Codice ATECO osteopata: come trovarlo e cosa comprende?

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Ultimo aggiornamento: agosto 2026.

Per aprire la Partita IVA da osteopata usa il codice ATECO 86.90.29, scegli il regime fiscale adatto (forfettario o ordinario), iscriviti alla Gestione Separata INPS e rispetta esenzione IVA sanitaria, STS e RC professionale.

  • Codice ATECO corretto: 86.90.29 “Altre attività paramediche indipendenti n.c.a.”, coerente con prestazioni sanitarie.
  • Fiscale: forfettario (15% o 5% start-up, coefficiente 78%) o ordinario IRPEF a scaglioni (23%, 33%, 43%).
  • Contributi: Gestione Separata INPS con aliquota annuale intorno al 26% sul reddito; prestazioni sanitarie esenti IVA ex art. 10 n. 18 DPR 633/1972.

Inquadramento dell’osteopata: professione sanitaria, titolo e codice ATECO

L’osteopata rientra tra le professioni sanitarie riconosciute. La cornice di base è la Legge 11 gennaio 2018, n. 3 (c.d. Legge Lorenzin), con i relativi decreti attuativi del Ministero della Salute che hanno definito profilo e percorso formativo. La normativa è consultabile sul portale Normattiva e nei documenti del Ministero della Salute.

Il codice ATECO più coerente per l’osteopata libero professionista è 86.90.29 “Altre attività paramediche indipendenti n.c.a.”. Questo codice inquadra l’attività come sanitaria non medica, allineata alle finalità di prevenzione, diagnosi funzionale e riabilitazione tipiche della professione.

Evita codici della serie 86.99.x, usati per “altre attività connesse alla salute umana n.c.a.” ma non pertinenti alla pratica paramedica professionale. Una corretta scelta ATECO incide su coefficienti del forfettario, studi di settore storici e in generale sulla leggibilità fiscale dell’attività.

Requisiti professionali e titoli

Serve un percorso formativo abilitante definito dai decreti del Ministero della Salute. In fase transitoria, valgono i criteri di riconoscimento dei titoli pregressi e i percorsi universitari o equipollenti stabiliti dagli atti ministeriali successivi alla Legge n. 3/2018. Verifica sempre gli avvisi ufficiali del Ministero della Salute e della tua Regione per la parte autorizzativa delle strutture.

Apertura Partita IVA: adempimenti iniziali e tempi

Apri la Partita IVA come persona fisica con il modello AA9/12. Indica il codice ATECO 86.90.29, la data di inizio, il regime fiscale prescelto e i dati anagrafici. Presenti la pratica:

– Online tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate (accesso con SPID/CIE/CNS).
– Con raccomandata A/R all’ufficio competente.
– Di persona allo sportello.

L’apertura è gratuita se la fai da solo. Paghi solo l’eventuale onorario del professionista che ti assiste. Se apri uno studio, presenta la SCIA al SUAP comunale secondo le regole locali e, quando richiesto, ottieni l’autorizzazione sanitaria ASL. Le Regioni definiscono requisiti di locali, impianti e sicurezza.

Iscrizioni previdenziali e assicurative

Come osteopata non ordinistico senza cassa dedicata, versi i contributi alla Gestione Separata INPS. L’aliquota per i professionisti senza altra tutela obbligatoria è definita ogni anno da circolare INPS. Considera un valore intorno al 26% del reddito imponibile previdenziale.

L’assicurazione RC professionale è obbligatoria per le professioni sanitarie (Legge 8 marzo 2017, n. 24, c.d. Gelli-Bianco). Scegli un massimale coerente con il rischio dell’attività e verifica retroattività e postuma.

IVA, fatturazione sanitaria e privacy

Le prestazioni sanitarie di diagnosi, cura e riabilitazione sono esenti IVA ai sensi dell’art. 10, n. 18, DPR 633/1972. L’esenzione si applica se la prestazione ha finalità sanitaria. Servizi di puro benessere non sanitari restano imponibili (aliquota ordinaria). Se fatturi sia prestazioni esenti sia imponibili, gestisci correttamente il pro-rata IVA e la numerazione dei documenti.

