Ultimo aggiornamento: agosto 2026.
Se sei un professionista iscritto all’albo, apri la Partita IVA con il modello AA9/12, versi i contributi alla tua Cassa o alla Gestione Separata INPS e scegli tra regime forfettario o ordinario.
- Apertura Partita IVA con modello AA9/12 entro 30 giorni dall’inizio attività (art. 35 DPR 633/1972). Scelta codice ATECO e domicilio fiscale.
- Previdenza: Cassa professionale se esiste; altrimenti Gestione Separata INPS (art. 2, c. 26, L. 335/1995). Aliquota 2026: 26,07% per professionisti senza tutela aggiuntiva.
- Tassazione: forfettario (5% start-up o 15%) oppure ordinario IRPEF a scaglioni 23%-33%-43% 2026. Ritenuta d’acconto 20% solo fuori dal forfettario.
Chi è il professionista iscritto all’albo e quali obblighi ha
Un professionista iscritto all’albo esercita una professione regolamentata. Serve titolo abilitante e iscrizione all’Ordine o Collegio. Esempi: medici, ingegneri, architetti, avvocati, commercialisti, biologi.
Fiscalmente produce reddito di lavoro autonomo. La legge lo definisce nel Testo Unico delle Imposte sui Redditi (art. 53 DPR 917/1986). Le imposte si calcolano con il principio di cassa. Significa: contano incassi e pagamenti effettivi, non le date fattura.
Prima di iniziare l’attività serve aprire la Partita IVA. La norma quadro è l’art. 35 del DPR 633/1972. Indica tempi e dati da fornire all’Agenzia delle Entrate.
Come si apre la Partita IVA: modello AA9/12, tempi e canali
Compili il modello AA9/12. È la dichiarazione di inizio attività per persone fisiche. Indichi codice ATECO, data inizio, domicilio fiscale e opzioni IVA.
Puoi trasmetterlo in tre modi: invio telematico con credenziali (Entratel/Fisconline), raccomandata A/R, o consegna allo sportello. La presentazione va fatta entro 30 giorni dall’inizio attività (art. 35 DPR 633/1972; fonte: Agenzia delle Entrate, istruzioni AA9/12).
Subito dopo scegli il regime fiscale (forfettario o ordinario) e curi la posizione previdenziale. Se esiste una Cassa della tua professione, ti iscrivi lì. Se non esiste, ti iscrivi alla Gestione Separata INPS.
Fatturazione elettronica, marca da bollo e ritenuta d’acconto
La fattura elettronica è obbligatoria anche per i forfettari. La base è il D.Lgs. 127/2015 e le successive estensioni (DL 36/2022). Le fatture passano dal Sistema di Interscambio.
Se la fattura è senza IVA e supera 77,47 euro, applichi l’imposta di bollo da 2 euro. Il versamento è trimestrale con procedure dell’Agenzia delle Entrate (Decreto MEF 17 giugno 2014 e provvedimenti attuativi).
In regime ordinario, il cliente sostituto d’imposta può operare la ritenuta d’acconto del 20% (art. 25 DPR 600/1973). Nel regime forfettario la ritenuta non si applica per legge (L. 190/2014, art. 1, commi 54-89).
Previdenza: Cassa professionale o Gestione Separata INPS
Molte professioni hanno una propria Cassa, privatizzata ai sensi del D.Lgs. 509/1994. Ogni Cassa stabilisce aliquote, minimi e scadenze. In generale, i contributi sono tre:
Contributo soggettivo: finanzia la tua pensione. È una percentuale sul reddito professionale. Questo reddito è il guadagno netto da lavoro autonomo.
Contributo integrativo: è una rivalsa in fattura. Serve a finanziare la Cassa. Le percentuali variano (spesso 2%-5% a seconda della Cassa). Il cliente lo paga insieme al compenso.
Contributo di maternità: importo fisso annuale. Sostiene le tutele della genitorialità. Lo pagano tutti gli iscritti, uomini e donne.
