Ultimo aggiornamento: giugno 2026.
Aprire una Partita IVA in regime forfettario costa zero come libero professionista, mentre una ditta individuale ha costi fissi (INPS, Camera di Commercio, pratiche) che partono da circa 4.500 euro annui.
- Libero professionista: nessun costo fisso di apertura; contributi senza minimi in Gestione Separata o minimi in Cassa professionale.
- Ditta individuale: iscrizione a Registro Imprese, INPS Artigiani/Commercianti con contributi minimi, SCIA dove richiesta.
- Regime forfettario: imposta sostitutiva 15% o 5% start-up; base imponibile calcolata con coefficienti ATECO e principio di cassa.
Regime forfettario 2026: regole essenziali e basi normative
Il regime forfettario è il regime fiscale “semplice” per persone fisiche con Partita IVA. Applica un’imposta sostitutiva al posto di IRPEF, addizionali e IRAP.
La base imponibile si calcola con un coefficiente di redditività. È una percentuale fissata per il tuo codice ATECO. Si applica ai ricavi incassati nell’anno.
L’imposta è pari al 15%. Scende al 5% per le nuove attività per i primi 5 anni, se rispetti i requisiti start-up. Per “nuova attività” si intende senza prosecuzione di lavoro precedente simile. E senza controllo su attività simili di familiari. Questa disciplina nasce con la Legge 190/2014 e successive modifiche delle Leggi di Bilancio.
La soglia di accesso e permanenza è 85.000 euro di ricavi annui (Legge 197/2022). Se superi 100.000 euro durante l’anno, il regime cessa subito e l’IVA si applica dalla fattura che fa superare il limite. Altrimenti, se resti tra 85.001 e 100.000 euro, esci dal regime dall’anno successivo.
Le fonti: Legge 190/2014 e Legge 197/2022 consultabili su Normattiva; istruzioni dell’Agenzia delle Entrate; chiarimenti del Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Libero professionista o ditta individuale: come scegliere e quali costi fissi aspettarti
Quando sei “libero professionista” e quali sono i costi
Se svolgi un’attività intellettuale, tipicamente sei un libero professionista. Esempi: consulenti, designer, sviluppatori, medici, avvocati.
Apri la Partita IVA con il modello AA9/12 presso l’Agenzia delle Entrate. Se non sei iscritto a un Albo con Cassa, ti iscrivi alla Gestione Separata INPS. Non esistono contributi minimi in Gestione Separata. Paghi solo una percentuale sui compensi incassati. L’aliquota è aggiornata ogni anno dall’INPS con circolare di inizio anno.
Se sei iscritto a un Albo (medici, avvocati, ingegneri, ecc.) versi alla tua Cassa professionale. Le Casse spesso prevedono minimi obbligatori. Controlla il regolamento della tua Cassa.
Costi tipici: PEC obbligatoria come domicilio digitale, dai 10 ai 40 euro l’anno. Software di fatturazione elettronica e conservazione, da 0 a 150 euro l’anno. Onorario del professionista che ti segue, se lo desideri: in genere 300-600 euro per apertura e gestione base.
Quando sei “ditta individuale” e quali sono i costi
Se vendi beni o svolgi attività commerciale o artigiana, apri come ditta individuale. Esempi: negoziante, e-commerce, artigiano, parrucchiere, idraulico, barbiere, pasticcere, molti creator e influencer con attività organizzata di vendita o promozione.
L’apertura avviene con la pratica ComUnica al Registro Imprese. Nella stessa pratica attivi l’INPS Artigiani o Commercianti e, se serve, l’INAIL.
Costi iniziali tipici: firma digitale per inviare le pratiche (25-70 euro l’anno). PEC (10-40 euro l’anno). Diritti di segreteria e bolli per l’iscrizione (20-60 euro circa). Invio della SCIA al SUAP del Comune quando richiesta, con diritti che variano da 0 a 200 euro.
Costi fissi annui: diritto annuale camerale per imprese individuali (importo base definito dal MIMIT, con possibili maggiorazioni deliberate dalla Camera di Commercio locale). Contributi INPS Artigiani/Commercianti con minimali obbligatori, aggiornati annualmente dall’INPS. Anche con incassi pari a zero, i minimali restano dovuti.
