Aprire la Partita IVA forfettaria: come si fa e quanto costa?

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Ultimo aggiornamento: agosto 2026.

Per aprire una Partita IVA in regime forfettario scegli forma giuridica corretta, invia AA9/12 o ComUnica/SCIA, attiva PEC e firma, poi versa imposta sostitutiva 5% o 15% e contributi alla gestione previdenziale.

  • Requisiti forfettario: ricavi/compensi fino a 85.000 euro e nessuna causa di esclusione (art. 1, commi 54-89, Legge 190/2014 e successive).
  • Adempimenti: AA9/12 per professionisti; ComUnica, Registro Imprese, INPS e, se dovuta, INAIL e SCIA per ditte individuali.
  • Calcolo imposte: imposta sostitutiva 15% (5% start-up) sul reddito forfettario; contributi INPS o cassa professionale secondo attività svolta.

Cos’è il regime forfettario nel 2026 e chi può aderire

Il regime forfettario è un regime fiscale agevolato. Sostituisce IRPEF, addizionali e IRAP con un’unica imposta. Non applichi IVA in fattura. La base imponibile si calcola in modo forfettario, con un coefficiente legato al codice ATECO.

La disciplina è nell’art. 1, commi 54-89, della Legge 190/2014, con modifiche delle Leggi di Bilancio 2019 e 2023. La soglia di accesso e permanenza è 85.000 euro di ricavi o compensi annui. Se superi 100.000 euro nell’anno, esci subito dal regime dall’operazione che fa sforare.

Cause tipiche di esclusione: uso di regimi speciali IVA; residenza estera extra-UE/SEE (salvo eccezioni); cessione prevalente di fabbricati, terreni edificabili o mezzi nuovi; partecipazione in società di persone o associazioni; controllo in S.r.l. con attività riconducibile alla propria; prevalenza di attività verso ex datore nei due anni precedenti o attuale datore (comma 57, Legge 190/2014). Verifica sempre il testo vigente su Normattiva.

L’aliquota dell’imposta sostitutiva è 15%. Scende al 5% per i primi cinque anni se rispetti i requisiti start-up: nessuna attività professionale o d’impresa nei tre anni precedenti; non prosecuzione di attività svolta in precedenza; eventuale subentro non deve aumentare artificiosamente i ricavi. Le condizioni sono nel comma 65, Legge 190/2014 e prassi dell’Agenzia delle Entrate.

Ditta individuale o libero professionista: come scegliere

La scelta dipende da cosa fai. Se vendi prodotti o svolgi un mestiere manuale (artigiano), apri una ditta individuale. Se offri servizi intellettuali (consulenza, design, sviluppo software), apri come libero professionista.

Ditta individuale: iscrizione al Registro Imprese presso la Camera di Commercio tramite ComUnica. Iscrizione all’INPS Artigiani o Commercianti. Se artigiano, anche all’INAIL. Spesso serve una SCIA al SUAP del Comune per avviare l’attività.

Libero professionista: niente Registro Imprese. Invia il modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate per aprire la Partita IVA. Se non sei iscritto a una cassa professionale, ti iscrivi alla Gestione Separata INPS. Se appartieni a un ordine, ti iscrivi alla cassa di categoria (es. avvocati, ingegneri, commercialisti).

Documenti e pratica operativa

Serve una PEC, cioè una casella di posta certificata. Serve anche una firma digitale se invii pratiche verso il Registro Imprese. Con questi strumenti firmi e invii ComUnica e le pratiche collegate.

Per ditta individuale invochi ComUnica, che in un invio solo gestisce: apertura Partita IVA, iscrizione Registro Imprese, INPS e, se serve, INAIL. Per attività soggette a segnalazione, invii la SCIA al SUAP del Comune.

Per professionisti invii il modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate. Nella modulistica indichi: codice ATECO, domicilio fiscale, regime forfettario, data di inizio attività.

