Ultimo aggiornamento: agosto 2026.
In Italia puoi aprire Partita IVA scegliendo tra regime forfettario (fino a 85.000 euro, imposta 15% o 5%) e regime ordinario/semplificato (IRPEF a scaglioni, IVA, deduzioni). La scelta dipende da fatturato, costi e vincoli.
- Forfettario: imposta sostitutiva 15% (5% start-up), niente IVA in fattura, reddito calcolato con coefficiente di redditività, soglie e cause ostative da verificare ogni anno.
- Ordinario/semplificato: IRPEF 23%-33%-43%, IVA dovuta, deduzione dei costi reali, registri contabili e liquidazioni periodiche.
- Fatturazione elettronica obbligatoria per tutti dal 2024; regole e soglie secondo L. 190/2014, DPR 633/1972, DPR 600/1973, aggiornamenti in Normattiva e prassi Agenzia delle Entrate.
Quali regimi fiscali con Partita IVA nel 2026: quadro tecnico
Nel 2026 le scelte principali sono due: regime forfettario e regime ordinario, con la variante semplificata. Le regole discendono da L. 190/2014 (commi 54-89), DPR 633/1972 per l’IVA, DPR 600/1973 per gli obblighi contabili, TUIR (DPR 917/1986) per IRPEF e deduzioni. Gli adeguamenti degli ultimi anni arrivano dalle leggi di bilancio e dai decreti attuativi della riforma fiscale (Legge 111/2023, Ministero dell’Economia e Agenzia delle Entrate). Verifica sempre su Normattiva e nelle circolari AdE/INPS più recenti.
Regime forfettario: come funziona davvero
È un regime agevolato per persone fisiche esercenti attività d’impresa, arti o professioni. Puoi applicarlo se i ricavi/compensi dell’anno precedente non superano 85.000 euro. Il reddito imponibile non è “ricavi meno costi reali”, ma ricavi moltiplicati per un coefficiente di redditività. Questo coefficiente rappresenta i costi stimati “a forfait” e varia per codice ATECO. È un modo semplice: meno burocrazia, niente deduzione analitica.
Applichi un’imposta sostitutiva al 15%. Se avvii una nuova attività puoi scendere al 5% per i primi 5 anni, se rispetti i requisiti: nessuna attività simile nei 3 anni precedenti; non prosecuzione di attività svolta prima come dipendente/collaboratore (salvo praticantato obbligatorio); rispetto delle altre cause ostative. Le condizioni sono in L. 190/2014 e successive modifiche, con chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate.
Nel forfettario di norma non addebiti IVA in fattura e non detrai l’IVA sugli acquisti. Sei “fuori campo IVA” per opzione di legge, salvo casi speciali (reverse charge, acquisti intracomunitari oltre soglie). In fattura indichi l’annotazione di esclusione IVA e applichi l’imposta di bollo se dovuta. La fattura elettronica è obbligatoria per tutti dal 2024, secondo le disposizioni attuative dell’Agenzia delle Entrate.
Contributi previdenziali: se sei artigiano o commerciante devi iscriverti alla Gestione INPS di categoria e versare i contributi minimi fissi più quelli percentuali sul reddito eccedente, con possibile riduzione del 35% su domanda (norme INPS e leggi di bilancio). Se sei professionista senza cassa, versi alla Gestione Separata INPS con aliquota annuale pubblicata da INPS. La riduzione contributiva del 35% riguarda solo artigiani/commercianti, non la Gestione Separata. Se hai anche un lavoro dipendente, l’obbligo contributivo varia in base all’inquadramento, alla prevalenza e all’eventuale iscrizione a casse diverse; serve un’analisi puntuale, alla luce di prassi INPS e del Ministero del Lavoro.
Cause ostative e limiti: non puoi accedere se partecipi a società di persone, associazioni professionali o controlli SRL che svolgono attività riconducibile alla tua; se sei non residente (salvo residenti UE/SEE con almeno il 75% del reddito in Italia e stabile organizzazione); se svolgi attività prevalentemente verso datori di lavoro attuali o dei due anni precedenti (norma anti-abuso). Inoltre, la disciplina sul limite dei 30.000 euro di redditi di lavoro dipendente e assimilati come causa ostativa è stata oggetto di modifiche negli anni: la versione vigente va sempre verificata su Normattiva e nelle circolari dell’Agenzia delle Entrate; la regola prevede eccezioni in caso di cessazione del rapporto nell’anno precedente.