Se non esiste una Cassa per la tua professione, versi alla Gestione Separata INPS (art. 2, c. 26, L. 335/1995). Per il 2026 l’aliquota per i professionisti senza altra tutela obbligatoria è pari al 26,07% (fonte: circolare INPS aliquote Gestione Separata 2026). Si applica sul reddito imponibile professionale.
Puoi addebitare al cliente la rivalsa del 4% sui compensi lordi. È una facoltà prevista dalla L. 662/1996 (art. 1, c. 212). Non è un’imposta, ma un importo aggiuntivo in fattura.
Tutti i contributi previdenziali obbligatori sono deducibili dal reddito. La base è l’art. 10 del TUIR e le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate.
Regime forfettario: quando conviene e come si calcola
Il forfettario è il regime “semplice”. Si basa su una percentuale fissa di redditività detta coefficiente. Per le attività professionali il coefficiente è in genere il 78% (macrosettore professionisti; fonte: L. 190/2014 e aggiornamenti su Normattiva).
Requisito principale: ricavi/compensi non oltre 85.000 euro nell’anno. Se superi 100.000 euro, l’uscita è immediata da quell’anno (L. 197/2022 – legge di bilancio 2023). Ci sono cause di esclusione. Le più comuni: partecipazioni in società di persone o S.r.l. “connesse” all’attività, adesione a regimi IVA speciali.
Imposta sostitutiva: 15%. Scende al 5% per i primi 5 anni se rispetti le condizioni di “start-up”. Per start-up si intende: nessuna attività nei 3 anni precedenti, attività non in mera prosecuzione di lavoro dipendente o autonomo, e rispetto di altri vincoli formali (L. 190/2014, commi 65-67).
Calcolo semplice: imponibile fiscale = incassi x coefficiente di redditività – contributi previdenziali pagati. Poi applichi il 15% o il 5%. Non si applica IVA in fattura e non si subisce ritenuta d’acconto.
Il principio di cassa vale anche qui: contano gli incassi nell’anno. La fatturazione elettronica resta obbligatoria. Indichi in fattura il riferimento normativo di non applicazione IVA.
Regime ordinario: deduzioni, detrazioni e scaglioni IRPEF 2026
Nel regime ordinario calcoli il reddito professionale con il principio di cassa (art. 54 TUIR). Quindi: compensi percepiti meno costi pagati nell’anno, più ammortamenti e altre poste tecniche.
L’IRPEF 2026 applica tre scaglioni: 23% fino a 28.000 euro; 33% da 28.001 a 50.000 euro; 43% oltre 50.000 euro. Aggiungi addizionali regionali e comunali. Resta la detraibilità e deducibilità prevista dal TUIR aggiornato (fonte: Normattiva – DPR 917/1986 aggiornato; documenti MEF/Agenzia delle Entrate 2026).
In fattura si applica la ritenuta d’acconto del 20% se il cliente è sostituto d’imposta (art. 25 DPR 600/1973). L’IVA si gestisce con liquidazioni periodiche mensili o trimestrali (DPR 633/1972).
Questo regime conviene se hai costi elevati deducibili. Ad esempio: collaboratori, affitti studio, software, convegni, assicurazioni professionali, ammortamenti. Più costi deduci, minore è la base imponibile.
Regola decisionale rapida
Seleziona previdenza e regime fiscale con nessi logici chiari
1) Cassa o INPS: se la tua professione ha una Cassa, iscriviti lì. Se non esiste, iscrizione alla Gestione Separata INPS.
2) Forfettario o ordinario: se prevedi compensi entro 85.000 euro e non hai cause di esclusione, valuta il forfettario. È semplice e spesso leggero.
3) Se hai molti costi deducibili, l’ordinario può farti risparmiare nonostante l’IVA e la ritenuta. Fai due simulazioni a parità di incassi.
