Commercialista: cosa chiedergli prima di aprire Partita IVA?

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Ultimo aggiornamento: agosto 2026.

Prima di aprire la Partita IVA, definisci attività, requisiti, forma giuridica e regime fiscale. Valuta costi, tasse, contributi e scadenze. Prepara titoli, corsi, stime di spesa, luogo esercizio, rapporti di lavoro, pensione o partecipazioni.

  • Codice ATECO e forma: libero professionista o ditta individuale. Cambiano iscrizioni (Albo/Ordine, INPS, CCIAA), contributi e adempimenti.
  • Regime fiscale: forfettario (soglia 85.000 euro e cause di esclusione) o semplificato/ordinario. Imposte diverse, deduzioni e IVA cambiano.
  • Contributi: Gestione Separata, Artigiani/Commercianti o Cassa professionale. Aliquote e scadenze INPS diverse. Possibile riduzione 35% per forfettario su domanda.

Prima di tutto: cosa spiegare al commercialista

Descrivi l’attività in modo concreto. Spiega cosa farai, per chi, con quali strumenti e dove. Così si sceglie il codice ATECO giusto. Il codice ATECO identifica l’attività economica.

Comunica titoli di studio, corsi e certificazioni. Servono per capire se esistono abilitazioni o iscrizioni obbligatorie. Per esempio, per i professionisti ordinistici serve l’albo.

Indica i costi stimati. Spiega quali costi pensi di sostenere e perché. Servono a valutare il regime fiscale. Nel forfettario non deduci i costi “analitici”. Nel semplificato/ordinario sì.

Specifica se hai un lavoro dipendente, se lavori nel pubblico impiego, se sei pensionato o se percepisci NASpI/CIG. Queste informazioni cambiano contributi, autorizzazioni e benefici.

Dichiara eventuali partecipazioni societarie. Alcune quote impediscono il regime forfettario. Questo è rilevante per la pianificazione fiscale.

Requisiti legali e fonti normative di base

Partita IVA e attività economica sono regolate da norme tributarie e del lavoro. I testi ufficiali sono disponibili sul portale Normattiva e sui siti istituzionali (Agenzia delle Entrate, INPS, Ministero del Lavoro).

IVA e fatturazione: DPR 633/1972 disciplina l’IVA. La fatturazione elettronica è prevista dal D.Lgs. 127/2015, estesa ai forfettari dal 2024 con DL 36/2022 (PNRR 2). In 2026 la e-fattura è la regola per tutti i titolari di Partita IVA.

Imposte dirette: TUIR, DPR 917/1986. Il regime forfettario è nella Legge 190/2014, art. 1 commi 54-89, come modificata dalle Leggi di Bilancio successive (soglia 85.000 euro e uscita immediata oltre 100.000).

Regimi contabili: contabilità semplificata per cassa (art. 66 TUIR, come riformato dal DL 193/2016); ordinaria per chi supera soglie o per opzione.

Contributi: Legge 335/1995 e circolari INPS definiscono gestioni e aliquote. Artigiani e Commercianti hanno minimali fissi e contributi percentuali. La Gestione Separata applica aliquote percentuali ai compensi.

Imprese individuali: Registro Imprese e CCIAA secondo L. 580/1993. Per molte attività serve la SCIA via SUAP (DPR 160/2010). Per i professionisti ordinistici valgono le regole degli Ordini e delle Casse.

Pubblico impiego: D.Lgs. 165/2001 art. 53 sugli incarichi e l’incompatibilità. Spesso serve autorizzazione; il part-time sotto il 50% ha regole più ampie.

Ammortizzatori: NASpI (D.Lgs. 22/2015) e CIG/CIGS (D.Lgs. 148/2015). L’avvio di lavoro autonomo va comunicato. L’indennità può ridursi o decadere.

Scelta della forma: libero professionista o ditta individuale

Quando sei libero professionista

Se vendi servizi intellettuali senza organizzazione d’impresa, rientri di solito tra i professionisti. Esempi: consulente marketing, developer freelance, formatore. Ti iscrivi alla Gestione Separata INPS, salvo esista una Cassa professionale.

Se sei iscritto a un Albo (avvocato, ingegnere, commercialista), versi i contributi alla Cassa del tuo Ordine. La Cassa sostituisce la Gestione Separata.

Quando sei ditta individuale

Se svolgi attività artigiana o commerciale, apri una ditta individuale. Esempi: e-commerce, parrucchiere, falegname, barista. Ti iscrivi al Registro Imprese e alla gestione INPS Artigiani o Commercianti. Può servire INAIL per i rischi sul lavoro.

