Ultimo aggiornamento: agosto 2026.
Il codice ATECO per un designer dipende da cosa realizzi: moda/industria, interni, grafica, 3D. Apri Partita IVA come professionista o impresa, scegli il regime fiscale (spesso forfettario) e l’ente previdenziale corretto.
- I codici ATECO dei designer ricadono di norma nella sezione 74.10.x: scegli la microvoce che descrive l’attività prevalente (moda/industriale, interni, grafica, 3D).
- La forma giusta dipende da cosa fai: libera professione (Gestione Separata INPS), professione ordinistica (Inarcassa) o impresa se produci/vendi beni.
- Regime forfettario: limite 85.000 euro, imposta 15% o 5% start-up, coefficiente 78% per i professionisti del design; e-fattura obbligatoria.
Quale codice ATECO per il designer nel 2026
La scelta del codice ATECO incide su tasse, contributi e adempimenti. Descrivi con precisione cosa vendi e come lavori. Il codice deve riflettere l’attività prevalente, cioè quella che genera più ricavi in un anno.
Mappatura delle attività e codici più usati
Per il 2026, i designer rientrano di norma nella sezione ATECO 74.10 “Attività di design specializzate”. Le microvoci più ricorrenti includono design di moda, design industriale, design di interni e attività di disegno tecnico/grafico. Verifica sempre la dicitura aggiornata nella classificazione ATECO 2007 (ISTAT/Agenzia delle Entrate) prima dell’apertura, perché i titoli delle microclassi possono essere descritti in modo diverso nelle banche dati.
Esempi operativi usati nel settore:
- Design di moda e design industriale: microvoci della famiglia 74.10.x dedicate alla progettazione di collezioni, modelli, prodotti e concept industriali.
- Interior design: microvoci 74.10.x riferite alla progettazione di interni e arredi, senza pratiche edilizie riservate agli iscritti all’Ordine.
- Disegno tecnico, grafica e modellazione 3D: microvoci 74.10.x usate per disegno CAD, rendering, concept art, motion e grafica applicata al prodotto.
Se svolgi lavorazioni molto tecniche in ambito edilizio (ad esempio pratiche catastali o direzione lavori), la tua attività non è “interior design” generico. In quel caso serve abilitazione professionale e iscrizione all’Ordine, con codice coerente con la professione tecnica.
Attività miste e codici secondari
Se alterni progetti diversi (esempio: interior e grafica) indica un codice prevalente e aggiungi codici secondari. La prevalenza si misura sui ricavi dell’anno. In contabilità ordinaria puoi ripartire costi e IVA per attività. Nel forfettario il coefficiente di redditività resta quello della famiglia prevalente (per i professionisti del design è 78%).
Fonte tecnica per la classificazione: catalogo ATECO 2007 (ISTAT), tabelle di ausilio dell’Agenzia delle Entrate e inquadramenti del Registro Imprese. Consulta sempre l’ultima versione disponibile.
Apertura della Partita IVA per designer: passi e tempi
Per aprire la Partita IVA come persona fisica usi il modello AA9/12. La presentazione avviene online (Fisconline/Entratel o SPID su portale dell’Agenzia delle Entrate), tramite ufficio territoriale o tramite intermediario abilitato. Riferimento normativo: art. 35 DPR 633/1972 e modulistica Agenzia delle Entrate.
Passi tipici:
- Scelta ATECO e forma: professionista senza albo, professionista iscritto (se abilitato) o impresa individuale se produci/vendi beni.
- Scelta del regime fiscale: forfettario se rispetti requisiti; in alternativa semplificato/ordinario.
- Previdenza: Gestione Separata INPS per professionisti senza Cassa; Inarcassa se sei architetto/ingegnere con requisiti; gestione Artigiani/Commercianti INPS se impresa artigiana/commerciale.
- Obblighi digitali: fattura elettronica via Sistema di Interscambio, PEC attiva, eventuale firma digitale (impresa/CCIAA).