Uscita per superamento soglia: 85.000 e 100.000
Se superi 85.000 euro ma resti sotto 100.000, in genere resti forfettario fino a fine anno e passi al regime ordinario dall’anno successivo. Se superi 100.000 euro durante l’anno, la fuoriuscita è immediata: dal mese successivo applichi l’IVA e le regole ordinarie. Questa “clausola di salvaguardia” e l’uscita immediata derivano dalla Legge di Bilancio 2023 e successivi chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate.
Regime ordinario e semplificato: quando convengono
Nel regime ordinario calcoli il reddito con il principio di competenza per le imprese e di cassa per i professionisti (con eccezioni previste dal TUIR). Versi l’IVA, fai le liquidazioni periodiche e detrai l’IVA sugli acquisti inerenti. Deduci i costi reali e i contributi previdenziali. Gestisci ammortamenti, rimanenze, ratei e risconti secondo il TUIR.
IRPEF 2026: gli scaglioni sono 23% fino a 28.000 euro, 33% da 28.001 a 50.000, 43% oltre 50.000. Queste aliquote si applicano al reddito complessivo netto, dopo deduzioni. Le addizionali regionali e comunali si sommano. Le regole derivano dalla riforma IRPEF attuata in base alla Legge 111/2023 e dalla legge di bilancio 2026; verifica sempre i decreti attuativi in Normattiva e le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate.
Il regime semplificato è una modalità contabile del regime ordinario, più leggera. Puoi adottarlo se non superi i limiti di ricavi: 500.000 euro per servizi, 800.000 euro per altre attività. Si applica il principio di cassa “misto” per imprese minori (regole speciali DPR 600/1973 e prassi AdE). Non redigi bilancio civilistico né libro giornale e inventari, ma tieni registri IVA, registro incassi e pagamenti, registro beni ammortizzabili (salvo trasmissione dati sostitutiva). Se hai dipendenti, devi tenere il Libro Unico del Lavoro e rispettare gli adempimenti del Ministero del Lavoro e INAIL.
Quali registri e adempimenti devi tenere
Forfettario: fattura elettronica; conservazione digitale; numerazione e bollo; esterometro per operazioni con soggetti esteri se richiesto dalla normativa; niente liquidazioni IVA (salvo uscite immediate); certificazione compensi e CU a fine anno se hai pagato professionisti con ritenuta; versamento imposta sostitutiva con acconti/saldi; INPS secondo gestione di appartenenza.
Semplificato/ordinario: registri IVA vendite/acquisti/corrispettivi; liquidazioni e LIPE; esterometro; F24 IVA, ritenute, INPS; registro beni ammortizzabili; incassi e pagamenti (per semplificato); CU, 770 se sostituto d’imposta; ISA se dovuti; comunicazioni periodiche e dichiarazioni secondo calendario fiscale annuale.
Regola decisionale rapida
Se scegli con logica, parti da queste condizioni
– Prevedi ricavi sotto 85.000 euro, hai pochi costi deducibili reali e non hai cause ostative? Forfettario probabile vincente: imposta piatta, niente IVA, burocrazia semplice.
– Prevedi ricavi vicini a 85.000 e hai costi elevati (affitti, attrezzature, personale, subappalti) o grandi investimenti con IVA? Ordinario/semplificato conviene: deduci i costi e recuperi l’IVA.
– Lavori per ex datore di lavoro o clienti collegati? Verifica la norma anti-abuso del forfettario. Se rischi esclusione, orientati sull’ordinario/semplificato.
– Hai attività mista prodotti/servizi con margini bassi e acquisti rilevanti? L’IVA detraibile dell’ordinario può superare il vantaggio del forfettario.
– Hai crescita rapida e possibile superamento 100.000? Parti con forfettario solo se gestisci bene l’uscita immediata. In alternativa, pianifica da subito l’ordinario/semplificato.
Esempi pratici e trappole da evitare
Professionista digitale con costi leggeri
Un consulente marketing freelance con computer già acquistato e spese basse, ricavi 45.000 euro. Coefficiente di redditività alto, pochi costi reali. Forfettario in genere conviene per imposta sostitutiva e semplificazione. Attenzione a eventuale lavoro verso ex datore di lavoro e a superare 85.000 con contratti stagionali.
