Codice ATECO commercio elettronico: qual è e cosa comprende?

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Ultimo aggiornamento: agosto 2026.

Dal 2025 non scegli più un codice ATECO “e-commerce”. Scegli il codice in base a cosa vendi. Il canale di vendita non conta. Vale per sito proprio e marketplace.

  • Dal 2025 il codice ATECO si sceglie per merceologia. Il canale online non è più un criterio tecnico.
  • La scelta del codice incide su INPS, coefficiente del regime forfettario e ISA.
  • Restano obblighi di SCIA al SUAP, iscrizione al REA, IVA nazionale/OSS e fatturazione elettronica.

Cosa è cambiato dal 2025: dal “canale” alla “merceologia”

Fino al 2024 molti usavano un codice ATECO centrato sul canale “via internet”. Poi adeguavano pratiche e adempimenti.

Dal 2025 la prassi è più chiara: il codice ATECO descrive l’attività sostanziale, cioè cosa vendi o che servizio offri. Il canale online è solo una modalità di vendita.

Quindi, se vendi scarpe scegli un codice del commercio al dettaglio di calzature. Se vendi cosmetici scegli un codice del commercio al dettaglio di profumi e cosmetici. Se vendi più categorie merceologiche, valuti la prevalenza o usi un codice “non specializzato”.

Riferimenti istituzionali e normativi utili

Per la classificazione delle attività: Classificazione ATECO (ISTAT) ATECO 2007 e relativi aggiornamenti 2025. La classificazione è tecnica e descrive “cosa fai”, non “come lo vendi”.

Per l’apertura IVA: Agenzia delle Entrate, modelli AA9/12 (persone fisiche) e AA7/10 (soggetti diversi). Per IVA e fatturazione: DPR 633/1972, D.Lgs. 127/2015 (memorizzazione e trasmissione dei corrispettivi), Provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate sulla fatturazione elettronica.

Per il commercio al dettaglio e la SCIA: D.Lgs. 114/1998 e D.Lgs. 59/2010, oltre a regolamenti regionali e comunali. Per il pacchetto IVA e-commerce: Direttiva 2006/112/CE come modificata e D.Lgs. 83/2021 (OSS e IOSS). Per il regime forfettario: Legge 190/2014, come modificata, e circolari dell’Agenzia delle Entrate.

Come scegliere oggi il codice ATECO corretto

Segui un percorso semplice. Primo: definisci cosa vendi o che servizio offri. Secondo: individua se vendi al dettaglio a privati (B2C) o all’ingrosso ad operatori IVA (B2B). Terzo: verifica se ci sono requisiti professionali o sanitari.

Per i beni fisici venduti a privati, sei commercio al dettaglio. Scegli il codice in base al prodotto principale. Se vendi a operatori, sei commercio all’ingrosso.

Per i servizi digitali o l’intermediazione, non sei commercio di beni. Scegli un codice coerente con il servizio: sviluppo, marketing, intermediazione commerciale.

Esempi pratici di scelta

Vendi scarpe a privati. Codice di commercio al dettaglio di calzature in esercizi specializzati. Anche se vendi solo online, il codice resta quello merceologico.

Vendi profumi e cosmetici. Codice di commercio al dettaglio di articoli di profumeria e prodotti per toletta in esercizi specializzati.

Vendi componenti informatici e accessori. Codice di commercio al dettaglio di apparecchi e accessori informatici in esercizi specializzati.

Vendi molte categorie senza prevalenza chiara. Usa un codice di commercio al dettaglio “non specializzato” coerente con l’assortimento.

Fai solo intermediazione tra cliente e fornitore e incassi una commissione. Non sei commercio al dettaglio di beni. Valuta un codice di “intermediari del commercio” o servizi di marketing/affiliazione, in base al modello contrattuale.

Vendita diretta, marketplace e dropshipping: cosa cambia davvero

Marketplace. Se la vendita è intestata a te e incassi il prezzo totale, sei tu il venditore. Scegli un codice di commercio coerente con il bene. Il marketplace resta un canale.

Marketplace con sola intermediazione. Se emetti fattura di commissione al venditore e non vendi il bene, usa un codice di servizi di intermediazione. Verifica anche gli obblighi previdenziali specifici se operi come agente.

