Codice ATECO 60.39.00: cosa significa e cosa include?

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Ultimo aggiornamento: agosto 2026.

Per i “portali web” usa il codice ATECO 63.12.00, apri ditta individuale con ComUnica, valuta SCIA presso SUAP, attiva PEC e firma digitale, scegli regime forfettario o ordinario e versa i contributi INPS commercianti.

  • Codice ATECO corretto per portali web: 63.12.00 (classificazione ISTAT ATECO 2007); 60.39.00 non è riferibile ai portali web.
  • Apertura con ComUnica: Partita IVA, Registro Imprese, INPS commercianti; SCIA solo se prevista dal SUAP comunale (DPR 160/2010).
  • Fisco 2026: forfettario (coefficiente 67%, imposta 5% o 15%) oppure ordinario IRPEF 23%-33%-43%; contributi INPS fissi 4.611,64 € + percentuali oltre soglia.

Codice ATECO per “portali web”: chiarimento fondamentale

Il codice corretto per l’attività di portali web è 63.12.00. Lo stabilisce la classificazione ATECO 2007 dell’ISTAT, sezione J (Servizi di informazione e comunicazione). Rientrano i siti che aggregano contenuti, notizie, banche dati o fungono da hub informativi.

Il codice 60.39.00 non identifica i portali web. La divisione 60 riguarda radio e televisione. Per questo, l’utilizzo del 60.39.00 sarebbe errato ai fini fiscali e previdenziali. Correggere il codice in fase di apertura evita criticità con Agenzia delle Entrate e INPS.

Codici vicini da non confondere:

  • 62.01.00: produzione di software non connessa a gestione di portali (sviluppo su commessa).
  • 63.11.11/12: elaborazione dati e hosting, distinto dalla gestione editoriale/di contenuti tipica dei portali.
  • 73.11.02: concessione spazi pubblicitari online, usalo solo se vendi spazi come concessionaria.

Fonte tecnica: classificazione ATECO ISTAT e tabelle codici ATECO diffuse dall’Agenzia delle Entrate.

Iter di apertura: ComUnica, SCIA, PEC, firma digitale

ComUnica: un solo invio per tutti gli enti

ComUnica è la procedura telematica unica per aprire l’impresa. La base normativa è nella Legge 40/2007, art. 9, con attuazione tramite DPCM 6 maggio 2009. Con un invio ottieni:

  • attribuzione Partita IVA dall’Agenzia delle Entrate;
  • iscrizione al Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio;
  • iscrizione alla gestione INPS commercianti, se dovuta;
  • eventuale posizione INAIL (di norma non necessaria se non hai dipendenti e non svolgi attività a rischio).

Costi vivi indicativi Camera di Commercio per impresa individuale: imposta di bollo 17,50 €, diritti di segreteria 18 €, diritto camerale annuale 53 €. Le Camere possono aggiornare importi ogni anno.

SCIA al SUAP: quando serve davvero

La SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) si presenta al SUAP ai sensi del DPR 160/2010. Non tutte le attività digitali la richiedono. Per i portali web spesso non serve, se l’attività non ha contatto diretto con il pubblico in sede, non comporta somministrazione, non impatta su ambiente o sicurezza.

Molti Comuni classificano la gestione di portali web come attività libera non soggetta a SCIA. Tuttavia, i regolamenti locali possono variare. Verifica sempre con il SUAP del Comune della sede legale prima di avviare. La risposta scritta del SUAP è l’unica certezza.

PEC e firma digitale: obblighi pratici

Ogni impresa deve avere una casella PEC. L’obbligo deriva da norme su domicilio digitale delle imprese (normativa nazionale coordinata su portale del Ministero delle Imprese e del Made in Italy e Codice dell’Amministrazione Digitale).

La firma digitale è necessaria per firmare la pratica ComUnica e gli atti verso la Camera di Commercio. Attivala prima di predisporre l’invio. Tempi tipici: poche ore.