Costi di apertura aggiornati e tempi reali

Strumenti digitali: PEC e firma digitale. Di solito 30-70 euro l’anno per la PEC e 30-70 euro per la firma. I prezzi variano in base al provider.

Adempimenti ditta individuale: diritti e bolli alla Camera di Commercio e al Registro Imprese. In molte Camere nel 2026 l’esborso iniziale complessivo è spesso nell’ordine di 60-120 euro tra diritti di segreteria e imposta di bollo. Il diritto annuale camerale ordinario si paga ogni anno e dipende dalla sezione e dal fatturato. Verifica con la tua Camera di Commercio locale.

SCIA: costo variabile per diritti SUAP e diritti sanitari/istruttori, da 0 a 200 euro a seconda del Comune e dell’attività. Alcune attività non richiedono SCIA; altre prevedono requisiti specifici (es. alimentaristi con attestato HACCP).

INAIL: per gli artigiani si versa un premio assicurativo, con acconto iniziale e successivo conguaglio. L’importo dipende dalla tariffa di rischio. In molte casistiche il premio minimo annuo si attesta su alcune centinaia di euro.

Consulenza: se deleghi le pratiche, considera il costo del professionista. Per la sola apertura di un professionista, il mercato spesso chiede 300-600 euro. Per una ditta con ComUnica, 600-900 euro medi per apertura e prime pratiche.

Tempi: la Partita IVA da AA9/12 si ottiene in 1-2 giorni lavorativi. La ComUnica, salvo integrazioni, si definisce in 3-7 giorni. La SCIA, in regime di segnalazione certificata, consente l’avvio dalla presentazione, se completa.

Tasse e contributi nel regime forfettario

Reddito forfettario: incassi annui moltiplicati per un coefficiente di redditività (per esempio 78% per professioni tecniche, 40% per commercio all’ingrosso di alimentari, ecc.). Il coefficiente dipende dal codice ATECO. È definito dalla Legge 190/2014 e allegati di prassi dell’Agenzia delle Entrate.

Imposta sostitutiva: 15% sul reddito forfettario. 5% per start-up nei primi cinque anni se rispetti i requisiti. L’imposta sostitutiva sostituisce IRPEF, addizionali e IRAP.

Contributi: se artigiano o commerciante versi alla gestione INPS Artigiani/Commercianti. Ci sono contributi fissi annuali su un minimale di reddito, poi contributi percentuali sulla quota eccedente. Il Ministero del Lavoro e l’INPS aggiornano ogni anno aliquote e minimali. In regime forfettario puoi chiedere la riduzione del 35% dei contributi INPS (art. 1, comma 77, Legge 190/2014, circolari INPS), su opzione e con effetti dal periodo successivo alla richiesta.

Se professionista senza cassa, versi alla Gestione Separata INPS con aliquota percentuale sul reddito forfettario, senza minimali fissi ma con aliquote aggiornate annualmente. Se iscritto a una cassa professionale, versi secondo il regolamento della tua cassa (contributo soggettivo, integrativo e maternità, spesso con minimi).

Scadenze imposta sostitutiva: saldo e primo acconto a fine giugno; secondo acconto a fine novembre. Puoi rateizzare il saldo e l’acconto di giugno. Le scadenze seguono il calendario delle imposte sui redditi pubblicato annualmente dall’Agenzia delle Entrate.

Scadenze contributi: artigiani/commercianti pagano i contributi fissi in quattro rate (solitamente maggio, agosto, novembre e febbraio) e la quota eccedente con saldo/acconti a giugno/novembre. Gestione Separata e casse seguono i rispettivi calendari.

Fatturazione elettronica, bollo e ritenute

Dal 2024 la fatturazione elettronica è obbligatoria anche per i forfettari (Decreto-Legge 36/2022 e provvedimenti attuativi dell’Agenzia delle Entrate). Emetti file XML FatturaPA e invii allo SDI. Conservi digitalmente le fatture.