- Eventuali adempimenti locali: SCIA per laboratorio artigiano, iscrizione al Registro Imprese/Albo Artigiani se produci fisicamente prototipi o arredi (norme regionali e del SUAP del Comune).
Tempi: la Partita IVA professionale si ottiene di solito in 1-3 giorni lavorativi. L’iscrizione al Registro Imprese e agli Albi Artigiani richiede passaggi aggiuntivi e qualche giorno in più.
Regimi fiscali 2026: come scegliere
Regime forfettario
Il regime forfettario è un regime agevolato per persone fisiche con ricavi/compensi annui non superiori a 85.000 euro. Normativa: art. 1, commi 54-89, Legge 190/2014, come modificata dalla Legge 197/2022 e successivi interventi. Prevede:
- Imposta sostitutiva del 15% sul reddito forfettario. Aliquota al 5% per i primi 5 anni se rispetti i requisiti “start-up” (nessuna attività analoga nei 3 anni precedenti, attività nuova e discontinua, ecc.).
- Reddito forfettario calcolato applicando un coefficiente di redditività ai ricavi. Per i designer inquadrati tra le attività professionali il coefficiente è 78%. Significa che il 22% è considerato costo forfettario.
- Niente IVA in fattura e niente ritenuta d’acconto subita. In fattura indichi la dicitura di esenzione ai sensi dell’art. 1, commi 54-89, Legge 190/2014.
- Marca da bollo di 2 euro sulle fatture senza IVA di importo superiore a 77,47 euro. Riferimenti: DPR 642/1972 e DM MEF 17 giugno 2014 per l’imposta di bollo in modalità elettronica.
- Fattura elettronica obbligatoria. Obblighi di e-fattura estesi anche ai forfettari con le regole generali in vigore.
Esclusioni e limiti: resti fuori dal regime se superi 85.000 euro. Se superi i 100.000 euro, l’uscita è immediata con applicazione dell’IVA dall’operazione che determina lo sforamento (Legge 197/2022). Non puoi usare il forfettario se possiedi partecipazioni in società di persone o Srl “collegate” all’attività o se fatturi prevalentemente al tuo ex datore di lavoro (salvo eccezioni di legge).
Regime semplificato/ordinario
Se non rientri nel forfettario, scegli la contabilità semplificata o ordinaria. In questi regimi:
- Applichi l’IVA alle vendite e detrài l’IVA sugli acquisti secondo le regole del DPR 633/1972.
- Il reddito si calcola per differenza tra ricavi e costi effettivi, secondo il TUIR (DPR 917/1986). Per i professionisti si usa il principio di cassa: tassazione degli incassi quando li ricevi.
- Paghi l’IRPEF a scaglioni, oltre addizionali. Gli scaglioni sono fissati annualmente dalla Legge di Bilancio e dal TUIR. Per il 2026 sono previste tre aliquote su scaglioni progressivi; verifica sempre la fascia aggiornata in sede di dichiarazione.
- Se fatturi a sostituti d’imposta come professionista, applichi la ritenuta d’acconto del 20% salvo casistiche particolari.
Previdenza per designer: quale gestione INPS o Cassa
Designer libero professionista senza albo: ti iscrivi alla Gestione Separata INPS (art. 2, comma 26, Legge 335/1995). L’aliquota è fissata ogni anno da INPS con circolare dedicata. Si applica al reddito imponibile e si versa con saldo e acconti tramite F24 alle scadenze fiscali.
Designer iscritto all’Ordine (architetto/ingegnere che svolge attività di progettazione tecnica): l’ente previdenziale è Inarcassa. Le regole di contribuzione prevedono minimi e percentuali su volume d’affari e reddito professionale, secondo regolamento Inarcassa.
Designer impresa artigiana o commerciale (produzione e vendita di beni): iscrizione alla gestione Artigiani e Commercianti INPS, con contributi fissi minimi e contributi eccedenti il minimale calcolati sul reddito. L’iscrizione al Registro Imprese/Albo Artigiani è obbligatoria.
