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Cassa Avvocati: come funziona la contribuzione per gli iscritti alla Cassa Forense?

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La Cassa Forense, conosciuta anche come “Cassa degli Avvocati”, è l’ente che si occupa della previdenza sociale per i professionisti iscritti all’Ordine degli Avvocati, con relativo Albo, e per coloro che, già durante lo svolgimento del “praticantato”, hanno deciso di versare qui i propri contributi previdenziali.

Come probabilmente già saprai, in Italia esistono delle Casse Previdenziali riservate a categorie specifiche di professionisti, come l’ENPAM per medici e odontoiatri, l’ENPAP per gli psicologi e, ancora, molte altre: la Cassa Forense, fondata in epoca fascista, precisamente il 13 aprile 1933, rientra nella medesima tipologia.

Lo scopo della Cassa degli Avvocati, nonché degli altri Enti Nazionali di Previdenza e Assistenza, è quello di garantire, ai soggetti che esercitano una determinata professione, sia un buon trattamento pensionistico al termine della carriera lavorativa, sia una serie di servizi assistenziali, di formazione ed aggiornamento, ecc..

In questo articolo, però, ci concentreremo unicamente sulla Cassa Forense ed analizzeremo le regole da essa indicate riguardo all’iscrizione, al calcolo ed al versamento dei contributi previdenziali per avvocati e praticanti avvocati, nonché sulle agevolazioni concesse ai giovani e/o ai nuovi iscritti.

Dunque, se stai pensando di metterti in proprio ed aprire Partita IVA come avvocato, questa guida fa esattamente al caso tuo: ti spiegheremo come iscriverti alla Cassa degli Avvocati, come funziona la previdenza per chi esercita la libera professione e a quanto ammontano i contributi previdenziali che dovrai versare.

La Contribuzione del Libero Professionista

Prima di approfondire la “nostra” Cassa degli Avvocati, vogliamo fare un breve quadro riepilogativo sulla contribuzione del libero professionista. Come sappiamo, infatti, tutti coloro che scelgono di aprire Partita IVA, a prescindere dal Codice ATECO, e dunque dall’inquadramento fiscale, sono tenuti a versare tasse e contributi.

I liberi professionisti, ovvero coloro che svolgono un’attività auto-organizzata e basata, in via prevalente, sul lavoro intellettuale, non fanno eccezione. Tuttavia, a seconda della professione esercitata, devono far riferimento ad una Cassa Previdenziale ad hoc, come quelle prima menzionate, oppure confluire nella Gestione Separata INPS.

In Italia, infatti, ancora oggi, non tutte le professioni sono soggette a specifiche regolamentazioni per ciò che riguarda l’accesso e la previdenza: se, da un lato, avvocati, architetti, ingegneri, ecc. devono obbligatoriamente sottoporsi ad un Esame di Abilitazione ed iscriversi al relativo Ordine e/o Albo, dall’altro vi sono tantissimi professionisti che possono operare liberamente e che non hanno un’apposita Cassa Previdenziale.

Per questi ultimi – basti pensare alle nuove “professioni digitali”, come il web designer o il social media manager – l’unica opzione, come indicato dalla legislazione vigente, è iscriversi alla Gestione Separata INPS.

La Previdenza degli Avvocati

La professione dell’Avvocato è una tra le più antiche al mondo, come riportato da numerose testimonianze letterarie, storiche, ecc.. Tuttavia, è solo durante il periodo fascista, e precisamente nel 1933, che in Italia viene costituita la Cassa Forense, ovvero l’odierna Cassa degli Avvocati, che ancora oggi si occupa dei servizi di previdenza ed assistenza sociale rivolti alla categoria.

Iscrizione alla Cassa Forense: quando è obbligatoria?

Conseguita la Laurea in Giurisprudenza, terminato il periodo di praticantato obbligatorio presso uno studio legale già avviato e superato l’Esame di Stato per l’abilitazione all’esercizio della professione forense, il giovane avvocato può finalmente inserire il proprio nominativo nell’Albo degli Avvocati della sua provincia: contestualmente, avviene anche l’iscrizione d’ufficio alla Cassa Forense.

