Ultimo aggiornamento: agosto 2026.
Per vendere abbigliamento con negozio fisico usa ATECO 47.71, apri Partita IVA con ComUnica, invia SCIA al SUAP, iscriviti all’INPS commercianti e scegli il regime fiscale più adatto.
- ATECO 47.71 include: 47.71.10 adulti, 47.71.20 bimbi, 47.71.30 intimo, 47.71.40 pellicce, 47.71.90 altri articoli e accessori.
- Adempimenti iniziali: ComUnica (P.IVA, CCIAA, INPS), SCIA al SUAP, PEC, firma digitale, registratore telematico e corrispettivi elettronici.
- Fisco: forfettario (coefficiente 40%, imposta sostitutiva 15% o 5%) oppure ordinario (IVA, IRPEF 23%-33%-43%). Contributi INPS fissi più percentuali sull’eccedenza.
ATECO 47.71: cosa copre e come scegliere il sottocodice giusto
ATECO 47.71 identifica il commercio al dettaglio di abbigliamento in negozi specializzati. È la famiglia corretta per boutique e store di capi nuovi.
I principali sottocodici sono:
- 47.71.10: abbigliamento per adulti.
- 47.71.20: abbigliamento per neonati e bambini.
- 47.71.30: biancheria intima e homewear.
- 47.71.40: pellicce e similari.
- 47.71.90: altri capi e accessori non altrove classificati.
Scegli il sottocodice in base al core business. Se vendi più categorie, indica il codice prevalente e aggiungi gli altri come secondari.
La classificazione ATECO deriva dagli standard ISTAT. La Camera di Commercio conferma la corretta inquadratura in sede di iscrizione. La fonte giuridica consultabile è il portale Normattiva per i riferimenti collegati agli adempimenti fiscali e amministrativi.
Quando serve un secondo ATECO
Se affianchi calzature, usa anche 47.72. Se vendi online in modo rilevante, valuta 47.91.10 per e-commerce. Inserisci sempre la combinazione coerente con le vendite effettive.
Se il canale online è solo complementare, mantieni 47.71 come prevalente e aggiungi 47.91.10 come secondario. Questa scelta incide sugli studi statistici, non sulle imposte base.
Come aprire il negozio: ComUnica, SCIA, CCIAA, INPS, PEC e firma digitale
La Comunicazione Unica (ComUnica) attiva Partita IVA, iscrizione al Registro Imprese e INPS gestione commercianti. Nasce dal D.L. 7/2007, convertito in L. 40/2007, e dal D.P.C.M. 6 maggio 2009.
Con ComUnica invii un solo fascicolo. Ottieni subito il numero di Partita IVA. L’iscrizione alla Camera di Commercio comporta diritti fissi annuali.
Devi presentare la SCIA al SUAP comunale prima di aprire al pubblico. La base è il D.P.R. 160/2010. Allegati tipici: planimetria, titolo sul locale, agibilità e destinazione d’uso.
Attiva PEC obbligatoria per imprese (D.L. 185/2008) e firma digitale per le pratiche telematiche. La cornice è il Codice dell’Amministrazione Digitale (D.Lgs. 82/2005).
Per l’INPS gestione commercianti l’iscrizione è inclusa in ComUnica. Il Ministero del Lavoro e l’INPS pubblicano ogni anno criteri e importi in circolari dedicate.
Costi amministrativi tipici 2026
Indicativamente: imposta di bollo e diritti di segreteria per l’iscrizione, diritto camerale annuale, acquisto o noleggio del registratore telematico. I Comuni possono applicare canoni per insegne e occupazioni di suolo, regolati dalla L. 160/2019 (canone unico patrimoniale).
Regime fiscale: forfettario o ordinario con IVA
Regime forfettario: quando conviene e come si calcola
Il regime forfettario è disciplinato dalla L. 190/2014. La soglia di accesso attuale è 85.000 euro di ricavi annui. La L. 197/2022 ha fissato la soglia e l’uscita immediata oltre 100.000 euro.
Per il commercio al dettaglio il coefficiente di redditività è 40%. Significa che tassi solo il 40% dei ricavi. Esempio: 70.000 euro di incassi generano 28.000 euro di reddito imponibile.
