Codice ATECO marketing e pubblicità: qual è e cosa comprende?

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Ultimo aggiornamento: agosto 2026.

Per il digital marketing usa il codice ATECO 73.11.01 – ideazione di campagne pubblicitarie. Scegli: professionista se fai solo consulenza (Gestione Separata INPS) o ditta individuale se gestisci budget e mezzi (CCIAA, Gestione Commercianti).

  • Codice ATECO: 73.11.01 – ideazione di campagne pubblicitarie. Coefficiente forfettario: 78% dei ricavi.
  • Previdenza 2026: professionista in Gestione Separata INPS (26,07%); ditta individuale in Gestione Commercianti INPS con contributi fissi e percentuali oltre il minimale.
  • Apertura Partita IVA: modulo AA9/12 (professionista) o pratica ComUnica + SCIA SUAP dove richiesta (impresa). Forfettario: 85.000 euro limite, imposta 5% poi 15%.

Perché il codice ATECO 73.11.01 è quello giusto per il digital marketing

Il codice ATECO 73.11.01 identifica l’ideazione di campagne pubblicitarie. In parole semplici: progetti, pianifichi e coordini campagne. Definisci strategia, messaggi, canali e KPI. Puoi anche seguire la creatività e il media planning.

Questo codice copre la consulenza strategica di marketing digitale. Include social media strategy, content plan, funnel, SEO strategico, adv planning e coordinamento. Se però vendi “spazi pubblicitari” come intermediario, rientri nel 73.12 (concessione di spazi pubblicitari), che è diverso per logica e adempimenti.

La base normativa per classificare le attività è la Tabella ATECO dell’ISTAT. Per il quadro fiscale e IVA si fa riferimento al DPR 633/1972 per l’IVA e al TUIR (DPR 917/1986) per il reddito. Le leggi si consultano su Normattiva.

Scelta dell’inquadramento: professionista o ditta individuale?

Quando sei “professionista” (lavoro autonomo)

Se offri solo consulenza e non gestisci direttamente il denaro del cliente, lavori come professionista. Esempio: definisci strategia e piano media, ma il cliente paga le piattaforme con la sua carta. Fatturi solo il tuo onorario.

In questo caso apri Partita IVA come lavoro autonomo. Non ti iscrivi alla Camera di Commercio. Ti iscrivi alla Gestione Separata INPS. Non hai contributi fissi. Paghi una percentuale sui profitti.

Quando sei “impresa” (ditta individuale commerciale)

Se gestisci budget, acquisti spazi, subappalti in modo strutturale o organizzi mezzi e persone, sei un’impresa. In questo scenario apri ditta individuale, ti iscrivi al Registro Imprese e alla Gestione Commercianti INPS.

Questa scelta ha più adempimenti. Ma ti permette di strutturare un’agenzia, assumere personale, stipulare contratti quadro e centralizzare i pagamenti media.

Fonti e inquadramento

L’inquadramento segue il Codice Civile (lavoro autonomo vs impresa), le classificazioni ATECO ISTAT e gli obblighi di iscrizione a INPS e CCIAA disciplinati da normativa su Registro Imprese e SUAP (DPR 160/2010; DLgs 222/2016). Le aliquote contributive e i minimali sono fissati ogni anno da circolari INPS.

Regola decisionale rapida

Usa questa regola pratica per scegliere senza dubbi:

  • Consulenza pura, il cliente paga gli Ads e i tool: professionista (Gestione Separata INPS).
  • Gestisci budget Ads o rivendi spazi/servizi di terzi: ditta individuale (Registro Imprese, Gestione Commercianti INPS).
  • Hai dipendenti, un ufficio aperto al pubblico, un parco fornitori stabile: ditta individuale.
  • Fai solo strategia, formazione, auditing e reporting: professionista.
  • Se sei nel mezzo: scegli l’opzione che riflette l’operatività prevalente e documentala nei contratti.

Come aprire la Partita IVA: documenti, moduli e tempi

Professionista: iter in 3 mosse

1) Compila il modello AA9/12 presso l’Agenzia delle Entrate. Indica il codice 73.11.01, domicilio fiscale e regime fiscale scelto. 2) Attiva la PEC e, se necessario, firma digitale. 3) Iscriviti alla Gestione Separata INPS.