In particolare, l’iscrizione alla Cassa degli Avvocati viene deliberata d’ufficio dalla Giunta Esecutiva, dunque senza necessità di presentare la domanda, per le seguenti categorie di professionisti:

  • avvocati iscritti agli Albi professionali forensi;
  • soggetti iscritti agli Albi forensi, contemporaneamente iscritti in altri Albi professionali (salvo che non abbiano esercitato, se previsto, il diritto di opzione presso altra Gestione, prima dell’entrata in vigore della Legge n. 247/2012, ossia prima del 1° febbraio 2013);
  • soggetti iscritti agli Albi forensi che svolgono funzioni di:
    • giudice di pace;
    • giudice onorario di Tribunale;
    • sostituto procuratore onorario di udienza.

Inoltre, nel caso degli iscritti ad un Albo forense che svolgono attività professionale in modo concorrente o esclusivo in un altro Stato membro dell’Unione Europea, si applicano i Regolamenti Comunitari n. 883/2004 e n. 987/2009 per determinare quale sia la legislazione previdenziale da applicare.

La Contribuzione degli Avvocati

L’apertura della Partita IVA da avvocato comporta l’obbligo di svolgere annualmente diversi adempimenti, tra cui il versamento delle imposte e dei contributi previdenziali. Per risparmiare sula tassazione, è possibile adottare il regime forfettario, che permette di “dare un taglio” netto alle spese, passando, dalle comuni aliquote IRPEF, ad un’imposta sostitutiva pari al 15%, e in certi casi al 5%, del reddito imponibile che, come stabilito dal Codice ATECO per gli avvocati, corrisponde al 78% del fatturato complessivamente prodotto.

Vediamo, invece, quali sono e a quanto ammontano i contributi previdenziali degli avvocati.

a. Contributo minimo soggettivo

Il contributo minimo soggettivo è pari a € 2.890,00 ed è obbligatorio per avvocati e praticanti avvocati, seppure con alcune agevolazioni per i nuovi iscritti che vedremo più avanti.

b. Contributo di maternità

Anch’esso obbligatorio per avvocati e praticanti avvocati, è pari a € 95,00.

c. Contributo integrativo

Il contributo integrativo corrisponde al 4% dell’effettivo volume d’affari IVA dichiarato. Inoltre, per gli anni d’imposta compresi tra il 2018 e il 2022, non è previsto il pagamento di un contributo integrativo minimo.

d. Contributo soggettivo modulare

Questa tipologia di contributi non è obbligatoria, ma può essere volontariamente richiesta, allo scopo di finanziare una quota aggiuntiva di pensione, dagli stessi iscritti alla Cassa degli Avvocati, che dovranno indicare una percentuale compresa tra l’1% e il 10% del reddito professionale netto dichiarato ai fini IRPEF, in sede di compilazione del mod. 5. È consentita solamente una variazione, in aumento o in diminuzione, della percentuale scelta, che dovrà essere comunicata prima del termine di scadenza per il versamento (31 dicembre).

Agevolazioni per i nuovi iscritti alla Cassa Forense

Gli avvocati e i praticanti avvocati, durante i primi anni di iscrizione alla Cassa Forense, possono godere delle seguenti agevolazioni, che si applicano sui contributi soggettivo ed integrativo illustrati in precedenza:

a. Contributo minimo soggettivo

  • Riduzione alla metà (ovvero € 1.445,00) per i primi sei anni, se l’iscrizione alla Cassa decorre da prima del compimento di 35 anni.
  • Per i primi otto anni di iscrizione alla Cassa degli Avvocati, coincidenti con l’iscrizione al relativo Albo, a prescindere dall’età del professionista, il contributo minimo soggettivo verrà riscosso:
    • per metà nell’anno di competenza (con riconoscimento di soli 6 mesi di anzianità contributiva);
    • per la metà residua (con riconoscimento di ulteriori 6 mesi) con le seguenti modalità:
      • in via obbligatoria, con autoliquidazione nell’anno successivo, se il reddito professionale prodotto è pari o superiore a € 10.300,00;
      • in via facoltativa, entro l’ottavo anno di iscrizione, se il reddito è inferiore alla cifra indicata.