Questa scelta incide su contributi minimi fissi. Anche quando incassi poco, paghi un minimale annuale, salvo agevolazioni.

Regimi fiscali: come scegliere quello giusto

Regime forfettario

Cos’è: un regime semplificato con imposta sostitutiva. L’imposta sostitutiva è un’unica tassa che sostituisce IRPEF, addizionali e IRAP.

Requisiti principali: ricavi/compensi fino a 85.000 euro annui. Fuoriuscita immediata se superi 100.000 nell’anno. Persistono cause di esclusione: partecipazioni in società di persone, SRL che controlli con attività riconducibile, spese per lavoro dipendente e collaboratori oltre 20.000 euro, attività prevalentemente verso ex datore di lavoro (ultimi due anni) con rischio di abuso.

Come si calcola: applichi al fatturato un coefficiente di redditività legato al codice ATECO. Il risultato è il “reddito forfettario”. Su questo paghi il 15%, o il 5% per i primi 5 anni se rispetti i requisiti start-up (nessuna attività analoga nei 3 anni precedenti, non mera prosecuzione, ecc.). L’IVA non si applica sulle fatture e non si detrae sugli acquisti.

Regime semplificato e ordinario

Nel semplificato applichi il principio di cassa: tassazione sugli incassi effettivi. Nel regime ordinario applichi il principio di competenza: tassazione su ricavi e costi maturati, anche se non incassati.

Questi regimi permettono di dedurre i costi inerenti e detrarre l’IVA sugli acquisti. Sono utili se hai costi importanti o investimenti con IVA significativa.

Contributi previdenziali: quanto e a chi li versi

Gestione Separata INPS

Riguarda i professionisti senza Cassa. Si applica un’aliquota percentuale al reddito imponibile. L’aliquota varia ogni anno con circolare INPS. In genere copre pensione e maternità.

Artigiani e Commercianti

Pagano un minimale su redditi fino a una soglia e una percentuale sull’eccedenza. Le aliquote e i minimali cambiano ogni anno con INPS. Nel forfettario si può chiedere la riduzione del 35% dei contributi.

Casse professionali

Gli iscritti agli Ordini versano a casse dedicate. Ogni cassa ha regole proprie su contributi minimi, integrativi e percentuali. Consulta sempre il regolamento della tua Cassa.

Adempimenti iniziali e scadenze importanti

Apertura e comunicazioni

Entro 30 giorni dall’inizio attività apri la Partita IVA all’Agenzia delle Entrate (modello AA9/12). Le ditte individuali usano la Comunicazione Unica per Registro Imprese, INPS e, se serve, INAIL.

Per alcune attività serve la SCIA al SUAP del Comune prima di iniziare. Le regole sono nel DPR 160/2010.

Fatture elettroniche e registri

Emetti e conservi fatture elettroniche tramite SdI. Anche i forfettari sono obbligati dal 2024. Applichi imposta di bollo quando dovuta (DPR 642/1972 e DM 17 giugno 2014).

In semplificato e ordinario tieni i registri IVA e contabili. Nel forfettario la contabilità è più snella, ma restano obblighi minimi e conservazione delle fatture.

Tasse e contributi: quando si pagano

Il primo anno paghi il saldo l’anno successivo. Non hai acconti perché non c’è una base storica. Dal secondo anno versi acconti e saldo.

Saldo e acconti di imposte e Gestione Separata seguono il calendario di giugno e novembre (norme sul versamento, DPR 435/2001 e provvedimenti MEF). Artigiani e Commercianti pagano contributi minimi in 4 rate trimestrali.

Regola decisionale rapida

– Se prevedi ricavi sotto 85.000 euro, hai pochi costi e non rientri nelle cause di esclusione, il forfettario di solito conviene.

– Se hai costi elevati, investimenti con IVA, o clienti che richiedono detrazione IVA, valuta semplificato/ordinario.

– Se vendi servizi intellettuali senza organizzazione, probabilmente sei professionista (Gestione Separata o Cassa). Se vendi beni o attività manuali/organizzate, probabilmente sei ditta individuale (Artigiani/Commercianti).

– Se sei dipendente pubblico, verifica l’autorizzazione e l’orario (art. 53 D.Lgs. 165/2001). Se percepisci NASpI/CIG, comunica subito a INPS e valuta l’impatto economico.

– Se hai partecipazioni societarie, controlla le cause di esclusione dal forfettario prima di decidere.