Attenzione ai casi misti: se sei professionista e gestisci anche un laboratorio produttivo, puoi avere obblighi previdenziali su due gestioni. Serve inquadramento accurato per evitare duplicazioni e sanzioni.
Regola decisionale rapida
Come scegliere ATECO, forma e regime in pochi passaggi
– Se vendi progetti, concept, modelli 3D, grafica o consulenze, senza produzione e vendita di beni: scegli Partita IVA da libero professionista, ATECO 74.10.x coerente, Gestione Separata INPS, valuta forfettario se sotto 85.000 euro.
– Se fai interior design puro (layout, moodboard, arredi su catalogo) senza firmare pratiche edilizie: resta libero professionista 74.10.x. Se invece firmi pratiche tecniche riservate, devi essere abilitato e iscritto all’Ordine, con inquadramento ordinistico e Cassa professionale (Inarcassa).
– Se progetti e realizzi in proprio prototipi o arredi che vendi: impresa individuale artigiana/commerciale, iscrizione a Registro Imprese/Albo Artigiani, gestione INPS Artigiani/Commercianti, IVA ordinaria. Puoi valutare il forfettario anche come impresa se rispetti i requisiti.
– Se lavori con clienti esteri: come forfettario non applichi IVA ma gestisci correttamente le operazioni con l’estero (fatture elettroniche verso soggetti UE/extra-UE con codifiche corrette; per regimi IVA ordinari applichi regole territorialità e reverse charge secondo DPR 633/1972 e norme UE).
– Se prevedi costi elevati (software, workstation, subappalti, set): il regime ordinario può convenire perché deduci i costi reali e detrài l’IVA, anche se la burocrazia è più intensa.
Esempio numerico 2026: designer in forfettario
Ipotizziamo un designer professionista in forfettario con ricavi annui di 30.000 euro. Coefficiente di redditività 78%. Aliquota imposta sostitutiva 5% (start-up nei primi 5 anni). Aliquota Gestione Separata INPS indicativa per i professionisti senza Cassa pari al valore comunicato da INPS per il 2026 (nelle simulazioni usiamo 26%, verifica sempre la circolare INPS dell’anno).
Calcolo del reddito forfettario: 30.000 x 78% = 23.400 euro.
Imposta sostitutiva: 23.400 x 5% = 1.170 euro.
Contributi INPS Gestione Separata (stima 26%): 23.400 x 26% = 6.084 euro.
Totale imposte e contributi: 1.170 + 6.084 = 7.254 euro.
Reddito netto ante costi personali: 30.000 – 7.254 = 22.746 euro. Ricorda che nel forfettario non deduci i costi effettivi: sono già “coperti” dal 22% forfettario. Se i tuoi costi reali sono molto alti, confronta con il regime ordinario.
Obblighi ricorrenti e scadenze
Imposte e contributi si versano a saldo e acconto. In via generale: saldo anno precedente e primo acconto entro il 30 giugno (o termine stabilito annualmente dalla normativa), secondo acconto entro il 30 novembre. Le scadenze possono subire proroghe con DPCM: verifica ogni anno le disposizioni dell’Agenzia delle Entrate.
IVA: se sei in regime IVA ordinario, liquidazioni periodiche (mensili o trimestrali) e versamenti alle scadenze; comunicazioni LIPE e dichiarazione annuale IVA secondo DPR 633/1972. Per i forfettari niente liquidazioni IVA, ma resta l’obbligo di e-fattura e imposta di bollo elettronica sulle fatture senza IVA superiori a 77,47 euro.
Conservazione digitale delle fatture elettroniche secondo regole AgID. Per operazioni con l’estero, applica le regole di territorialità IVA e gli schemi documentali richiesti (ad esempio autofattura elettronica per acquisti da non residenti nei casi previsti).
