Aprire Partita IVA libero professionista: come si fa e quanto costa?

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Ultimo aggiornamento: agosto 2026.

Per aprire la Partita IVA da professionista invia il modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate, scegli il regime fiscale, iscriviti alla cassa previdenziale corretta e imposta la fatturazione elettronica.

  • Modello AA9/12: presentazione entro 30 giorni dall’inizio attività via servizi telematici AdE, raccomandata A/R o consegna allo sportello (art. 35 DPR 633/1972).
  • Regime fiscale: forfettario (L. 190/2014) o ordinario IRPEF 2026 a scaglioni 23%-33%-43% con IVA e costi deducibili.
  • Previdenza: iscrizione a Cassa professionale o Gestione Separata INPS; aliquote e minimali secondo circolari annuali INPS e regolamenti di Cassa.

Chi deve aprire la Partita IVA: quando sorge l’obbligo

Devi aprire la Partita IVA se svolgi attività in modo abituale e professionale, anche senza struttura. Parliamo di lavoro autonomo ex art. 2222 c.c.

L’obbligo di dichiarare l’inizio attività e chiedere la Partita IVA discende dall’art. 35 del DPR 633/1972. La comunicazione va inviata entro 30 giorni dall’avvio.

La “prestazione occasionale” non dipende da una cifra, ma dall’assenza di abitualità. Se inizi a lavorare con continuità, serve la Partita IVA. In caso di dubbio, considera frequenza degli incarichi e organizzazione dei mezzi.

Il modello AA9/12 e la procedura operativa

Cosa serve prima di inviare l’AA9/12

Definisci il codice ATECO, ossia il codice che descrive l’attività. Per i professionisti digitali spesso ricadono in codici delle classi 62 o 74. Scegli in base ai servizi resi. La scelta incide su coefficienti forfettari e studi statistici.

Prepara i dati anagrafici, il domicilio fiscale e l’eventuale luogo di esercizio. Decidi il regime fiscale (forfettario o ordinario). Tieni a portata di mano SPID/CIE/CNS per l’accesso ai servizi telematici.

Come inviare l’AA9/12

Hai tre canali: invio telematico dall’area riservata dell’Agenzia delle Entrate, raccomandata A/R, oppure consegna a mano presso l’ufficio competente. Può inviarlo anche un intermediario abilitato.

Il modello AA9/12 è il modello per le persone fisiche. È approvato con provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate e reperibile sui canali istituzionali. La base giuridica è l’art. 35 del DPR 633/1972.

Errori frequenti e sanzioni

Gli errori tipici: codice ATECO impreciso, inizio attività errato, mancata scelta del regime fiscale, omessa firma. L’omessa dichiarazione di inizio attività è sanzionata dal D.lgs. 471/1997. In caso di errore, puoi inviare un’istanza di variazione dati (sempre AA9/12).

I regimi fiscali 2026 per i professionisti

Regime forfettario: cos’è e quando conviene

Il regime forfettario è un regime semplificato con imposta sostitutiva al 15%. È 5% per i primi 5 anni se rispetti i requisiti “start-up” (nessuna attività uguale nei tre anni precedenti, non prosecuzione di lavoro dipendente salvo casi limitati, altre condizioni). La norma base è l’art. 1, commi 54-89, della L. 190/2014 e successive modifiche.

La soglia di ricavi/compensi annui è 85.000 euro. Se superi 100.000 euro scatta l’uscita immediata nell’anno, mentre sopra 85.000 ma sotto 100.000 esci dall’anno successivo (secondo le modifiche più recenti alla L. 190/2014).

Come si calcola l’imposta: prendiamo i ricavi annui e applichiamo il coefficiente di redditività. Per i professionisti è 78%. Il risultato è il “reddito forfettario”. Da questo si deducono i contributi previdenziali pagati nell’anno. Sull’importo residuo applichi il 15% (o 5%).

Nel forfettario non addebiti l’IVA in fattura e non subisci ritenuta d’acconto (art. 1, commi 67 e seguenti, L. 190/2014). Se la fattura supera 77,47 euro, applichi la marca da bollo da 2 euro, con imposta di bollo virtuale sulle e-fatture.

Fatturazione elettronica obbligatoria per tutti i forfettari: l’obbligo è stato esteso in via generalizzata dal 2024 (DL 36/2022 e provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate). Devi registrare l’indirizzo telematico e usare un canale accreditato.

