Codice ATECO 62.01: cosa significa e cosa include?

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Ultimo aggiornamento: giugno 2026.

Il codice ATECO corretto per il web developer è 62.01.00 (produzione di software). Usa 62.02.00 se fai solo consulenza IT. Se vendi software dal tuo sito, valuta ditta individuale ed e‑commerce. INPS: Gestione Separata o Artigiani/Commercianti.

  • Codice ATECO: 62.01.00 per sviluppo software; 62.02.00 per consulenza IT; 47.91.10 per e‑commerce se vendi prodotti/licenze.
  • Forma: libero professionista (AA9/12, Gestione Separata INPS 26,07%) o ditta individuale (ComUnica, CCIAA, SCIA, INPS Artigiani/Commercianti con fissi).
  • Fisco: forfettario (coefficiente 67%, imposta 15% o 5% start‑up) o ordinario (IRPEF 23%‑33%‑43% nel 2026) con IVA.

Codice ATECO per web developer: quale usare davvero nel 2026

Per chi sviluppa siti, web app, backend, API o plugin, il codice ATECO di riferimento è 62.01.00 “Produzione di software non connesso all’edizione”. È la voce dell’ATECO 2007 dell’ISTAT oggi più usata dagli sviluppatori.

Se la tua attività è prevalentemente consulenza IT, system integration, analisi requisiti o project management, valuta 62.02.00 “Consulenza nel settore delle tecnologie dell’informatica”. Spiega che aiuti i clienti a usare la tecnologia, più che costruire software.

Attenzione: 62.10.00 non è corretto nell’ATECO 2007. Lo scarto tra 62.01 e 62.10 nasce da traduzioni o vecchie tabelle. Nel dubbio, consulta la classificazione ATECO ISTAT vigente.

Vendita di software o app dal tuo sito: quando cambia il codice

Se vendi licenze, abbonamenti, template, componenti o codice scaricabile dal tuo sito, stai facendo commercio elettronico. In questo caso il codice può essere 47.91.10 “Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto effettuato via internet”.

Se invece vendi software che tu stesso produci su misura e su commessa, puoi restare su 62.01.00. La linea di confine è tra “produrre per il cliente” e “rivendere un prodotto standard a catalogo”.

Puoi anche adottare più codici ATECO. Indica quello prevalente in base alla quota di ricavi maggiore e aggiungi il secondario per l’altra linea (sviluppo + e‑commerce).

Libero professionista o ditta individuale: come aprire e cosa cambia

La scelta non è solo burocratica. Incide su contributi, costi fissi e adempimenti. Ecco la logica pratica per un web developer.

Quando aprire come libero professionista

Scegli la strada del professionista se lavori da solo, fatturi il tuo tempo/competenze e non gestisci un “negozio” online. Rientrano qui sviluppo su commessa, consulenza, manutenzione, corsi.

Adempimenti iniziali:

  • Partita IVA con modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate (portale, intermediario, sportello o raccomandata). Fonte: Agenzia delle Entrate.
  • Niente iscrizione al Registro Imprese, niente SCIA al SUAP se svolgi attività professionale intellettuale.
  • Iscrizione alla Gestione Separata INPS. Contributi percentuali sui compensi.

Base normativa utile: DPR 633/1972 (IVA) e DPR 917/1986 – TUIR (IRPEF) su Normattiva; indicazioni operative dell’Agenzia delle Entrate.

Quando aprire come ditta individuale

Apri come impresa se organizzi un “negozio digitale” o un laboratorio software, vendi prodotti a catalogo, gestisci magazzini digitali, usi dipendenti o soci-lavoratori.

Adempimenti iniziali con pratica ComUnica (telematica):

  • Apertura Partita IVA.
  • Iscrizione al Registro Imprese presso la Camera di Commercio.
  • Iscrizione all’INPS Artigiani o Commercianti, in base all’attività concreta.
  • PEC e firma digitale obbligatorie.

