Ultimo aggiornamento: agosto 2026.
Oggi non puoi entrare nel regime dei minimi. Se vi avevi aderito entro il 2016, puoi restare fino ai 35 anni. Se apri ora la Partita IVA, valuti il regime forfettario se rispetti i requisiti.
- Soglia ricavi/compensi per il forfettario: 85.000 euro annui, con uscita immediata se superi 100.000 euro nell’anno (Legge 197/2022).
- Imposta sostitutiva: 15%, ridotta al 5% per i primi 5 anni se nuova attività con requisiti (Legge 190/2014).
- Esclusioni principali: partecipazioni in società di persone; controllo in Srl con attività riconducibile; lavoro dipendente oltre 30.000 euro se il rapporto prosegue (Legge 190/2014).
Regime dei minimi: cosa puoi fare oggi
Il regime dei minimi non è più accessibile a chi apre oggi la Partita IVA. È stato introdotto dall’art. 27 del Decreto-Legge 98/2011, poi superato dal regime forfettario (Legge 190/2014). Le norme si consultano su Normattiva.
Se avevi aderito ai minimi entro il 2016, puoi restare fino a quando compi 35 anni. In alternativa, puoi uscire e passare al forfettario per scelta. Verifica l’impatto fiscale prima di decidere.
Nei minimi si applica un’imposta sostitutiva del 5% sul reddito. Il reddito si calcola con criterio semplice: ricavi meno costi pagati nell’anno. Questo è il principio di cassa. “Principio di cassa” significa che contano solo gli incassi e i pagamenti effettivi nell’anno.
Quando conviene restare nei minimi
Resta se sei prossimo ai 35 anni e hai molti costi deducibili. Nei minimi deduci i costi effettivi. Nel forfettario si usa un coefficiente. Se i tuoi costi reali sono alti, i minimi possono essere più leggeri.
Valuta anche l’IVA. Nei minimi non addebiti IVA in fattura. Nel forfettario nemmeno. Quindi, su questo tema, non cambia.
Controlla i contributi. Se sei artigiano o commerciante, versa i contributi fissi e percentuali. Se sei professionista senza Cassa, versi alla Gestione Separata INPS. Le aliquote INPS variano ogni anno con circolari INPS consultabili sul sito dell’Istituto.
Regime forfettario nel 2026: requisiti, esclusioni e cause di uscita
Il regime forfettario è oggi l’unico regime agevolato di ingresso per le persone fisiche titolari di partita IVA. La disciplina base è nell’art. 1, commi 54-89, Legge 190/2014. Le ultime modifiche principali sono nella Legge 197/2022. Le trovi su Normattiva e nelle guide dell’Agenzia delle Entrate.
Requisiti di accesso principali
Ricavi o compensi non superiori a 85.000 euro nell’anno. Si considera l’incasso effettivo. Rientra nel principio di cassa.
Residenza in Italia. In alternativa, residenza in UE o SEE, con almeno il 75% del reddito prodotto in Italia. Questo consente l’accesso anche a chi si sposta in area UE/SEE.
Nessuna partecipazione in società di persone o associazioni professionali. “Società di persone” significa snc o sas.
Nessun controllo in società a responsabilità limitata che svolge attività riconducibile alla tua. “Riconducibile” significa stessa attività o attività complementare che di fatto coincide con la tua.
Redditi di lavoro dipendente o assimilati non superiori a 30.000 euro, se il rapporto di lavoro prosegue. Se il rapporto è cessato, il limite non si applica. La regola discende dalla Legge 190/2014. Eventuali novità vanno verificate in Leggi di Bilancio successive su Normattiva e sul sito del MEF.
Spese per lavoro dipendente e collaboratori non superiori a 20.000 euro lordi nell’anno. Sono inclusi co.co.co., lavoro accessorio e collaboratori familiari. “Coadiuvante” è il familiare che aiuta in impresa senza un vero contratto di lavoro.
