Ultimo aggiornamento: agosto 2026.
Per lavorare come web designer usa il codice ATECO 74.12.01, apri Partita IVA da professionista, iscriviti alla Gestione Separata INPS (aliquota 26,07%) e scegli tra regime forfettario (5%/15%) o ordinario (IRPEF 23%/33%/43%).
- Codice ATECO: 74.12.01 per attività di web design e grafica collegata, come da classificazione ATECO ISTAT.
- Previdenza: iscrizione alla Gestione Separata INPS, aliquota contributiva 26,07% nel 2026, contributi deducibili fiscalmente.
- Regimi: forfettario (coefficiente 78%, imposta 5% o 15%) oppure ordinario con IRPEF 23%/33%/43% e IVA ordinaria.
Codice ATECO per web designer: 74.12.01
Il codice ATECO 74.12.01 identifica in modo puntuale le attività di web design. In pratica, copre progettazione grafica e realizzazione interfacce e layout per siti e applicazioni.
Serve per aprire la Partita IVA, applicare il coefficiente corretto nel forfettario e inquadrare l’attività in INPS. La classificazione ATECO è pubblicata da ISTAT e consultabile sui repertori ufficiali.
Se la tua attività include anche sviluppo software complesso o gestione hosting, valuta codici secondari coerenti. L’inquadramento corretto riduce rischi di errori fiscali e previdenziali. Fonte: ISTAT – classificazione ATECO 2007 e aggiornamenti.
Come aprire la Partita IVA da web designer
1) Pratica di apertura e scelte iniziali
Apri la Partita IVA come libero professionista. Usa il modello AA9/12 dell’Agenzia delle Entrate. Puoi inviarlo online con SPID/CIE, presentarlo allo sportello o tramite un intermediario abilitato.
Nel modello indica: dati anagrafici, data inizio attività, codice ATECO 74.12.01, domicilio fiscale, regime contabile (forfettario o ordinario). Fonte: Agenzia delle Entrate – modello AA9/12.
2) PEC e domicilio digitale
Attiva una PEC. Tutti i titolari di Partita IVA devono avere un domicilio digitale valido e attivo. Serve per ricevere atti e comunicazioni ufficiali. Fonte: norme sul domicilio digitale consultabili su Normattiva.
3) Iscrizione INPS – Gestione Separata
Iscriviti alla Gestione Separata INPS come professionista senza Cassa. L’aliquota 2026 è 26,07%. L’iscrizione si fa online o tramite contact center INPS.
I contributi si calcolano sul reddito dell’attività. Non esiste un minimale da versare, ma esistono massimali. I contributi sono deducibili dal reddito. Fonte: INPS – Gestione Separata.
4) Registro delle Imprese: non serve
Il web designer libero professionista non svolge attività commerciale. Non serve iscrizione al Registro delle Imprese né pratica Comunica. Serve solo la Partita IVA e l’iscrizione INPS.
Previdenza 2026: calcolo e versamenti
Nel 2026 l’aliquota contributiva per i professionisti in Gestione Separata è 26,07%. Applica l’aliquota sul reddito professionale netto. Nel forfettario, il “reddito” è quello determinato dal coefficiente di redditività.
I contributi si versano con F24 alle scadenze di saldo e acconti delle imposte. Puoi rateizzare con interessi modesti. I contributi pagati si portano in deduzione dal reddito imponibile. Fonte: INPS – circolari annuali su aliquote GS.
Se versi in altre gestioni obbligatorie, verifica eventuali aliquote differenziate o esoneri parziali. Per casi particolari consulta INPS o un consulente.
Regimi fiscali 2026 a confronto
Regime forfettario: come funziona davvero
Il regime forfettario è semplificato. L’imposta è “sostitutiva”: sostituisce IRPEF e addizionali. L’aliquota è 5% per i primi 5 anni se rispetti i requisiti “start-up”. Poi diventa 15%.
Calcolo del reddito: ricavi x coefficiente di redditività. Per i professionisti come il web designer, il coefficiente è 78%. Esempio: 30.000 euro di ricavi diventano 23.400 di reddito lordo.
I contributi INPS riducono la base imponibile della sostitutiva. Quindi calcoli prima i contributi, poi applichi il 5% o il 15% sul reddito al netto dei contributi. Fonte: Legge 190/2014 e successive modifiche, consultabili su Normattiva; Agenzia delle Entrate – guida al regime forfettario.