Costi tipici di prima iscrizione CCIAA nel 2026: 17,50 euro di bollo, 18 euro di diritti di segreteria, diritto camerale da circa 53 a 120 euro annui (varia per provincia). Fonte: Camere di Commercio.

Per commercio elettronico serve SCIA al SUAP del Comune (D.Lgs. 222/2016 e L. 241/1990 su Normattiva). Se produci software come impresa artigiana, valuta iscrizione all’Albo Artigiani.

Contributi previdenziali 2026: Gestione Separata vs Artigiani/Commercianti

I contributi cambiano molto tra professionista e impresa. Devi conoscerli prima di scegliere.

Gestione Separata INPS (professionista)

Aliquota 2026: 26,07% per professionisti senza altra tutela previdenziale. La percentuale si applica ai compensi incassati, al netto dell’IVA. Fonte: INPS.

Come si paga:

  • Acconti e saldo con modello F24, scadenze fiscali ordinarie (giugno/novembre acconti, giugno-luglio saldo).
  • I contributi riducono l’imponibile IRPEF nel regime ordinario e si sottraggono dal reddito imponibile anche nel forfettario.

Vantaggio: niente contributi minimi. Se incassi poco, paghi meno. Svantaggio: aliquota percentuale piena, senza “sconto forfettario” automatico.

INPS Artigiani/Commercianti (impresa individuale)

Hai due quote:

  • Fissa: 4.611,64 euro annui nel 2026, dovuti anche con ricavi bassi.
  • Variabile: 24,48% sulla parte di reddito che supera 18.808,00 euro; 25,48% oltre 56.224,00 euro.

Le scadenze sono trimestrali per la quota fissa e conguaglio su saldo/ acconti. Fonte: INPS. Se aderisci al regime forfettario, puoi chiedere la riduzione contributiva del 35% per Artigiani/Commercianti. L’opzione si chiede all’INPS e vale finché resti forfettario (vedi circolari INPS su riduzione contributi e L. 208/2015 su Normattiva).

Tasse e IVA: come funziona davvero per uno sviluppatore

Il fisco per uno sviluppatore non è complicato se separi bene regole di IRPEF e IVA e scegli il regime giusto.

Regime forfettario (art. 1, commi 54-89, L. 190/2014; modifiche L. 197/2022)

Limite ricavi/compensi: 85.000 euro annui. Se superi 100.000 euro durante l’anno, esci subito dal forfettario. Fonti: Normattiva e Agenzia delle Entrate.

Imposta sostitutiva: 15%. Scende al 5% per i primi 5 anni se rispetti i requisiti “start‑up” (nessuna attività analoga nei 3 anni precedenti, nuova attività, non mera prosecuzione). Chiedi al commercialista di verificare le tue condizioni reali.

Coefficiente di redditività per 62.01.00 e 62.02.00: 67%. Significa che il tuo reddito imponibile fiscale si calcola sui 2/3 dei compensi, indipendentemente dai costi effettivi. I contributi previdenziali si detraggono prima dell’imposta.

IVA: non si applica in fattura e non si detrae. Scrivi il riferimento normativo in fattura (regime forfettario) e l’eventuale ritenuta non si applica.

Fattura elettronica: obbligatoria per tutti dal 2024 in poi, anche per i forfettari. Fonte: Agenzia delle Entrate e D.Lgs. 127/2015 su Normattiva.

Regime ordinario semplificato

IRPEF 2026: scaglioni al 23% fino a 28.000 euro; 33% tra 28.001 e 50.000 euro; 43% oltre 50.000 euro. Alle aliquote si sommano addizionali regionali e comunali. Base normativa: DPR 917/1986 – TUIR su Normattiva.

Base imponibile: ricavi meno costi e contributi. Per professionisti vale il principio di cassa (tassi ciò che incassi). Per imprese semplificate, in genere cassa “allargata” per componenti tipici. Verifica con il consulente la tua contabilità.

