Abilitazione alla professione di architetto: chi la può ottenere?

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Ultimo aggiornamento: agosto 2026.

Architetto: usa ATECO 71.11.00, apri Partita IVA da professionista, iscriviti a Inarcassa, scegli tra regime forfettario (78%) o ordinario con IRPEF 23-33-43 e IVA 22%.

  • Codice ATECO corretto: 71.11.00 – Attività degli studi di architettura. Serve abilitazione e iscrizione all’Albo degli Architetti PPC.
  • Previdenza: iscrizione Inarcassa con contributo soggettivo (14,50%, minimi 2026 deliberati), integrativo 4% in fattura (minimo 2026), maternità (quota annuale). Under 35: riduzioni per 5 anni se ammesse dal Regolamento.
  • Fisco: forfettario (15% o 5% start, coefficiente 78%, senza IVA/ritenute) o ordinario (IVA 22%, IRPEF 23-33-43, ritenuta 20% se cliente è sostituto).

Codice ATECO e requisiti professionali

Quale codice ATECO usare davvero

Per la professione di architetto si usa il codice ATECO 71.11.00, “Attività degli studi di architettura”. È il codice riconosciuto da Agenzia delle Entrate e Istat per progettazione, direzione lavori, consulenze tecniche.

Varianti come 71.11.09 non sono attive nello standard attuale per i professionisti. In dubbio, verifica sempre la classificazione ATECO dell’Agenzia delle Entrate o dell’Istat prima dell’apertura.

Titoli, esame di Stato e iscrizione all’Albo

Serve la laurea in architettura o ingegneria edile e l’abilitazione con esame di Stato. L’accesso e gli esami sono regolati dal DPR 328/2001 e dal Regio Decreto 2537/1925 sull’ordinamento professionale.

Dopo l’abilitazione, iscrivi il tuo nominativo all’Albo degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori. Solo con l’Albo attivo puoi esercitare come libero professionista.

Apertura Partita IVA e adempimenti iniziali

Come aprire la Partita IVA da architetto

Apri la Partita IVA presentando il modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate. Indica “lavoro autonomo – arti e professioni” ai sensi dell’art. 53 del TUIR (DPR 917/1986). La decorrenza parte dalla data di inizio attività.

La disciplina IVA è nel DPR 633/1972: l’architetto applica IVA ordinaria al 22%, salvo regime forfettario. Comunica anche i dati per la fatturazione elettronica.

Fatturazione elettronica, PEC e domicilio digitale

La fattura elettronica è obbligatoria per tutti, inclusi i forfettari, tramite Sistema di Interscambio (D.Lgs. 127/2015). Devi avere PEC attiva come domicilio digitale. Usa un software per emettere e conservare le fatture a norma.

Se fatturi alla Pubblica Amministrazione, usa il formato FatturaPA (DM 55/2013). In certi casi opera lo split payment (art. 17-ter, DPR 633/1972).

Previdenza: iscrizione a Inarcassa e contributi 2026

Chi deve iscriversi e quali alternative esistono

L’architetto iscritto all’Albo e che esercita la professione in forma abituale si iscrive a Inarcassa. La base normativa è il D.Lgs. 509/1994 e il Regolamento Generale di Previdenza Inarcassa, approvato dai Ministeri vigilanti.

Se non sei iscritto all’Albo o svolgi attività non abituale, puoi ricadere nella Gestione Separata INPS (art. 2, comma 26, L. 335/1995). Valuta il tuo caso con attenzione.

Tipi di contributi e aliquote

I contributi Inarcassa sono tre: soggettivo, integrativo, maternità. Il contributo soggettivo finanzia la pensione. L’aliquota ordinaria è 14,50% sul reddito professionale (art. 54 TUIR, principio di cassa). Sono previsti minimi annuali fissati da Inarcassa.

Il contributo integrativo è il 4% dei compensi, da addebitare in fattura al cliente. Ha un minimo annuale deliberato da Inarcassa. La quota maternità è un importo fisso annuale destinato alle tutele per genitorialità.

Per il 2026 Inarcassa delibera i minimi annuali. A titolo orientativo: contributo soggettivo minimo, integrativo minimo e quota maternità sono pubblicati ogni anno da Inarcassa. Verifica sempre l’avviso contributivo.

