Il codice ATECO dell’odontotecnico è 32.50.20, fabbricazione di protesi dentarie, inclusa la riparazione. È un’attività artigiana: apri una ditta individuale con la ComUnica e ti iscrivi a INPS Artigiani e INAIL. Poi scegli il regime fiscale: ordinario, con IRPEF al 23%-33%-43% nel 2026, oppure forfettario, con coefficiente di redditività del 67%.
- Codice ATECO: 32.50.20, fabbricazione di protesi dentarie (inclusa riparazione). L’inquadramento è artigiano, come prevede la Legge 443/1985.
- Apertura: ComUnica al Registro Imprese, iscrizione a INPS Gestione Artigiani e INAIL, SCIA al SUAP per il laboratorio.
- Tasse: ordinario (IRPEF 23-33-43, con IVA e costi che puoi scaricare) oppure forfettario (imposta 15%/5%, coefficiente 67%, niente IVA). Contributi INPS 2026: fissi 4.521,36 € più le eccedenze al 24%/25%.
Codice ATECO, attività e inquadramento
Il codice ATECO per l’odontotecnico è 32.50.20: indica la fabbricazione e la riparazione di protesi dentarie. La classificazione ATECO la definisce l’ISTAT, l’Istituto nazionale di statistica.
Dal 1° aprile 2025 è in uso la nuova classificazione ATECO 2025. Prima di aprire o aggiornare la Partita IVA, controlla la corrispondenza del tuo codice nelle tabelle di raccordo della pagina ISTAT sulla classificazione ATECO 2025.
L’attività è artigiana, come prevede la Legge 443/1985. In pratica lavori soprattutto con il tuo apporto personale, in un laboratorio. Se vuoi capire come funziona l’inquadramento delle altre attività manuali, trovi tutto nella guida al codice ATECO artigiano.
Il dentista e lo studio dentistico usano un codice diverso: rientrano tra le attività odontoiatriche, classe 86.23 della classificazione ATECO 2025. L’odontotecnico, invece, non cura il paziente: realizza dispositivi medici su misura, su prescrizione del dentista. Se apri uno studio odontoiatrico, quindi, non usi il 32.50.20.
Ai dispositivi che produci si applica il Regolamento (UE) 2017/745 sui dispositivi medici. In Italia lo coordina il decreto legislativo 5 agosto 2022, n. 137.
Il laboratorio deve avere un responsabile tecnico con la qualifica di odontotecnico. La qualifica arriva dal diploma professionale e dalle regole regionali sulla formazione. Il riferimento generale è la Legge 845/1978 sulla formazione professionale.
Come si apre: adempimenti e costi
Per aprire come odontotecnico invii la ComUnica al Registro Imprese, ti iscrivi a INPS Gestione Artigiani e INAIL e presenti la SCIA al SUAP per il laboratorio. Vediamo i passaggi uno alla volta.
Pratica ComUnica e Registro Imprese
La ComUnica, o Comunicazione Unica, è la pratica digitale che invii al Registro Imprese. L’ha introdotta l’art. 9 del D.L. 31 gennaio 2007, n. 7, convertito dalla Legge 40/2007. Il D.P.C.M. 6 maggio 2009 ne fissa le regole tecniche. Con una sola pratica:
- apri la Partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate;
- ti iscrivi al Registro Imprese e all’Albo Artigiani;
- apri le posizioni INPS Artigiani e INAIL.
Nel 2026 i costi tipici per una ditta individuale artigiana sono 17,50 € di imposta di bollo, 18 € di diritti di segreteria e un diritto camerale annuale da circa 53 € a 120 € in base alla Camera di Commercio. I valori possono cambiare da provincia a provincia.
INPS Gestione Artigiani e INAIL
Come artigiano versi i contributi all’INPS, l’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale. Nel 2026 i contributi fissi annui sono 4.521,36 € e li paghi in quattro rate trimestrali.
Se il tuo reddito previdenziale supera 18.808,00 €, paghi anche contributi variabili: 24% sulla quota che supera 18.808,00 € e 25% sulla quota che supera 56.224,00 €. L’INPS aggiorna importi e scaglioni ogni anno: i valori 2026 sono nella circolare INPS n. 14 del 9 febbraio 2026.
Ti assicuri anche all’INAIL, l’istituto che ti copre contro infortuni e malattie professionali. L’obbligo nasce dal DPR 1124/1965. Il premio dipende dal rischio del laboratorio e dalla retribuzione convenzionale.
SCIA, locali e sicurezza
Per avviare il laboratorio presenti la SCIA, la Segnalazione certificata di inizio attività, al SUAP del Comune, lo Sportello unico per le attività produttive. Ti servono la disponibilità dei locali e i requisiti igienico-strutturali previsti dalla normativa regionale.
