Aprire un sito di vendita online: come si può fare e quanto costa?

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Ultimo aggiornamento: agosto 2026.

Per vendere online in regola: apri Partita IVA, scegli l’ATECO corretto (di solito 47.91.10), invia ComUnica e SCIA, iscriviti all’INPS commercianti, gestisci IVA/OSS, fatturazione, privacy e termini di vendita.

  • Pratiche iniziali: ComUnica (Agenzia Entrate, INPS, Camera di Commercio) e SCIA al SUAP per commercio al dettaglio via internet.
  • Contributi INPS 2026 gestione commercianti: fissi 4.611,64€; variabili 24,48% oltre 18.808,00€ e +1% oltre 56.224,00€.
  • Regime fiscale: forfettario (5% start, poi 15%) fino a 85.000€; ordinario IRPEF 23%–33%–43% con IVA e costi deducibili.

Perché serve la Partita IVA per vendere online

Se vendi online in modo abituale e continuativo, svolgi attività d’impresa. La legge considera abituale un sito sempre attivo con catalogo e pagamenti. Non è vendita occasionale.

La base normativa è nel Decreto legislativo 114/1998 (commercio), nel Codice Civile per l’impresa e nelle prassi dell’Agenzia delle Entrate. Trovi i riferimenti sul portale Normattiva e all’Agenzia delle Entrate.

Aprire Partita IVA ti rende regolare agli occhi del Fisco e dell’INPS. Ti permette di fatturare, gestire resi, garanzie e IVA in Italia e all’estero.

Quando NON basta la prestazione occasionale

La prestazione occasionale vale per attività episodiche, senza organizzazione e senza ripetitività. Un e‑commerce opera h24 e prevede processi. Quindi serve Partita IVA.

Il codice ATECO giusto per l’e‑commerce

L’ATECO identifica la tua attività. Per il commercio online al dettaglio usiamo di norma 47.91.10. Significa: vendita di qualsiasi prodotto via internet.

Se vendi anche in un negozio fisico, aggiungi l’ATECO del punto vendita. Se gestisci un marketplace per terzi, valuta anche 47.91.20 o codici per portali e intermediazione.

Esempi utili:

  • 47.91.10: commercio al dettaglio via internet (il più usato per shop online propri).
  • 47.19.10/47.19.20: esercizi non specializzati (per store fisico generalista).
  • 47.76.xx, 47.71.xx ecc.: codici specifici per categorie merceologiche in negozio fisico.

Attenzione: i codici 47.12.xx riguardano esercizi non specializzati con prevalenza alimentari/tabacchi. Non sono tipici per e‑commerce puro.

Posso avere più ATECO?

Sì. Indica l’attività prevalente e aggiungi secondarie. Serve se vendi online, fai servizi correlati o hai un punto vendita. Lo valuti in ComUnica e con la Camera di Commercio.

Le pratiche: ComUnica, SCIA e iscrizioni

ComUnica è la pratica unica alla Camera di Commercio. Con un invio apri Partita IVA, iscrivi l’impresa al Registro Imprese, e ti iscrivi all’INPS commercianti. Serve PEC e firma digitale.

Devi poi inviare la SCIA per “commercio al dettaglio in forma elettronica” al SUAP del Comune della sede legale. La SCIA abilita l’attività dal giorno dell’invio.

Fonti: D.Lgs. 114/1998, D.Lgs. 59/2010, D.Lgs. 222/2016 e prassi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Consulta anche il SUAP comunale.

Altri adempimenti iniziali

  • VIES per operazioni intracomunitarie B2B.
  • EORI se importi extra‑UE.
  • INAIL se hai dipendenti addetti a magazzino o vendita; per il solo titolare commerciante senza dipendenti spesso non serve.

Costi di avvio realistici

Firma digitale 25–70€/anno. PEC 5–20€/anno. Diritti camerali e bolli 90–200€ circa. SCIA SUAP 30–200€ a seconda del Comune.