Agevolazioni under 35 e scadenze di pagamento

Per i professionisti under 35, il Regolamento Inarcassa può prevedere: riduzione dell’aliquota soggettiva (ad esempio al 7,25%) e riduzione dei minimi fino a un terzo, per un massimo di 5 anni. L’accesso richiede domanda e requisiti.

Le scadenze contributive sono definite annualmente da Inarcassa (acconti e saldo). Trovi i dettagli nell’avviso annuale e nel Regolamento Generale di Previdenza Inarcassa.

Regimi fiscali: forfettario o ordinario

Regime forfettario: requisiti, calcolo e imposte

Il regime forfettario è regolato dalla Legge 190/2014, art. 1, commi 54-89, come modificata dalle Leggi di Bilancio successive. Nel 2026 la soglia di ricavi/compensi è 85.000 euro annui.

Cause di esclusione tipiche: partecipazioni di controllo in SRL con attività riconducibile; utilizzo di regimi IVA speciali; residenza estera non conforme; superamento della soglia. Se superi 100.000 euro in corso d’anno, scatti all’IVA ordinaria dal mese successivo (norma introdotta con la Legge 197/2022).

Calcolo: si applica il coefficiente di redditività del 78% per gli architetti. Imposta sostitutiva 15%, ridotta al 5% per i primi 5 anni se “nuova attività” e se soddisfi le condizioni normative. I contributi previdenziali obbligatori si deducono dal reddito forfettario.

Esempio: incassi 20.000 euro. Reddito forfettario 20.000 × 78% = 15.600 euro. Se imposta 5%: 780 euro. Dedurrai dal reddito i contributi Inarcassa versati.

Nel forfettario non addebiti IVA e non applichi ritenuta d’acconto (in fattura inserisci la dicitura di esclusione ex L. 190/2014). Applichi il contributo integrativo 4% Inarcassa e, se la fattura è senza IVA, la marca da bollo da 2 euro oltre 77,47 euro (DPR 642/1972).

Regime ordinario: IVA, IRPEF e ritenute

Nel regime ordinario applichi IVA 22% (DPR 633/1972) e detrai l’IVA sugli acquisti. Calcoli il reddito con il principio di cassa (art. 54 TUIR), deducendo costi inerenti e contributi previdenziali.

IRPEF 2026 per persone fisiche: 23% fino a 28.000 euro, 33% da 28.001 a 50.000 euro, 43% oltre 50.000 euro (Legge di bilancio 2026). Si applicano le addizionali regionali e comunali.

Se il cliente è sostituto d’imposta (impresa, PA), opera di norma la ritenuta d’acconto del 20% sui compensi (art. 25, DPR 600/1973). Con split payment verso PA (art. 17-ter, DPR 633/1972), l’IVA la versa la PA e si applicano regole specifiche sulle ritenute: verifica caso per caso perché la disciplina è particolare.

IRAP: il professionista senza autonoma organizzazione di regola non è soggetto, secondo giurisprudenza di Cassazione. Valuta con il consulente se hai dipendenti, strutture o capitali rilevanti.

Fatturazione pratica per l’architetto

Esempio in ordinario a cliente privato

Compenso 2.000 euro. Contributo integrativo 4%: 80 euro. Imponibile IVA: 2.080 euro. IVA 22%: 457,60 euro. Totale fattura: 2.537,60 euro. Nessuna ritenuta se il cliente non è sostituto d’imposta.

Se il cliente è sostituto d’imposta, applica la ritenuta del 20% sui compensi professionali. Verifica l’inclusione del contributo integrativo nella base della ritenuta secondo la prassi adottata e le indicazioni del sostituto.

Esempio in forfettario a cliente impresa

Compenso 2.000 euro. Contributo integrativo 4%: 80 euro. Totale: 2.080 euro. Niente IVA. Niente ritenuta. Se l’importo imponibile supera 77,47 euro, apponi 2 euro di bollo in fattura.