Cause di esclusione e uscita
Se superi 85.000 euro, esci dal regime dall’anno successivo. Se superi 100.000 euro, esci già nello stesso anno. Questa è l’uscita immediata introdotta dalla Legge 197/2022.
Se acquisisci una partecipazione vietata, o assumi lavoratori oltre il limite, o superi il tetto del lavoro dipendente, scatta l’esclusione dal periodo successivo. Accertati di monitorare i limiti ogni trimestre.
Fatturazione elettronica. Dal 2024 l’obbligo si è esteso ai forfettari. La base è nel Decreto-Legge 36/2022 e nei successivi provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate. Prepara il tuo canale PEC e un software FE.
Imposta sostitutiva: 15% o 5%
L’imposta sostitutiva è al 15%. Scende al 5% per i primi 5 anni se l’attività è nuova e rispetti tre condizioni: nessuna attività nei 3 anni prima; l’attività non è mera prosecuzione di lavoro precedente; se prosegui attività altrui, i ricavi dell’anno precedente restano sotto soglia. La base è l’art. 1, comma 65, Legge 190/2014.
Nel forfettario il reddito non è ricavi meno costi. Si applica un coefficiente di redditività all’incassato. Il coefficiente varia per codice ATECO. Esempio: professioni tecniche spesso 78%. “Coefficiente di redditività” significa percentuale di incasso che diventa reddito imponibile, al netto di un costo forfettario implicito.
Puoi dedurre solo i contributi previdenziali obbligatori pagati nell’anno. Il resto dei costi non rileva ai fini dell’imposta. Pianifica gli acquisti sapendo che non riducono la base imponibile, tranne che per i contributi.
Contributi previdenziali: cosa considerare
Professionisti senza Cassa versano alla Gestione Separata INPS. L’aliquota cambia ogni anno con circolari INPS. Verificala a inizio anno sul sito INPS.
Artigiani e commercianti versano contributi fissi e percentuali alla Gestione Artigiani e Commercianti. In forfettario puoi chiedere la riduzione del 35% dei contributi, se ammesso dalla normativa e dai messaggi INPS. La riduzione si chiede entro i termini fissati ogni anno dall’INPS.
Professionisti con Cassa (ingegneri, avvocati, medici, etc.) seguono il regolamento della propria Cassa. Consulta il sito della Cassa e le delibere approvate dai Ministeri vigilanti.
Aprire la Partita IVA oggi: passi operativi
Scegli il codice ATECO. Definisce cosa fai e incide sul coefficiente di redditività. Sceglilo con cura. Usa la classificazione ufficiale ISTAT aggiornata.
Compila il modello AA9/12 per persone fisiche. Indica dati, attività, luogo, data inizio, regime forfettario. Presentalo all’Agenzia delle Entrate entro 30 giorni dall’inizio attività. Puoi presentarlo online con SPID.
Se sei impresa individuale, iscriviti al Registro Imprese via ComUnica alla Camera di Commercio. Se sei artigiano o commerciante, apri posizione INPS e, se dovuto, posizione INAIL. Per alcune attività serve SCIA al Comune.
Prepara la fatturazione elettronica. Attiva il canale con il Sistema di Interscambio (SdI). Imposta il codice destinatario o la PEC dei clienti. Conserva le fatture a norma.
Gestisci scadenze fiscali. L’imposta sostitutiva si paga a saldo e acconti con F24, seguendo il calendario IRPEF. Conserva le ricevute di pagamento e i documenti su cloud sicuro.
Passare dai minimi al forfettario: quando conviene
Confronta le basi di calcolo. Nei minimi deduci i costi effettivi. Nel forfettario usi il coefficiente. Se hai costi bassi, il forfettario spesso conviene. Se hai costi alti, i minimi possono essere migliori.
Verifica l’aliquota. Nei minimi l’imposta è 5%. Nel forfettario è 15% o 5% solo per nuove attività con requisiti. Se passi dai minimi al forfettario senza nuova attività, il 5% start-up non si applica. Questo punto è decisivo.