Per le fatture a pazienti, quando sei tenuto all’invio dei dati al Sistema Tessera Sanitaria (STS), si applicano le disposizioni che limitano l’uso della fatturazione elettronica via SdI verso consumatori finali per tutela della privacy. Consulta i provvedimenti annuali di MEF e Agenzia delle Entrate. Verso imprese e PA resta l’obbligo di e-fattura via SdI.

Apponi la marca da bollo da 2 euro su fatture esenti superiori a 77,47 euro. Riporta la dicitura di esenzione IVA e conserva il consenso informato e la documentazione sanitaria, nel rispetto del GDPR e dei provvedimenti del Garante Privacy.

Regimi fiscali 2026: forfettario o ordinario

Puoi scegliere tra regime forfettario e regime ordinario. La scelta dipende da ricavi, costi, investimenti e clientela.

Regime forfettario

Valido fino a 85.000 euro di ricavi annui. Il reddito imponibile si calcola applicando il coefficiente di redditività del 78% ai compensi incassati (principio di cassa: contano gli incassi effettivi). L’imposta sostitutiva è del 15%, ridotta al 5% per i primi 5 anni se rispetti le condizioni start-up (nessuna attività analoga nei tre anni precedenti, non mera prosecuzione di lavoro dipendente salvo pratica, rispetto dei limiti previsti dalla legge). Fonte: Agenzia delle Entrate e normativa di riferimento consultabile su Normattiva.

Nel forfettario non detrai i costi analitici. Paghi l’imposta sul reddito forfettizzato. Deduce invece i contributi previdenziali versati. Non applichi IVA in fattura, ma rispetti marca da bollo e STS.

Regime ordinario

Determini il reddito come differenza tra compensi incassati e costi deducibili, più ammortamenti e contributi. Applichi l’IRPEF a scaglioni. Nel 2026, in base alla disciplina vigente, gli scaglioni risultano a tre aliquote: 23% fino a 28.000 euro; 33% da 28.001 a 50.000 euro; 43% oltre 50.000 euro. Consulta la Legge di Bilancio e i decreti attuativi su Normattiva per conferma e aggiornamenti.

Nel regime ordinario puoi detrarre l’IVA assolta sugli acquisti relativi a prestazioni imponibili. Per le prestazioni esenti, gestisci il pro-rata o la separazione delle attività per non perdere detraibilità su beni e servizi promiscui.

Contributi INPS: come si calcolano e quando si pagano

La Gestione Separata INPS si calcola sul reddito imponibile previdenziale. In forfettario coincide con il reddito forfettizzato (compensi x 78%). In ordinario coincide con il reddito fiscale (compensi meno costi e contributi dedotti). L’aliquota annua è fissata da INPS con circolare; prendi a riferimento un valore intorno al 26% per chi non ha altra tutela obbligatoria.

Paghi con F24 agli acconti e saldi secondo il calendario delle imposte (giugno-luglio e novembre per acconti). Puoi rateizzare con gli interessi previsti. I contributi riducono l’imponibile fiscale e, nel forfettario, anche la base dell’imposta sostitutiva.

Regola decisionale rapida

– Se i tuoi costi annui sono bassi (meno del 22% dei ricavi), e stimi ricavi sotto 85.000 euro, il forfettario è spesso più efficiente: paghi sul 78% dei ricavi con imposta al 15% (o 5%).
– Se hai costi elevati (più del 22% dei ricavi), o investi molto in attrezzature e locali, valuta l’ordinario: deduci i costi reali e sfrutti detrazioni e ammortamenti.
– Se superi 85.000 euro con continuità, il regime ordinario è la scelta naturale. Se superi 100.000 euro in corso d’anno, esci dal forfettario con effetti immediati per l’IVA secondo le regole vigenti.
– Se lavori quasi solo con pazienti privati e prestazioni esenti IVA, il vantaggio della detrazione IVA in ordinario si riduce: considera con attenzione il pro-rata.
– Se parti ora e rispetti i requisiti, il 5% start-up nel forfettario può dare un forte vantaggio nei primi 5 anni.

