Codice ATECO 85.59.20: cos’è e cosa posso farci?

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Ultimo aggiornamento: giugno 2026.

Per corsi di cucina: usa 85.59.20 se fai lezioni dal vivo a più partecipanti; 85.59.91 se vendi videolezioni autoprodotte. Inquadra l’attività come professionale o impresa; valuta SCIA/SCIA sanitaria, ComUnica o AA9/12 e iscrizione INPS corretta.

  • Codice ATECO: 85.59.20 per formazione dal vivo; 85.59.91 per corsi registrati non riconducibili ad altri codici specifici.
  • Inquadramento: professionista (Gestione Separata INPS, niente CCIAA) o impresa (Gestione Commercianti, CCIAA, ComUnica), secondo organizzazione.
  • Adempimenti: eventuale SCIA al SUAP; se c’è laboratorio con alimenti, anche notifica/SCIA sanitaria ASL e HACCP. IVA esente solo se corso riconosciuto ai sensi dell’art. 10, DPR 633/1972.

Quale codice ATECO scegliere per i corsi di cucina

L’ATECO identifica l’attività economica ai fini fiscali e statistici. Lo attribuisci quando apri la Partita IVA. La scelta influisce su INPS, diritti camerali, studi di settore ISA e coefficienti forfettari.

Per corsi di cucina esistono due opzioni ricorrenti nel capitolo 85 (Istruzione) della classificazione ISTAT:

– 85.59.20 “Corsi di formazione e corsi di aggiornamento professionale”: indicato per didattica dal vivo, in aula o online sincrona, con più partecipanti e docenza diretta.
– 85.59.91 “Altri servizi di istruzione n.c.a.”: adatto a videolezioni autoprodotte, percorsi asincroni, workshop non riconducibili ad altre sottocategorie dell’istruzione.

Se vendi file o accessi digitali senza reale componente didattica (solo contenuti scaricabili, senza tutoraggio), valuta alternative come attività editoriali o e-commerce. Serve un’analisi caso per caso. La classificazione ATECO è pubblicata da ISTAT e richiamata nei modelli anagrafici dell’Agenzia delle Entrate.

Professionista o impresa? Effetti su INPS, CCIAA e adempimenti

Lavoro autonomo professionale (senza albo)

Se svolgi personalmente la didattica, senza struttura d’impresa e senza organizzazione complessa, puoi aprire Partita IVA come professionista senza iscrizione in Camera di Commercio. Inquadri i redditi ai sensi dell’art. 53 del TUIR.

Adempimenti iniziali: invio modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate per l’apertura della Partita IVA. Contributi INPS in Gestione Separata, calcolati in percentuale sul reddito, senza contributi fissi. L’aliquota annua è fissata da INPS con circolare; verifica la circolare INPS 2026.

Non paghi diritto camerale annuale. Non presenti ComUnica, salvo trasformazione in impresa. Valuta SCIA se operi in locali aperti al pubblico.

Impresa individuale (organizzazione d’impresa)

Se organizzi e vendi corsi con struttura stabile (brand, piattaforma, marketing, aule attrezzate, personale), rientri nell’impresa individuale. In questo caso presenti la pratica ComUnica per apertura Partita IVA, iscrizione al Registro Imprese/REA e INPS Gestione Commercianti.

La Gestione Commercianti prevede contributi fissi su minimale e contributi variabili oltre la soglia. Gli importi e le aliquote sono aggiornati ogni anno da INPS con specifica circolare. Dovrai anche versare il diritto camerale annuale alla CCIAA della provincia competente.

La base normativa degli adempimenti impresa è reperibile sul portale del Registro delle Imprese/CCIAA, mentre la procedura ComUnica discende dalla normativa in tema di semplificazione amministrativa e comunicazione unica d’impresa (rinviabile a Normattiva).

SCIA, requisiti igienico-sanitari e sicurezza

Se tieni corsi in presenza in locali aperti al pubblico, serve normalmente una SCIA al SUAP del Comune, con allegati su agibilità e sicurezza dei locali. Il D.Lgs. 222/2016 definisce il regime amministrativo per le attività produttive.