Artigiano con attrezzature e materiali
Un falegname con acquisti importanti di legname e macchinari, ricavi 90.000-140.000 euro. Qui pesa la detraibilità dell’IVA e la deduzione dei costi. L’ordinario/semplificato di solito è la scelta migliore, anche per gestire ammortamenti e dipendenti.
Lavoratore dipendente che avvia side business
Un dipendente full time che apre Partita IVA come commerciante online. Deve valutare obbligo di iscrizione INPS commercianti, prevalenza dell’attività e compatibilità contrattuale. La causa ostativa collegata ai redditi di lavoro dipendente (soglia 30.000 euro ed eccezioni) va verificata nella versione vigente. Se non applicabile, il forfettario può essere utile all’inizio, ma serve prudenza su contributi e orari di lavoro.
Superamento soglia e gestione transizione
Se passi da 85.000 a 95.000 euro: in generale transiti all’ordinario dal 1° gennaio dell’anno successivo. Se arrivi a 102.000 a settembre: dal 1° ottobre scatta IVA e regime ordinario; devi ricalibrare prezzi, contratti, preventivi e dotarti di contabilità IVA. Pianifica acconti e saldi per evitare sanzioni.
Tempistiche, modulistica e scadenze da conoscere
Apertura e variazioni
Apri la Partita IVA con modello AA9/12 presso l’Agenzia delle Entrate, indicando codice ATECO e regime. Se sei impresa, fai ComUnica al Registro Imprese e attivi INPS/INAIL. Le tempistiche sono rapide, spesso in 1-2 giorni lavorativi. La scelta del regime va coerente con i requisiti iniziali.
Scadenze fiscali tipiche
Acconti e saldi (giugno/novembre per imposte e contributi), liquidazioni IVA (mensili o trimestrali) per ordinario/semplificato, LIPE trimestrali, esterometro secondo calendario, CU e 770 entro i termini del sostituto d’imposta, dichiarazione IVA e Redditi PF secondo scadenze annuali. Le date esatte vengono fissate ogni anno da MEF e Agenzia delle Entrate.
| Scenario | Requisiti principali | Adempimenti chiave | Tempistiche e scadenze |
|---|---|---|---|
| Forfettario nuova attività | Ricavi previsti ≤ 85.000; nessuna causa ostativa; requisiti 5% se start-up | Fattura elettronica; imposta sostitutiva; INPS gestione corretta; bollo; niente IVA | Apertura P.IVA in 1-2 giorni; acconti/saldi imposta; INPS con rate o F24 mensili |
| Forfettario con lavoro dipendente | Verifica regola 30.000 euro e norma anti-abuso verso datore; compatibilità contrattuale | Eventuale iscrizione INPS art./comm. o Gestione Separata; coordinamento con CU e detrazioni | Controllo annuale requisiti a fine anno; possibili variazioni entro 30 giorni da evento |
| Superamento 85.000 ma ≤ 100.000 | Ricavi anno in corso tra 85k e 100k | Resti forfettario fino a fine anno; prepari passaggio a IVA e ordinario dal 1° gennaio | Piano transizione in Q4; aggiornamento listini e contratti entro fine anno |
| Superamento immediato > 100.000 | Ricavi oltre 100k durante l’anno | Dal mese successivo applichi IVA; registri IVA; liquidazioni; comunicazioni | Variazione dati entro 30 giorni; LIPE dal trimestre di uscita; gestione acconti ricalcolati |
| Semplificato servizi | Ricavi ≤ 500.000; attività prevalente “servizi” | Registri IVA; registro incassi/pagamenti; detrazione IVA; deduzione costi reali | Liquidazioni IVA trimestrali o mensili; dichiarazioni annuali come da calendario |
| Ordinario contabilità piena | Ricavi oltre limiti semplificato o scelta volontaria | Libro giornale/inventari; scritture ausiliarie; liquidazioni IVA; ISA se dovuti | Adempimenti mensili; chiusura contabile e dichiarazioni entro termini TUIR/DPR 600 |
FAQ: domande frequenti approfondite
Posso aderire al forfettario se ho un contratto a tempo indeterminato?