Considera i contributi. In forfettario puoi chiedere la riduzione del 35% per artigiani e commercianti. Se versi alla Gestione Separata, deduci comunque i contributi pagati. Valuta il peso contributivo nel tuo settore.
Guarda i limiti. Nel forfettario la soglia 85.000 è ampia. Oltre 100.000 scatta l’uscita immediata. Se prevedi una crescita rapida, pianifica la transizione al regime ordinario.
Controlla gli effetti sull’ISEE e su bonus famiglie. Le agevolazioni fiscali e sociali guardano spesso al reddito complessivo. Stima l’impatto con un simulatore e una proiezione realistica.
Regola decisionale rapida
Se stai per aprire la Partita IVA
Hai ricavi attesi sotto 85.000? Non hai partecipazioni vietate? Non superi 30.000 di reddito da lavoro dipendente in corso? Allora scegli il forfettario. Se non rispetti i requisiti, parti con il regime ordinario.
Se sei nei minimi e hai meno di 35 anni
Hai costi reali elevati e imposta al 5%? Resta nei minimi fino a 35 anni. Hai costi bassi e ricavi stabili? Valuta il forfettario. Se non puoi ottenere il 5% start-up nel forfettario, fai i conti con il 15%.
Se prevedi di crescere oltre soglia
Prevedi ricavi tra 85.000 e 100.000? Pianifica l’uscita l’anno dopo. Prevedi oltre 100.000? Valuta il regime ordinario già da ora, per evitare passaggi in corsa e sanzioni.
Se hai lavoro dipendente
Se il rapporto continua e superi 30.000, il forfettario non è accessibile. Se il rapporto è cessato, il limite non conta. Verifica ogni anno la norma su Normattiva e le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate.
Fonti da consultare
Normattiva per Legge 190/2014 e Legge 197/2022. Agenzia delle Entrate per guide e risposte. Ministero dell’Economia e delle Finanze per manovre di bilancio. INPS per aliquote e scadenze.
| Scenario | Requisiti chiave | Imposte/Contributi | Tempistiche e adempimenti |
|---|---|---|---|
| Nuova apertura in regime forfettario | Ricavi previsti ≤ 85.000; niente partecipazioni vietate; lavoro dipendente in corso ≤ 30.000 o cessato; residenza IT o UE/SEE con 75% in Italia | Imposta 15% (o 5% per 5 anni se nuova attività con requisiti); contributi INPS secondo Gestione | AA9/12 entro 30 giorni dall’inizio; FE attiva da subito; F24 acconti/saldi secondo calendario IRPEF |
| Già nel regime dei minimi, età < 35 | Aderito entro 2016; non compiuti 35 anni | Imposta 5% su reddito per cassa; contributi INPS secondo Gestione | Puoi restare fino a 35 anni; valutazione annuale convenienza vs forfettario; passaggio dal 1° gennaio |
| Superi 85.000 ma ≤ 100.000 nell’anno | Incassi tra 85.001 e 100.000 | Forfettario valido fino a fine anno; dal prossimo anno regime ordinario | Monitora soglia trimestralmente; prepara registri e liquidazioni IVA dal 1° gennaio successivo |
| Superi 100.000 nell’anno | Incassi > 100.000 | Uscita immediata dal forfettario; IVA e imposte ordinarie dal momento del superamento | Fattura con IVA dopo lo sforamento; gestisci pro-rata; comunica al consulente entro 10 giorni |
| Lavoro dipendente in corso > 30.000 | Reddito da lavoro oltre 30.000 e rapporto attivo | Forfettario non accessibile; resta ordinario | Verifica annuale in CU; se il rapporto cessa, rivaluta accesso dal nuovo anno |
| Partecipazioni vietate (società di persone o Srl controllata “riconducibile”) | Presenza di quota in snc/sas o controllo in Srl con attività sovrapponibile | Forfettario non accessibile o decadenza dall’anno successivo | Rimuovi la causa (recesso/cessione quote) prima dell’anno d’imposta; conserva atti notarili |
FAQ
Posso aprire oggi la Partita IVA e scegliere il regime dei minimi?
