Lordi e netti: qual è la differenza tra questi due tipi di reddito?

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Ultimo aggiornamento: giugno 2026.

Con Partita IVA, il reddito lordo è quanto rileva fiscalmente dei tuoi incassi; il netto è il lordo meno contributi previdenziali e imposte del regime adottato. Il metodo varia per regime e cassa.

  • Reddito lordo: in forfettario coincide con gli incassi rilevanti; in ordinario si escludono IVA e somme non imponibili. Con cassa professionale, si esclude il contributo integrativo.
  • Reddito netto: è il lordo meno contributi previdenziali dovuti e imposte (imposta sostitutiva nel forfettario; IRPEF e addizionali nell’ordinario).
  • Fonti normative chiave: D.P.R. 633/1972 (IVA), D.P.R. 917/1986 TUIR (IRPEF), Legge 190/2014 e successive modifiche (regime forfettario), normative INPS e regolamenti delle casse professionali.

Reddito lordo: definizione operativa e differenze per regime

Reddito lordo significa quanto conta il Fisco dei tuoi incassi. Non è per forza uguale al fatturato lordo di IVA. Dipende dal regime e dalla tua cassa previdenziale.

Quando diciamo principio di cassa, intendiamo che contano i soldi effettivamente incassati nell’anno. È la regola per professionisti e per le imprese minori in contabilità semplificata. La base normativa è nel TUIR (D.P.R. 917/1986) e nelle leggi di bilancio recenti.

L’IVA è un’imposta sui consumi. Non è un tuo ricavo. La versi allo Stato. Per questo, nel regime ordinario, l’IVA non entra nel tuo reddito lordo. Il riferimento è il D.P.R. 633/1972.

Regime forfettario: incassi rilevanti e contributo integrativo

Nel forfettario, il reddito lordo coincide con gli incassi dell’anno. Non applichi IVA in fattura. Usi un coefficiente di redditività per il calcolo dell’imponibile fiscale. La cornice è la Legge 190/2014, come modificata dalle leggi di bilancio successive.

Se hai una cassa professionale privata, il contributo integrativo che addebiti in fattura non è un tuo ricavo. Non entra nel lordo. È una somma che versi alla tua cassa. La prassi dell’Agenzia delle Entrate lo conferma.

Attenzione al tetto di accesso e permanenza nel regime. La soglia dei ricavi/compensi è fissata dalla legge vigente. La Legge di bilancio 2023 ha innalzato la soglia a 85.000 euro. Verifica sempre gli aggiornamenti su Normattiva.

Regime ordinario: ricavi imponibili e somme escluse

Nell’ordinario, il reddito lordo si ricava dagli incassi, escludendo l’IVA e le somme fuori campo. Rientrano tra le somme escluse le anticipazioni in nome e per conto del cliente, se rispettano l’articolo 15 del D.P.R. 633/1972.

Per i professionisti con cassa, il contributo integrativo addebitato al cliente esce dal lordo. È un provento destinato alla cassa. Lo prevede il regolamento della cassa e la prassi fiscale.

Per le imprese in semplificata si applica il principio di cassa o di registrazione. Per chi è in ordinaria, vale la competenza economica. La base è nel TUIR e nelle norme sulla contabilità semplificata.

Reddito netto: che cosa togli dal lordo

Il reddito netto è la parte che ti resta dopo imposte e contributi. Prima togli i contributi. Poi calcoli le imposte sul risultato, secondo il tuo regime.

Questa sequenza evita di pagare imposte anche sulla quota di contributi. È una regola base del TUIR per il reddito di lavoro autonomo e d’impresa.

Spieghiamo come funzionano contributi e imposte nei casi tipici. Le aliquote cambiano nel tempo. Verifica sempre le circolari INPS e i regolamenti della tua cassa.

Contributi previdenziali: fissi, variabili o misti

Gestione Separata INPS: è la cassa dei professionisti senza albo e di molti collaboratori. Paghi una percentuale sul reddito. L’aliquota la stabilisce ogni anno l’INPS con circolare. La base è la Legge 335/1995.