Esempi numerici semplificati

Forfettario con ricavi 40.000 euro

Reddito forfettario: 40.000 x 78% = 31.200 euro. Contributi INPS (ipotesi 26%): circa 8.112 euro. Reddito imponibile imposta: 31.200 – 8.112 = 23.088 euro. Imposta sostitutiva 15%: circa 3.463 euro (oppure 5%: circa 1.154 euro). Totale oneri fiscali + previdenziali: circa 11.575 euro (o 9.266 euro con 5%).

Ordinario con incassi 40.000 euro e costi 10.000 euro

Reddito lordo: 40.000 – 10.000 = 30.000 euro. Contributi INPS (26% su 30.000): 7.800 euro. Imponibile IRPEF: 30.000 – 7.800 = 22.200 euro. IRPEF: 22.200 x 23% = 5.106 euro, più addizionali regionali e comunali. Tasse e contributi complessivi: circa 12.900-13.500 euro a seconda delle addizionali.

Nota: i calcoli sono stime didattiche. Aliquote INPS, detrazioni e addizionali variano ogni anno. Verifica sempre circolari INPS, istruzioni dell’Agenzia delle Entrate e testi su Normattiva.

Adempimenti operativi ricorrenti

– Imposte e contributi: acconti e saldo IRPEF/imp. sostitutiva e INPS con F24. Fonte: Agenzia delle Entrate e INPS.
– STS: invio dati sanitari secondo scadenze ministeriali (Ministero dell’Economia e delle Finanze).
– Bollo virtuale su e-fatture e contrassegno su analogiche esenti sopra 77,47 euro.
– Conservazione documenti: 10 anni per fini fiscali; rispetto GDPR per cartelle cliniche.

– POS: obbligo di accettare pagamenti elettronici e relative sanzioni (normativa su Normattiva e MEF).
– Sicurezza sul lavoro: se assumi personale, applica D.Lgs. 81/2008; iscriviti a INAIL se richiesto dal rischio presente. Verifica con consulente del lavoro.

Scenario Requisiti chiave Imposte e contributi IVA e fatturazione Tempistiche/adempimenti
Forfettario start-up (5%) Ricavi ≤ 85.000 euro; nessuna attività analoga nei 3 anni; non prosecuzione di lavoro dipendente (salvo pratica) Reddito = ricavi x 78%; imposta 5%; INPS Gestione Separata ≈ 26% No IVA in fattura; marca da bollo; STS per fatture a pazienti; e-fattura B2B/PA Apertura IVA con AA9/12; acconti/saldi imposta e INPS; invii STS secondo calendario
Forfettario ordinario (15%) Ricavi ≤ 85.000 euro; requisiti generali rispettati Reddito = ricavi x 78%; imposta 15%; INPS ≈ 26% Come sopra; no detrazione IVA su acquisti Stesse scadenze; verifica soglia 100.000 per fuoriuscita immediata IVA
Ordinario semplificato Ricavi liberi; conviene con costi elevati o investimenti IRPEF a scaglioni 23%-33%-43% su reddito netto; INPS ≈ 26% Prestazioni sanitarie esenti; imponibili non sanitarie con IVA; possibile pro-rata Registri IVA; LIPE; esterometro se dovuto; ammortamenti e deduzioni
Studio con autorizzazione sanitaria Requisiti locali/igiene/sicurezza definiti da Regione/ASL; SCIA SUAP Invariato rispetto al regime fiscale scelto Invariato; attenzione a tipologia prestazioni e privacy Tempi variabili per pareri ASL; aggiornamenti periodici e controlli

FAQ

Qual è il codice ATECO giusto per l’osteopata e perché non usare 86.99.x?

Per l’osteopata libero professionista il codice consigliato è 86.90.29 “Altre attività paramediche indipendenti n.c.a.”. Questo codice riflette una prestazione sanitaria non medica resa in autonomia. La serie 86.99.x raggruppa attività connesse alla salute umana non precisamente inquadrate nella sfera paramedica e può creare incongruenze con l’esenzione IVA sanitaria, con la rendicontazione al Sistema Tessera Sanitaria e con i parametri fiscali del tuo settore. Una corretta classificazione riduce il rischio di contestazioni e semplifica i rapporti con l’Agenzia delle Entrate e gli enti previdenziali. In caso di dubbi, verifica le note descrittive ISTAT ATECO e allineati alla prassi delle professioni sanitarie non mediche.