Non addebiti IVA. Apponi la dicitura di non applicazione IVA ex Legge 190/2014. Per fatture sopra 77,47 euro versi l’imposta di bollo da 2 euro. Sulle e-fatture il bollo si paga in modo virtuale, con addebito trimestrale e F24, secondo i provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate.

Non subisci né applichi ritenute d’acconto. Devi rilasciare al committente una dichiarazione che attesti l’applicazione del regime forfettario (comma 67, Legge 190/2014), così il sostituto non trattiene ritenute.

Se vendi al dettaglio, emetti scontrino elettronico o ricevuta tramite registratore telematico e invii corrispettivi giornalieri. Regole e specifiche sono sul portale dell’Agenzia delle Entrate.

Regola decisionale rapida

Se svolgi attività intellettuale senza dipendenti né laboratorio, apri come libero professionista: invia AA9/12, attiva Gestione Separata o cassa di categoria.

Se vendi beni o svolgi un mestiere manuale, apri ditta individuale: fai ComUnica, Registro Imprese, INPS Artigiani/Commercianti, eventualmente INAIL e SCIA.

Se stimi ricavi entro 85.000 euro e non hai cause di esclusione, scegli il forfettario: imposta 15% o 5% su reddito forfettario, niente IVA, contabilità semplificata.

Se pensi di superare stabilmente 85.000 euro o hai costi elevati detraibili, valuta il regime ordinario: potresti recuperare IVA e dedurre più spese.

Se hai lavorato come dipendente per il cliente principale negli ultimi due anni, verifica la causa di esclusione: se prevale il fatturato verso quel soggetto, il forfettario non è applicabile.

Check-list di apertura passo per passo

1) Scegli codice ATECO coerente e verifica requisiti forfettario su Normattiva e prassi AdE. 2) Attiva PEC e firma digitale. 3) Libero professionista: invia AA9/12. 4) Ditta individuale: invia ComUnica, gestisci INPS e INAIL. 5) Verifica se serve SCIA al SUAP. 6) Prepara settaggi fatturazione elettronica e bollo virtuale. 7) Predisponi posizione previdenziale corretta (Gestione Separata o cassa/INPS). 8) Inserisci in fattura le diciture di regime forfettario e marca da bollo quando dovuta.

Errori frequenti e come evitarli

Errore 1: scegliere un ATECO incoerente con l’attività. Soluzione: analizza descrizioni ufficiali e coefficienti; allinea descrizione, contratti e sito.

Errore 2: dimenticare la SCIA o requisiti locali. Soluzione: consulta il SUAP del Comune prima di avviare. Per e-commerce serve spesso la SCIA per commercio elettronico.

Errore 3: superare i 100.000 euro senza accorgersene. Soluzione: monitora incassi mensili; oltre 100.000 esci subito e applichi IVA dalla fattura dello sforamento.

Errore 4: non richiedere la riduzione INPS del 35% quando conviene. Soluzione: valuta l’opzione nelle prime settimane; l’effetto decorre secondo le regole INPS.

Errore 5: non gestire correttamente il bollo sulle e-fatture. Soluzione: attiva report trimestrali e versa entro le scadenze sul portale dell’Agenzia delle Entrate.

Obblighi extra-fiscali da non trascurare

POS obbligatorio per pagamenti elettronici. La mancata accettazione espone a sanzioni (norme introdotte dalla Legge 208/2015 e rafforzate da decreti successivi). Mantieni un POS attivo e funzionante.

Privacy e contratti: se tratti dati personali, applica il GDPR con informative e misure minime. Per servizi continuativi usa contratti chiari su tempi, corrispettivi e responsabilità.

Assicurazioni: alcune professioni richiedono una polizza professionale obbligatoria. Verifica presso il tuo ordine o la tua cassa.

Riferimenti normativi e istituzionali

Legge 190/2014, art. 1, commi 54-89 (regime forfettario); Legge 145/2018; Legge 197/2022 per soglie e uscita immediata; decreti e circolari dell’Agenzia delle Entrate su fatturazione elettronica e bollo; Decreto-Legge 36/2022 su estensione dell’obbligo di e-fattura; circolari INPS e Ministero del Lavoro su aliquote e minimali; regolamenti delle Casse professionali; istruzioni delle Camere di Commercio e dei SUAP comunali. Consulta i testi su Normattiva e i portali istituzionali per gli aggiornamenti annuali.