Dropshipping. Se vendi al cliente finale a tuo nome e prezzo, resti commerciante. Se percepisci solo una fee per ogni ordine e il fornitore vende al cliente, sei intermediario e non commerciante.

Servizi digitali puri (software, consulenza, design). Non usare codici del commercio. Scegli codici di servizi IT o professionali coerenti con l’attività principale.

Adempimenti operativi per chi vende online

SCIA e REA. Il commercio al dettaglio richiede la SCIA al SUAP del Comune competente e l’iscrizione al REA in Camera di Commercio. Base: D.Lgs. 114/1998 e D.Lgs. 59/2010, oltre alla disciplina regionale.

Alimentari e cosmetici. Se vendi alimenti o integratori, servono requisiti professionali (SAB/REC) e adempimenti HACCP. Per cosmetici, osserva le regole su etichettatura e notifica al portale cosmetici. Questi requisiti derivano da norme europee e nazionali; informati presso ASL e Camera di Commercio.

Partita IVA e INPS. Apri la partita IVA con il modello AA9/12 (ditte individuali) o AA7/10 (società). Per i commercianti serve l’iscrizione INPS Gestione Commercianti. Chi presta servizi senza commercio di beni può ricadere nella Gestione Separata, salvo casi particolari.

Fatturazione e corrispettivi. La fattura elettronica è obbligatoria per tutti i titolari di partita IVA, inclusi i forfettari. Base: D.Lgs. 127/2015 e Provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate. Le vendite a distanza nazionali verso privati sono esonerate da scontrino/ricevuta fiscale. Vale l’annotazione nei registri e la fattura se richiesta. Riferimento: DPR 633/1972 e prassi Agenzia Entrate.

IVA UE, OSS e IOSS. Superata la soglia UE di 10.000 euro annui per vendite a distanza a consumatori, si applica l’IVA del paese di destinazione. Puoi usare lo sportello unico OSS in Italia. Per spedizioni extra UE a basso valore, valuta IOSS. Base: Direttiva 2006/112/CE come modificata e D.Lgs. 83/2021.

Regola decisionale rapida

1. Cosa vendi o fai?

Beni tangibili. Sei commercio. Scegli il codice in base al prodotto principale. Se non c’è prevalenza chiara, scegli un codice non specializzato.

Servizi o intermediazione. Non sei commercio di beni. Scegli un codice di servizi coerente (IT, marketing, consulenza, agenti).

2. A chi vendi?

Privati (B2C). Commercio al dettaglio. Valuta SCIA al SUAP, REA, Gestione Commercianti INPS.

Operatori IVA (B2B). Commercio all’ingrosso o servizi a imprese. Verifica obblighi specifici e, se vendi beni, logistica e documenti di trasporto.

3. Come incassi?

Incassi il prezzo finale e la vendita è a tuo nome. Sei il venditore. Rientri nel commercio.

Incassi solo una commissione. Sei intermediario. Usa un codice di servizi/intermediazione.

4. Dove spedisci?

Solo Italia. IVA italiana ordinaria. Valuta l’esonero da scontrino per vendite a distanza.

Altri paesi UE. Oltre 10.000 euro annui, usa l’OSS e applichi l’IVA estera.

Extra UE. Valuta IOSS per spedizioni a basso valore e regole doganali.

5. Requisiti extra

Alimentari, integratori o cosmetici. Verifica HACCP, requisiti professionali e notifiche sanitarie. Chiedi al SUAP e alla ASL.

Marchi e sicurezza prodotti. Rispettare norme su etichettatura, marcature e conformità. Le sanzioni sono pesanti.

Effetti su regime forfettario, contributi INPS e ISA

Regime forfettario. Il codice ATECO determina il coefficiente di redditività. Nel commercio il coefficiente tipico è 40%. Nei servizi spesso è più alto. Base normativa: Legge 190/2014 e successive modifiche.

Soglie e limiti. La soglia di accesso e permanenza nel forfettario è fissata dalla legge vigente. Verifica a inizio anno le condizioni aggiornate e le cause di esclusione.

Contributi INPS. I commercianti hanno contributi fissi e contributi percentuali sul reddito. I servizi in Gestione Separata versano solo contributi percentuali. La scelta del codice incide sull’INPS e sui costi fissi.