Sì, ma dipende da due punti critici: la causa ostativa collegata ai redditi di lavoro dipendente e la norma anti-abuso verso il datore. La disciplina sulla soglia dei 30.000 euro per i redditi di lavoro dipendente e assimilati è stata modificata più volte; la versione in vigore nel 2026 va verificata su Normattiva e nelle circolari AdE. In genere, se superi la soglia e non hai cessato il rapporto nell’anno precedente, il forfettario può non essere applicabile. Inoltre, non puoi fatturare prevalentemente all’attuale datore di lavoro o a quello dei due anni precedenti, per evitare la trasformazione artificiosa del lavoro subordinato in autonomo. Sul fronte previdenziale, se svolgi attività artigiana o commerciale, l’iscrizione alla Gestione INPS di categoria resta normalmente dovuta, con contributi minimi e percentuali; la riduzione del 35% è una facoltà su domanda. Se operi come professionista senza cassa, versi alla Gestione Separata INPS. Il fatto di avere un full time non annulla automaticamente i contributi della nuova attività: conta la gestione competente, la prevalenza e i chiarimenti INPS/Ministero del Lavoro.
Come funziona l’aliquota 5% start-up nel forfettario e quando decade?
L’aliquota ridotta al 5% è un’agevolazione prevista dalla L. 190/2014 per i primi cinque anni di attività. Devi rispettare tre condizioni chiave: non aver esercitato nei tre anni precedenti un’attività artistica, professionale o d’impresa anche in forma associata; l’attività non deve essere mera prosecuzione di lavoro dipendente o autonomo preesistente, salvo il caso di praticantato obbligatorio; se rilevi l’azienda di un familiare, devi dimostrare un effettivo salto organizzativo. L’agevolazione dura cinque periodi d’imposta e termina prima se superi i limiti di accesso o scatta una causa ostativa (partecipazioni, controllo SRL riconducibile, prevalenza verso ex datore di lavoro). Se decade, dal periodo successivo applichi il 15% o, se esci dal forfettario, le regole ordinarie con IRPEF a scaglioni. L’Agenzia delle Entrate ha fornito esempi pratici nelle proprie circolari e risposte a interpello.
Se supero 85.000 euro, cosa succede esattamente alle mie fatture e alle imposte?
Hai due casistiche. 1) Superamento tra 85.000 e 100.000: resti nel forfettario fino al 31 dicembre. Le fatture emesse fino a fine anno restano senza IVA. Dal 1° gennaio successivo passi all’ordinario, inizi a emettere fatture con IVA e detrai l’IVA sugli acquisti. 2) Superamento oltre 100.000: l’uscita è immediata. Dal mese successivo devi applicare IVA in fattura, tenere registri IVA e fare liquidazioni periodiche. Dovrai anche comunicare la variazione del regime all’Agenzia delle Entrate nei termini. Gli acconti d’imposta potrebbero cambiare perché il tuo carico fiscale si sposta da imposta sostitutiva a IRPEF a scaglioni, con addizionali. La disciplina arriva dalla Legge di Bilancio 2023 e prassi AdE.
Nel regime semplificato devo tenere tutti i libri contabili? Qual è il principio di cassa?
Il semplificato alleggerisce la contabilità, ma non la azzera. Devi tenere i registri IVA, il registro incassi e pagamenti (entro 60 giorni dall’incasso/pagamento secondo DPR 600/1973), e il registro dei beni ammortizzabili, salvo usare le semplificazioni di trasmissione dati all’Agenzia delle Entrate che possono sostituire il registro. Non sei obbligato a libro giornale, inventari e scritture ausiliarie. Il principio di cassa per le imprese minori significa che tassazione e deduzione dei costi seguono l’incasso e il pagamento, con regole particolari per rimanenze, leasing e ammortamenti definite dalla norma e dalla prassi. Restano gli obblighi IVA: fattura elettronica, liquidazioni, detrazione e pro-rata se necessario.
Quali costi posso dedurre e che differenze ci sono tra forfettario e ordinario?
Nel forfettario non deduci i costi in modo analitico. Il legislatore stima i costi con il coefficiente di redditività: il reddito è ricavi per coefficiente. Fanno eccezione i contributi previdenziali obbligatori che puoi sempre dedurre dal reddito forfettario. Non detrai IVA. Nel regime ordinario/semplificato deduci i costi inerenti e documentati: affitti, utenze, attrezzature, canoni software, auto con limiti, spese di rappresentanza con tetti, ammortamenti, compensi a terzi e contributi. Detrai l’IVA sugli acquisti destinati all’attività, con regole su inerenza, detraibilità parziale e pro-rata. Questo è il motivo per cui chi ha costi elevati trova spesso più conveniente l’ordinario, anche con aliquote IRPEF progressive. Le regole sono nel TUIR, nel DPR 633/1972 e nelle circolari AdE.