Artigiani e commercianti INPS: paghi contributi fissi su un minimale di reddito. Se superi il minimale, versi anche una percentuale sulla parte eccedente. Le regole sono storicamente in L. 613/1966 e L. 233/1990, con aggiornamenti INPS annuali.

Casse professionali private: seguono regolamenti autonomi. Paghi contributi soggettivi (sul tuo reddito), integrativi (in fattura al cliente) e, a volte, minimi fissi. Verifica sempre il regolamento della tua cassa e le delibere annuali.

Imposte: imposta sostitutiva o IRPEF progressiva

Forfettario: paghi un’imposta sostitutiva. Di norma è il 15%. Può scendere al 5% per i primi 5 anni se rispetti i requisiti di start-up. La base è nella Legge 190/2014. L’imponibile si ottiene applicando il coefficiente di redditività ai ricavi, poi sottraendo i contributi effettivamente versati.

Ordinario: paghi l’IRPEF per scaglioni e le addizionali regionali e comunali. Gli scaglioni e le detrazioni variano per legge di bilancio. La base è nel TUIR. L’imponibile è dato da ricavi meno costi deducibili meno contributi versati.

La ritenuta d’acconto per professionisti in ordinario riduce il netto incassato, ma non è un costo. È un anticipo d’imposta. La disciplina è nel D.P.R. 600/1973.

Regola decisionale rapida

Usa queste regole se vuoi capire al volo come passare da incassi a lordo e da lordo a netto.

  • Se sei in forfettario senza cassa: reddito lordo = incassi dell’anno. Reddito netto = (incassi x coefficiente di redditività – contributi) meno imposta sostitutiva.
  • Se sei in forfettario con cassa: reddito lordo = incassi – contributo integrativo incassato. Reddito netto = (lordo x coefficiente – contributi) meno imposta sostitutiva.
  • Se sei un professionista in ordinario senza cassa: reddito lordo = incassi – IVA – somme escluse ex art. 15. Reddito netto = lordo – costi deducibili – contributi – IRPEF e addizionali + ritenute subite a credito.
  • Se sei un professionista in ordinario con cassa: reddito lordo = incassi – IVA – contributo integrativo – somme art. 15. Netto = lordo – costi – contributi – IRPEF e addizionali + ritenute.
  • Se sei impresa (artigiano/commerciante) in ordinario: reddito lordo = ricavi imponibili al netto IVA. Netto = lordo – costi – contributi (minimi più quota eccedente) – imposte.

Fonti normative e dove verificare

IVA e somme escluse: D.P.R. 633/1972. Qui trovi l’articolo 15 sulle anticipazioni in nome e per conto.

IRPEF e regole generali sul reddito: D.P.R. 917/1986 (TUIR). Gli scaglioni e le detrazioni vengono aggiornati con le leggi di bilancio.

Regime forfettario: Legge 190/2014, articolo 1, commi 54-89, e successive modifiche. La soglia di accesso e permanenza è stata aggiornata dal legislatore negli ultimi anni.

Contributi INPS: leggi istitutive e circolari annuali INPS. Per artigiani e commercianti, vedi le disposizioni storiche e gli aggiornamenti ogni anno. Per Gestione Separata, vedi la Legge 335/1995 e le circolari INPS.

Lavoro autonomo e tutele: Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali pubblica linee guida e aggiornamenti. Le versioni delle norme sono consultabili sul portale Normattiva.

Esempi operativi sintetici

Professionista in forfettario senza cassa

Incassi annui 40.000 euro. Coefficiente 78% (ipotesi tipica per servizi). Reddito imponibile fiscale: 31.200. Contributi versati 7.000. Base imposta: 24.200. Imposta sostitutiva 15%: 3.630. Reddito netto: 40.000 – 7.000 – 3.630 = 29.370.

Se rispetti i requisiti start-up, imposta al 5%. Con gli stessi dati, imposta 1.210. Netto: 31.790. Gli importi sono esempi didattici.