ISA. Gli Indici sintetici di affidabilità si basano sul codice attività e sui dati dichiarati. Un codice errato può alterare gli indicatori e produrre anomalie.

Diritto camerale. Le imprese iscritte in Camera di Commercio pagano il diritto annuale. L’importo dipende anche dal tipo di attività.

Errori comuni da evitare

Usare un codice “jolly” perché vendi online. Sbagliato: scegli in base alla merce. Il canale non deve guidare la scelta.

Confondere commercio con intermediazione. Se prendi solo commissioni, non sei commerciante. Cambiano codice, IVA e INPS.

Dimenticare la SCIA per il dettaglio. La vendita a distanza è commercio al dettaglio. Serve la SCIA al SUAP e l’iscrizione al REA.

Ignorare OSS/IOSS. Se vendi in UE o fuori UE, l’IVA cambia. Meglio impostare correttamente i flussi fin dall’inizio.

Trascurare requisiti sanitari. Alimentari e cosmetici richiedono adempimenti specifici. Le verifiche avvengono anche per store online.

Scenario operativo Codice ATECO da valutare Inquadramento previdenziale Adempimenti iniziali Tempistiche tipiche
Dettaglio scarpe (solo online) Commercio al dettaglio di calzature in esercizi specializzati INPS Gestione Commercianti Partita IVA, SCIA SUAP, REA, PEC e fatturazione elettronica 5-10 giorni per apertura IVA; SCIA immediata con protocollazione
Dettaglio cosmetici e profumi Commercio al dettaglio di articoli di profumeria e prodotti per toletta INPS Gestione Commercianti Partita IVA, SCIA SUAP, REA; verifica requisiti cosmetici 7-15 giorni, variabile per controlli ASL
Elettronica consumer mista (audio, IT) Codici specifici per apparecchi audio/video e informatica o non specializzato INPS Gestione Commercianti Partita IVA, SCIA SUAP, REA; gestione garanzie e RAEE 5-10 giorni; pratiche RAEE con tempi aggiuntivi
Marketplace in conto proprio Codice di commercio coerente con la merce venduta INPS Gestione Commercianti Partita IVA, SCIA SUAP, REA; accordi con piattaforma 5-10 giorni; tempi di onboarding piattaforma variabili
Intermediazione su marketplace (solo commissioni) Intermediari del commercio o servizi di marketing/affiliazione Gestione variabile: Commercianti/Enasarco per agenti; altrimenti Gestione Separata Partita IVA; niente SCIA del commercio; contratti di intermediazione 3-7 giorni per apertura IVA e posizioni previdenziali
Dropshipping con vendita a tuo nome Codice di commercio coerente con il bene prevalente INPS Gestione Commercianti Partita IVA, SCIA SUAP, REA; contratti con fornitori e policy resi 7-12 giorni; verifica logistica e IVA internazionale
Vendite UE oltre 10.000 €/anno Codice merceologico come sopra INPS coerente con l’attività Registrazione OSS in Italia; configurazione aliquote estere 2-4 settimane per OSS e settaggi
Alimentari secchi e integratori Codice commercio alimentare specializzato INPS Gestione Commercianti Partita IVA, SCIA SUAP, REA; HACCP e requisiti professionali 10-20 giorni; tempi ASL e formazione

FAQ

1) Esiste ancora un codice “commercio via internet”? Devo cambiare se lo avevo già?

Dal 2025 il canale online non è più il criterio per scegliere il codice ATECO. La classificazione si basa sulla natura dell’attività. Se nel 2024 avevi scelto un codice centrato sul canale, oggi è consigliabile verificare se rispecchia davvero cosa vendi. Se vendi beni tangibili a privati, orientati su un codice di commercio al dettaglio specifico per la merce. Se vendi a imprese, valuta l’ingrosso. Se offri servizi o intermediazione, adotta codici di servizi.

La variazione del codice si effettua con il modello AA9/12 o AA7/10 presso l’Agenzia delle Entrate. Poi aggiorni la posizione in Camera di Commercio (REA) e, se necessario, presenti una SCIA integrativa al SUAP. La base normativa per l’inquadramento IVA resta il DPR 633/1972. Per gli adempimenti di commercio vale il D.Lgs. 114/1998. Non si tratta di una “sanatoria”, ma di un allineamento tecnico. Farlo riduce rischi ISA e incoerenze contributive.