Regola decisionale rapida

Come scegliere il regime in modo logico

  • Prevedi ricavi sotto 85.000 euro, costi bassi e pochi investimenti? Forfettario: semplifica, tassazione 15% (o 5% start), niente IVA e ritenute.
  • Prevedi costi importanti (software BIM, attrezzature, subappalti), clienti con IVA detraibile e investimenti? Ordinario: scarichi costi e detrai IVA.
  • Clienti soprattutto privati finali? Il vantaggio di detrarre l’IVA è minore: il forfettario spesso conviene.
  • Hai collaboratori, studio strutturato e spese per lavoro? L’ordinario spesso riduce l’imponibile con costi deducibili.
  • Se superi 85.000 euro stabilmente, prepara il passaggio all’ordinario; oltre 100.000 euro scatti all’IVA dal mese successivo.

Adempimenti e scadenze nel corso dell’anno

Dichiarazioni e versamenti fiscali

Versi imposte con saldo e acconti: saldo e primo acconto entro estate, secondo acconto a novembre (calendario annuale MEF). Presenti Modello Redditi PF e, se in ordinario, le liquidazioni IVA periodiche e la dichiarazione IVA.

Per operazioni estere, usi la fatturazione elettronica transfrontaliera via SdI; la comunicazione “esterometro” è stata sostituita dall’obbligo di invio e-fatture anche per estero (norme attuative del D.Lgs. 127/2015).

Adempimenti previdenziali Inarcassa

Paghi minimi, acconti e saldo secondo il calendario Inarcassa. Le delibere annuali indicano scadenze, minimi e aliquote. Conserva l’avviso contributivo e pianifica i flussi di cassa.

Riferimenti normativi utili (solo testuali)

  • Normattiva: DPR 633/1972 (IVA); DPR 600/1973 art. 25 (ritenute); DPR 917/1986 artt. 53-54 (TUIR); DPR 642/1972 (imposta di bollo).
  • Legge 190/2014, art. 1, commi 54-89 e successive Leggi di Bilancio 2023-2026 (regime forfettario e soglie).
  • D.Lgs. 127/2015 e DM 55/2013 (fatturazione elettronica e FatturaPA).
  • D.Lgs. 509/1994 e Regolamento Generale di Previdenza Inarcassa (previdenza architetti e ingegneri); Ministero del Lavoro (vigilanza).
Scenario Requisiti principali Cosa paghi Tempistiche tipiche 2026
Forfettario under 35, nuova attività Ricavi fino a 85.000 euro; requisiti start per 5% (nessuna attività simile nei 3 anni precedenti; nuova attività autonoma) Imposta sostitutiva 5%; contributi Inarcassa (agevolazioni previste dal Regolamento: aliquota ridotta e minimi ridotti); bollo 2 euro Saldo e acconti imposta a giugno/novembre; scadenze Inarcassa su avviso (acconti e saldo); e-fatture entro 12 giorni/termine SdI
Forfettario over 35 Ricavi fino a 85.000 euro; niente cause di esclusione; niente 5% se mancano i requisiti “start” Imposta sostitutiva 15%; contributi Inarcassa (minimi e conguaglio); niente IVA, niente ritenute Dichiarazione Redditi PF annuale; gestione cassa con acconti Inarcassa; imposta sostitutiva acconti/Saldo come da calendario MEF
Ordinario con clientela imprese/professionisti Ricavi anche oltre 85.000 euro o convenienza per alti costi/IVA a credito IVA 22% periodica; IRPEF per scaglioni 23-33-43%; ritenuta 20% subita dai sostituti; contributi Inarcassa Liquidazioni IVA mensili/trimestrali; LIPE trimestrali; Redditi PF/IVA annuale; acconti IRPEF a giugno/novembre; scadenze Inarcassa su avviso
Ordinario con Pubblica Amministrazione Prestazioni verso PA; possibile split payment IVA in split payment (versata dalla PA); compensi con ritenute secondo norme specifiche; contributi Inarcassa FatturaPA via SdI; incassi soggetti a tempi PA; controllo quadrature IVA/ritenute entro fine periodo

FAQ

Qual è il codice ATECO corretto per l’architetto e perché a volte vedo 71.11.09?

Il codice ATECO per l’architetto è 71.11.00 “Attività degli studi di architettura”. È quello che l’Agenzia delle Entrate utilizza per la classificazione fiscale e che incrocia i parametri statistici Istat. Sigle come 71.11.09 circolano in vecchie tabelle o in elenchi non aggiornati, ma non sono usate per l’apertura della Partita IVA da professionista. Con 71.11.00 puoi fatturare progettazione, direzione lavori, perizie, consulenze tecniche. Se la tua attività spazia in campi differenti (es. design industriale, rilievi topografici), valuta eventuali codici secondari coerenti, ma mantieni 71.11.00 come principale se l’attività core resta l’architettura.