Costi “scaricabili” e gestione pratica delle spese

Nel forfettario

Non deduci i costi uno per uno. Usi il coefficiente di redditività. Restano deducibili i contributi previdenziali pagati. L’IVA non si detrae.

Nel semplificato/ordinario

Deduci i costi inerenti: attrezzature, canoni, utenze, servizi professionali, marketing. Detrai l’IVA di acquisti e servizi, se inerenti e documentati.

Attenzione a telefonia, auto, pasti, trasferte: hanno percentuali di deducibilità specifiche nel TUIR e nel DPR 633/1972.

Rischi da evitare e verifiche da fare

– Codice ATECO errato: può far scattare inquadramenti contributivi sbagliati, coefficienti forfettari non corretti e controlli.

– Fatturazione elettronica in ritardo: comporta sanzioni. Organizza il ciclo attivo e passivo con anticipo.

– Mancata comunicazione a INPS per NASpI/CIG: rischi restituzioni o decadenza. Agisci entro i termini.

– Prestazioni all’ex datore: in forfettario verifica la prevalenza e l’abuso del diritto. Documenta autonomia e pluralità di clienti.

Riferimenti essenziali (testuali)

DPR 633/1972 (IVA); DPR 917/1986 TUIR; Legge 190/2014 art. 1, commi 54-89 (regime forfettario) e Leggi di Bilancio successive; D.Lgs. 127/2015 e DL 36/2022 (fatturazione elettronica); DL 193/2016 e art. 66 TUIR (cassa semplificata); Legge 335/1995 e circolari INPS (contributi); L. 580/1993 (Registro Imprese); DPR 160/2010 (SUAP/SCIA); D.Lgs. 165/2001 art. 53 (pubblico impiego); D.Lgs. 22/2015 (NASpI); D.Lgs. 148/2015 (CIG/CIGS); DPR 642/1972 e DM 17 giugno 2014 (imposta di bollo).

Scenario Requisiti legali Adempimenti iniziali Tempistiche e scadenze Note fiscali/contributive
Libero professionista senza Albo (consulente) Nessuna iscrizione ad Ordine; Partita IVA professionale AA9/12 all’Agenzia Entrate; INPS Gestione Separata; PEC e firma digitale consigliate Apertura entro 30 giorni; imposte saldo/acconti a giugno-novembre Possibile forfettario se sotto 85.000 euro; niente IVA in forfettario; contributi percentuali su reddito
Professionista con Albo (ingegnere/avvocato) Abilitazione e iscrizione Ordine; iscrizione Cassa AA9/12; iscrizione Cassa professionale; eventuale PEC obbligatoria per Albo Contributi minimi e a conguaglio secondo regolamento Cassa Regole Cassa su minimi e integrativi; forfettario applicabile se rispettati i requisiti
Ditta individuale artigiana/commerciale (e-commerce, parrucchiere) Iscrizione CCIAA; eventuale SCIA SUAP; INPS Artigiani/Commercianti; INAIL se dovuta ComUnica (Registro Imprese, INPS, INAIL); AA9/12; eventuale SCIA Contributi minimi in 4 rate; IVA periodica mensile/trimestrale salvo forfettario Forfettario possibile; altrimenti deduzioni/IVA in semplificato/ordinario
Dipendente pubblico part-time Autorizzazione ex art. 53 D.Lgs. 165/2001; limiti su orario Richiesta preventiva all’ente; poi AA9/12 e iscrizioni Autorizzazione prima dell’avvio; scadenze tributarie standard Incompatibilità se full-time; verifica regolamenti interni
Pensionato Compatibile; contributi comunque dovuti AA9/12; iscrizione gestione corretta (Cassa/INPS) Contributi secondo gestione; possibili riduzioni in alcune Casse Attenzione al cumulo redditi e addizionali
Percettore NASpI/CIG Obbligo comunicazione a INPS; possibili riduzioni/decadenza AA9/12; comunicazione a INPS entro i termini previsti Comunicazione entro 30 giorni; scadenze fiscali ordinarie Valuta convenienza tra anticipo NASpI e riduzione mensile

FAQ

Come scelgo il codice ATECO giusto e perché è così importante?

Il codice ATECO descrive l’attività che svolgi. È importante perché incide su contributi, autorizzazioni, coefficienti del forfettario e studi di settore/ISA. Sceglilo in base a cosa farai davvero, non a ciò che “potresti” fare. Se l’attività è mista, valuta il codice prevalente e l’eventuale indicazione di attività secondarie. Un codice sbagliato può portare alla gestione INPS errata (ad esempio commerciante invece di professionista) e a coefficienti forfettari non adeguati. Per sceglierlo, descrivi al commercialista: tipo di clienti, output del lavoro, canali di vendita, uso di laboratorio o negozio, dipendenti o collaboratori. Confronta le descrizioni ufficiali delle voci ATECO e privilegia quella che meglio rappresenta i ricavi attesi. Se cambi attività nel tempo, puoi aggiornare il codice con comunicazione all’Agenzia delle Entrate e, se ditta individuale, al Registro Imprese.