Tempi tipici: attribuzione immediata della Partita IVA; iscrizione INPS in pochi giorni. Normativa di riferimento: DPR 605/1973 (anagrafe tributaria); modulistica AE; circolari INPS.

Ditta individuale: iter ComUnica + SUAP

1) Pratica ComUnica al Registro Imprese. Con un invio fai: Partita IVA, iscrizione CCIAA, INPS Gestione Commercianti e, se applicabile, INAIL. 2) SCIA al SUAP del Comune se l’attività lo richiede (ad esempio locali aperti al pubblico o specifiche previsioni regolamentari).

Tempi tipici: 5-10 giorni per l’iscrizione in CCIAA. Il SUAP applica la regola “Start and run” della SCIA (DLgs 222/2016): puoi avviare salvo controlli. Verifica sempre il Regolamento comunale per l’eventuale SCIA nelle agenzie pubblicitarie.

Previdenza: quanto paghi all’INPS nel 2026

Gestione Separata INPS (professionista)

Per il 2026, i professionisti senza Cassa pagano il 26,07% in Gestione Separata INPS. La base è il reddito netto, cioè incassi meno costi deducibili (se in ordinario) o base forfettaria (se in forfettario). L’aliquota può variare ogni anno con circolare INPS.

Non hai contributi minimi fissi. Versi acconti e saldo con i modelli F24 alle scadenze fiscali. La normativa previdenziale è consultabile nelle circolari INPS e sul portale del Ministero del Lavoro.

Gestione Commercianti INPS (ditta individuale)

Paghi contributi fissi sul minimale e poi una percentuale sul reddito eccedente. Per il 2026, l’importo fisso annuo indicativo è 4.521,36 euro fino a un imponibile di 18.808,00 euro. Sui guadagni ulteriori paghi il 24% e, oltre 56.224,00 euro, il 25%.

I valori concreti dipendono dai minimali e massimali definiti ogni anno da circolari INPS. I forfettari iscritti a Commercianti possono chiedere la riduzione del 35% dei contributi (prevista dalla Legge 208/2015) presentando domanda all’INPS.

Regimi fiscali: forfettario o ordinario?

Regime forfettario

È il regime semplificato per persone fisiche. Limite ricavi: 85.000 euro. Uscita immediata se superi 100.000 euro nell’anno. Riferimento normativo: Legge 190/2014, art. 1 commi 54-89, come modificata da leggi successive (ad esempio Legge 197/2022).

Imposta sostitutiva: 5% per i primi 5 anni se rispetti i requisiti “start-up” (nessuna attività simile nei 3 anni prima, attività nuova o non prosecuzione di lavoro dipendente, salvo praticantato; fonte: Normattiva su L. 190/2014). Poi 15%. Coefficiente di redditività: 78% per il codice 73.11.01.

Non addebiti IVA in fattura. Non subisci ritenute d’acconto. Applichi la marca da bollo da 2 euro sopra 77,47 euro. I contributi previdenziali sono deducibili prima di calcolare l’imposta sostitutiva.

Regime ordinario semplificato

Paghi l’IRPEF a scaglioni sul reddito netto. Aliquote 2026: 23% fino a 28.000 euro; 33% tra 28.001 e 50.000 euro; 43% oltre 50.000 euro. Applichi anche addizionali regionali e comunali.

Hai IVA al 22% (salvo aliquote speciali). Detrai l’IVA degli acquisti. Se sei professionista applichi il principio di cassa: tassazione sugli incassi. Se sei impresa in semplificato, applichi la cassa “per competenza finanziaria” prevista dalle norme sul regime semplificato delle imprese minori.

IVA e operazioni con l’estero nel digital marketing

Prestazioni di servizi B2B

Le prestazioni pubblicitarie B2B seguono la regola generale di territorialità dell’art. 7-ter del DPR 633/1972: l’IVA è dovuta nel Paese del committente. Se il cliente è UE, emetti fattura senza IVA con inversione contabile. Se extra-UE, operazione fuori campo IVA.

Quando acquisti servizi pubblicitari da fornitori esteri (es. piattaforme), applichi il reverse charge interno (art. 17, c. 2, DPR 633/1972) integrando l’autofattura secondo le regole vigenti. Consulta le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate per i documenti elettronici.

Prestazioni B2C

Se vendi consulenza a privati UE, tendenzialmente l’IVA è in Italia. I servizi pubblicitari non sono servizi elettronici automatici. L’OSS si applica ai servizi elettronici B2C; per l’advertising consulenziale non serve, salvo casi particolari.