Per corsi di cucina con manipolazione alimenti in laboratorio, occorre anche la notifica/SCIA sanitaria all’ASL ai sensi del Regolamento (CE) n. 852/2004. Tutti gli operatori devono possedere formazione HACCP aggiornata. Se somministri alimenti al pubblico non limitati alla didattica, si applica la disciplina sulla somministrazione (L. 287/1991) con requisiti professionali (es. abilitazione SAB) e ulteriori condizioni locali.

Se hai dipendenti o collaboratori, valuta gli obblighi in materia di salute e sicurezza sul lavoro (D.Lgs. 81/2008). Se utilizzi attrezzature e cucine, cura DVR, formazione sicurezza e idoneità locali.

IVA e fatturazione: quando l’insegnamento è esente

Regola generale: i corsi di cucina privati, non riconosciuti, sono operazioni imponibili IVA al 22%. L’esenzione IVA si applica solo ai corsi riconosciuti o accreditati come educazione/istruzione ai sensi dell’art. 10, n. 20, DPR 633/1972 e norme regionali sulla formazione professionale.

Se operi in regime forfettario, non addebiti l’IVA in fattura e non la detrai sugli acquisti. Apponi la dicitura di esonero IVA da regime forfettario e, se la fattura supera 77,47 euro, apponi marca da bollo da 2 euro.

Vendita di videolezioni automatizzate a privati UE: si applicano le regole dei servizi TTE (telecomunicazione, teleradiodiffusione, elettronici). Il luogo di tassazione è il paese del consumatore, con soglia UE di 10.000 euro. Oltre soglia, puoi usare il regime OSS per versare l’IVA estera in modo semplificato. Le condizioni e procedure sono descritte dall’Agenzia delle Entrate e dalla Commissione europea; verifica gli aggiornamenti 2026.

Imposte dirette e contributi: forfettario o ordinario

Regime forfettario

Il forfettario è un regime agevolato per persone fisiche con ricavi entro 85.000 euro. La base imponibile si calcola applicando un coefficiente di redditività. Per l’istruzione, il coefficiente è 78%: significa che il 78% dei ricavi diventa reddito imponibile.

L’imposta sostitutiva è 15%. Scende al 5% per i primi 5 anni se rispetti i requisiti di nuova attività previsti dalla L. 190/2014 (art. 1, commi 54-89), consultabile su Normattiva. Dal reddito imponibile puoi dedurre i contributi previdenziali versati.

Il forfettario non applica IVA e non subisce ritenuta d’acconto, ma resta tenuto alle imposte locali (addizionali) secondo le regole vigenti. Rimangono gli obblighi di fatturazione elettronica, salvo esenzioni specifiche scadute o prorogate; verifica gli aggiornamenti 2026 dell’Agenzia delle Entrate.

Regime ordinario

Nel regime ordinario, il reddito si calcola come ricavi meno costi deducibili, secondo il principio di cassa o di competenza a seconda dell’attività. I professionisti applicano il principio di cassa, cioè tassano gli incassi effettivi.

L’IRPEF ha scaglioni e aliquote progressive stabilite ogni anno dalla Legge di Bilancio. Nel 2026 è in vigore la struttura a tre aliquote, salvo modifiche legislative: 23% fino a 28.000 euro; 35% da 28.001 a 50.000 euro; 43% oltre 50.000 euro. Per conferma, consulta il portale dell’Agenzia delle Entrate e la Legge di Bilancio su Normattiva.

Contributi previdenziali

– Professionista in Gestione Separata INPS: contributi esclusivamente variabili in percentuale sul reddito, senza fisso. L’aliquota annua è stabilita da INPS con circolare (verifica la circolare 2026).
– Impresa in Gestione Commercianti INPS: contributi fissi sul minimale, più una percentuale sulla quota di reddito eccedente. Aliquote e minimali sono aggiornati annualmente da INPS.

INPS pubblica ogni anno le aliquote, i minimali e i massimali con circolare. In assenza di dati ufficiali, fai sempre riferimento all’ultima circolare INPS 2026.