L’imposta sostitutiva è 15%. Scende al 5% per i primi 5 anni se rispetti le condizioni di start-up. In breve: nessuna attività simile nei 3 anni precedenti, nuova attività non in continuazione e rispetto di altri requisiti della L. 190/2014.
Nel forfettario non applichi IVA in vendita e non detrai IVA sugli acquisti. Emetti fattura elettronica dal 2024 in poi. La base è il D.Lgs. 127/2015 e il D.L. 36/2022.
I contributi INPS si pagano sempre. Nel forfettario puoi chiedere la riduzione del 35% dei contributi commercianti. La richiesta va presentata all’INPS. La riduzione riduce anche la quota deducibile.
Regime ordinario: IVA, IRPEF e deduzioni
Nel regime ordinario addebiti l’IVA ai clienti e detrai l’IVA sugli acquisti. Le regole IVA sono nel D.P.R. 633/1972. Le liquidazioni possono essere mensili o trimestrali.
Paghi l’IRPEF a scaglioni. Per il 2026 sono previsti: 23% fino a 28.000 euro, 33% da 28.001 a 50.000 euro, 43% oltre 50.000 euro. Il quadro è definito dalla Legge di Bilancio 2026 e dal TUIR (D.P.R. 917/1986).
Nel regime ordinario deduci i costi effettivi, ammortamenti e contributi INPS. Per le imprese minori si applica la contabilità semplificata “per cassa” introdotta dalla L. 232/2016.
Conviene se hai margini ridotti, molti costi e investimenti. Il recupero IVA sui fornitori e sugli allestimenti può essere rilevante al lancio.
Contributi INPS Gestione Commercianti 2026
La gestione commercianti prevede una quota fissa annua sul minimale di reddito e una quota percentuale sull’eccedenza. La disciplina base è nella L. 233/1990 e nelle circolari INPS annuali.
La quota fissa è dovuta anche con ricavi bassi o nulli. L’INPS aggiorna importi e minimale ogni anno. Verifica sempre la circolare INPS di inizio anno.
Sull’utile oltre il minimale paghi una percentuale. Per i commercianti le aliquote ordinarie sono 24,48% fino al primo massimale, che sale al 25,48% sullo scaglione superiore. Gli scaglioni sono definiti annualmente dall’INPS.
I contributi sono deducibili dal reddito. Nel forfettario riducono la base prima di applicare l’imposta sostitutiva. Nel regime ordinario riducono l’IRPEF.
La rateizzazione segue scadenze fiscali (acconti e saldo) con F24. È possibile chiedere riduzione del 35% se sei forfettario, con effetti sulla futura pensione.
Adempimenti operativi: corrispettivi, fatture, pagamenti
Serve un registratore telematico per inviare i corrispettivi all’Agenzia delle Entrate. L’obbligo discende dal D.Lgs. 127/2015 e dai provvedimenti attuativi.
Emetti fatture elettroniche quando richieste o per vendite B2B. Dal 2024 anche i forfettari sono inclusi. La trasmissione passa dal Sistema di Interscambio.
Rilascia documento commerciale per ogni vendita al dettaglio. Gestisci resi e sconti con note di variazione secondo l’articolo 26 del D.P.R. 633/1972.
Accetta pagamenti elettronici. L’obbligo POS è operativo con sanzioni dal 2022 (D.L. 36/2022). Applica il limite al contante vigente, comunicato dal MEF.
Regola decisionale rapida
Seleziona il regime fiscale con questi passaggi logici
1) Stima i ricavi del primo anno. Se sotto 85.000 euro, il forfettario è disponibile. Se oltre, vai in ordinario IVA.
2) Calcola i costi ricorrenti. Se i costi superano il 60% dei ricavi, l’ordinario tende a convenire per le deduzioni e il recupero IVA.
3) Valuta gli investimenti iniziali. Se allestimento e merce richiedono molta IVA a credito, l’ordinario aiuta il cash flow.
4) Simula le imposte. Forfettario: ricavi x 40% = base; deduci INPS; imposta 15% o 5%. Ordinario: ricavi – costi – INPS = base IRPEF a scaglioni.