Regime ordinario IRPEF 2026: quando sceglierlo

Nel regime ordinario paghi l’IRPEF per scaglioni e le addizionali regionali e comunali. Per i professionisti si applica il principio di cassa, cioè tassazione sugli incassi meno i costi pagati nell’anno (art. 54 del TUIR, DPR 917/1986).

Scaglioni IRPEF 2026: 23% fino a 28.000 euro; 33% da 28.001 a 50.000 euro; 43% oltre 50.000 euro. Queste aliquote si applicano al reddito complessivo al netto di deduzioni e con le detrazioni spettanti.

La ritenuta d’acconto del 20% si applica sui compensi professionali pagati da sostituti d’imposta (art. 25 DPR 600/1973). L’IVA si addebita in fattura (aliquota ordinaria 22%, salvo esenzioni specifiche ex art. 10 DPR 633/1972). Devi effettuare liquidazioni IVA periodiche e inviare le LIPE.

Conviene l’ordinario quando hai costi elevati e detraibili, acquisti con IVA importante, oppure superi di molto il coefficiente forfettario. Anche se prevedi perdite iniziali, l’ordinario può risultare migliore.

Previdenza: Cassa professionale o Gestione Separata

Professioni ordinistiche

Se la tua professione richiede iscrizione a un Albo, ti iscrivi alla Cassa di riferimento (esempi: Cassa Forense per avvocati, Inarcassa per ingegneri e architetti, ENPAM per medici). Regole, aliquote e minimali variano per Cassa. Le fonti sono gli Statuti e i Regolamenti approvati; consulta i portali istituzionali.

Contributi tipici: soggettivo, integrativo e maternità. Di solito esistono minimali fissi e conguagli in base al reddito dichiarato. Le scadenze seguono calendari annuali.

Professioni non ordinistiche

Se la professione non richiede Albo (esempio: web designer), ti iscrivi alla Gestione Separata INPS. L’aliquota per professionisti senza altra tutela è fissata annualmente da INPS con circolari. Nel 2026 si assume il 26,07% come valore di riferimento; verifica ogni anno la circolare INPS aggiornata.

I contributi si calcolano sul reddito imponibile previdenziale. Nel forfettario è il reddito forfettario prima della deduzione dei contributi; nell’ordinario è il reddito professionale determinato secondo il TUIR.

Compatibilità e particolarità

Con un lavoro dipendente puoi iscriverti alla Gestione Separata come “parasubordinato” o “libero professionista” secondo i casi. La doppia contribuzione va gestita con attenzione. Le regole su minimali e aliquote dipendono dalla posizione principale.

Adempimenti ricorrenti e scadenze

Versamenti imposte e contributi

Saldo e primo acconto si versano di norma entro il 30 giugno. Il secondo acconto entro il 30 novembre. Si usa il modello F24. Le stesse scadenze valgono per l’imposta sostitutiva del forfettario e per i contributi alla Gestione Separata, salvo regimi di Cassa specifici.

Per l’IVA (regime ordinario) si effettuano liquidazioni mensili o trimestrali. Le comunicazioni LIPE e le eventuali dichiarazioni annuali seguono il calendario dell’Agenzia delle Entrate.

Fatturazione elettronica e imposta di bollo

La e-fattura è obbligatoria per tutti i professionisti. Registra l’indirizzo telematico nel portale AdE. L’imposta di bollo sulle fatture senza IVA superiori a 77,47 euro si paga trimestralmente secondo i provvedimenti AdE.

PEC e domicilio digitale

La PEC (domicilio digitale) è obbligatoria per professionisti iscritti ad Albi e fortemente consigliata per tutti gli autonomi. Consente notifiche e comunicazioni ufficiali rapide. Aggiorna il domicilio digitale ove previsto dagli Albi.

Tenuta contabile

Nel forfettario la contabilità è semplificata, ma serve ordine: conserva fatture, ricevute e F24. Nell’ordinario tieni registri IVA e un prospetto dei compensi e delle spese. Le scritture vanno conservate per i termini di accertamento.

Calcoli pratici: esempi e chiarimenti

Esempio 1: professionista forfettario (web designer)

Incassi 30.000 euro. Coefficiente 78%: reddito forfettario 23.400 euro. Contributi Gestione Separata 26,07% su 23.400 = 6.100, circa. Imposta sostitutiva 5% (start-up): base 23.400 – 6.100 = 17.300; imposta 865. Totale oneri annui fiscali e previdenziali circa 6.965, più eventuali costi di supporto.