Inquadramento INPS: commercianti o gestione separata?

Se apri una ditta individuale iscritta al Registro Imprese per il codice 63.12.00, l’INPS inquadra di norma nella Gestione commercianti. Questo comporta contributi fissi minimi più contributi a percentuale oltre le soglie di reddito.

Numeri 2026 indicativi per la Gestione commercianti:

  • contributi fissi annui: 4.611,64 €;
  • aliquota eccedenza oltre 18.808,00 € di imponibile previdenziale: 24,48%;
  • sulla parte oltre 56.224,00 €: 25,48%.

Scadenze tipiche: rate trimestrali dei minimali (maggio, agosto, novembre, febbraio) e saldo/acconto sull’eccedenza con scadenze fiscali di giugno/novembre. L’INPS pubblica ogni anno circolari con importi e massimali; consulta il portale INPS o le circolari del Ministero del Lavoro.

Quando si usa la Gestione separata? Se non apri impresa in CCIAA e operi come libero professionista senza albo (caso raro per un portale web “impresa editorial-digitale”), potresti ricadere in Gestione separata. La scelta dipende dalla forma di esercizio e dall’organizzazione. In dubbio, chiedi un parere scritto all’INPS territoriale.

Regimi fiscali 2026: forfettario o ordinario

Regime forfettario: semplice e spesso conveniente

Il regime forfettario nasce con la Legge 190/2014 ed è aggiornato da successive Leggi di Bilancio. Nel 2026 si applica, in linea generale, fino a 85.000 € di ricavi/compensi annui. È escluso in presenza di cause specifiche (partecipazioni di controllo, lavoro dipendente prevalente, regimi speciali IVA, e altre cause disciplinate dalla legge).

Per i portali web (ATECO 63.12.00) il coefficiente di redditività è 67%. Significa che il fisco presume come “ricavo netto” il 67% degli incassi. L’imposta sostitutiva è:

  • 5% per le nuove attività che rispettano i requisiti di start-up agevolata per i primi 5 anni;
  • 15% in tutti gli altri casi.

Base imponibile forfettaria = incassi x 67% – contributi previdenziali versati. Il “principio di cassa” si applica in modo puro: contano gli incassi dell’anno, non le fatture emesse e non incassate.

IVA: nel forfettario non addebiti l’IVA in fattura e non la detrai sugli acquisti. Imposta di bollo da 2 € dovuta sulle fatture senza IVA superiori a 77,47 € (DPR 642/1972).

Regime ordinario: più flessibile con detrazioni e IVA

Nel regime ordinario applichi l’IRPEF per scaglioni sui redditi netti. Aliquote 2026:

  • fino a 28.000 €: 23%;
  • da 28.001 € a 50.000 €: 33%;
  • oltre 50.000 €: 43%.

Deduzioni, detrazioni e costi reali possono ridurre il reddito imponibile. L’IVA si applica sulle fatture e puoi detrarre quella degli acquisti. Il regime contabile può essere semplificato o ordinario a seconda dei volumi.

IRAP: le persone fisiche esercenti attività d’impresa individuale risultano, in generale, escluse dall’IRAP a seguito delle modifiche introdotte dal 2022 (riferimento Normattiva su DL 146/2021 convertito). Verifica casi particolari con il consulente.

Fatturazione, adempimenti e operazioni con l’estero

La fatturazione elettronica è obbligatoria anche per i contribuenti forfettari. La misura è stata estesa progressivamente fino all’obbligo generalizzato, confermato dall’Agenzia delle Entrate.

Operazioni estere frequenti per i portali web:

  • B2B UE: servizi generici verso soggetti passivi esteri seguono la regola del committente (art. 7-ter, DPR 633/1972). Emissione fattura senza IVA con inversione contabile.
  • B2C UE: regole di territorialità da valutare. Per servizi elettronici verso consumatori UE si applicano regole speciali e possibili regimi OSS; verifica la natura del servizio reso.
  • B2B extra-UE: fuori campo IVA per carenza di territorialità; indicazioni obbligatorie in fattura.