5) Considera la crescita. Se prevedi di superare 100.000 euro, l’uscita dal forfettario è immediata. Pianifica per tempo.
Consulta sempre le fonti ufficiali: Normattiva per le leggi, Agenzia delle Entrate per IVA e fatturazione, INPS per contributi, Ministero del Lavoro per inquadramenti.
Errori comuni da evitare
ATECO non allineato al mix di prodotti
Errore tipico: scegliere solo 47.71.10 ma vendere anche intimo o accessori. Inserisci i secondari corretti per evitare incoerenze in banca dati.
SCIA incompleta o tardiva
Senza SCIA non puoi aprire al pubblico. Verifica allegati, planimetrie e requisiti del locale. Il SUAP pubblica modulistica e tempi.
Regime fiscale scelto “a sensazione”
Calcola numeri reali. Due simulazioni su dati prudenziali evitano sorprese con acconti, liquidità e scadenze.
Dimenticare corrispettivi e RT
Il registratore telematico va attivato e censito. Prevedi manutenzione, verifiche e invii giornalieri.
Sottostimare i contributi INPS
La quota fissa incide anche con incassi bassi. Pianifica cassa e acconti. Verifica ogni anno gli importi INPS aggiornati.
| Scenario | Requisiti principali | Adempimenti e tempistiche | Costi indicativi 2026 / Note |
|---|---|---|---|
| Avvio negozio abbigliamento adulti (47.71.10) in forfettario | Ricavi previsti ≤ 85.000 euro; requisiti L. 190/2014; coefficiente 40% | ComUnica (P.IVA, CCIAA, INPS) 1-3 giorni; SCIA SUAP prima dell’apertura; RT entro l’avvio | Imposta sostitutiva 15% o 5%; contributi INPS fissi + percentuali; diritto camerale annuale |
| Negozio bimbi (47.71.20) in ordinario IVA | Molti costi e investimenti; recupero IVA utile; IRPEF scaglioni 2026 | Liquidazioni IVA mensili/trimestrali; registri IVA; fattura elettronica; corrispettivi giornalieri | IVA su acquisti recuperabile; IRPEF 23%-33%-43%; oneri contabili superiori al forfettario |
| Mix adulti + intimo (47.71.10 + 47.71.30) | Codice prevalente + secondario; stesse regole fiscali | Integrazione ATECO in CCIAA con pratica; aggiornamento SCIA se necessario | Diritti CCIAA per variazione; nessun impatto su imposte se prevalenza invariata |
| Vendita in negozio + e-commerce accessorio | 47.71 prevalente + 47.91.10 secondario se rilevante | Adegua privacy e consumatori; gestione resi e spedizioni; fatture elettroniche | Costi piattaforma; corriere; IVA ordinaria o forfettario senza IVA in base al regime |
| Superamento soglia 100.000 euro in anno in corso | Uscita immediata dal forfettario (L. 197/2022) | Passaggio a IVA dal momento del superamento; adeguamento RT e prezzi; gestione pro-rata | Maggiore carico amministrativo; possibile credito IVA su acquisti successivi |
FAQ
Quanto costa aprire un negozio con ATECO 47.71 nel 2026? Cosa devo mettere a budget davvero?
Metti a budget quattro blocchi: adempimenti, allestimento, strumenti digitali e capitale per la merce. Per gli adempimenti considera bolli e diritti per ComUnica e CCIAA, il diritto camerale annuale e eventuali diritti comunali per insegna o occupazione di suolo (canone unico patrimoniale, L. 160/2019). Prevedi la SCIA al SUAP e l’eventuale parere per insegne. Inserisci poi il registratore telematico, la sua attivazione e la manutenzione. Aggiungi PEC e firma digitale. Per l’allestimento considera arredi, illuminazione, vetrine e impianti a norma. Valuta l’adeguatezza del locale per destinazione d’uso e agibilità. Per il digitale includi software gestionale, cassa, gateway pagamenti e connettività. Infine, il capitale di esercizio per le scorte iniziali e i riordini. Ricorda i contributi INPS commercianti (quota fissa + percentuale) e le imposte. Le fonti di riferimento sono Normattiva per i presupposti legali, l’Agenzia delle Entrate per corrispettivi e IVA, la CCIAA per i diritti, e il SUAP per i costi locali.