4) Valuta la ritenuta: se lavori tanto con sostituti d’imposta, considera l’effetto cassa della ritenuta 20% che riduce gli acconti.
5) Considera i contributi: in Cassa ci possono essere minimi fissi. Nella Gestione Separata paghi in percentuale. Con redditi bassi, la percentuale può essere più vantaggiosa dei minimi.
Adempimenti e scadenze operative 2026
Fisco
Imposta sostitutiva o IRPEF: saldo e primo acconto entro il 30 giugno; secondo acconto entro il 30 novembre. Possibili proroghe con decreto. Aggiungi addizionali e imposta di bollo e-fatture trimestrale.
IVA (ordinario): liquidazioni mensili o trimestrali; esterometro per operazioni estere secondo regole vigenti; dichiarazione IVA annuale entro i termini fissati dall’Agenzia delle Entrate.
Previdenza
Casse professionali: minimi e percentuali secondo regolamenti di Cassa. Scadenze spesso trimestrali o semestrali. Consulta il regolamento della tua Cassa su portali istituzionali.
Gestione Separata INPS: contributi con saldo e acconti insieme alle imposte, tramite F24. Aliquote e massimali con circolare INPS annuale.
Altri obblighi
Assicurazione professionale obbligatoria dove prevista dalla legge istitutiva dell’Ordine. PEC e domicilio digitale. Conservazione elettronica delle fatture secondo il CAD.
Privacy e antiriciclaggio se rientri tra i soggetti obbligati. Verifica sul portale del Ministero della Giustizia e su Normattiva le norme settoriali.
Fonti normative e istituzionali da consultare
Riferimenti utili
Normattiva per i testi ufficiali aggiornati: DPR 917/1986 (TUIR), DPR 633/1972 (IVA), DPR 600/1973 (accertamento e ritenute), D.Lgs. 127/2015 (fattura elettronica), D.Lgs. 509/1994 (Casse privatizzate), L. 335/1995 (Gestione Separata), L. 190/2014 e L. 145/2018, L. 197/2022 (regime forfettario), L. 662/1996 (rivalsa 4%).
Agenzia delle Entrate per modelli AA9/12, guide IRPEF/IVA, imposta di bollo sulle e-fatture e scadenze. INPS per aliquote e massimali Gestione Separata. Ministero del Lavoro e Ministero dell’Economia e delle Finanze per circolari e decreti attuativi.
| Scenario | Requisiti principali | Contributi 2026 | Imposte e adempimenti |
|---|---|---|---|
| Professionista con Cassa e regime forfettario | Compensi fino a 85.000 euro; nessuna causa di esclusione; coefficiente 78% (professioni) | Soggettivo su reddito; integrativo in fattura (2%-5% secondo Cassa); maternità fisso | Imposta sostitutiva 15% o 5% start-up; niente IVA e ritenuta; e-fattura e bollo quando dovuto |
| Professionista con Cassa e regime ordinario | Costi rilevanti deducibili; gestione IVA; clienti con ritenuta | Minimi e percentuali secondo regolamento Cassa; deducibilità integrale | IRPEF a scaglioni 23%-33%-43% + addizionali; ritenuta 20%; liquidazioni IVA periodiche |
| Professionista senza Cassa (Gestione Separata) in forfettario | Compensi entro 85.000 euro; nessuna causa di esclusione | Aliquota 26,07% sul reddito forfettario; rivalsa 4% facoltativa | Imposta sostitutiva; niente ritenuta; indicazione normativa in fattura; bollo quando dovuto |
| Professionista senza Cassa (Gestione Separata) in ordinario | Costi significativi; disponibilità a gestire IVA e ritenute | Aliquota 26,07% sul reddito; rivalsa 4% facoltativa | IRPEF a scaglioni; ritenuta 20% dai sostituti; IVA e fatturazione elettronica |
FAQ
1) Sono iscritto all’albo: devo aprire la Partita IVA prima o dopo l’inizio attività?