Costi tecnici: dominio e hosting 50–300€/anno; piattaforma e‑commerce 0–2.000€/anno; gateway pagamenti 1%–3% a transazione; consulenza privacy 300–1.200€.

Prevedi budget per logistica, imballaggi, resi e assicurazioni merce.

INPS gestione commercianti 2026: come funzionano i contributi

Paghi contributi fissi e variabili. I fissi 2026 sono 4.611,64€ su base annua, in quattro rate. Li paghi anche senza utili.

Paghi contributi variabili se il reddito supera 18.808,00€ (minimale). Aliquota 24,48% sulla parte eccedente. Oltre 56.224,00€ si aggiunge l’1% (25,48%). Fonte: circolari INPS 2026.

Esempio: reddito 20.000€. Eccedenza 1.192€. Contributi variabili circa 291,99€ (24,48% di 1.192€). Totale dovuto: fissi + variabili.

Agevolazioni contributive

  • Riduzione 35% per regime forfettario su contributi fissi e variabili. Fonte: L. 190/2014 e circolari INPS.
  • Non esiste una riduzione generalizzata del 50% per i primi 3 anni per i commercianti. Diffida di informazioni non aggiornate.

Tasse 2026: forfettario o ordinario

Il regime forfettario è un regime “semplice”. Paghi un’imposta sostitutiva al 15% sul reddito calcolato in modo forfettario. Aliquota 5% per i primi 5 anni se rispetti i requisiti di start‑up.

Il tetto ricavi è 85.000€. Se superi 100.000€ esci subito e applichi IVA dal superamento. Fonte: L. 190/2014 e leggi di bilancio successive (consulta Normattiva e Agenzia Entrate).

Nel regime ordinario paghi IRPEF a scaglioni 23% fino a 28.000€, 33% da 28.001€ a 50.000€, 43% oltre. Applichi IVA, deduci costi reali e versi acconti e saldi.

Come scegliere

  • Forfettario: ricavi entro 85.000€, costi reali bassi rispetto al coefficiente, clientela B2C.
  • Ordinario: margini stretti, costi elevati, investimenti, B2B con IVA detraibile.

IVA, OSS, IOSS: vendite in UE e importazioni

Vendite solo in Italia: se sei in forfettario non addebiti IVA. Se sei in ordinario, addebiti IVA italiana. Regole ordinarie di fatturazione e detrazione.

Vendite B2C in altri Paesi UE: dal 2021 esiste la soglia unica di 10.000€ per servizi digitali e vendite a distanza. Oltre la soglia, applichi l’IVA del Paese del cliente e puoi usare l’OSS per dichiararla in Italia. Fonti: Regolamenti UE 2017/2455 e 2019/1995; Agenzia Entrate.

Se importi da Paesi extra‑UE verso consumatori UE, valuta lo schema IOSS per semplificare l’IVA all’importazione su beni di valore fino a 150€. Fonti: normativa UE e Agenzia Dogane.

I marketplace possono essere “fornitori presunti” per alcune vendite B2C. In certi casi riscuotono loro l’IVA. Vedi direttiva IVA 2006/112/CE come modificata e prassi Agenzia Entrate.

Forfettario e OSS

Se operi in forfettario e superi la soglia UE, verifica con l’Agenzia delle Entrate la possibilità di registrarti ai regimi speciali (OSS/IOSS). Le prassi possono differire secondo il tipo di operazione. Serve analisi caso per caso.

Fatture, corrispettivi, pagamenti e resi

E‑commerce indiretto B2C: non devi emettere fattura né scontrino se il cliente non la chiede. Sei esonerato dai corrispettivi telematici, ma annoti i corrispettivi nel registro. Fonte: risposte e guide Agenzia delle Entrate.

Puoi emettere fattura elettronica su richiesta o per scelta. Dal 2024 la fatturazione elettronica è estesa anche ai forfettari. Usi il Sistema di Interscambio (SDI).