Applichi le regole di sicurezza sul lavoro del D.Lgs. 81/2008: valutazione dei rischi (DVR, documento di valutazione dei rischi), gestione degli agenti chimici, rumore, videoterminali e antincendio. Se assumi personale, nomini l’RSPP, il responsabile del servizio di prevenzione e protezione, e attivi la sorveglianza sanitaria quando serve.
Come fabbricante di dispositivi medici su misura rispetti il Regolamento (UE) 2017/745: fascicolo tecnico minimo, cioè la documentazione che descrive come è fatto il dispositivo, dichiarazione per dispositivi su misura, sistema di tracciabilità e vigilanza. In Italia comunichi l’attività al Ministero della Salute tramite i canali previsti.
Sui dispositivi su misura non si applica la marcatura CE, ma valgono requisiti documentali specifici. Conservi la documentazione tecnica e le prescrizioni del dentista. Aggiorni etichette e informazioni al paziente come chiede l’allegato XIII del Regolamento. Se il laboratorio produce rifiuti speciali, li gestisci secondo la parte IV del D.Lgs. 152/2006.
Ditta individuale, SNC o SRL artigiana?
All’avvio la scelta più comune è la ditta individuale, perché è rapida ed economica. La SNC, società in nome collettivo, è utile se siete più soci operativi e volete flessibilità, ma la responsabilità è illimitata. La SRL artigiana, società a responsabilità limitata, limita la responsabilità al capitale. Richiede più adempimenti e costi, ma tutela il tuo patrimonio personale.
In tutti i casi, se l’attività resta artigiana, i soci operativi si iscrivono all’Albo Artigiani e alla Gestione INPS Artigiani. Scegli stimando ricavi, investimenti, rischio, accesso al credito e gestione del personale. Le regole civilistiche sono nel Codice Civile, quelle sull’artigianato nella Legge 443/1985. Per lavoro e previdenza le istruzioni sono del Ministero del Lavoro e dell’INPS.
Regimi fiscali 2026 a confronto
Come odontotecnico scegli tra regime ordinario e regime forfettario. Nel primo scarichi i costi reali, nel secondo paghi un’imposta più bassa su una quota fissa degli incassi.
Regime ordinario: IRPEF, costi e IVA
Nel 2026 l’IRPEF, l’imposta sul reddito delle persone fisiche, ha tre aliquote: 23% fino a 28.000 €, 33% da 28.001 a 50.000 €, 43% oltre 50.000 €. Trovi gli scaglioni sul sito dell’Agenzia delle Entrate e nel Testo unico delle imposte sui redditi (TUIR) su Normattiva.
Calcoli l’imponibile così: ricavi, meno i costi inerenti, meno i contributi previdenziali. Tra i costi che puoi scaricare ci sono materiali, attrezzature, affitto, utenze, consulenze, assicurazioni e corsi.
Per la contabilità hai due strade:
- semplificata per cassa: paghi le tasse su incassi e pagamenti effettivi. È la regola per le ditte individuali sotto certe soglie;
- ordinaria per competenza: paghi le tasse in base a quando ricavi e costi maturano. È un’opzione se ti serve una contabilità più strutturata.
Per le protesi dentarie le operazioni sono spesso esenti IVA. Il riferimento è l’art. 10 del DPR 633/1972, in attuazione dell’art. 132, par. 1, lett. e), della Direttiva 2006/112/CE. L’Agenzia delle Entrate ne ha parlato nella risposta n. 6 del 2023 sulle protesi fornite da dentisti e odontotecnici.
L’esenzione abbassa i prezzi, ma non ti fa recuperare l’IVA sugli acquisti. Se fai anche operazioni imponibili, per esempio vendi altri prodotti non esenti, potresti dover applicare il pro-rata: recuperi l’IVA sugli acquisti solo in proporzione alle operazioni imponibili. Conserva sempre i documenti che provano la natura esente delle forniture.
Gli artigiani non subiscono ritenuta d’acconto sulle fatture. Emetti sempre fattura elettronica tramite il Sistema di Interscambio (SDI). Versi l’IVA se è dovuta e presenti la dichiarazione IVA e le comunicazioni periodiche alle scadenze previste.
Regime forfettario: imposta sostitutiva e coefficiente 67%
Il forfettario è il regime semplificato per persone fisiche con ricavi fino a 85.000 €. Se superi 100.000 € nell’anno, esci subito e applichi l’IVA dal superamento. Se resti tra 85.001 € e 100.000 €, esci dall’anno successivo. Le regole sono nella Legge 190/2014 e nelle modifiche successive, riassunte dall’Agenzia delle Entrate nella pagina sul regime forfetario.