IVA: nel forfettario non addebiti IVA e non la detrai. Applichi la marca da bollo da 2 euro sulle fatture senza IVA superiori a 77,47 euro. Dal 2024 la fatturazione elettronica è obbligatoria per tutti, anche per i forfettari. Fonte: D.P.R. 633/1972 per l’IVA; provvedimenti AE sulla fatturazione elettronica.
Regime ordinario: quando conviene
Nel regime ordinario paghi l’IRPEF per scaglioni: 23% fino a 28.000 euro, 33% da 28.001 a 50.000 euro, 43% oltre 50.000 euro, come da disciplina vigente nel 2026. Si aggiungono addizionali regionali e comunali.
Applichi l’IVA (aliquota 22% standard salvo eccezioni). Detrai l’IVA sugli acquisti, se inerenti. I professionisti usano il principio di cassa: tassano i compensi incassati meno i costi pagati. Fonte: D.P.R. 917/1986 (TUIR) art. 54; D.P.R. 633/1972; documenti AE su scaglioni IRPEF e addizionali.
Ritenuta d’acconto: se fatturi a soggetti con obbligo di sostituto d’imposta, subisci la ritenuta del 20% sui compensi. Non si applica se sei in forfettario. Fonte: TUIR e prassi AE.
Operazioni con clienti esteri e IVA
B2B UE: per servizi a imprese UE si applica la regola del committente. Emetti fattura senza IVA con inversione contabile. Indichi il riferimento normativo. Il cliente integra l’IVA nel suo paese. Fonte: D.P.R. 633/1972, norme territorialità art. 7-ter e seguenti.
B2C extra-UE: in molti casi il luogo di tassazione resta in Italia. Valuta eccezioni se offri servizi elettronici automatici. Verifica anche se si applicano regimi speciali. Fonte: normativa IVA UE recepita nel D.P.R. 633/1972.
Fatture estere: registra correttamente le operazioni transfrontaliere in e-fattura tramite SdI. Gestisci l’adempimento sulle operazioni con l’estero secondo le regole vigenti. Fonte: provvedimenti AE su esterometro/trasmissioni transfrontaliere.
Regola decisionale rapida
Hai ricavi previsti entro 85.000 euro, costi bassi e pochi investimenti? Scegli il forfettario. Vantaggi: imposta bassa (5% o 15%), niente IVA, contabilità semplice.
Hai ricavi medio-alti, costi elevati o investimenti importanti (hardware, software, subappalti)? Valuta l’ordinario. Vantaggi: deduci i costi, detrai l’IVA, sfrutti ammortamenti e crediti d’imposta.
Fatturi per lo più a privati? Forfettario più semplice e spesso più conveniente. Fatturi soprattutto a imprese con molta IVA a credito? Ordinario spesso migliore per la detrazione dell’IVA.
Hai avviato l’attività ora e rispetti i requisiti start-up? Il 5% per 5 anni è difficile da battere. Se sei oltre i 5 anni o hai esclusioni, passa al 15% o all’ordinario.
Hai ritenute d’acconto rilevanti e reddito vicino agli scaglioni più bassi? L’ordinario può allinearsi al forfettario. Fai un confronto numerico prima di decidere.
Esempi numerici 2026 (semplificati)
Forfettario, ricavi 30.000 euro
Reddito lordo: 30.000 x 78% = 23.400. Contributi INPS: 23.400 x 26,07% = 6.104. Reddito imponibile imposta: 23.400 – 6.104 = 17.296.
Imposta sostitutiva 5%: 865 circa. Imposta sostitutiva 15%: 2.594 circa. Carico totale 5%: 6.969. Carico totale 15%: 8.698.
Forfettario, ricavi 60.000 euro
Reddito lordo: 60.000 x 78% = 46.800. Contributi INPS: 46.800 x 26,07% = 12.208. Reddito imponibile imposta: 46.800 – 12.208 = 34.592.
Imposta sostitutiva 5%: 1.730 circa. Imposta sostitutiva 15%: 5.189 circa. Carico totale 5%: 13.938. Carico totale 15%: 17.397.