Come funziona l’esenzione IVA per le prestazioni osteopatiche e quando devo applicare l’IVA?

L’art. 10, n. 18, del DPR 633/1972 prevede l’esenzione IVA per le prestazioni sanitarie di diagnosi, cura e riabilitazione. Se l’attività osteopatica è finalizzata alla salute del paziente e resa da un esercente la professione sanitaria, la prestazione è esente. Devi indicare in fattura la norma di esenzione e applicare la marca da bollo da 2 euro se l’importo supera 77,47 euro. Se offri servizi non sanitari (benessere, massaggi non terapeutici, pacchetti fitness), tali prestazioni non rientrano nell’esenzione e scontano l’IVA ordinaria. In presenza di attività miste, valuta pro-rata o separazione contabile per non perdere detrazioni IVA sugli acquisti promiscui. Le regole sono tratte dalla normativa IVA e dai documenti di prassi dell’Agenzia delle Entrate.

Forfettario o ordinario nel 2026: qual è più conveniente per un osteopata che inizia ora?

Se parti da zero e stimi ricavi sotto 85.000 euro con costi contenuti, il forfettario è spesso la scelta migliore. Applichi il coefficiente del 78% e paghi un’imposta sostitutiva al 15%, o al 5% per i primi 5 anni se rispetti i requisiti start-up. Non gestisci l’IVA attiva e hai adempimenti più snelli. Se invece prevedi costi elevati (affitto studio importante, attrezzature, personale), l’ordinario può risultare più vantaggioso. Deduce i costi reali, sfrutta ammortamenti e, se svolgi anche prestazioni imponibili, puoi detrarre l’IVA sugli acquisti. Nel 2026 l’IRPEF è a tre scaglioni (23%, 33%, 43%) secondo la disciplina vigente. Confronta tre numeri: peso dei costi reali, incassi stimati, contributi INPS. Un foglio di calcolo con due scenari chiarisce rapidamente la convenienza.

Come si calcolano i contributi INPS alla Gestione Separata per un osteopata senza cassa?

I contributi si calcolano applicando l’aliquota INPS vigente (per i professionisti senza altra tutela obbligatoria, storicamente intorno al 26%) al reddito imponibile previdenziale. Nel forfettario il reddito è “ricavi x 78%”. Nell’ordinario è il reddito fiscale, cioè compensi meno costi deducibili e contributi versati. Paghi con F24 in acconto e saldo seguendo il calendario fiscale. I contributi riducono l’imponibile IRPEF e l’imposta sostitutiva nel forfettario. Ogni anno l’INPS pubblica una circolare con aliquote e minimali/massimali; fai riferimento ai documenti ufficiali INPS e alle istruzioni dell’Agenzia delle Entrate per allineare il calcolo agli aggiornamenti.

Quali permessi servono per aprire e gestire uno studio di osteopatia e quali sono gli errori da evitare?

Oltre alla Partita IVA, verifica i requisiti strutturali e igienico-sanitari regionali. Presenta la SCIA al SUAP del Comune. In molte Regioni serve l’autorizzazione sanitaria dell’ASL, soprattutto se utilizzi apparecchiature elettromedicali o se eroghi prestazioni sanitarie in struttura aperta al pubblico. Rispetta le norme antincendio se superi determinate soglie di affollamento e impianti. Prevedi la gestione dei rifiuti sanitari a rischio e la sorveglianza radioprotezionistica se pertinente (di norma non serve in osteopatia pura). Gli errori più comuni: codice ATECO errato; mancata marca da bollo su fatture esenti; sottovalutazione di SCIA/autorizzazione; polizza RC professionale inadeguata; uso improprio dell’e-fattura verso pazienti in presenza di obbligo STS. Per la parte normativa, fai riferimento a Normattiva, Ministero della Salute, Ministero del Lavoro per i profili di sicurezza e Agenzia delle Entrate per gli adempimenti fiscali.

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