Nota: l’imposta si calcola sui contributi effettivamente pagati nell’anno, non su quelli “dell’anno precedente” come spesso si mostra in esempi didattici.

Esempio 2: professionista ordinario

Incassi 90.000 euro, spese deducibili pagate 20.000. Reddito 70.000. IRPEF 2026: fino a 28.000 al 23%, da 28.001 a 50.000 al 33%, oltre al 43%. Aggiungi addizionali. L’IVA si gestisce con liquidazioni periodiche. I contributi dipendono da Cassa o Gestione Separata.

Fonti normative e istituzionali da conoscere

DPR 633/1972, art. 35: dichiarazione di inizio attività IVA. DPR 917/1986 (TUIR), art. 54: reddito di lavoro autonomo. DPR 600/1973, art. 25: ritenuta d’acconto professionisti. D.lgs. 471/1997 e D.lgs. 472/1997: sanzioni e ravvedimento. L. 190/2014, art. 1, commi 54-89: regime forfettario. DL 36/2022: estensione fatturazione elettronica. Consulta Normattiva per i testi vigenti, l’Agenzia delle Entrate per modulistica e provvedimenti, il Ministero del Lavoro e l’INPS per previdenza e aliquote.

Regola decisionale rapida

Seleziona il regime fiscale con nessi logici chiari

Se i tuoi ricavi previsti sono entro 85.000 euro e hai costi bassi (o non detraibili), scegli il forfettario. Benefici: imposta sostitutiva, niente IVA, adempimenti semplici.

Se prevedi costi elevati, investimenti con molta IVA detraibile, o spese continuative che superano il “taglio” del 22% del coefficiente (per i professionisti, 78% di redditività), valuta l’ordinario.

Se inizi ora e rispetti i requisiti “start-up”, il 5% per 5 anni rende il forfettario molto competitivo. Controlla però le cause di esclusione definite dalla L. 190/2014.

Se operi con clienti che applicano sempre ritenuta, l’ordinario può ridurre i conguagli a fine anno; se vuoi semplificare i flussi di cassa, il forfettario evita ritenute.

Se lavori con molti clienti esteri e importi/servizi intra-UE, l’ordinario offre piena detraibilità IVA; nel forfettario la gestione IVA è più semplice ma non detrai.

Scenario Requisiti principali (2026) Adempimenti e documenti Tempistiche e costi tipici
Nuova attività in regime forfettario Ricavi previsti ≤ 85.000; nessuna causa di esclusione L. 190/2014; possibile 5% start-up se rispetti le condizioni AA9/12; scelta ATECO; marca da bollo su fatture; fatturazione elettronica; iscrizione a Cassa o Gestione Separata AA9/12 entro 30 giorni; imposta sostitutiva 15% o 5%; contributi INPS/Cassa su reddito forfettario
Nuova attività in regime ordinario Ricavi senza limite; conveniente con costi e IVA elevati; gestione completa IVA AA9/12; registri IVA; LIPE; esterometro; ritenute 20%; dichiarazione IVA e Redditi AA9/12 entro 30 giorni; IRPEF 23%-33%-43% + addizionali; liquidazioni IVA mensili/trimestrali
Professione ordinistica (es. avvocato) Iscrizione ad Albo; iscrizione a Cassa professionale con minimali e conguagli AA9/12; iscrizione Albo; iscrizione Cassa; eventuale PEC obbligatoria dell’Ordine Tempi variabili per Albo/Cassa; contributi su regolamento Cassa; scadenze proprie
Professione non ordinistica (es. web designer) Nessun Albo; iscrizione Gestione Separata INPS; aliquota INPS secondo circolare AA9/12; iscrizione INPS; e-fattura; eventuale assicurazione professionale Iscrizione INPS in pochi giorni; contributi indicativamente al 26,07% del reddito previdenziale

FAQ

1) Come si compila correttamente il modello AA9/12 per un professionista?

Nel frontespizio inserisci dati anagrafici e domicilio fiscale. Indica la data di inizio attività: scegli una data coerente con il primo incarico o con l’allestimento dei mezzi. Nella sezione attività economiche seleziona il codice ATECO prevalente: è l’attività che genererà la maggior parte dei compensi. Se prevedi attività accessorie, puoi indicarle come secondarie. Spunta il regime fiscale scelto: forfettario (art. 1, commi 54-89, L. 190/2014) oppure ordinario. Se opti per il forfettario, dichiara il possesso dei requisiti e l’eventuale accesso al 5% start-up. Firma il modello e invialo via telematico, raccomandata A/R o sportello. La base normativa è l’art. 35 del DPR 633/1972 e i provvedimenti AdE che approvano il modello. Se ti accorgi di un errore, invia un AA9/12 di variazione. Conserva la ricevuta di protocollazione nel cassetto fiscale.