Nel regime forfettario puoi chiedere la riduzione del 35% dei contributi INPS Artigiani/Commercianti. La prevede la Legge 190/2014, operativa su domanda. La riduzione si applica sia ai minimali sia all’eccedenza sul reddito che supera il minimale.
Contributi previdenziali 2026: come funzionano davvero
Gestione Separata INPS (professionisti senza Cassa)
Non ci sono minimi. Versi solo una percentuale sui compensi incassati. La misura dell’aliquota è fissata ogni anno dall’INPS con circolare. Nel 2024 era poco sopra il 26% per i professionisti senza altra tutela. Per il 2026 controlla la circolare INPS di inizio anno. Fonte: INPS.
I contributi si pagano con saldo e acconti tramite F24, insieme alle imposte. Puoi rateizzare gli acconti.
Artigiani e Commercianti INPS (ditte individuali)
Paghi contributi minimi su un reddito minimale deciso ogni anno. Se superi quel reddito, versi anche una percentuale sull’eccedenza. La percentuale e gli importi minimi cambiano ogni anno con circolare INPS.
Nel regime forfettario puoi chiedere la riduzione del 35% dei contributi. Si inoltra domanda telematica all’INPS entro i termini previsti. Fonte: INPS.
I minimali si versano in quattro rate trimestrali. Le scadenze tipiche sono maggio, agosto, novembre e febbraio dell’anno successivo. Sull’eccedenza versi a saldo con F24, insieme alle imposte.
Casse professionali (professioni ordinistiche)
Ogni Cassa ha proprie regole su contributo soggettivo, integrativo e maternità. Molte prevedono minimi obbligatori, anche se non fatturi. Le aliquote e i minimi si trovano nei regolamenti della Cassa e nelle delibere annuali. Fonti: siti istituzionali delle Casse e Ministero del Lavoro.
Imposta sostitutiva e calcolo pratico nel forfettario
Il reddito imponibile non è dato dalle spese reali. Si calcola applicando al fatturato incassato il coefficiente di redditività associato al tuo ATECO. Esempio: se il coefficiente è 78% e incassi 30.000 euro, il reddito forfettario è 23.400 euro.
Dal reddito forfettario puoi dedurre i contributi previdenziali effettivamente versati. Si applica poi l’imposta sostitutiva: 15% ordinaria o 5% start-up per 5 anni se rispetti i requisiti. Fonti: Legge 190/2014 e successive, Agenzia delle Entrate.
Il regime segue il principio di cassa. Conta quando incassi, non quando emetti fattura. Se emetti a dicembre ma incassi a gennaio, il ricavo entra nell’anno successivo.
Acconti e saldi: nel primo anno paghi solo il saldo l’anno dopo, perché non hai storici. Dal secondo anno versi anche gli acconti per l’anno in corso, calcolati sull’imposta dell’anno precedente.
Altri costi ricorrenti e scadenze da mettere a budget
Fatturazione elettronica e conservazione
La fattura elettronica è obbligatoria anche per i forfettari. La base normativa è nel Decreto Legislativo 127/2015 e nei provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate.
Serve un software di fatturazione e la conservazione a norma per 10 anni. Valuta un canone annuo se non usi il servizio gratuito dell’Agenzia.
Imposta di bollo
Se la fattura supera 77,47 euro e non applichi IVA, applichi 2 euro di bollo. L’imposta di bollo è regolata dal DPR 642/1972. Nel ciclo elettronico, versi trimestralmente via F24 secondo le scadenze comunicate dall’Agenzia delle Entrate.
Diritto annuale camerale e scadenze INPS
Le ditte individuali devono versare ogni anno il diritto camerale. L’importo base e le eventuali maggiorazioni sono fissati dal MIMIT e dalla Camera di Commercio competente. La scadenza ordinaria ricade a giugno con il primo acconto IRPEF.
Per INPS Artigiani/Commercianti, i minimali si pagano in 4 rate trimestrali. Per la Gestione Separata, versi con saldo e acconti come per le imposte.