La regola è chiara: presenti il modello AA9/12 entro 30 giorni dall’inizio attività, ma in pratica conviene farlo prima di emettere la prima fattura. La base normativa è l’art. 35 del DPR 633/1972. Se inizi senza Partita IVA rischi sanzioni amministrative. Nel modulo indichi data di inizio, codice ATECO e regime fiscale prescelto. Ricorda anche di attivare PEC e domicilio digitale, necessari per comunicazioni e per la fatturazione elettronica. Se prevedi subito costi importanti e clienti con ritenuta, valuta già in sede di apertura se restare fuori dal forfettario: eviti cambi in corsa e acconti errati.
2) Come scelgo tra Cassa professionale e Gestione Separata INPS se la mia professione è “ibrida”?
Conta l’attività prevalente e la normativa dell’Ordine. Se svolgi una professione riconducibile a un Ordine con Cassa, ti iscrivi alla Cassa. Se l’attività non ha una Cassa dedicata o non rientri nei requisiti di iscrizione previdenziale di quella Cassa, versi alla Gestione Separata INPS (art. 2, c. 26, L. 335/1995). Puoi avere anche iscrizioni multiple se svolgi attività diverse e autonome. In quel caso, ogni posizione segue le proprie regole. Per evitare errori, confronta i regolamenti della Cassa (D.Lgs. 509/1994) con le indicazioni INPS. Ricorda che i contributi sono deducibili dal reddito complessivo, quindi l’impatto fiscale si attenua.
3) Nel forfettario come funziona il calcolo con coefficiente e contributi?
È semplice. Sommi gli incassi dell’anno. Moltiplichi per il coefficiente di redditività. Per i professionisti il coefficiente medio è 78%. Ottieni il reddito forfettario. Da questo importo sottrai i contributi previdenziali pagati nell’anno (Cassa o INPS). Sul risultato applichi l’imposta sostitutiva: 15% o 5% se start-up e se rispetti i requisiti della L. 190/2014. Non consideri i costi reali, perché li ha già “assorbiti” il coefficiente. In fattura non applichi IVA e non subisci ritenuta d’acconto. Restano dovuti l’imposta di bollo sopra 77,47 euro e gli eventuali contributi integrativi di Cassa.
4) Se sono in ordinario, quali spese posso dedurre e come incide la ritenuta d’acconto?
In ordinario deduci i costi inerenti pagati nell’anno: canoni di locazione, utenze, servizi, formazione, assicurazioni, beni strumentali (via ammortamenti), software, consulenze, spese di trasferta. Vale il principio di cassa (art. 54 TUIR), salvo eccezioni previste dal TUIR e da prassi dell’Agenzia delle Entrate. La ritenuta d’acconto del 20% (art. 25 DPR 600/1973) riduce l’imposta da versare a saldo perché il cliente versa per tuo conto quell’anticipo. Devi comunque calcolare acconti IRPEF e addizionali sui redditi stimati. Gestisci IVA con liquidazioni periodiche e dichiarazione annuale. Ricorda l’imposta di bollo sulle fatture senza IVA quando dovuta.
5) Gestione Separata INPS: come si versa il 26,07% e quando conviene usare la rivalsa 4%?
Il contributo si calcola sul reddito professionale (compensi meno costi in ordinario; reddito forfettario in forfettario). Per il 2026, i professionisti senza altra tutela versano il 26,07% secondo la circolare INPS annuale. Paghi con F24 insieme a saldo e acconti delle imposte (giugno e novembre). La rivalsa 4% è facoltativa (L. 662/1996) ed è un importo che addebiti in fattura al cliente. Non è IVA, non è imposta. Ti aiuta a coprire parte dei contributi dovuti. Conviene quasi sempre, specie quando lavori con aziende o PA. Se il cliente è un privato sensibile al prezzo, valuta caso per caso. La rivalsa non cambia la base di calcolo della Gestione Separata, ma incide sulla tua liquidità nell’anno.