Scenario Adempimenti e moduli Costi iniziali indicativi Tempistiche e note
Libero professionista senza cassa (es. consulente marketing) AA9/12 all’Agenzia Entrate; iscrizione Gestione Separata INPS; attiva PEC; set e-fattura e bollo virtuale PEC 30-70€; firma (se richiesta) 30-70€; apertura gratuita se fai da solo 1-2 giorni per P.IVA; previdenza attiva in pochi giorni; imposta sostitutiva 15%/5%
Professionista con cassa (es. architetto) AA9/12; iscrizione Ordine e Cassa; PEC; polizza professionale se obbligatoria; e-fattura Quote Ordine/Cassa secondo regolamento; PEC 30-70€; polizza variabile P.IVA 1-2 giorni; cassa secondo iter interno; contributi minimi e percentuali
Ditta individuale commerciante (es. e-commerce) ComUnica a Registro Imprese; INPS Commercianti; SCIA commercio elettronico al SUAP; PEC/firma; RT per corrispettivi se anche negozio fisico Diritti/bollo CCIAA 60-120€; SCIA 0-200€; PEC+firma 60-140€ 3-7 giorni medi; SCIA consente avvio dalla presentazione; contributi fissi INPS + percentuali
Ditta individuale artigiana (es. grafico con laboratorio) ComUnica; INPS Artigiani; INAIL; eventuale SCIA; PEC/firma CCIAA 60-120€; SCIA 0-200€; INAIL acconto su premio; PEC+firma 60-140€ 5-10 giorni; avvio con SCIA; verifica requisiti professionali dove previsti

FAQ

Q1. Quanto costa aprire la Partita IVA forfettaria nel 2026 e quali spese devo pianificare il primo anno?

A1. L’apertura in sé è gratuita se invii tu il modello AA9/12 (professionisti). Per le ditte individuali ci sono diritti e bolli per il Registro Imprese che, nel 2026, in molte Camere stanno tra 60 e 120 euro per la pratica iniziale, oltre al diritto annuale dovuto ogni anno. A questi aggiungi PEC (30-70 euro/anno) e firma digitale (30-70 euro, triennale o annuale). Se l’attività richiede SCIA, prevedi 0-200 euro tra diritti SUAP e istruttoria. Gli artigiani versano un acconto INAIL in base alla tariffa di rischio. Se deleghi l’apertura, considera 300-600 euro per un professionista, e 600-900 euro per una ditta con ComUnica e SCIA. Poi ci sono i costi ricorrenti: imposta sostitutiva al 15% (o 5% per start-up) sul reddito forfettario; contributi previdenziali (INPS Artigiani/Commercianti con minimi fissi e percentuali; Gestione Separata INPS senza minimi ma con aliquota sul reddito; oppure cassa professionale con minimi). Le aliquote e i minimi previdenziali cambiano ogni anno con circolari INPS e regolamenti di cassa: verifica le cifre aggiornate sui portali istituzionali.

Q2. Come si calcola l’imposta sostitutiva nel forfettario e come funzionano acconti e saldo?

A2. Parti dagli incassi annui (principio di cassa: contano i pagamenti ricevuti nell’anno). Applica il coefficiente di redditività del tuo ATECO per ottenere il reddito forfettario. Sottrai i contributi previdenziali obbligatori versati nell’anno. Sull’imponibile calcoli l’imposta sostitutiva: 15% in via ordinaria; 5% per i primi cinque anni se rispetti le condizioni del comma 65 della Legge 190/2014. Gli acconti seguono le regole delle imposte sui redditi: versi saldo e primo acconto a fine giugno e secondo acconto a fine novembre. L’acconto è dovuto se l’imposta dell’anno supera le soglie previste; può essere calcolato con metodo storico o previsionale. Puoi rateizzare il saldo e l’acconto di giugno. Ricorda che, se hai gestione INPS Artigiani/Commercianti, il saldo e gli acconti contributivi sulla quota eccedente il minimale viaggiano con le stesse scadenze di giugno/novembre, oltre alle quattro rate dei contributi fissi. Le date esatte sono fissate ogni anno dall’Agenzia delle Entrate e dall’INPS.