Professionista in ordinario con cassa

Incassi 60.000, IVA 22% già incassata ma non rilevante al lordo, contributo integrativo 4% addebitato in fattura. Reddito lordo: 60.000 – IVA – contributo integrativo. Poi sottrai costi deducibili e contributi soggettivi. Calcoli IRPEF per scaglioni e addizionali. Le ritenute d’acconto riducono il dovuto finale.

Il risultato dipende dai costi e dagli scaglioni in vigore. Verifica sempre i conteggi con i dati dell’anno.

Commerciante in ordinario

Reddito lordo: ricavi al netto IVA. Poi togli costo del venduto, spese generali e contributi INPS fissi ed eccedenti. Calcoli IRPEF e addizionali sulla base residua. Consideri anche gli acconti già versati.

Ricorda la deducibilità dei contributi. Riduce la base IRPEF e quindi l’imposta finale.

Scenario Determinazione del reddito lordo Voci da sottrarre per arrivare al netto Tempistiche e adempimenti principali
Professionista senza cassa in forfettario Incassi dell’anno (niente IVA). Applicazione del coefficiente di redditività solo per l’imponibile fiscale. Contributi INPS Gestione Separata; imposta sostitutiva (15% o 5% se spettante); imposte locali se dovute. Imposta sostitutiva: saldo e acconti secondo calendario Agenzia Entrate (di norma giugno e novembre). Contributi: conguaglio su dichiarazione, acconti nell’anno.
Professionista con cassa in ordinario Incassi – IVA – contributo integrativo in fattura – somme escluse ex art. 15 D.P.R. 633/1972. Costi deducibili; contributi soggettivi alla cassa; IRPEF per scaglioni; addizionali; consideri ritenute come acconti. Dichiarazione redditi annuale; saldo e acconti IRPEF di norma a giugno/novembre; contributi secondo regolamento cassa (minimi, conguagli, acconti).
Artigiano/commerciante in ordinario Ricavi al netto IVA; principio di cassa/registrazione in semplificata; competenza in ordinaria. Costo del venduto e spese; contributi INPS fissi su minimale + percentuale sull’eccedenza; IRPEF e addizionali. IVA periodica (mensile/trimestrale); contributi minimi con scadenze INPS trimestrali; saldo/acconti imposte a giugno/novembre.
E-commerce in forfettario Incassi incassati; coefficiente di redditività del codice ATECO applicato solo per l’imponibile fiscale. Contributi INPS (artigiani/commercianti se attività commerciale); imposta sostitutiva; eventuali imposte locali. Adempimenti forfettario semplificati; versamenti imposta sostitutiva a saldo e acconti; contributi INPS secondo scadenze.
Consulente in ordinario senza cassa Incassi – IVA – somme escluse ex art. 15; ritenute non riducono il lordo (sono acconti d’imposta). Costi deducibili; contributi Gestione Separata; IRPEF e addizionali; crediti da ritenute in compensazione. Fatturazione con ritenuta d’acconto; dichiarazione annuale; saldo/acconti imposte a giugno/novembre; contributi su base dichiarata.

FAQ

1) Il fatturato è uguale al reddito lordo? Come distinguo incasso, ricavo e compenso?

No, fatturato e reddito lordo non coincidono per forza. Il fatturato è il totale delle fatture emesse. L’incasso è il denaro che effettivamente ricevi. Il ricavo o compenso è la parte di incasso che il Fisco considera imponibile. Nel regime ordinario, l’IVA incassata non è un ricavo: la versi allo Stato in base al D.P.R. 633/1972. Se anticipi spese in nome e per conto del cliente, rispettando l’articolo 15, quelle somme non sono un tuo ricavo. Nel forfettario non addebiti l’IVA. Quindi, di solito, gli incassi coincidono con i ricavi rilevanti. Ma se appartieni a una cassa professionale e addebiti il contributo integrativo, quella quota non entra nel tuo reddito lordo. In sintesi: parti dagli incassi, togli IVA e somme escluse per arrivare al reddito lordo in ordinario; nel forfettario, di norma, l’incasso è già il lordo, salvo contributo integrativo da escludere.