Paghi un’imposta sostitutiva del 15%, che scende al 5% per i primi 5 anni se rispetti i requisiti di nuova attività. Il reddito si calcola con il coefficiente di redditività, la quota degli incassi considerata guadagno: per l’odontotecnico è 67%. Vuol dire che paghi le tasse su circa due terzi degli incassi, dopo aver tolto i contributi previdenziali.
Nel forfettario non applichi l’IVA in fattura e non recuperi l’IVA sugli acquisti. Niente ritenute, né in uscita né in entrata. Sulle fatture sopra 77,47 € metti la marca da bollo da 2 €. La fattura elettronica è obbligatoria anche per i forfettari, per tutti dal 2024.
Puoi chiedere all’INPS la riduzione del 35% dei contributi per artigiani in forfettario. La domanda si fa una volta, come spiega la circolare INPS n. 14/2026: se ne hai già beneficiato, la riduzione resta finché hai i requisiti e non rinunci. Abbassa i contributi, ma riduce anche quanto scarichi dalle tasse.
Contributi INPS 2026: come si calcolano
I contributi INPS degli artigiani hanno due parti:
- fissi: 4.521,36 € per il 2026, in quattro rate;
- variabili: se superi 18.808,00 € di reddito previdenziale, paghi il 24% sulla parte eccedente; oltre 56.224,00 €, paghi il 25% sulla parte ulteriore.
Per l’artigiano il reddito previdenziale coincide con il reddito d’impresa. Nel forfettario è il reddito calcolato con il coefficiente, prima di togliere i contributi.
I contributi versati li scarichi dall’imponibile IRPEF o dalla base dell’imposta sostitutiva, come prevedono le regole INPS e il TUIR. I fissi si pagano a rate trimestrali, le eccedenze a saldo e acconto con la dichiarazione dei redditi.
Regola decisionale rapida
Per scegliere il regime nel 2026 guarda due numeri: quanto prevedi di incassare e quanto spendi per lavorare. Questi orientamenti ti aiutano a farti un’idea, ma la scelta finale va fatta con un commercialista sul tuo caso.
- Ricavi previsti entro 35.000 € e costi alti difficili da scaricare? Il forfettario di solito conviene: aliquota 15%/5%, burocrazia minima.
- Ricavi 35.000–70.000 € e costi bassi, per esempio con le attrezzature del laboratorio già pagate? Il forfettario con coefficiente 67% spesso resta competitivo. Verifica quanto pesano i contributi variabili.
- Ricavi oltre 70.000 € con costi importanti come materiali, personale e macchinari in leasing: l’ordinario può convenire, perché scarichi i costi reali, compresa la quota annua del costo dei macchinari.
- Ricavi tra 85.001 € e 100.000 €: preparati a uscire dal forfettario dal periodo successivo. Se rischi di superare 100.000 €, pianifica l’IVA immediata su parte dell’anno.
- Vendi anche prodotti o servizi soggetti a IVA? L’ordinario ti fa recuperare l’IVA sugli acquisti. Se fai solo protesi esenti, valuta il forfettario per semplificare.
Esempi e stime operative 2026
Ecco quattro esempi di calcolo con i valori 2026. Le cifre sono illustrative e non tengono conto della riduzione del 35% dei contributi.
Esempio 1: ricavi 30.000 € in forfettario
Reddito forfettario: 30.000 × 67% = 20.100 €. Se conti solo i contributi fissi da 4.521,36 €, la base imposta è 20.100 − 4.521,36 = 15.578,64 € e l’imposta al 15% è circa 2.336,80 € (circa 779 € con l’aliquota al 5% per le nuove attività).
Però 20.100 € supera di poco la soglia di 18.808 €, quindi aggiungi i contributi variabili: 24% × 1.292 ≈ 310 €. Contributi totali ≈ 4.831 €. Base imposta: 20.100 − 4.831 ≈ 15.269 €. Imposta 15%: circa 2.290 € (circa 763 € al 5%).
Esempio 2: ricavi 60.000 € in forfettario
Reddito forfettario: 60.000 × 67% = 40.200 €. Contributi: fissi 4.521,36 € + variabili 24% su (40.200 − 18.808) = 24% × 21.392 ≈ 5.134 €. Contributi totali stimati ≈ 9.655 €. Base imposta: 40.200 − 9.655 ≈ 30.545 €. Imposta 15%: ≈ 4.582 € (5% per le nuove attività: ≈ 1.527 €).
Esempio 3: ricavi 90.000 € in ordinario
Se hai costi elevati, per esempio 40.000 € tra materiali, affitti, leasing e personale, l’ordinario ti permette di scaricarli tutti. L’IRPEF si applica a scaglioni sul reddito netto. L’IVA sulle protesi può essere esente: fai attenzione al recupero dell’IVA sugli acquisti e al pro-rata se fai anche operazioni imponibili.