2) Vendo su marketplace e sul mio sito: scelgo un solo codice o più codici?

Il codice ATECO fotografa l’attività prevalente. Se vendi le stesse categorie di beni su più canali, un solo codice di commercio al dettaglio coerente con la merce è sufficiente. Se invece svolgi attività diverse e distinte in modo significativo, puoi aggiungere codici secondari (per esempio commercio al dettaglio e, in misura minore, servizi di intermediazione). La prevalenza si valuta su ricavi, margini e tempo dedicato.

Gli adempimenti non cambiano con il canale: SCIA e REA per il commercio, fatturazione elettronica, gestione IVA. Se superi la soglia UE di 10.000 euro verso consumatori in altri Stati membri, attiva l’OSS. Questi obblighi derivano dal D.Lgs. 83/2021 e dalla Direttiva 2006/112/CE. Per chiarimenti operativi, consulta l’Agenzia delle Entrate e la Camera di Commercio.

3) Faccio dropshipping: sono commerciante o intermediario? Come cambia l’IVA?

Se la vendita al cliente finale è a tuo nome, incassi il prezzo totale e gestisci resi e garanzia, sei commerciante. Scegli un codice di commercio coerente con il bene. Applichi l’IVA del regime italiano per vendite nazionali. Per vendite UE, oltre 10.000 euro annui, applichi IVA del Paese di destinazione usando l’OSS. Per spedizioni extra UE, valuta IOSS per la riscossione dell’IVA all’importazione sui piccoli invii. Base: D.Lgs. 83/2021 e Direttiva 2006/112/CE.

Se non vendi il bene e percepisci solo una commissione, sei intermediario. In tal caso usi un codice di servizi/intermediazione. L’IVA si applica sulla commissione. Se il cliente è un soggetto passivo estero, si applicano le regole del luogo di tassazione dei servizi B2B. Se operi come agente di commercio, verifica anche l’eventuale iscrizione ad Enasarco e l’inquadramento INPS. Il canale online non determina la natura dell’attività; contano i contratti e i flussi economici.

4) Vendo in tutta l’UE: come gestisco l’OSS, i resi e le note di credito?

L’OSS permette di dichiarare e versare in Italia l’IVA dovuta nei vari Stati membri per vendite a distanza B2C. Devi applicare l’aliquota del Paese del cliente, emettere fattura elettronica secondo le regole italiane e poi includere l’operazione nella dichiarazione OSS trimestrale. Se fai un reso, emetti una nota di credito elettronica con l’aliquota originaria e la includi nell’OSS del periodo in cui la registri. Base normativa: Direttiva 2006/112/CE e D.Lgs. 83/2021.

La soglia di 10.000 euro annui va monitorata su tutte le vendite intracomunitarie B2C di beni e di alcuni servizi TBE. Sotto soglia puoi applicare l’IVA italiana, ma spesso conviene aderire comunque all’OSS per semplificare. Ricorda che le piattaforme che “facilitano” alcune vendite possono essere considerate fornitori presunti per l’IVA. Verifica sempre i termini contrattuali della piattaforma e la qualifica fiscale dell’operazione.

5) Sono in regime forfettario: quale impatto ha il codice ATECO su imposta, contributi e adempimenti?

Nel forfettario il codice ATECO determina il coefficiente di redditività. Per il commercio il coefficiente tipico è 40%. Nei servizi può essere più alto. Questo incide direttamente sulla base imponibile. La disciplina del forfettario è nella Legge 190/2014, con successive modifiche. Verifica ogni anno soglie, esclusioni e cause di decadenza.

I forfettari sono tenuti alla fatturazione elettronica. L’IVA non si applica in rivalsa, salvo specifici casi, ma ciò non esonera dagli obblighi OSS/IOSS per le vendite a distanza UE. I contributi INPS dipendono dall’inquadramento: commercio con contributi fissi più percentuali; servizi in Gestione Separata con sole percentuali. Attenzione a scegliere il codice giusto: sbagliare codice può far pagare contributi non corretti, alterare gli ISA e generare controlli. Per dubbi, consulta l’Agenzia delle Entrate, l’INPS e le circolari disponibili su Normattiva e sui portali istituzionali.

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