Ordinario, ricavi 30.000 euro, costi 8.000
Reddito: 22.000. Contributi INPS: 22.000 x 26,07% = 5.735. Reddito imponibile IRPEF: 16.265.
IRPEF 23%: 3.740 circa. Totale imposte+contributi: 9.475 circa, più addizionali locali se dovute. IVA: applicazione e detrazione secondo regole ordinarie.
Ordinario, ricavi 60.000 euro, costi 25.000
Reddito: 35.000. Contributi INPS: 35.000 x 26,07% = 9.125. Reddito imponibile IRPEF: 25.875.
IRPEF: 23% su 25.875 = 5.951 circa. Totale imposte+contributi: 15.076 circa, oltre addizionali. Valuta il vantaggio IVA se hai molti acquisti con IVA.
Nota: esempi semplificati. Non includono detrazioni, crediti, addizionali, eventuali ritenute, ammortamenti, acconti/arrotondamenti. Verifica sempre il tuo caso specifico.
Adempimenti e scadenze essenziali
All’avvio
Partita IVA con AA9/12. Iscrizione INPS Gestione Separata. Attiva PEC. Registra il domicilio fiscale. Definisci il regime e conserva la ricevuta di apertura.
Durante l’anno
Emetti fatture elettroniche tramite SdI. Applica marca da bollo dove serve. Conserva digitalmente le fatture. In ordinario, liquida e comunica l’IVA secondo le scadenze.
A fine anno
Versa saldo imposte e contributi e calcola acconti. Invia la dichiarazione dei redditi entro i termini (generalmente entro il 30 settembre). Fonte: Agenzia delle Entrate – calendario fiscale.
| Scenario | Requisiti chiave | Imposte e contributi 2026 | Adempimenti iniziali | Tempistiche e scadenze |
|---|---|---|---|---|
| Forfettario start-up (5%) | Ricavi entro 85.000 euro; requisiti start-up rispettati; nessuna causa di esclusione | Reddito = ricavi x 78%; imposta 5% sul reddito al netto dei contributi; INPS 26,07% | AA9/12 con forfettario; INPS Gestione Separata; PEC; bollo su fatture senza IVA | Saldo e 1° acconto entro 30 giugno; 2° acconto entro 30 novembre; dichiarazione entro 30 settembre |
| Forfettario ordinario (15%) | Ricavi entro 85.000 euro; nessuna causa di esclusione; oltre 5 anni di attività | Come sopra ma imposta 15%; niente IVA a debito/detrazione | Come sopra; verifica marca da bollo e conservazione sostitutiva | Stesse scadenze imposte/contributi; e-fatt obbligatoria |
| Ordinario semplificato | Ricavi vari; costi significativi; preferenza per detrazione IVA e deduzione costi | IRPEF 23%/33%/43%; addizionali; IVA secondo aliquote; INPS 26,07% | AA9/12 con ordinario; registri IVA; eventuale ritenuta d’acconto | LIPE trimestrali; versamenti IVA periodici; saldo/acconti imposte; dichiarazioni IVA/IRPEF |
| Clienti UE B2B prevalenti | Fornitura servizi a soggetti IVA UE; scambi transfrontalieri frequenti | Fatture senza IVA con inversione contabile; tassazione in Italia del reddito | Verifica VIES; indicazioni in fattura; corretta gestione fatture estere tramite SdI | Trasmissioni operazioni estere secondo calendario AE; conservazione documenti |
| Investimenti elevati (hardware/software) | Ammortamenti e costi importanti in partenza | Ordinario spesso più conveniente per deduzioni/IVA a credito | Piano cespiti; scelta criteri ammortamento; registri IVA | Versamenti IVA periodici; gestione ammortamenti in dichiarazione |
| Prestazioni con PA e grandi aziende | Fatture elettroniche P.A.; ritenute in ordinario | In ordinario ritenuta 20%; in forfettario no ritenuta | Canale SDI P.A.; codici ufficio; bollo dove dovuto | Incassi con tempi lunghi: pianifica acconti e cassa |
FAQ
Qual è il codice ATECO corretto per un web designer e cosa copre esattamente?