Verifica sempre la natura del servizio e la qualifica del cliente. La disciplina IVA è tecnica: in caso di dubbi, interpella l’Agenzia delle Entrate o consulta la prassi sul portale istituzionale.

Contratti, fatture e ritenute

Contratti chiari per evitare errori di inquadramento

Scrivi nei contratti chi paga i media, chi possiede gli account pubblicitari, chi detiene i dati e come gestisci i fornitori. Se non gestisci cassa né rivendi, dichiara che agisci come consulente.

Ritenuta d’acconto e fatturazione

In forfettario non subisci ritenuta d’acconto e lo scrivi in fattura. In ordinario, se sei professionista e fatturi a sostituti d’imposta, applichi la ritenuta del 20% sull’imponibile. Le imprese non applicano ritenuta sulle vendite.

Fonti normative da citare e dove verificare

Per le leggi aggiornate usa il portale Normattiva. Per IVA e imposte dirette, consulta Agenzia delle Entrate. Per aliquote e minimali contributivi, consulta le circolari INPS. Per SUAP e SCIA, fai riferimento al Ministero delle Imprese e del Made in Italy e alla normativa SUAP (DPR 160/2010 e DLgs 222/2016). Per lavoro e previdenza, vedi il Ministero del Lavoro.

Scenario operativo Inquadramento consigliato Adempimenti iniziali Previdenza e contributi 2026 Regime fiscale e IVA Tempistiche tipiche
Consulenza pura (strategia, auditing, formazione). Il cliente paga Ads e tool. Professionista (codice 73.11.01) AA9/12 all’Agenzia Entrate; PEC; Gestione Separata INPS Gestione Separata: 26,07% sul reddito; nessun fisso Forfettario: 78% base, 5%/15%; IVA non dovuta. Ordinario: IRPEF 23-33-43%, IVA 22% 1-3 giorni
Agenzia che gestisce budget Ads e coordina fornitori Ditta individuale commerciale (sempre 73.11.01) ComUnica (AE+CCIAA+INPS); eventuale SCIA SUAP; PEC e firma digitale Gestione Commercianti: fissi 4.521,36 € fino a 18.808 €; 24% oltre; 25% oltre 56.224 € Forfettario: 78%, 5%/15% (possibile -35% INPS). Ordinario: IVA 22% con detrazione 5-10 giorni
Modello misto: consulenza + piccoli anticipi di spesa occasionali Valuta prevalenza. Preferibile professionista con mandato senza rappresentanza e riaddebito spese AA9/12; accordi contrattuali chiari sul riaddebito Gestione Separata 26,07% Forfettario o ordinario a seconda dei costi. Riaddebiti fuori campo o imponibili secondo natura 1-3 giorni
Strutturato: dipendenti, ufficio aperto al pubblico, contratti quadro media Ditta individuale o società (valuta SRL) ComUnica; SCIA se richiesta; eventuale INAIL; libri obbligatori Gestione Commercianti; valutare passaggio a società per limiti di responsabilità Di norma ordinario per gestione IVA/costi; forfettario spesso inapplicabile per volumi 7-20 giorni

FAQ

Qual è la differenza tra 73.11.01 (ideazione campagne) e 73.12.00 (concessione di spazi pubblicitari)?

Il 73.11.01 copre la pianificazione e la gestione strategica delle campagne. In pratica, fai consulenza, designi la strategia, coordini creatività e media plan, monitori i risultati. Fatturi una prestazione di servizi intellettuale. Il 73.12.00 riguarda invece la vendita o la rivendita di spazi pubblicitari. Agisci come concessionario o intermediario di spazi. Fatturi spazi con provvigione o con margine. La differenza conta per l’inquadramento e la previdenza: nel primo caso puoi essere un professionista in Gestione Separata INPS; nel secondo operi più tipicamente come impresa con iscrizione in CCIAA e Gestione Commercianti INPS. Per scegliere correttamente, guarda i contratti: se incassi dal cliente e poi paghi i media, sei nella logica “impresa”. Se il cliente paga i media con i suoi metodi di pagamento e tu emetti solo parcella per consulenza, resti nella logica “professionista”. Le definizioni ATECO sono pubblicate da ISTAT e le regole fiscali e IVA sono nel DPR 633/1972 e nel TUIR, consultabili su Normattiva.