Privacy e cookie: se il portale usa cookie di profilazione o tratta dati personali, devi rispettare il Regolamento UE 2016/679 (GDPR) e il Codice Privacy nazionale (D.Lgs. 196/2003). Consulta le linee guida del Garante.

Regola decisionale rapida

Segui questa traccia per decidere bene, senza perdere tempo:

  • Attività principale: gestisci un sito che aggrega contenuti e informazioni? Usa 63.12.00. Se sviluppi software per terzi, 62.01.00. Se vendi spazi pubblicitari come concessionaria, 73.11.02.
  • Forma: se lavori da solo e vuoi semplicità, ditta individuale. Se prevedi soci o investimenti importanti, valuta una società.
  • Previdenza: se ti iscrivi al Registro Imprese, inquadra INPS commercianti. Se operi come professionista senza impresa (caso limitato), valuta Gestione separata.
  • Regime fiscale: sotto 85.000 € e senza cause di esclusione, scegli forfettario. Se hai molti costi e investimenti o vuoi detrarre l’IVA, scegli ordinario.
  • SCIA: verifica sul portale o presso il SUAP del tuo Comune. Se non ricevi indicazioni certe, chiedi un riscontro scritto.
  • Operazioni estere: identifica se il cliente è UE o extra-UE e applica le regole di territorialità IVA (DPR 633/1972).

Esempi numerici 2026: quanto si paga davvero

Forfettario start-up (5%): incassi 20.000 €

Coefficiente 67%: 20.000 x 67% = 13.400 €. Contributi ipotetici versati anno prima: 4.200 €. Base imponibile imposta: 13.400 – 4.200 = 9.200 €.

Imposta sostitutiva 5%: 9.200 x 5% = 460 €. Contributi: fissi 4.611,64 €. Poiché l’imponibile previdenziale è sotto 18.808 €, non applichi la percentuale sull’eccedenza.

Forfettario 15%: incassi 60.000 €

Redditività: 60.000 x 67% = 40.200 €. Contributi versati anno prima ipotetici: 4.900 €. Base imposta: 40.200 – 4.900 = 35.300 €.

Imposta sostitutiva 15%: 35.300 x 15% = 5.295 €. Contributi: fissi 4.611,64 € + 24,48% su (40.200 – 18.808) = 24,48% su 21.392 = 5.236,54 €. Totale contributi circa 9.848 €.

Ordinario: incassi 60.000 €, costi deducibili 20.000 €

Reddito d’impresa: 60.000 – 20.000 = 40.000 €. Contributi previdenziali stimati 9.848 € deducibili dal reddito. Reddito imponibile IRPEF: 30.152 €.

IRPEF 2026: 23% su 28.000 = 6.440 €; 33% su 2.152 = 710,16 €. Totale lordo 7.150,16 €, al netto di detrazioni personali e carichi familiari. IVA: applichi e detrai quella degli acquisti.

Errori comuni da evitare

Usare il codice ATECO sbagliato. Correggi subito in caso di errore per evitare contestazioni su contributi e studio di settore/ISA.

Inviare una SCIA non richiesta o, peggio, non inviarla quando serve. Chiedi conferma al SUAP del tuo Comune. Il DPR 160/2010 regola la procedura.

Dimenticare PEC e firma digitale. Senza, non puoi completare ComUnica e ricevere notifiche ufficiali.

Ignorare le regole IVA con clienti esteri. Verifica sempre la posizione IVA del cliente e la territorialità (DPR 633/1972). Conserva la prova.

Sottostimare i contributi INPS. Pianifica i flussi di cassa considerando minimali e percentuali sull’eccedenza.

Fonti normative e istituzionali

Classificazione ATECO 2007 dell’ISTAT e tabelle codici dell’Agenzia delle Entrate.