2) Nel forfettario il contributo integrativo e i rimborsi spese entrano nel lordo?

Il contributo integrativo delle casse professionali, addebitato in fattura al cliente, non concorre al reddito nel forfettario. È una somma che giri alla cassa secondo il suo regolamento. La prassi fiscale lo tratta come escluso dal reddito. I rimborsi spese nel forfettario non cambiano la base perché la tassazione nasce da un coefficiente applicato ai ricavi. Restano però incassi. Se la spesa è un’anticipazione in nome e per conto del cliente con i requisiti dell’articolo 15 del D.P.R. 633/1972, è neutra anche in termini di corrispettivo. Se è un rimborso spese “tuo” (ad esempio viaggio), è parte dell’incasso e quindi rientra nella determinazione dei ricavi su cui si applica il coefficiente. Ricorda che nel forfettario non deduci i costi analiticamente: deduci solo i contributi previdenziali effettivamente versati.

3) Come tratto la ritenuta d’acconto nel calcolo del lordo e del netto in ordinario?

La ritenuta d’acconto non riduce il tuo reddito lordo. È un anticipo d’imposta che il cliente versa al Fisco per tuo conto, ai sensi del D.P.R. 600/1973. Se fatturi 1.000 euro più IVA, con ritenuta al 20% sul compenso, incassi meno perché il cliente trattiene la ritenuta. Ma il tuo compenso lordo resta 1.000. A fine anno, sommi tutti i compensi per calcolare il reddito lordo, escluse IVA e somme art. 15. Poi sottrai i costi e i contributi per arrivare alla base IRPEF. In dichiarazione, la ritenuta risulta come credito. Si scontra con l’IRPEF dovuta, riducendo il saldo da pagare o generando un credito. Nel forfettario, di regola, non si applica la ritenuta d’acconto. Questo facilita il flusso di cassa.

4) Come posso stimare il mio reddito netto mese per mese senza sorprese a giugno e novembre?

Applica una regola semplice di accantonamento. Ogni mese separa tre “buste”: contributi, imposte e spese operative. Per i contributi, usa la tua aliquota o i minimi annui ripartiti per 12. Per le imposte, in forfettario accantona una percentuale sul margine forfettario al netto dei contributi. In ordinario, parti dal margine mensile (incassi – costi) e applica un’aliquota media prudenziale. Aggiorna la stima ogni trimestre. Verifica i versamenti di acconto e saldo, che di norma si concentrano a giugno/luglio e novembre. Usa il principio di cassa: registra puntualmente incassi e pagamenti. Questo ti dà un quadro realistico del netto. In caso di cali o picchi, ricalcola gli accantonamenti. Ricorda che le aliquote e le detrazioni cambiano con le leggi di bilancio: confronta sempre i tuoi numeri con le tabelle aggiornate dell’Agenzia delle Entrate e dell’INPS.

5) Errori comuni su lordo e netto con Partita IVA e come evitarli

Primo errore: confondere fatturato e reddito lordo. Soluzione: in ordinario togli sempre l’IVA e le somme art. 15 dal totale. Secondo errore: dimenticare il contributo integrativo. Con cassa professionale, escludilo dal lordo e versa quanto previsto dal regolamento. Terzo errore: calcolare le imposte sui corrispettivi senza aver prima tolto i contributi. I contributi sono deducibili e vanno sottratti prima di applicare l’imposta. Quarto errore: sottostimare gli acconti di imposta e contributi. Gli acconti si basano spesso sull’anno precedente. Se cresci, l’acconto potrebbe essere insufficiente. Quinta insidia: gestire male la ritenuta d’acconto. Non è un costo; è un credito d’imposta. Contabilizzala bene per evitare doppi versamenti. Per ridurre gli errori, segui le fonti: TUIR per IRPEF, D.P.R. 633/1972 per IVA, Legge 190/2014 per forfettario, circolari INPS e regolamenti di cassa. Controlla ogni anno le novità su Normattiva e sul sito del Ministero del Lavoro.

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