Meglio regime forfettario o semplificato/ordinario? Mi fai un esempio numerico semplice?

Dipende da ricavi e costi. Se hai ricavi bassi e costi contenuti, spesso vince il forfettario. Esempio: consulente ATECO servizi professionali con coefficiente 78%. Ricavi 40.000. Reddito forfettario 31.200. Imposta sostitutiva 15% = 4.680 (o 5% = 1.560 se start-up). Contributi Gestione Separata su 31.200 (aliquota annuale INPS da verificare). In semplificato, con costi reali 15.000 e IVA sugli acquisti, potresti dedurre 15.000 e detrarre l’IVA. Reddito 25.000. IRPEF a scaglioni più addizionali, ma puoi usare detrazioni e contributi. Se hai costi elevati o grandi investimenti con molta IVA, semplificato/ordinario può superare il forfettario. Confronta sempre due simulazioni: forfettario (ricavi x coefficiente – contributi) vs semplificato/ordinario (ricavi – costi – contributi, più IVA a debito/credito). Ricorda le cause di esclusione dal forfettario: partecipazioni in certe società, spese per personale oltre 20.000, prestazioni prevalenti verso ex datore.

Quando pago per la prima volta tasse e contributi? Come funzionano saldo e acconti?

Nel primo anno emetti fatture ma non versi acconti perché non hai una “base storica”. Paghi il saldo l’anno successivo, con gli acconti per l’anno in corso. In genere il saldo e il primo acconto scadono a giugno/luglio, il secondo acconto a novembre (secondo DPR 435/2001 e decreti MEF). La Gestione Separata segue lo stesso calendario dei tributi diretti. Artigiani e Commercianti pagano i contributi minimi in quattro rate trimestrali, più il conguaglio a giugno/luglio se superano il minimale. Se aderisci al forfettario e chiedi la riduzione INPS del 35% (solo per Artigiani/Commercianti), la applichi su tutte le rate e i conguagli. Pianifica la cassa: metti da parte una percentuale degli incassi, così non ti trovi scoperto al momento dei versamenti.

Posso aprire la Partita IVA se sono dipendente (privato o pubblico)? Devo fare qualcosa di speciale?

Se sei dipendente privato, di solito puoi aprire la Partita IVA. Controlla il contratto per eventuali clausole di non concorrenza o esclusiva. In molti casi non ci sono limiti, ma evita conflitti di interesse con il datore. Se sei dipendente pubblico, valgono le regole dell’art. 53 D.Lgs. 165/2001: in generale serve autorizzazione dell’amministrazione e ci sono incompatibilità per il full-time. Il part-time sotto il 50% ha più flessibilità, ma l’autorizzazione resta centrale. Documenta autonomia, orari e assenza di sovrapposizione con i doveri d’ufficio. Se ti dimetti o riduci l’orario, informane l’ente. In tutti i casi, verifica anche l’impatto previdenziale: potresti avere doppia contribuzione (ad esempio INPS Artigiani/Commercianti oltre ai contributi da dipendente). I professionisti senza cassa versano alla Gestione Separata anche se hanno un lavoro dipendente.

Quali costi posso “scaricare”? E cosa cambia con il forfettario?

Nel forfettario non deduci i costi voce per voce. Il reddito si calcola con il coefficiente di redditività. Dedurrai comunque i contributi previdenziali pagati. Non detrai l’IVA. Questo rende il forfettario semplice ma meno adatto se hai costi alti o molta IVA a credito. Nel semplificato/ordinario deduci i costi inerenti: affitto ufficio, utenze, software, consulenze, assicurazioni, ammortamenti, spese di marketing e trasferte. L’IVA su beni e servizi inerenti è detraibile secondo le regole del DPR 633/1972. Alcune spese hanno limiti: autovetture e telefonia sono parzialmente deducibili; vitto e alloggio hanno percentuali specifiche; omaggi seguono soglie. Conserva sempre fatture e contratti. Definisci politiche chiare per rimborsi e carte di pagamento. Se lavori da casa, valuta la deducibilità pro-quota delle utenze e degli spazi, rispettando i criteri di inerenza e i limiti fiscali.

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