Inarcassa è obbligatoria sempre? Cosa accade se sono anche dipendente o se non sono iscritto all’Albo?

Inarcassa è la cassa previdenziale di riferimento per architetti e ingegneri liberi professionisti iscritti all’Albo e che esercitano in modo abituale. Se non sei iscritto all’Albo o l’attività è occasionale e non abituale, puoi rientrare nella Gestione Separata INPS (art. 2, comma 26, L. 335/1995). Se sei anche dipendente, la valutazione dipende da prevalenza e abitualità dell’attività autonoma: se eserciti la professione con iscrizione all’Albo, Inarcassa resta la cassa di riferimento per la quota autonoma. I contributi da lavoro dipendente e quelli professionali non si sommano nella stessa gestione, ma convivono in gestioni distinte. Le regole precise su iscrizione, esoneri e contribuzione minima sono nel Regolamento Generale di Previdenza Inarcassa (D.Lgs. 509/1994; approvazione Ministero del Lavoro e dell’Economia). In dubbio, richiedi un parere scritto a Inarcassa, perché ogni posizione può avere peculiarità (collaborazioni, pratiche e sospensioni).

Come si calcolano fattura e ritenuta per l’architetto? E che cos’è il 4% Inarcassa in fattura?

Il 4% in fattura è il contributo integrativo Inarcassa. Devi addebitarlo al cliente su tutti i compensi, sia in regime ordinario sia forfettario. In ordinario si aggiunge all’imponibile e rientra nella base IVA; l’IVA si calcola anche su quel 4% (DPR 633/1972). La ritenuta d’acconto del 20% (art. 25, DPR 600/1973) si applica di norma ai compensi professionali quando il cliente è sostituto d’imposta. La prassi operativa è calcolare la ritenuta sull’ammontare dei compensi professionali; alcune amministrazioni includono anche la rivalsa del 4% nella base di ritenuta. Indica sempre in fattura le voci separate: compenso, contributo integrativo 4%, eventuale ritenuta, IVA, bollo quando dovuto. In forfettario, invece, non applichi IVA né ritenuta; riporti il riferimento di legge che esonera dalla ritenuta e il bollo se superi 77,47 euro (DPR 642/1972).

Meglio regime forfettario o ordinario per un architetto che inizia ora? Come incide il coefficiente 78%?

Se inizi e prevedi ricavi sotto 85.000 euro, con costi limitati, il forfettario è spesso vantaggioso. Tassi fissi (15% o 5% per start), niente IVA da versare né da gestire, niente ritenute da subire. Il rovescio della medaglia è che non deduci i costi reali (computer, software, noleggi) perché il reddito si calcola applicando il coefficiente 78% sui compensi incassati. In ordinario, al contrario, deduci i costi effettivi e detrai l’IVA sugli acquisti. Se prevedi investimenti importanti o lavori con clienti che detrarrebbero l’IVA, l’ordinario può essere più efficiente. Una regola pratica: se i costi effettivi superano circa il 22% dei ricavi, l’ordinario può cominciare a essere competitivo rispetto al 78% forfettario. Considera anche le addizionali e la ritenuta subita in ordinario, che impattano la cassa.

Cosa succede se supero 85.000 o 100.000 euro in forfettario? E come funzionano acconti e saldi nel 2026?

Se superi 85.000 euro a fine anno, perdi il forfettario dall’anno successivo e passi all’ordinario. Se superi 100.000 euro durante l’anno, la normativa prevede l’uscita immediata dal regime: inizi ad applicare l’IVA dal mese successivo al superamento (misura introdotta con la Legge 197/2022 e confermata nelle leggi di bilancio successive). Per acconti e saldi 2026, si applica il calendario fiscale del MEF: saldo imposte dell’anno precedente e primo acconto a metà anno; secondo acconto a novembre. Inarcassa pubblica ogni anno l’avviso con minimi, acconti e saldo previdenziale. Pianifica liquidità per IVA (se ordinario), imposte dirette e contributi. Usa il metodo previsionale sugli acconti solo se hai stime solide, altrimenti rischi sanzioni per insufficiente versamento.

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