Regola decisionale rapida

Usa queste regole di base per scegliere velocemente codice e inquadramento:

  • Se eroghi lezioni dal vivo con interazione docente-allievi e programmi didattici: ATECO 85.59.20. Se fai tutto tu, senza struttura, inquadra come professionista; altrimenti come impresa.
  • Se vendi videolezioni autoprodotte fruibili in autonomia, senza tutoraggio: ATECO 85.59.91. Se la vendita è automatica e massiva, valuta impresa; se è limitata e personale, può restare professionale.
  • Se usi un laboratorio con manipolazione di alimenti: sempre SCIA al SUAP; aggiungi SCIA/notifica sanitaria ASL e HACCP. Se somministri cibo oltre la didattica, verifica requisiti SAB e limiti di somministrazione.
  • Se vendi corsi a privati UE totalmente automatici: verifica regole TTE e soglia 10.000 euro; valuta registrazione al regime OSS.
  • Se il corso è riconosciuto/accreditato ai fini formativi: valuta esenzione IVA ex art. 10, n. 20, DPR 633/1972; altrimenti IVA ordinaria, salvo forfettario.

Riferimenti normativi utili (testuali)

– Codice ATECO ISTAT, sezione 85 Istruzione.
– DPR 633/1972, art. 10, n. 20: esenzioni IVA per istruzione.
– TUIR (DPR 917/1986), art. 53: redditi di lavoro autonomo.
– L. 190/2014, art. 1, commi 54-89: regime forfettario; modifiche e proroghe nelle Leggi di Bilancio successive.
– Regolamento (CE) n. 852/2004: igiene dei prodotti alimentari; notifica/SCIA sanitaria.
– L. 287/1991: somministrazione di alimenti e bevande.
– D.Lgs. 222/2016: segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) e regimi amministrativi.
– Circolari INPS annuali: aliquote e minimali Gestione Separata e Gestione Commercianti.
– Agenzia delle Entrate: regole IVA per servizi elettronici (TTE) e regime OSS.

Scenario operativo ATECO consigliato Inquadramento e INPS Adempimenti iniziali e tempistiche IVA e imposte
Lezioni dal vivo (aula/online), gruppi con interazione 85.59.20 Professionista (Gestione Separata) se attività personale; Impresa (Gestione Commercianti) se c’è organizzazione stabile Professionista: AA9/12 all’Agenzia Entrate (immediato). Impresa: ComUnica (3-5 giorni), iscrizione CCIAA; eventuale SCIA SUAP IVA 22% salvo esenzione art. 10 se corso riconosciuto. Forfettario: imposta sostitutiva 15% (5% start) con coefficiente 78%
Videocorsi registrati autoprodotti, fruizione asincrona 85.59.91 Professionista se attività personale; Impresa se vendita automatizzata e massiva Come sopra. Se sito e-commerce, eventuale comunicazione al SUAP per insegna/locale IVA 22%; se TTE a privati UE: soglia 10.000 euro e possibile OSS. Forfettario: niente IVA, bollo >77,47€
Corsi in laboratorio con manipolazione alimenti 85.59.20 (se didattica prevalente) Professionista o Impresa secondo organizzazione. Se assumi personale: INAIL e sicurezza SCIA SUAP + SCIA/notifica sanitaria ASL; formazione HACCP. Tempi: 5-30 giorni secondo Comune/ASL IVA 22% salvo riconoscimento formativo. Costi per adeguamento locali non detraibili in forfettario
Somministrazione alimenti accessoria al corso (degustazioni) 85.59.20 + eventuali codici accessori Spesso Impresa per ampliamento attività Ulteriore SCIA per somministrazione, requisiti professionali (SAB). Verifica limiti urbanistici/comunali Operazioni imponibili IVA; gestione corrispettivi e tracciabilità incassi

FAQ

Qual è la differenza pratica tra 85.59.20 e 85.59.91 per i corsi di cucina?