2) Posso aprire la Partita IVA mantenendo il lavoro dipendente? E il 5% è compatibile?

Sì, puoi avere Partita IVA e lavoro dipendente. Nel regime ordinario non ci sono limiti: dichiarerai sia il reddito di lavoro dipendente sia quello autonomo. Nel forfettario vale una regola importante: per il 5% start-up non devi proseguire la stessa attività svolta come dipendente salvo che il rapporto sia cessato e non sia in corso collocamento pensionistico, secondo i commi della L. 190/2014. Inoltre, la prevalenza del reddito dipendente rispetto a quello autonomo può escluderti dal forfettario se non rispetti le condizioni previste dalla norma. Valuta anche il contratto di lavoro: molte aziende prevedono obblighi di compatibilità o di non concorrenza. Ricorda gli aspetti previdenziali: se resti dipendente a tempo pieno, la Gestione Separata INPS può avere particolarità contributive in base alle tutele già coperte. Consulta le circolari INPS e il tuo CCNL.

3) Come si calcolano imposte e contributi nel forfettario e nell’ordinario con un esempio numerico?

Forfettario: incassi 40.000 euro, coefficiente 78% = 31.200. Contributi Gestione Separata 26,07% su 31.200 = circa 8.141. Imposta sostitutiva 15% su 31.200 – 8.141 = 3.465. Totale oneri circa 11.606, al netto di addizionali non previste nel forfettario. Se accedi al 5%, l’imposta scende a circa 1.155. Ordinario: incassi 70.000, costi 25.000 = reddito 45.000. IRPEF 23% fino a 28.000 e 33% sulla parte 28.001-45.000; aggiungi addizionali. L’IVA si detrae sugli acquisti inerenti. I contributi dipendono dalla tua Cassa o dalla Gestione Separata e si calcolano sul reddito professionale. Nell’ordinario puoi dedurre integralmente molti costi (software, attrezzatura, coworking, corsi formativi, assicurazione RC, telefono pro). Nel forfettario i costi reali non contano, salvo i contributi previdenziali.

4) Come funziona la fatturazione elettronica e la ritenuta d’acconto per i professionisti?

La e-fattura è obbligatoria per tutti. Registra il tuo indirizzo telematico nel portale dell’Agenzia delle Entrate. Se sei forfettario, emetti fatture senza IVA e senza ritenuta d’acconto. Inserisci una dicitura che richiami il regime e l’esclusione IVA e ritenuta ai sensi della L. 190/2014. Applica il bollo da 2 euro oltre 77,47 euro di corrispettivo. Se sei in ordinario, applichi l’IVA con l’aliquota corretta e, quando il cliente è sostituto d’imposta, subisci la ritenuta del 20% ai sensi dell’art. 25 del DPR 600/1973. Indica in fattura la base imponibile, l’aliquota IVA, l’importo della ritenuta e il netto a pagare. Per i clienti esteri, gestisci fatture senza SDI secondo le regole transfrontaliere, ma adempi agli obblighi comunicativi previsti. Conserva le fatture in modalità elettronica a norma.

5) Quali sono gli errori da evitare all’avvio e quali sanzioni rischio?

Primo errore: indicare un codice ATECO non coerente. Può generare incongruenze e controlli. Secondo errore: aprire la Partita IVA in ritardo. L’omessa dichiarazione d’inizio attività è sanzionata dal D.lgs. 471/1997. Terzo errore: scegliere un regime fiscale senza simulazioni. Potresti pagare imposte in eccesso. Quarto errore: dimenticare PEC e fatturazione elettronica. Le sanzioni per fatture elettroniche tardive esistono e aumentano con il ritardo. Quinto errore: non versare il bollo sulle e-fatture senza IVA. Anche qui sono previste sanzioni. Se commetti un’irregolarità, usa il ravvedimento operoso (D.lgs. 472/1997) per ridurre le sanzioni versando spontaneamente imposta, interessi e sanzione ridotta. Conserva sempre ricevute F24 e protocolli delle comunicazioni. Per previdenza, l’omessa iscrizione alla Cassa o alla Gestione Separata comporta sanzioni e interessi: verifica tempestivamente con INPS o con la tua Cassa.

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