Posso usare il 73.11.01 se faccio anche siti web o grafica? O serve un secondo codice ATECO?

Se l’attività prevalente è l’ideazione di campagne e la parte web/grafica è accessoria, puoi tenere il 73.11.01. Se invece sviluppi siti o fai grafica come attività principale, valuta codici della sezione 62 (produzione software, realizzazione siti) o 74.10 (attività di design). Puoi inserire più codici ATECO nella stessa Partita IVA, indicando quello prevalente. Questo è utile quando offri pacchetti integrati marketing+web. Ricorda che nel regime forfettario il coefficiente di redditività è unico per la posizione e segue l’attività prevalente; quindi dichiarare correttamente la prevalenza evita errori nel calcolo delle imposte. Per l’aggiornamento delle classificazioni consulta le tabelle ISTAT; per la gestione fiscale dei multi-codici fai riferimento all’Agenzia delle Entrate.

Sono consulente ma il cliente mi chiede di “gestire” il budget ADS con la mia carta e rifatturare: resto professionista?

Se anticipi spese in modo occasionale e dimostrabile, con mandato senza rappresentanza e un riaddebito analitico, puoi restare nel perimetro del professionista. Ma se la gestione economica dei media diventa sistematica, con flussi stabili di denaro e margini, l’attività assume tratti d’impresa. In tal caso è prudente aprire come ditta individuale, iscriverti al Registro Imprese e alla Gestione Commercianti INPS. Questa impostazione riduce il rischio di contestazioni su inquadramento e IVA. Le regole civilistiche su rappresentanza e le norme IVA (art. 15 DPR 633/1972 per esclusioni e art. 13 per imponibile) guidano la corretta fatturazione dei riaddebiti. Se resti consulente, specifica in contratto che il cliente è titolare degli account pubblicitari e che tutte le spese media transitano sui suoi metodi di pagamento.

Come funziona l’IVA con clienti e fornitori esteri nelle campagne digitali?

B2B verso clienti UE: applichi la regola generale dell’art. 7-ter DPR 633/1972. Emetti fattura senza IVA con inversione contabile. Il cliente integra nel suo Paese. B2B extra-UE: operazione fuori campo IVA per carenza di territorialità. B2C verso privati UE: per la consulenza, l’IVA è di norma in Italia e applichi l’aliquota nazionale. I servizi pubblicitari consulenziali non sono servizi elettronici erogati automaticamente; quindi il regime OSS non si applica in via ordinaria. Acquisti di pubblicità da piattaforme estere: applichi il reverse charge interno (art. 17, c. 2, DPR 633/1972) con l’integrazione del documento elettronico secondo gli schemi attuali dell’Agenzia delle Entrate. In ordinario puoi detrarre l’IVA assolta. In forfettario non detrai né addebiti IVA, ma restano gli obblighi comunicativi e di integrazione documentale previsti. Per casi particolari (pacchetti misti, eventi, cessioni di spazi) verifica le risoluzioni dell’Agenzia delle Entrate e la prassi disponibile sui portali istituzionali.

Forfettario o ordinario: come scelgo e come si calcolano imposte e contributi con un esempio?

La scelta dipende da volumi, costi e previdenza. Forfettario conviene se i costi reali sono bassi. Si tassa il 78% dei ricavi: su 50.000 euro di ricavi, il reddito imponibile forfettario è 39.000 euro. Se sei start-up, paghi imposta sostitutiva 5% su 39.000, cioè 1.950 euro. Prima sottrai i contributi INPS. Se sei professionista in Gestione Separata e il contributo è, per ipotesi, 10.000 euro, la base per l’imposta scende a 29.000 euro e l’imposta diventa 1.450 euro. In ordinario, invece, contano i costi reali. Se su 50.000 di ricavi hai 20.000 di costi deducibili, il reddito è 30.000 euro. Paghi IRPEF: 23% sui primi 28.000 (6.440 euro) e 33% sui successivi 2.000 (660 euro), totale 7.100 euro più addizionali. Puoi detrarre l’IVA sugli acquisti. Se hai molti costi e investimenti, l’ordinario può risultare più efficiente. Per le aliquote e scaglioni IRPEF 2026 fai riferimento alla normativa pubblicata su Normattiva e ai documenti dell’Agenzia delle Entrate. Per i contributi 2026 consulta le circolari INPS.

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