85.59.20 si usa quando la formazione è l’elemento centrale e avviene con docenza diretta, dal vivo, anche online ma con interazione reale. È adatto a masterclass, workshop in aula, corsi sincroni su piattaforme, stage pratici. 85.59.91 copre i servizi educativi non classificati altrove, ad esempio percorsi video on-demand, moduli pre-registrati, membership didattiche senza lezioni in tempo reale. Se vendi un file senza tutoraggio e senza vera didattica, potresti non essere più “istruzione”, ma rientrare in ambiti editoriali o commercio elettronico. La scelta va fatta guardando all’attività prevalente. In caso di mix, puoi indicare più codici, ma uno deve essere prevalente. La classificazione ATECO la fornisce ISTAT; l’attribuzione avviene all’apertura della Partita IVA tramite Agenzia delle Entrate.

Devo per forza iscrivermi alla Gestione Commercianti INPS se vendo corsi?

No. Dipende dall’organizzazione. Se sei un formatore che insegna personalmente senza struttura d’impresa, inquadri i redditi come lavoro autonomo professionale (art. 53 TUIR) e versi in Gestione Separata INPS, senza contributi fissi. Se invece organizzi e vendi corsi come impresa (più docenti, marketing strutturato, piattaforma, locali, personale), allora l’inquadramento tipico è impresa individuale con Gestione Commercianti, che prevede contributi fissi più una quota percentuale oltre il minimale. INPS pubblica ogni anno aliquote e minimali con circolari: usa l’ultima circolare 2026 per i calcoli corretti.

I corsi di cucina sono esenti IVA come l’istruzione scolastica?

Solo se soddisfano i requisiti dell’art. 10, n. 20, DPR 633/1972: l’esenzione riguarda servizi di educazione e formazione resi da scuole o enti riconosciuti o corsi riconosciuti secondo la normativa nazionale o regionale. Un corso amatoriale privato, non riconosciuto, è di norma imponibile IVA al 22%. Restano possibili esenzioni o non imponibilità se operi nell’ambito della formazione professionale riconosciuta o finanziata, con atti formali di accreditamento regionale. Se adotti il regime forfettario, non addebiti IVA a prescindere, ma questo non trasforma un’operazione imponibile in esente: è solo un effetto del regime agevolato. Per sicurezza, verifica l’inquadramento con l’Agenzia delle Entrate e, se serve, richiedi interpello.

Che adempimenti servono per tenere corsi in un laboratorio di cucina?

Servono due livelli di adempimenti. Primo: amministrativo, con SCIA al SUAP per l’attività didattica nei locali, indicando destinazione d’uso, sicurezza, agibilità. Secondo: sanitario, con notifica/SCIA sanitaria all’ASL ai sensi del Reg. (CE) 852/2004, perché c’è manipolazione di alimenti. Tutti gli operatori devono fare formazione HACCP e rispettare procedure di igiene. Se offri anche somministrazione al pubblico oltre la didattica, si applica la L. 287/1991: servono requisiti professionali (SAB) e ulteriori condizioni. Se assumi personale, valgono obblighi su sicurezza (D.Lgs. 81/2008), sorveglianza sanitaria e, se necessari, coperture INAIL. Le tempistiche variano per Comune e ASL: in media da pochi giorni a qualche settimana, se la documentazione è completa.

Meglio regime forfettario o ordinario per chi fa corsi di cucina?

Dipende da ricavi, costi e contributi. Il forfettario conviene se hai costi bassi e ricavi entro 85.000 euro: tassazione sul 78% dei ricavi, imposta 15% (5% start), semplificazioni IVA e contabili. Non puoi però dedurre i costi effettivi, né detrarre l’IVA sugli acquisti. L’ordinario conviene se hai investimenti importanti (cucine, locali, attrezzature, marketing) e vuoi dedurre i costi e detrarre l’IVA. In ordinario l’IRPEF è progressiva (23%-35%-43% a scaglioni, quadro 2026) e la burocrazia è più articolata. In entrambi i casi, deduci i contributi previdenziali dal reddito imponibile. Prima di scegliere, fai un confronto numerico su tre scenari: prudente, realistico, ottimistico. Usa le aliquote IRPEF vigenti e le aliquote/minimali INPS dell’ultima circolare 2026.

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