Fonti e riferimenti normativi essenziali
– DPR 633/1972, art. 35: dichiarazione di inizio attività IVA (modello AA9/12). Fonte: Agenzia delle Entrate e Normattiva.
– DPR 917/1986 (TUIR): determinazione del reddito di lavoro autonomo e d’impresa. Fonte: Normattiva.
– Legge 190/2014, art. 1, commi 54-89, e successive modifiche (tra cui Legge 197/2022): regime forfettario, limiti e aliquote. Fonte: Normattiva e Agenzia delle Entrate.
– Legge 335/1995, art. 2, comma 26: Gestione Separata INPS per professionisti senza Cassa. Fonte: Normattiva e INPS.
– Regolamenti Inarcassa per architetti e ingegneri. Fonte: Inarcassa.
– DPR 642/1972 e DM MEF 17 giugno 2014: imposta di bollo su fatture elettroniche. Fonte: Normattiva e Ministero dell’Economia e delle Finanze.
– Classificazione ATECO 2007: ISTAT e tabelle Agenzia delle Entrate per l’inquadramento delle attività economiche.
| Scenario | ATECO tipico | Previdenza | Regime fiscale consigliato | Tempi e adempimenti chiave |
|---|---|---|---|---|
| Designer freelance (grafica/3D/moda/industriale) senza produzione | Sezione 74.10.x coerente con l’attività prevalente (es. moda/industriale, grafica, 3D) | Gestione Separata INPS (professionista senza Cassa) | Forfettario se sotto 85.000 euro; in alternativa semplificato/ordinario | Partita IVA con AA9/12 in 1-3 giorni; e-fattura e bollo; imposta sostitutiva; acconti e saldo |
| Interior designer “puro” (senza pratiche edilizie) | 74.10.x per design di interni/arredi | Gestione Separata INPS | Forfettario se rispetti requisiti; valutare ordinario se hai molti costi | Nessuna iscrizione Ordine; verifica SCIA solo se allestisci laboratorio; e-fattura obbligatoria |
| Progettista abilitato (architetto/ingegnere) che firma pratiche | Codici professionali coerenti con l’attività tecnica | Inarcassa (Cassa professionale) | Semplificato/ordinario; forfettario solo se compatibile e conveniente | Iscrizione Ordine, regole deontologiche; ritenuta d’acconto nelle fatture a sostituti |
| Designer con laboratorio che produce e vende beni | Attività artigiana/commerciale + eventuali codici secondari di design | INPS Artigiani/Commercianti | Forfettario (se requisiti) o IVA ordinario per detrarre l’IVA su acquisti | Iscrizione Registro Imprese/Albo Artigiani, SCIA al SUAP, diritti camerali, e-fattura |
| Designer con clienti UE/extra-UE | Come da attività prevalente (74.10.x) | Come da forma (GS, Inarcassa, Art/Com) | Forfettario o ordinario; gestisci correttamente territorialità IVA e documenti | Fatture elettroniche transfrontaliere, codifiche corrette, eventuale reverse charge |
FAQ
Qual è il codice ATECO “migliore” per un designer e cosa succede se lo sbaglio?
Non esiste un codice “migliore” in assoluto. Esiste il codice più aderente a cosa fai ogni giorno. Se progetti collezioni o prodotti, orientati su microvoci per design di moda/industriale. Se arredi spazi senza pratiche edilizie, guarda alle microvoci per interior design. Se realizzi grafica, rendering e modellazione 3D, usa le voci orientate al disegno tecnico/grafico. Un codice errato può portare a coefficienti forfettari sbagliati, errori negli elenchi INPS/CCIAA e problemi in caso di controlli. Puoi sempre variare il codice con una pratica all’Agenzia delle Entrate. Prima di aprire, confronta la descrizione delle microclassi nell’ATECO 2007 (ISTAT/Agenzia Entrate) e prepara un elenco dei servizi che offri, con percentuale di ricavi attesa. Così avrai una prevalenza chiara e potrai aggiungere codici secondari per le attività accessorie.