Il codice ATECO indicato per l’attività di web designer è 74.12.01. Inquadra la progettazione grafica per il web, la definizione dell’interfaccia, la creazione di layout, palette, tipografia, icone e materiali visivi funzionali al sito o all’app. È adatto ai professionisti che si occupano di design e user interface, senza arrivare allo sviluppo software strutturato. Se oltre al design curi anche sviluppo backend o attività sistemistiche, valuta codici secondari coerenti. L’obiettivo è riflettere la realtà dell’attività. La classificazione ATECO è definita da ISTAT ed è la base per inquadramento fiscale e previdenziale. Questo incide sul coefficiente di redditività nel forfettario e sulla corretta gestione degli adempimenti. Fonte: ISTAT – classificazione ATECO 2007 e aggiornamenti reperibili sui repertori istituzionali.
Come si apre la Partita IVA da web designer e quali moduli servono?
Per aprire la Partita IVA da libero professionista usi il modello AA9/12 dell’Agenzia delle Entrate. Puoi procedere online con le credenziali SPID o CIE, allo sportello o tramite un intermediario abilitato (commercialista). Nel modello indichi il codice ATECO 74.12.01, la data di inizio attività, il domicilio fiscale, la scelta del regime (forfettario o ordinario) e altri dati richiesti. Non serve iscrizione al Registro delle Imprese perché non svolgi attività commerciale. Dopo l’apertura, iscriviti alla Gestione Separata INPS. Attiva anche una PEC, obbligatoria come domicilio digitale. Fonti: Agenzia delle Entrate – modello AA9/12; INPS – Gestione Separata; normativa su domicilio digitale consultabile su Normattiva.
Quali tasse paga un web designer in regime forfettario rispetto all’ordinario?
Nel forfettario paghi un’imposta sostitutiva al 5% per i primi 5 anni (se rispetti i requisiti start-up) e al 15% dal sesto anno. La base imponibile si calcola così: ricavi x 78% (coefficiente per professionisti) meno i contributi INPS versati. Non applichi IVA in fattura e non detrai l’IVA sugli acquisti. In ordinario paghi l’IRPEF a scaglioni (23%, 33%, 43% nel 2026), le addizionali regionali e comunali, e gestisci l’IVA ordinaria: addebiti l’IVA ai clienti e detrai l’IVA pagata sugli acquisti inerenti. In ordinario detrai i costi effettivi, ammortizzi i beni strumentali e applichi il principio di cassa. La scelta dipende da livello di ricavi, struttura dei costi, tipologia di clientela e investimenti previsti. Fonti: Legge 190/2014 e successive modifiche per il forfettario; D.P.R. 917/1986 (TUIR) art. 54; D.P.R. 633/1972 per l’IVA; documenti Agenzia delle Entrate su scaglioni IRPEF 2026.
Come si calcolano e quando si pagano i contributi INPS in Gestione Separata?
I web designer senza Cassa professionale si iscrivono alla Gestione Separata INPS. L’aliquota per il 2026 è 26,07%. I contributi si calcolano sul reddito imponibile dell’attività: nel forfettario è il reddito determinato dal coefficiente 78%; nell’ordinario è il reddito professionale netto. I contributi sono deducibili dal reddito e riducono l’imponibile fiscale. Si versano con modello F24 alle scadenze di saldo e acconti delle imposte (in genere 30 giugno e 30 novembre), con possibilità di rateizzazione. Non c’è un minimale da versare, ma esistono massimali di reddito oltre i quali non si versano contributi aggiuntivi. Consulta ogni anno le circolari INPS per aliquote e massimali aggiornati. Fonte: INPS – Gestione Separata.
Opero con clienti esteri: come gestisco IVA, fatture e adempimenti?
Se fatturi servizi di design a imprese UE (B2B), in genere applichi l’inversione contabile: fattura senza IVA, con indicazione della normativa. Il cliente integra l’IVA nel suo paese. Per privati extra-UE, verifica le regole di territorialità: spesso il luogo di tassazione resta l’Italia, ma ci sono eccezioni per servizi elettronici automatici. In ogni caso, emetti fattura elettronica anche per operazioni con l’estero, usando il SdI e i codici documento previsti. Gestisci la comunicazione delle operazioni transfrontaliere secondo la cadenza fissata dall’Agenzia delle Entrate. Conserva documenti e prove dello status del cliente (partita IVA UE valida nel VIES). Fonti: D.P.R. 633/1972, articoli su territorialità dei servizi; provvedimenti Agenzia delle Entrate su e-fattura ed esterometro.