ComUnica: Legge 40/2007, art. 9 e DPCM 6 maggio 2009; indicazioni operative del Ministero delle Imprese e del Made in Italy e delle Camere di Commercio.

SCIA e SUAP: DPR 160/2010.

Regime forfettario: Legge 190/2014 e successive Leggi di Bilancio; documentazione dell’Agenzia delle Entrate su requisiti, coefficienti e adempimenti.

IRPEF 2026: aliquote vigenti secondo normativa tributaria corrente; riferimento Normattiva per testi coordinati.

IVA: DPR 633/1972 (territorialità, obblighi di fatturazione), DPR 642/1972 (imposta di bollo).

Previdenza: circolari INPS annuali su contributi artigiani e commercianti; indicazioni del Ministero del Lavoro.

Scenario Requisiti principali Adempimenti e documenti Costi/Tempistiche 2026
Ditta individuale 63.12.00 in forfettario start-up (5%) Nuova attività, requisiti start-up; ricavi previsti sotto 85.000 €; nessuna causa di esclusione ComUnica (IVA, CCIAA, INPS); PEC; firma digitale; valutazione SCIA SUAP Bollo 17,50 €; diritti 18 €; diritto camerale 53 €; imposta 5% su base forfettaria; INPS fissi 4.611,64 €; apertura in 1-3 giorni
Ditta individuale 63.12.00 in forfettario (15%) Ricavi sotto 85.000 €; nessuna causa di esclusione; non start-up agevolata Come sopra; fatturazione elettronica obbligatoria; bollo da 2 € su fatture senza IVA > 77,47 € Imposta 15% su base forfettaria; INPS fissi + 24,48% oltre 18.808 €; tempi identici a ComUnica
Ditta individuale 63.12.00 in ordinario Ricavi anche superiori a 85.000 € o convenienza per costi/IVA ComUnica; registri IVA; liquidazioni periodiche; dichiarazioni IVA/IRPEF; gestione costi reali IRPEF 23%-33%-43%; IVA a debito/detrazione; INPS fissi + percentuali; tempi: apertura 1-3 giorni, gestione continuativa
Libero professionista (Gestione separata) attività informativa online Nessuna impresa in CCIAA; attività personale senza organizzazione imprenditoriale Apertura Partita IVA professionale; no CCIAA; iscrizione INPS gestione separata; niente SCIA salvo casi particolari Contributi gestione separata su reddito; imposta forfettaria/ordinaria a scelta; tempi: 1 giorno per apertura IVA

FAQ

Qual è il codice ATECO corretto per un portale web e perché 60.39.00 non va bene?

Per un portale web si usa 63.12.00, come da classificazione ISTAT ATECO 2007. Questo codice identifica i siti che funzionano come hub di contenuti, motori di ricerca interni, aggregatori di notizie o banche dati. Il codice 60.39.00 non è riferito ai portali web; la divisione 60 appartiene alla programmazione e trasmissione radio-tv. Usare un codice non coerente crea rischi fiscali e previdenziali: inquadramento INPS errato, coefficienti di redditività non applicabili, applicazione sbagliata degli ISA, controlli su discordanza attività/fatture. In caso di codice errato, si può presentare una variazione all’Agenzia delle Entrate e aggiornare l’iscrizione al Registro Imprese tramite pratica telematica. È consigliabile verificare le descrizioni ufficiali dei codici su documentazione ISTAT e Agenzia delle Entrate prima dell’apertura.

La SCIA è obbligatoria per gestire un portale web? Come mi regolo con il SUAP?