Regola decisionale rapida
Se svolgi un’attività intellettuale, senza vendita di beni e senza struttura commerciale, scegli “libero professionista”. Motivo: niente iscrizione in Camera di Commercio e nessun contributo minimo in Gestione Separata.
Se vendi beni o svolgi un’attività tipica di commercio o artigianato, scegli “ditta individuale”. Motivo: è richiesta l’iscrizione al Registro Imprese e i contributi INPS hanno minimi fissi.
Se appartieni a una professione con Albo e Cassa (medico, avvocato, architetto, ingegnere, commercialista, ecc.), apri come “libero professionista” ma versi alla tua Cassa. Motivo: i minimi dipendono dalla Cassa, non dalla Gestione Separata.
Se crei contenuti e monetizzi con vendite, affiliazioni o contratti pubblicitari continuativi, inquadra l’attività come commerciale. Motivo: prevale l’elemento organizzativo e di intermediazione tipico del commercio.
Se prevedi incassi bassi e irregolari, valuta il profilo “libero professionista” quando possibile. Motivo: in Gestione Separata non hai minimi; paghi solo se incassi.
Riferimenti utili per verifiche
Normativa del regime forfettario: Legge 190/2014 e successive modifiche delle Leggi di Bilancio (ad esempio Legge 197/2022 per soglia 85.000 e fuoriuscita immediata a 100.000). Consulta Normattiva e le guide dell’Agenzia delle Entrate.
Contributi INPS: circolari annuali INPS su Gestione Separata e Artigiani/Commercianti, con minimali, aliquote e scadenze. Verifica sul portale INPS o nelle circolari pubblicate a inizio anno.
Camera di Commercio: diritto annuale camerale e maggiorazioni locali definiti da MIMIT e da ogni CCIAA. Consulta i portali istituzionali.
SCIA e SUAP: istruzioni e diritti sul sito del Comune competente o sul portale nazionale Impresainungiorno.
| Tipologia | Adempimenti iniziali | Costi una tantum (stima) | Costi fissi annui 2026 (stima) | Tempistiche medie |
|---|---|---|---|---|
| Libero professionista senza Albo (Gestione Separata) | AA9/12 all’Agenzia Entrate; PEC; fatturazione elettronica | 0 euro se fai da solo; eventuale consulente 300-600 euro | Contributi senza minimi (aliquota INPS annuale); software fattura 0-150 euro; PEC 10-40 euro | Partita IVA in 1-2 giorni; operativo subito |
| Professionista con Albo e Cassa | Iscrizione Albo; Partita IVA; PEC; fatturazione elettronica | Diritti Albo variabili; consulenza 300-700 euro | Minimi Cassa secondo regolamento; software 0-150 euro; PEC 10-40 euro | Albo 7-30 giorni; PI in 1-2 giorni |
| Ditta individuale Artigiano | ComUnica (Registro Imprese); INPS Artigiani; eventuale INAIL; SCIA; PEC; firma digitale | Firma digitale 25-70 euro; diritti/bolli 20-60 euro; SCIA 0-200 euro | Contributi INPS con minimali (riducibili del 35% su domanda); diritto camerale (importo base con eventuale maggiorazione); PEC 10-40 euro | Iscrizione in 3-7 giorni; operativo dopo SCIA se necessaria |
| Ditta individuale Commerciante / E-commerce | ComUnica; INPS Commercianti; SCIA/Comunicazione inizio attività; PEC; firma digitale | Firma digitale 25-70 euro; diritti/bolli 20-60 euro; SCIA 0-200 euro | Contributi INPS con minimali (riducibili del 35%); diritto camerale; PEC 10-40 euro; eventuale canone piattaforme | Iscrizione 3-7 giorni; tempi SCIA secondo Comune |
FAQ
Quanto pago di contributi INPS se apro in forfettario come ditta individuale e non fatturo nulla?
Se ti iscrivi come Artigiano o Commerciante, versi comunque i contributi minimi. L’INPS li aggiorna ogni anno con circolare. I minimali coprono un reddito “minimo” presunto. Se fatturi di più, paghi anche una percentuale sulla parte eccedente. Nel forfettario puoi chiedere la riduzione del 35% dei contributi dovuti. È una facoltà, non è automatica. Va chiesta telematicamente all’INPS e resta valida finché resti nel regime. Fonte normativa: Legge 190/2014 e circolari INPS.