b. Contributo integrativo minimo

  • Non dovuto per il periodo di pratica forense e per i primi cinque anni di iscrizione alla Cassa, in costanza di iscrizione all’Albo degli Avvocati.
  • Ridotto al 50% per i successivi quattro anni, se l’iscrizione avviene prima del compimento dei 35 anni.

La contribuzione dei praticanti avvocati

Finora abbiamo trattato principalmente la contribuzione per gli iscritti all’Albo, e dunque d’ufficio anche alla Cassa degli Avvocati, per cui adesso vogliamo affrontare un’altra questione: quella dei praticanti avvocati, ovvero di coloro che devono ancora ultimare il periodo obbligatorio di pratica forense e sottoporsi all’Esame di Stato, il cui superamento è necessario per ottenere l’abilitazione all’esercizio della professione.

I praticanti avvocati, come abbiamo visto, godono di un esonero totale dal versamento del contributo integrativo minimo (che rimane, in ogni caso, soppresso fino al 2022) e, limitatamente agli under 35, di una riduzione pari al 50% sul contributo minimo soggettivo, che passa da € 2.890,00 a € 1.445,00.

Tuttavia, in quanto non ancora inseriti nell’Albo degli Avvocati, i praticanti non risultano iscritti d’ufficio alla Cassa Forense, ma possono optare per una soluzione alternativa per la propria contribuzione: la Gestione Separata INPS, che prevede un contributo pari al 25,72% del reddito imponibile, senza minimali di alcun tipo.

Attenzione, però, ad un problema che si presenterà al momento di andare in pensione: i contributi previdenziali versati alla GS durante la pratica forense non possono essere cumulati con quelli della Cassa degli Avvocati.

Per questo motivo, c’è chi sceglie di effettuare un’operazione chiamata “iscrizione retrodatata”, ossia:

Entro 6 mesi dalla ricezione della comunicazione di iscrizione alla Cassa degli Avvocati, gli iscritti possono richiedere la retrodatazione dell’iscrizione per gli anni di pratica forense, per un massimo di cinque, a partire da quello del conseguimento del Diploma di Laurea in Giurisprudenza.

Pena la perdita del diritto alla retrodatazione, il soggetto interessato dovrà provvedere al pagamento dei contributi previdenziali relativi agli anni da coprire, scegliendo una delle seguenti modalità:

  • in unica soluzione, entro 6 mesi dalla comunicazione della Cassa;
  • tramite rateizzazione in 3 anni.

La Contribuzione dei Laureati non abilitati

Giunti al termine di questa guida, vogliamo trattare un’ultima categoria di professionisti, ovvero quella dei laureati in Giurisprudenza che non hanno sostenuto o superato l’Esame di Stato e che, pertanto, sono privi di abilitazione e non possono iscriversi né all’Albo, né conseguentemente alla Cassa degli Avvocati.

Per loro, chiaramente, è precluso l’esercizio della professione forense: possono, tuttavia, svolgere altre attività (es. insegnamento privato, ruoli di amministrazione, ecc.), tra cui la consulenza in ambito extragiudiziale. Inoltre, proporzionalmente ai compensi ricevuti per questo genere di prestazioni, essi devono versare sia le imposte che i contributi previdenziali, che vanno alla Gestione Separata e corrispondono al 25,72% del reddito imponibile.

Conclusioni,

A questo punto, avrai certamente una visione più chiara riguardo ai contributi previdenziali che gli avvocati devono versare alla Cassa Forense ed alle agevolazioni di cui potrai godere durante i primi anni di attività.

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