La SCIA non è automaticamente obbligatoria per i portali web. Il DPR 160/2010 prevede che la segnalazione si presenti per attività soggette a controlli o titoli abilitativi. Molti Comuni considerano la gestione di un portale come attività libera, senza SCIA, quando non c’è somministrazione, vendita al dettaglio in sede, impatto su ambiente, orari o pubblico. Tuttavia, i regolamenti locali possono differire. La regola pratica è: prima invia un quesito al SUAP del Comune della sede. Descrivi l’attività (gestione contenuti online, monetizzazione con pubblicità/abbonamenti, nessun contatto con pubblico in sede). Chiedi se la SCIA sia richiesta o meno. Conserva la risposta. Se cambi attività (ad esempio apri al pubblico, aggiungi un punto vendita, installi insegne), rivaluta gli adempimenti. In ogni caso, PEC e firma digitale restano obbligatorie per l’impresa.

Quando conviene il regime forfettario per i portali web e quali sono i requisiti 2026?

Conviene se hai ricavi fino a 85.000 €, costi relativamente bassi e clienti anche esteri. Il coefficiente del 67% è favorevole quando i costi reali sono inferiori al 33% degli incassi. Requisiti principali: nessuna partecipazione di controllo in SRL con attività riconducibile, assenza di regimi IVA speciali, prevalenza dell’attività rispetto a un eventuale lavoro dipendente, rispetto del limite di ricavi. Per le nuove attività, l’imposta scende al 5% per i primi 5 anni se rispetti le condizioni di start-up (nessuna attività simile nei tre anni precedenti, reale novità, rispetto di ulteriori requisiti indicati dall’Agenzia delle Entrate). Nel forfettario deduci solo i contributi previdenziali e applichi il principio di cassa. Se previeni investimenti importanti, costi elevati o vuoi detrarre l’IVA, valuta l’ordinario. Ricorda che le aliquote IRPEF 2026 nell’ordinario sono 23%, 33% e 43% per scaglioni: fai sempre un confronto numerico prima di scegliere.

Come fatturo correttamente la pubblicità online (es. piattaforme estere) e gli abbonamenti degli utenti?

Per piattaforme pubblicitarie estere UE con partita IVA (B2B UE), la regola di territorialità IVA è quella del committente (art. 7-ter, DPR 633/1972): emetti fattura elettronica senza IVA con dicitura di inversione contabile. Per piattaforme extra-UE (B2B), la prestazione è di regola fuori campo IVA per carenza di territorialità. Conserva il VIES del cliente UE o documenti equivalenti per provare lo status di soggetto passivo. Per abbonamenti a utenti privati italiani (B2C), fatturi con le regole IVA ordinarie se sei in regime ordinario; se sei in forfettario, non addebiti l’IVA ma applichi bollo da 2 € sopra 77,47 €. Per abbonamenti a consumatori UE, valuta se i servizi forniti sono “servizi elettronici” e se devi aderire ai regimi OSS per gestire l’IVA nel Paese del cliente. La qualificazione del servizio (contenuto editoriale, hosting, e-learning, download) determina la regola applicabile; in caso di dubbio, descrivi il servizio al tuo consulente con esempi pratici di fruizione e fatturazione.

Gestione INPS: perché spesso è “commercianti” e non “gestione separata”? Posso cambiare inquadramento?

Quando apri una ditta individuale iscritta al Registro Imprese per 63.12.00, l’INPS classifica l’attività come impresa che eroga servizi organizzati. Da qui l’iscrizione alla Gestione commercianti con contributi fissi minimi più percentuali a scaglioni. La Gestione separata si applica ai professionisti senza albo che non hanno impresa iscritta in CCIAA. Nel mondo dei portali, se gestisci un sito con struttura, dominio, processi editoriali, acquisti di servizi e monetizzazione continuativa, l’imprenditorialità è evidente. Puoi richiedere chiarimenti all’INPS in caso di attività borderline (es. giornalista freelance che pubblica su piattaforme terze). Cambiare inquadramento è possibile se cambia la natura dell’attività: ad esempio, chiudi l’impresa e operi come professionista senza impresa, oppure costituisci una società. Ogni passaggio richiede pratiche formali (variazione o cessazione con ComUnica, nuova iscrizione previdenziale) e produce effetti contributivi e fiscali dal momento della variazione, non retroattivamente, salvo esiti di accertamento.

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