Esempio 4: superamento 100.000 € nel forfettario
Se superi 100.000 € di ricavi nell’anno, esci subito dal forfettario. Da quel momento addebiti e versi l’IVA e tieni le scritture come nel regime ordinario. Trovi la regola nella pagina dell’Agenzia delle Entrate sul forfettario.
La tabella mette a confronto i quattro scenari su requisiti, imposte, contributi e adempimenti, così vedi subito cosa cambia al crescere dei ricavi.
| Scenario | Requisiti e limiti | Imposte stimate 2026 | Contributi INPS 2026 | Tempi e adempimenti |
|---|---|---|---|---|
| Avvio attività, ricavi 30.000 €, solo protesi | Forfettario ammesso (≤ 85.000 €). Coefficiente 67% | Imposta sostitutiva ≈ 2.290 € (≈ 2.337 € contando solo i fissi; ≈ 763 € con 5%, ≈ 779 € solo fissi) | Fissi 4.521,36 € + ≈ 310 € di eccedenza | ComUnica 1–3 giorni; fattura elettronica da subito; marca da bollo su fatture > 77,47 € |
| Ricavi 60.000 €, costi bassi | Forfettario ancora possibile | Imposta sostitutiva ≈ 4.582 € | ≈ 9.655 € (fissi + 24% su eccedenza) | Rate INPS trimestrali; imposta con saldo e acconti a giugno e novembre |
| Ricavi 90.000 €, costi alti, anche servizi imponibili | Forfettario non ammesso dal prossimo anno; valuta l’ordinario | IRPEF a scaglioni 23–33–43% sul reddito netto; IVA da gestire con pro-rata | Fissi + 24%/25% su reddito previdenziale | Registri IVA, LIPE trimestrali; dichiarazione IVA annuale |
| Superamento 100.000 € in corso d’anno | Uscita immediata dal forfettario | Da quel momento IVA in fattura; imposta da ordinario | Calcolo su reddito d’impresa ordinario | Cambio di regime immediato; adegua fatturazione e contabilità |
LIPE sta per Liquidazioni periodiche IVA, le comunicazioni trimestrali dei conti IVA. Se hai dubbi sul tuo caso, ne parliamo insieme.
FAQ Odontotecnico: domande frequenti 2026
Quali titoli servono per aprire un laboratorio odontotecnico e chi può fare il responsabile tecnico?
Serve la qualifica professionale di odontotecnico, che di solito arriva dal diploma dell’istituto professionale o da percorsi regionali riconosciuti. Il laboratorio deve avere un responsabile tecnico qualificato, che può essere anche il titolare. Locali, attrezzature e igiene seguono i regolamenti della tua Regione: prima di aprire, verifica requisiti e modulistica della SCIA con il SUAP e l’ASL locale.
Come funziona l’IVA per l’odontotecnico in regime ordinario? Le protesi sono esenti?
Sì, molte cessioni di protesi dentarie fatte da odontotecnici sono esenti IVA. Su quelle operazioni non addebiti IVA in fattura e, in cambio, non recuperi l’IVA sugli acquisti collegati. Se vendi anche prodotti accessori imponibili, separi le attività o applichi il pro-rata di detraibilità. La scelta cambia i registri IVA e i calcoli periodici.
Quali obblighi ha il laboratorio sui dispositivi su misura secondo l’MDR, il Regolamento UE sui dispositivi medici?
Come fabbricante di dispositivi su misura redigi la dichiarazione prevista dal Regolamento (UE) 2017/745 e tieni un sistema di gestione della qualità proporzionato. Garantisci la tracciabilità dei materiali, registri reclami e non conformità e segui la vigilanza dopo la consegna. In Italia comunichi l’attività al Ministero della Salute e conservi le prescrizioni del dentista.
Come si calcolano concretamente i contributi INPS Artigiani e le possibili agevolazioni?
Nel 2026 paghi almeno 4.521,36 € di contributi fissi, che coprono un reddito previdenziale fino a 18.808,00 €. Sopra questa soglia aggiungi il 24% sulla parte eccedente e, oltre 56.224,00 €, il 25%. Se sei nel forfettario puoi chiedere la riduzione del 35%: abbassa i contributi, ma può aumentare un po’ l’imposta.
Il codice ATECO dell’odontotecnico è cambiato con l’ATECO 2025?
Dal 1° aprile 2025 l’ISTAT applica la nuova classificazione ATECO 2025, che ha rivisto descrizioni e numerazioni di molti codici. Se hai aperto la Partita IVA con il 32.50.20, controlla nelle tabelle di raccordo dell’ISTAT quale codice corrisponde oggi alla fabbricazione di protesi dentarie. Se hai dubbi, chiedi conferma al tuo commercialista.