Q3. Posso aderire al forfettario se ho anche un lavoro dipendente o se fatturo all’ex datore di lavoro?

A3. Avere un lavoro dipendente non ti esclude dal forfettario. Devi però rispettare i requisiti generali (ricavi entro 85.000 euro e nessuna causa di esclusione). La criticità riguarda l’ex datore: il comma 57 della Legge 190/2014 esclude chi svolge l’attività prevalentemente (oltre il 50% del fatturato) verso datori di lavoro con cui sono in corso rapporti, o con cui sono cessati nei due anni precedenti, o verso soggetti ad essi riconducibili. Se quindi conti di fatturare quasi tutto al tuo ex datore entro due anni dalla cessazione, il forfettario non è applicabile. Se invece il fatturato verso l’ex datore è minoritario, e non ci sono altre cause di esclusione, puoi restare nel regime. Ricorda anche che la soglia di 85.000 euro vale per l’attività autonoma; i redditi di lavoro dipendente restano separati ai fini del requisito del forfettario, ma contano nel calcolo complessivo IRPEF solo se esci dal regime agevolato.

Q4. Conviene il forfettario o il regime ordinario con IVA e contabilità completa?

A4. Dipende da struttura dei costi, clienti e prospettive di ricavi. Il forfettario conviene se: ricavi entro 85.000 euro; costi reali bassi; clienti finali che non detrarrebbero l’IVA; coefficiente di redditività favorevole; possibilità di accedere al 5%. L’ordinario può convenire se: superi stabilmente 85.000 euro; sostieni costi elevati e deducibili (affitti, attrezzature, personale); lavori con clienti IVA che apprezzano la detrazione; effettui investimenti con IVA rilevante. Considera anche gli aspetti previdenziali: in forfettario puoi chiedere riduzione INPS 35% (artigiani/commercianti), che incide sul costo. Infine, valuta la gestione amministrativa: il forfettario ha adempimenti ridotti (niente liquidazioni IVA, registri IVA), ma conserva obblighi di fattura elettronica, bollo, conservazione digitale e, per i commercianti, corrispettivi telematici. Fai simulazioni numeriche basate su ricavi, costi e coefficiente ATECO per decidere con dati alla mano.

Q5. Cosa serve per avviare un e-commerce in forfettario? Devo fare la SCIA e quali sono gli obblighi specifici?

A5. Per un e-commerce come ditta individuale commerciante devi: scegliere ATECO corretto per commercio elettronico; inviare ComUnica al Registro Imprese; iscriverti all’INPS Commercianti; presentare la SCIA per commercio elettronico al SUAP del Comune dove ha sede l’attività (in molti Comuni è obbligatoria per le vendite online). Verifica eventuali requisiti settoriali: per alimentari serve l’attestato HACCP; per prodotti soggetti a restrizioni vigono norme specifiche. Sul piano fiscale, applichi il regime forfettario senza IVA in fattura nazionale. Per vendite intra-UE a privati, verifica le regole sul commercio a distanza e il regime OSS; pur in forfettario potresti dover usare l’OSS per semplificare l’IVA estera se superi le soglie unionali. Emetti fatture elettroniche quando obbligatorio, certifichi i corrispettivi se vendi anche offline con punto fisico, versi il bollo sulle fatture elettroniche sopra 77,47 euro. Tieni il POS per eventuali incassi diretti e cura gli obblighi informativi al consumatore e di reso. In caso di dubbio, consulta le guide dell’Agenzia delle Entrate e del Ministero del Lavoro e le disposizioni del tuo SUAP.

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