IVA: si applica ai corrispettivi, con liquidazioni periodiche. Per servizi B2B UE si usa il reverse charge; per B2C UE digitali valuta il regime OSS. Riferimenti: DPR 633/1972 e normativa UE (Reg. UE 282/2011) su Normattiva e portale dell’Agenzia.

Regola decisionale rapida

Se… allora… con motivazione

  • Se fai software su commessa o consulenza, senza “negozio” online, allora apri come libero professionista con ATECO 62.01.00 o 62.02.00. Paghi INPS solo in percentuale (Gestione Separata 26,07%).
  • Se vendi licenze, plugin, temi o app dal tuo sito in modo continuativo, allora apri come ditta individuale con e‑commerce (47.91.10 come secondario o principale). Servono CCIAA, SCIA, PEC e firma digitale. INPS con contributi fissi.
  • Se fai entrambe, allora mantieni due codici ATECO. Indica prevalente quello con più ricavi annui. Valuta bene l’impatto dei contributi fissi.
  • Se prevedi ricavi entro 85.000 euro e costi bassi, allora il forfettario spesso conviene (coefficiente 67%, imposta 15%/5%).
  • Se hai costi alti (software, collaboratori, attrezzature) o superi 85.000 euro, allora valuta l’ordinario per dedurre costi e gestire l’IVA.

Fonti normative e operative da conoscere

Riferimenti principali

  • Classificazione ATECO 2007 dell’ISTAT per la scelta del codice attività.
  • DPR 633/1972 (IVA) e DPR 917/1986 – TUIR (IRPEF), disponibili su Normattiva.
  • Legge 190/2014 e successive modifiche (regime forfettario), consultabili su Normattiva e circolari dell’Agenzia delle Entrate.
  • D.Lgs. 222/2016 e L. 241/1990 per SCIA e procedimenti amministrativi, su Normattiva.
  • Indicazioni INPS su Gestione Separata e Artigiani/Commercianti (aliquote, minimali, riduzione 35%).
Scenario Forma consigliata ATECO prevalente/secondario Iscrizioni e adempimenti INPS e contributi 2026 IVA/Fisco e tempistiche
Programmatore freelance su commessa Libero professionista 62.01.00 (sviluppo) o 62.02.00 (consulenza) AA9/12 Agenzia Entrate; niente CCIAA; FE obbligatoria; PEC consigliata Gestione Separata 26,07% sui compensi; senza minimi Forfettario (67%, 15%/5%) o ordinario; apertura in 1-3 giorni
Vendita di plugin/temi/licenze dal proprio sito Ditta individuale (e‑commerce) 47.91.10 (e‑commerce) + 62.01.00 se produci tu ComUnica CCIAA; SCIA SUAP; PEC e firma digitale; registro imprese Artigiani/Commercianti: fissi 4.611,64 € + variabili 24,48%/25,48% IVA ordinaria; possibile OSS per B2C UE; tempi 5-10 giorni
Web agency artigiana (sviluppo con collaboratori) Ditta individuale o società 62.01.00; eventuale 62.02.00 secondario CCIAA + Albo Artigiani; sicurezza sul lavoro se dipendenti; PEC/firma INPS Artigiani con fissi; riduzione 35% se forfettario Ordinario spesso conveniente; tempi 7-15 giorni
Misto consulenza + vendite online In base alla prevalenza Prevalente 62.01.00/62.02.00 o 47.91.10; secondario l’altro Se impresa: CCIAA/SCIA; se professionista: solo AA9/12 Professionista: Gestione Separata; Impresa: fissi + variabili Scegli regime dopo business plan; apertura 3-10 giorni

FAQ

1) Il codice ATECO 62.10.00 è valido per il web developer nel 2026?

No. Nell’ATECO 2007 in vigore, il codice corretto per produzione di software è 62.01.00. La voce 62.10.00 non compare nella classificazione attuale ed è frutto di vecchie tabelle o refusi. Per consulenza informatica usa 62.02.00. Se operi anche come negozio online che vende prodotti digitali, valuta di aggiungere 47.91.10 per il commercio elettronico. La scelta corretta del codice è importante perché orienta iscrizioni (Registro Imprese/Albo Artigiani), gestione INPS e regime IVA. In caso di dubbi, verifica sempre la scheda ATECO ISTAT e le indicazioni dell’Agenzia delle Entrate.