No. Il regime dei minimi non è più accessibile a chi apre oggi. È un regime transitorio creato dall’art. 27 del DL 98/2011. È stato superato dal regime forfettario introdotto dalla Legge 190/2014. Se avevi già aderito ai minimi entro il 2016, puoi restare fino al compimento dei 35 anni. In tutti gli altri casi, il regime agevolato di ingresso è il forfettario, se rispetti i requisiti. La base normativa è disponibile su Normattiva e nelle guide dell’Agenzia delle Entrate. Se non rispetti i requisiti del forfettario, parti con il regime ordinario e la contabilità semplificata.
Quali sono i requisiti aggiornati per entrare o restare nel regime forfettario?
Il requisito principale è la soglia di ricavi o compensi pari a 85.000 euro annui, calcolati per cassa, cioè sugli incassi effettivi dell’anno. Devi essere residente in Italia. Se sei residente in UE o SEE, puoi entrare se almeno il 75% del reddito è prodotto in Italia. Non devi avere partecipazioni in società di persone o associazioni tra professionisti. Non devi controllare una Srl che svolge un’attività riconducibile alla tua. Se hai un lavoro dipendente in corso, i relativi redditi non devono superare 30.000 euro annui; se il rapporto è cessato, questo limite non si applica. Le norme sono nell’art. 1, commi 54-89, Legge 190/2014, come modificati anche dalla Legge 197/2022, consultabili su Normattiva e sul sito del Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Come si calcola l’imposta nel forfettario e quando posso applicare il 5%?
Nel forfettario non deduci i costi reali, salvo i contributi previdenziali obbligatori. Applichi al totale incassato un coefficiente di redditività legato al tuo codice ATECO. Questo coefficiente trasforma gli incassi nel reddito imponibile. Sull’imponibile paghi un’imposta sostitutiva del 15%. Puoi applicare il 5% per i primi 5 anni solo se l’attività è nuova e soddisfi tre condizioni: non hai svolto attività nei 3 anni precedenti; l’attività non è mera prosecuzione di lavoro dipendente o autonomo precedente; se prosegui un’attività altrui, i ricavi dell’anno precedente restano sotto soglia. Queste regole sono nell’art. 1, comma 65, Legge 190/2014. Se provieni dal regime dei minimi e la tua attività non è nuova, di norma non puoi applicare il 5% del forfettario. Fai una simulazione numerica con i tuoi dati prima di scegliere.
Cosa succede se supero i 100.000 euro di incassi mentre sono nel forfettario?
Se superi i 100.000 euro di incassi nell’anno, esci dal forfettario immediatamente, nello stesso anno in cui superi la soglia. Da quel momento devi applicare l’IVA e le regole del regime ordinario. Se superi la soglia di 85.000 ma resti entro 100.000, resti nel forfettario fino a fine anno e poi esci dal periodo d’imposta successivo. Queste regole sono state introdotte dalla Legge 197/2022. È fondamentale monitorare l’andamento degli incassi ogni mese, predisporre un cruscotto con previsioni, e avvisare il consulente subito al superamento, per impostare correttamente la fatturazione e le liquidazioni IVA da quel momento.
Ho un lavoro dipendente e voglio aprire la Partita IVA: posso entrare nel forfettario?
Sì, ma con una condizione. Se il rapporto di lavoro dipendente è in corso e i relativi redditi superano 30.000 euro, il forfettario non è accessibile. Se il rapporto è cessato, puoi entrare nel forfettario anche se i redditi dell’anno precedente erano superiori a 30.000. Questa è la regola prevista dalla Legge 190/2014. Ogni anno verifica eventuali aggiornamenti in Legge di Bilancio su Normattiva e nelle istruzioni dell’Agenzia delle Entrate. Valuta anche la compatibilità contrattuale con il tuo datore di lavoro su temi come patto di non concorrenza e conflitto di interessi. Pianifica gli acconti, perché con due fonti di reddito potresti avere acconti rilevanti l’anno successivo.
