000 euro |
| Vendite UE B2C > 10.000 euro | Come sopra; valutare logistica e resi internazionali | Adesione OSS; applicazione IVA del paese del consumatore; dichiarazione OSS trimestrale | Registrazione OSS 1–2 settimane; compliance trimestrale; costi consulenza continuativi |
| Servizi digitali (e-commerce diretto) | Piattaforma per erogazione e conservazione prove di localizzazione; informativa digitale | IVA nel paese del cliente UE; uso OSS non-Union/Union a seconda dei casi; fattura elettronica su richiesta | Avvio come sopra; strumenti antifrode e fatturazione 100–300 euro/mese |
| Alimentari online | Requisiti professionali o preposto; SCIA sanitaria ASL; etichettatura e HACCP | Regole IVA ordinarie; eventuale OSS; controllo tracciabilità | Iter 15–30 giorni; oneri ASL variabili 50–300 euro; formazione HACCP |
| Marketplace con stoccaggio estero (es. FBA) | Contratto con marketplace; gestione inventario estero; verifica stabile organizzazione | Possibile identificazione IVA locale oltre a OSS; marketplace talvolta “fornitore presunto” per alcune vendite | Identificazioni estere 2–8 settimane; costi rappresentante fiscale/IVA locale |
FAQ
Posso iniziare a vendere online senza Partita IVA se ho poche vendite?
No, se l’attività è organizzata e ripetuta. La vendita online, con un sito o un account marketplace sempre attivo, è per sua natura continuativa. Il TUIR distingue il reddito d’impresa da quello occasionale. La cessione occasionale riguarda casi sporadici e non organizzati, come la vendita di oggetti usati propri una tantum. Se crei un canale stabile di vendita, usi strumenti di pagamento, pubblichi un catalogo e gestisci clienti, eserciti attività commerciale. Serve Partita IVA, iscrizione al Registro Imprese, SCIA al SUAP e INPS Commercianti. Anche con pochi ordini al mese resti un’impresa. L’alternativa “prestazione occasionale” non si applica al commercio organizzato di beni. Se invece vendi saltuariamente beni personali usati, non serve Partita IVA, ma non puoi strutturare un negozio online o attività pubblicitaria continuativa.
Come si calcolano imposte e contributi nel forfettario per l’e-commerce?
Nel forfettario il reddito si calcola applicando il coefficiente di redditività. Per l’ATECO 47.91.10 è il 40%. Se incassi 50.000 euro, il reddito lordo è 20.000 euro. Da questo importo sottrai i contributi previdenziali versati nell’anno. L’imposta sostitutiva è il 15% su questo reddito netto (5% per i primi 5 anni se rispetti i requisiti di nuova attività). Questo è il principio di cassa: contano gli incassi realmente ricevuti nell’anno. I contributi INPS si calcolano sul reddito forfettario, con contributi fissi più percentuale sull’eccedenza rispetto al minimale. Se aderisci alla riduzione del 35%, paghi meno INPS, ma ricorda che riduci anche la futura base pensionistica. Non addebiti IVA in fattura, tranne i casi gestiti con OSS/IOSS per vendite UE, nei quali versi l’IVA estera tramite il portale unico. Ricorda l’imposta di bollo di 2 euro sulle fatture senza IVA superiori a 77,47 euro.
Devo emettere scontrino o ricevuta per le vendite online B2C in Italia?
Per l’e-commerce indiretto (beni fisici) la normativa IVA prevede che non ci sia obbligo di scontrino o ricevuta fiscale per le vendite a distanza a privati, salvo richiesta della fattura da parte del cliente. Devi però registrare i corrispettivi e garantire la tracciabilità degli incassi. Se il cliente richiede la fattura, la emetti in formato elettronico tramite il Sistema di Interscambio e gliela metti a disposizione in copia di cortesia. Per l’e-commerce diretto (servizi digitali) e per operazioni transfrontaliere, i flussi IVA possono richiedere fatturazione o rendicontazioni diverse, specie se usi l’OSS. In ogni caso, mantieni una procedura interna chiara: conferma d’ordine, documento di trasporto o prova di consegna, registrazione incasso e archiviazione digitale a norma. Le sanzioni per violazioni sui corrispettivi e sulla fattura elettronica sono rilevanti, quindi standardizza il processo e usa un gestionale affidabile.
Vendo in altri paesi UE: quando devo usare l’OSS e come funziona da forfettario?
Se le tue vendite a distanza B2C verso consumatori di altri paesi UE superano, nel totale UE, 10.000 euro annui (al netto IVA), devi applicare l’IVA del paese del consumatore. Per semplificare puoi aderire all’OSS (One Stop Shop). Con l’OSS versi, ogni trimestre, l’IVA dovuta ai vari paesi UE tramite un’unica dichiarazione nel portale dell’Agenzia delle Entrate. Vale anche se sei in regime forfettario. Il regime forfettario esonera dall’IVA in Italia, ma non elimina gli obblighi IVA nei paesi di consumo per le vendite a distanza. Sotto la soglia puoi scegliere di restare con IVA italiana o optare volontariamente per l’OSS. L’OSS richiede l’adeguamento del checkout alle aliquote dei paesi di destinazione, la corretta determinazione del luogo di consumo e la conservazione di due prove di localizzazione per i servizi digitali. Se importi beni di valore fino a 150 euro, valuta l’IOSS per riscuotere l’IVA al checkout ed evitare oneri doganali al cliente finale.
Voglio vendere alimentari online: quali adempimenti aggiuntivi sono obbligatori?
Per vendere alimenti online servono più passaggi. Devi avere i requisiti professionali per il commercio alimentare (ex SAB/REC) o nominare un preposto qualificato. Devi presentare la notifica sanitaria (SCIA sanitaria) all’ASL competente, come previsto dal Reg. (CE) 852/2004 e dal D.Lgs. 193/2007. Devi rispettare norme su igiene, tracciabilità, etichettatura e allergeni. Se spedisci a temperatura controllata, devi gestire la catena del freddo con imballi idonei e corrieri specializzati. Online devi pubblicare le informazioni obbligatorie degli alimenti prima dell’acquisto, come ingredienti, allergeni, quantità netta, data di scadenza o TMC, operatore responsabile e origine quando richiesta. Se vendi integratori, ci sono regole specifiche su etichette e notifiche al Ministero della Salute. Per l’IVA valgono le aliquote agevolate previste per le singole categorie. Ricorda anche il Codice del Consumo: recesso, resi e assistenza post-vendita devono essere chiari e gestiti nei tempi di legge.