2) Quando devo aprire come ditta individuale invece che come libero professionista?

Apri come impresa quando svolgi attività organizzata e ripetitiva di produzione e vendita di beni o servizi, con struttura “aziendale”. Esempi: e‑commerce di plugin e temi; marketplace personale; laboratorio che realizza software standard a catalogo; presenza di dipendenti o collaboratori stabili; uso di marchio e processo produttivo. In questi casi servono CCIAA, SCIA, PEC/firma digitale e INPS Artigiani/Commercianti con contributi fissi. Se invece vendi prestazioni intellettuali (analisi, sviluppo su commessa, consulenza, formazione) senza un “negozio”, puoi restare libero professionista: niente CCIAA, niente SCIA, solo Partita IVA con AA9/12 e Gestione Separata INPS. Il discrimine non è la tecnologia usata, ma come incassi: servizi professionali vs vendita organizzata di prodotti.

3) Se scelgo il forfettario, come calcolo le imposte e posso ottenere sconti sui contributi?

Con il forfettario il reddito si calcola applicando il coefficiente 67% ai compensi. Poi sottrai i contributi previdenziali versati. Sull’importo residuo applichi l’imposta sostitutiva: 15% o 5% per i primi 5 anni se rispetti i requisiti “start‑up” previsti dalla L. 190/2014. L’IVA non si applica e non si detrae. Per gli Artigiani/Commercianti è disponibile la riduzione del 35% dei contributi INPS, su domanda e finché resti nel forfettario (istruzioni INPS e L. 208/2015). La riduzione non vale per la Gestione Separata. Ricorda il limite 85.000 euro e l’uscita immediata oltre 100.000 euro introdotta con la L. 197/2022. Se prevedi spese elevate, confronta il forfettario con l’ordinario: in ordinario deduci i costi reali e recuperi l’IVA sugli acquisti.

4) Come fatturo a clienti esteri (UE e extra‑UE) e cosa cambia per IVA ed esterometro?

Per clienti B2B UE, la prestazione di servizi IT è in inversione contabile: fatturi senza IVA, indicando “reverse charge” e l’articolo di territorialità del DPR 633/1972. Il cliente integra nel suo Paese. Per clienti B2C UE di servizi elettronici, valuta il regime OSS per versare l’IVA nel Paese del consumatore in modo semplificato. Per clienti extra‑UE, in genere fuori campo IVA per carenza territorialità, con dicitura in fattura. Dal 2024 la fattura elettronica è obbligatoria per tutti, anche verso estero: usa il SdI con codice destinatario “XXXXXXX” e i tipi documento previsti. Gli acquisti di servizi da estero si integrano con documenti TD17/TD18/TD19. Le comunicazioni transfrontaliere seguono le regole dell’Agenzia delle Entrate. Riferimenti: DPR 633/1972 e normativa UE (Reg. 282/2011).

5) Quali imposte IRPEF si applicano nel regime ordinario nel 2026 e come incide il principio di cassa?

Nel 2026 gli scaglioni IRPEF sono: 23% fino a 28.000 euro, 33% da 28.001 a 50.000 euro, 43% oltre 50.000 euro. A queste aliquote si sommano addizionali regionali e comunali. I professionisti tassano per cassa: ciò che incassano nell’anno, meno spese pagate e contributi versati (DPR 917/1986). Le imprese minori usano regole di cassa “allargata” per componenti tipici, con eccezioni. L’IVA si applica in fattura e si liquida periodicamente. Questo regime conviene quando hai costi e investimenti importanti (hardware, software, subappalti, coworking, marketing) o superi i limiti del forfettario. Pianifica anche acconti e saldi per evitare picchi di cassa a giugno e novembre.

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