Meglio regime forfettario o ordinario per un designer nel 2026?
Dipende dal tuo mix di costi e ricavi. Il forfettario semplifica molto: niente IVA in fattura, imposta sostitutiva 15% (5% start-up) e coefficiente 78% per i professionisti del design. Conviene se hai costi relativamente bassi e ricavi entro 85.000 euro. L’ordinario conviene quando i costi sono alti (software, workstation avanzate, subappalti, set design, viaggi), perché deduci i costi reali e detrài l’IVA. In più, se lavori con aziende che preferiscono la ritenuta d’acconto o se hai commesse internazionali complesse, l’ordinario offre strumenti IVA più flessibili. Fai sempre due simulazioni: una col coefficiente 78% e imposta sostitutiva; una con ricavi-costi reali, IVA detraibile, IRPEF a scaglioni e contributi. Il confronto numerico toglie ogni dubbio.
Quali contributi previdenziali paga un designer e come si calcolano?
Se sei libero professionista senza Cassa, ti iscrivi alla Gestione Separata INPS. L’aliquota è fissata ogni anno da INPS con circolare e si applica al reddito imponibile. Nel forfettario coincide con il reddito “forfettario” (ricavi x 78%). Nell’ordinario coincide con il reddito professionale al netto dei costi. I contributi si versano a saldo e acconto con F24, insieme alle imposte. Se sei architetto o ingegnere abilitato, versi a Inarcassa secondo il regolamento (contributo soggettivo, integrativo e maternità/assistenza). Se sei impresa artigiana/commerciale, versi i contributi alla gestione INPS Artigiani/Commercianti: c’è un minimale fisso annuo e una percentuale sul reddito che supera il minimale. In caso di attività miste o dubbi sull’ente giusto, valuta un interpello all’INPS o un parere al tuo Ordine professionale: prevenire è meglio che correggere.
Come si emette correttamente una fattura da designer in forfettario nel 2026?
Compili la fattura elettronica indicando: i dati del cliente, la descrizione del servizio, l’importo, la natura dell’operazione senza IVA specifica per il forfettario, e la dicitura normativa (regime forfettario ex art. 1, commi 54-89, Legge 190/2014). Se l’importo supera 77,47 euro, applichi imposta di bollo di 2 euro in modalità elettronica secondo le regole del DM MEF 17 giugno 2014. Non applichi ritenuta d’acconto e non esponi l’IVA. Se il cliente è estero, emetti la fattura elettronica con tracciato e codifiche corrette (operazioni fuori campo IVA secondo DPR 633/1972 e norme UE sulla territorialità). Conserva in digitale i documenti secondo le regole AgID. Ricorda di versare l’imposta di bollo cumulativa alle scadenze stabilite dall’Agenzia delle Entrate, verificando gli avvisi disponibili nel tuo cassetto fiscale.
Quali sono i costi reali per aprire e gestire la Partita IVA da designer?
L’apertura della Partita IVA come professionista è gratuita se fai tu la pratica AA9/12. Se coinvolgi un intermediario, sostieni il compenso professionale. Se sei impresa, aggiungi diritti camerali, imposta di bollo, eventuale SCIA e firma digitale. I costi ricorrenti dipendono dal regime. Nel forfettario paghi imposta sostitutiva (15% o 5%), contributi previdenziali (aliquota INPS Gestione Separata o Cassa), imposta di bollo sulle fatture senza IVA sopra 77,47 euro, e l’onorario del consulente. Nell’ordinario aggiungi IVA da liquidare, imposte IRPEF a scaglioni, addizionali, ritenute e adempimenti periodici (LIPE, dichiarazione IVA, dichiarazione dei redditi, ISA quando applicabili). Budgettizza anche software, workstation, licenze, eventuali subappalti e assicurazione RC professionale. Fai un business plan con tre ipotesi di ricavi (basso, medio, alto) e simula il carico fiscale in ciascun scenario.