I resi si gestiscono con note di variazione (note di credito) elettroniche. Le gift card hanno regole IVA diverse se monouso o multiuso. Verifica le norme IVA e i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate.

Pagamenti e PSD2

Usa gateway conformi PSD2 e SCA (autenticazione forte). Conserva le evidenze dei pagamenti per rimborsi e contestazioni. Indica chiaramente tempi e costi di spedizione e reso.

Privacy, cookie e condizioni di vendita

GDPR: informativa privacy chiara, base giuridica del trattamento, registro dei trattamenti, DPO se richiesto, misure di sicurezza adeguate. Fonte: Garante per la protezione dei dati personali e Regolamento UE 2016/679.

Cookie: banner conforme, consenso granulare, registro consensi, policy aggiornata. Segui le Linee guida del Garante sui cookie e altri strumenti di tracciamento.

Termini e condizioni: informazioni precontrattuali, diritto di recesso (14 giorni), garanzia legale, gestione reclami. Fonti: Codice del Consumo e Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

Regola decisionale rapida

Se… allora…

  • Se vendi in modo continuativo online, allora apri Partita IVA e scegli ATECO 47.91.10.
  • Se vendi solo in Italia e hai ricavi sotto 85.000€, allora valuta il forfettario (5% start se rispetti i requisiti, poi 15%).
  • Se i tuoi clienti sono spesso aziende che detrarrebbero l’IVA, allora valuta il regime ordinario per detrarre l’IVA sugli acquisti.
  • Se superi 10.000€ annui di vendite B2C verso altri Paesi UE, allora applica l’IVA del Paese del cliente e usa l’OSS.
  • Se usi marketplace che incassano IVA in tua vece per alcune vendite, allora verifica le responsabilità residuali e i flussi documentali.
  • Se spedisci dall’extra‑UE verso l’UE, allora valuta IOSS e verifica dazi e IVA in dogana.

Tempi, documenti e scadenze: schema operativo

Scenario Pratiche iniziali Adempimenti periodici Tempistiche e costi indicativi
Proprio e‑commerce, vendite solo in Italia ComUnica (P.IVA, Registro Imprese, INPS); SCIA SUAP; PEC, firma digitale INPS fissi trimestrali; imposte (saldo e acconti); eventuali fatture elettroniche; registro corrispettivi 5–10 giorni lavorativi; 150–400€ tra bolli/diritti; INPS fissi 4.611,64€/anno
Vendite UE B2C oltre 10.000€ Iscrizione OSS; eventuale VIES; policy prezzi con IVA estera Dichiarazione OSS trimestrale; monitoraggio soglia; conservazione documenti OSS attivo in 1–2 settimane; costi consulenza 200–800€/anno
Marketplace come canale principale P.IVA e ATECO 47.91.10; accordo con marketplace; verifica “fornitore presunto” Riconciliazioni incassi/commissioni; gestione IVA secondo flussi marketplace Onboarding 1–7 giorni; fee 5%–20% a vendita oltre gateway
Dropshipping con fornitori extra‑UE EORI; contratti con fornitori; valutazione IOSS; termini su dazi/IVA Gestione resi doganali; prove consegna; IVA all’import EORI in 1–3 giorni; consulenza doganale 300–1.000€

FAQ

1) Devo sempre presentare la SCIA per l’e‑commerce? Anche se non ho negozio fisico?

Sì, di norma sì. La SCIA di commercio al dettaglio in forma elettronica serve anche senza negozio fisico, perché vendi al consumatore come dettagliante. La presenti al SUAP del Comune della sede legale prima di iniziare a vendere. La base è nel D.Lgs. 114/1998, nel D.Lgs. 59/2010 e nel D.Lgs. 222/2016 che qualificano l’e‑commerce come attività commerciale soggetta a SCIA. Alcuni Comuni chiedono allegati specifici (dichiarazioni requisiti morali, planimetria sede amministrativa, marche da bollo). Verifica sempre il portale SUAP del tuo Comune. Se oltre all’online apri anche un punto vendita, servirà una SCIA aggiuntiva per il negozio fisico.