Come funziona la SCIA per aprire il negozio? Quali requisiti deve avere il locale?
La SCIA si presenta al SUAP del Comune prima dell’apertura, in via telematica. La base normativa è il D.P.R. 160/2010. Allega documento d’identità, titolo sul locale, planimetrie, certificato di agibilità o documenti tecnici equivalenti, e dichiarazioni su igiene e sicurezza. Il locale deve avere destinazione d’uso commerciale, conformità edilizia e impiantistica, uscite di sicurezza secondo norme antincendio, servizi igienici se richiesti dai regolamenti locali. Se installi un’insegna, potrebbero servire autorizzazioni specifiche e pagamento del canone comunale. Verifica gli orari di apertura previsti dal regolamento comunale del commercio. In caso di modifiche strutturali, segui le pratiche edilizie previste dal Testo Unico dell’Edilizia. Conserva la ricevuta di protocollo della SCIA: vale come titolo abilitativo. In caso di controlli, mostra la documentazione. Il SUAP pubblica modulistica e tempi.
Regime forfettario: come calcolo imposta e contributi con il coefficiente al 40%? Un esempio numerico completo
Ipotizzi ricavi annui 60.000 euro. Coefficiente 40%: reddito forfettario 24.000 euro. Sottrai i contributi INPS dovuti nell’anno. Supponiamo 4.600 euro di contributi complessivi. Base imponibile 19.400 euro. Imposta sostitutiva 15%: 2.910 euro. Se hai diritto all’aliquota 5% per i primi 5 anni, l’imposta scende a 970 euro. Se opti per la riduzione INPS del 35% (ammessa per forfettari), i contributi calano, ma anche la deduzione. Rifai i conti con i valori ridotti. Ricorda che nel forfettario non deduci i costi effettivi, solo i contributi INPS, e non detrai IVA. La disciplina deriva dalla L. 190/2014, integrata dalle leggi di bilancio successive. L’Agenzia delle Entrate chiarisce prassi e calcoli in guide e risposte a interpelli.
Cosa cambia nel regime ordinario tra IVA, IRPEF a scaglioni e gestione del magazzino?
Nell’ordinario applichi IVA sulle vendite e recuperi l’IVA sugli acquisti. Le regole sono nel D.P.R. 633/1972. Scegli liquidazione IVA mensile o trimestrale. Paghi l’IRPEF per scaglioni 2026: 23%, 33% e 43% sui livelli previsti. Deduci i costi, ammortamenti, canoni di locazione, utenze e contributi INPS. Per la contabilità semplificata delle imprese minori vale la “cassa” introdotta dalla L. 232/2016, che considera incassi e pagamenti. Gestisci il magazzino con inventario di fine anno. Le rimanenze incidono sul reddito. Emetti fatture elettroniche e invii i corrispettivi giornalieri con il registratore telematico. L’Agenzia delle Entrate fornisce specifiche tecniche e guide operative. Verifica anche le regole su resi e note di variazione (art. 26 del D.P.R. 633/1972).
Posso vendere capi usati o in conto vendita? Esistono regole fiscali specifiche?
Sì, ma la disciplina fiscale può cambiare. Per capi usati puoi applicare, se ne ricorrono i presupposti, il “regime del margine”. In sintesi, l’IVA si calcola sul margine di vendita e non sull’intero prezzo. La cornice giuridica di riferimento è nel D.L. 41/1995 e nei chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate. Servono registri dedicati e un metodo di calcolo coerente (analitico o globale). In caso di conto vendita, regola bene i rapporti contrattuali con i conferenti. Definisci chi fattura cosa e quando nasce il ricavo. Cura la tracciabilità del bene e i documenti di consegna. Se vendi sia nuovo che usato, separa i flussi per evitare errori su IVA e reddito. Consulta le norme su tutela del consumatore per garanzia e resi. Le fonti utili sono Normattiva per le leggi, Agenzia delle Entrate per la prassi IVA e il Ministero delle Imprese e del Made in Italy per gli aspetti di commercio.