Se sono un libero professionista senza Albo, ho costi fissi obbligatori?
No, non hai costi fissi previdenziali. In Gestione Separata non esistono minimi. Paghi solo una percentuale sui compensi incassati. Devi però considerare alcuni costi operativi ricorrenti: PEC, eventuale software di fatturazione e conservazione, eventuale onorario per l’assistenza fiscale. Se non incassi nulla in un anno, non versi contributi né imposta sostitutiva. Resta l’eventuale canone del software e della PEC.
Quanto costa davvero l’apertura della ditta individuale tra pratiche, SCIA e Camera di Commercio?
L’apertura comporta: firma digitale (25-70 euro l’anno), PEC (10-40 euro l’anno), diritti e bolli al Registro Imprese (20-60 euro medi), ed eventuale SCIA con diritti SUAP che variano da Comune a Comune (da 0 a 200 euro). Il diritto camerale annuale si paga ogni anno secondo l’importo base fissato dal MIMIT e le maggiorazioni deliberate dalla Camera di Commercio locale. Se ti affidi a un professionista per la pratica ComUnica, aggiungi il suo compenso. In cambio, eviti errori su ATECO, iscrizioni INPS/INAIL e tempestività della SCIA.
Come si calcolano le tasse in forfettario e quando si pagano acconti e saldi?
Reddito = ricavi incassati x coefficiente ATECO. Dal risultato deduci i contributi previdenziali versati. L’imposta sostitutiva è 15% o 5% se hai i requisiti start-up per 5 anni. Il calendario segue il modello IRPEF: a giugno versi il saldo dell’anno precedente e il primo acconto per l’anno in corso; a novembre versi il secondo acconto. Nel primo anno non hai acconti perché l’imposta dell’anno precedente è zero. Dal secondo anno inizi a versarli. Se scegli la rateizzazione, paghi interessi legali sulle rate successive alla prima. Fonti: Agenzia delle Entrate, Normattiva (Legge 190/2014).
Devo fare la SCIA? E cosa rischio se non la presento?
La SCIA serve per molte attività commerciali e artigiane, e per specifiche attività regolamentate. La presenti al SUAP del Comune prima di iniziare. Con la SCIA dichiari di rispettare i requisiti igienico-sanitari, urbanistici e professionali. Se la ometti, rischi sanzioni amministrative e la sospensione dell’attività. Alcune attività non la richiedono. Verifica sempre la scheda SUAP del tuo Comune. Fonti: normativa SUAP, regolamenti comunali, Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
È vero che in forfettario non posso scaricare le spese? Come gestisco l’IVA e la marca da bollo?
Sì, nel forfettario non deduci le spese reali (salvo i contributi previdenziali). Le spese sono “forfettizzate” dal coefficiente di redditività. Non addebiti l’IVA in fattura e non detrai l’IVA sugli acquisti. Se la fattura supera 77,47 euro e non applichi IVA, devi indicare e versare 2 euro di imposta di bollo. Per le fatture elettroniche, l’Agenzia delle Entrate calcola i bolli dovuti e ti comunica gli importi e le scadenze. Fonti: DPR 633/1972 per l’IVA, DPR 642/1972 per l’imposta di bollo, provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate.
Se supero gli 85.000 euro o arrivo a 100.000 euro, cosa succede e quanto mi costa?
Se superi 85.000 ma resti sotto 100.000, resti in forfettario per l’anno in corso ed esci dall’anno successivo. Dall’anno seguente entrerai nel regime ordinario con IVA, registri, liquidazioni e adempimenti completi. Se superi 100.000 euro nell’anno, il regime cessa subito. Devi applicare l’IVA dalla fattura che fa superare la soglia, con tutti gli adempimenti connessi già in corso d’anno. I costi aumentano perché devi gestire IVA, dichiarazioni e spesso un livello di consulenza più strutturato. Fonte: Legge 197/2022 e Agenzia delle Entrate.