2) Come scelgo tra forfettario e ordinario se ho costi di merce alti?

Fai un confronto numerico semplice. Nel forfettario, il reddito imponibile si calcola con un coefficiente (per il commercio è tipicamente 40%) sui ricavi, senza dedurre i costi reali. Nell’ordinario deduci i costi effettivi e detrai l’IVA sugli acquisti. Se il tuo ricarico è basso, i costi di acquisto merce pesano molto. In quel caso l’ordinario spesso conviene, perché abbatte l’imponibile e l’IVA. Se invece vendi prodotti a margine alto e hai costi leggeri (software, abbonamenti), il forfettario può essere vincente, almeno fino a 85.000€. Ricorda: nel 2026 l’IRPEF ordinaria ha scaglioni 23%–33%–43%, mentre il forfettario è 5% start (se hai i requisiti) poi 15%. Base normativa: L. 190/2014 e decreti attuativi della riforma fiscale L. 111/2023.

3) Devo emettere scontrini o usare un registratore telematico per l’e‑commerce?

Per l’e‑commerce indiretto B2C (beni fisici spediti) sei esonerato dallo scontrino e dalla trasmissione telematica dei corrispettivi. Non devi usare un registratore di cassa. Devi però annotare i corrispettivi giornalieri nel registro o adottare, se preferisci, la fattura elettronica per ogni vendita. Se il cliente chiede la fattura, la emetti sempre (entro i tempi di legge) tramite SDI. Per l’e‑commerce diretto (servizi digitali) valgono regole IVA specifiche e spesso la fattura è consigliata. Fonte: prassi Agenzia delle Entrate e guida alla memorizzazione dei corrispettivi. Conserva le evidenze delle transazioni del gateway di pagamento per eventuali controlli.

4) Vendo anche all’estero in UE: quando uso l’OSS? E se sono in forfettario?

L’OSS si usa per dichiarare in un’unica sede l’IVA dovuta su vendite B2C verso consumatori di altri Paesi UE, quando superi la soglia unica di 10.000€ annui (cumulata con i servizi TBE). Oltre la soglia applichi l’IVA del Paese del cliente e versi tramite OSS con cadenza trimestrale. Se sei sotto la soglia, puoi continuare con l’IVA italiana, salvo scelta di applicare comunque le regole del Paese del cliente optando per l’OSS. Se operi in forfettario, la gestione è più delicata: sei in franchigia IVA interna, ma resti soggetto passivo ai fini comunitari. In base alle indicazioni dell’Agenzia delle Entrate e della normativa UE, in alcuni casi puoi usare l’OSS anche in forfettario; verifica requisiti, convenienza e impatti contabili con un professionista. Fonti: Regolamenti UE 2017/2455 e 2019/1995, portale dell’Agenzia delle Entrate e Normattiva.

5) Contributi INPS: la riduzione del 50% per tre anni esiste davvero? E come funziona il 35% in forfettario?

La riduzione generalizzata del 50% per tre anni per i commercianti non è una misura vigente standard nel 2026. In passato circolavano informazioni su riduzioni temporanee o su altri regimi, ma non si applicano in modo automatico ai commercianti e‑commerce. Esiste invece la riduzione del 35% dei contributi artigiani/commercianti per chi aderisce al regime forfettario: si applica sia ai contributi fissi, sia a quelli variabili. Devi fare domanda all’INPS seguendo le istruzioni della circolare annuale. Attenzione: paghi meno oggi, ma versi meno per la tua pensione futura. Nel 2026 i contributi fissi sono 4.611,64€ annui; variabili al 24,48% oltre 18.808,00€ e +1% oltre 56.224,00€. Fonti: circolari INPS 2026, L. 190/2014 e Ministero del Lavoro. Pianifica con anticipo gli acconti per evitare sanzioni e interessi.

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