Ultimo aggiornamento: giugno 2026.
Il codice sulla marca da bollo da 16€ è l’identificativo univoco prima del codice a barre. Serve per certificati e copie autentiche. Si acquista in tabaccheria/poste o online con @e.bollo. Sono previste sanzioni se omessa.
- Il codice identificativo della marca è nell’ultima riga prima del barcode: individua in modo univoco il contrassegno, cartaceo o digitale.
- La marca da 16€ serve su certificati, copie conformi e atti pubblici, salvo esenzioni previste dalla legge (DPR 642/1972 e Tariffa allegata).
- Acquisto: contrassegno cartaceo in tabaccheria/poste o marca virtuale con @e.bollo via pagoPA. Sanzioni e ravvedimento secondo DPR 642/1972 e D.Lgs. 472/1997.
Approfondimento
Cos’è la marca da bollo da 16€ e cosa significa “codice identificativo”
La marca da bollo da 16€ è il contrassegno che prova il pagamento dell’imposta di bollo a importo fisso su molti documenti ufficiali. Parliamo di certificati rilasciati da uffici pubblici, copie autentiche, atti notarili e alcune istanze.
Sul contrassegno cartaceo trovi tre dati: valore (16€), data di emissione e codice identificativo. Il codice è la stringa alfanumerica nell’ultima riga prima del codice a barre. Rende la marca unica e tracciabile.
Se usi la marca digitale (@e.bollo), il sistema genera un identificativo univoco del pagamento e una ricevuta telematica. Anche qui esiste un codice che attesta il versamento e consente la verifica.
La base normativa è il DPR 642/1972, che disciplina l’imposta di bollo e la relativa Tariffa allegata (consultabile sul portale Normattiva). L’Agenzia delle Entrate gestisce regole operative e controlli.
Quando serve davvero la marca da 16€: casi tipici ed eccezioni
La marca da 16€ si applica, in generale, su atti, documenti e certificati rilasciati dalla Pubblica Amministrazione e su copie conformi, se non esenti. Rientrano di solito: certificati anagrafici in bollo su richiesta espressa, certificati del casellario giudiziale e dei carichi pendenti, copie autentiche di atti notarili e di scritture private autenticate.
Per chi ha partita IVA come ditta individuale, la marca è spesso dovuta per certificati e copie conformi richiesti al Registro delle Imprese (ad esempio certificati camerali in bollo). Le regole pratiche sono fissate dalla Tariffa del DPR 642/1972 e dalle istruzioni delle Camere di Commercio. Verifica sempre la modulistica: alcune visure o estratti possono essere rilasciati in carta libera, ma i certificati in bollo restano frequenti.
Esistono molte esenzioni, previste dalla Tabella B allegata al DPR 642/1972 e da leggi speciali. Esempi ricorrenti: atti per adozione o affidamento, uso elettorale, alcuni procedimenti in materia di disabilità o assistenza, atti per ONLUS o Enti del Terzo Settore in specifici casi. Anche l’autocertificazione (DPR 445/2000) sostituisce molti certificati e non richiede bollo.
Acquisto e applicazione: cartacea o digitale
Formato cartaceo. Puoi acquistare la marca presso tabaccherie, rivenditori autorizzati o uffici postali. Ricevi un contrassegno adesivo. Applicalo sull’originale del documento, in una zona libera. L’ufficio che riceve il documento provvede ad annullare il contrassegno secondo prassi.
Formato digitale (@e.bollo). Per documenti informatici, puoi pagare la marca con il servizio @e.bollo integrato nella piattaforma pagoPA. Paghi con addebito in conto, carta di credito o debito. Ottieni una ricevuta telematica e un identificativo del pagamento. La Pubblica Amministrazione verifica il pagamento tramite i sistemi pagoPA. Il quadro di riferimento è nel Codice dell’Amministrazione Digitale (D.Lgs. 82/2005) e nei provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate sul contrassegno telematico e sui pagamenti elettronici dell’imposta di bollo.
Conservazione. Per il cartaceo conserva copia del documento con marca visibile e annota il codice identificativo. Per il digitale conserva la ricevuta pagoPA e l’identificativo univoco insieme al documento informatico.
Attenzione alle confusioni frequenti: 16€ non è la marca sulle fatture
L’imposta di bollo sulle fatture elettroniche senza IVA è di 2€, non 16€. Si applica quando la fattura è esente, non imponibile o fuori campo IVA e supera 77,47 euro. Il pagamento avviene nei termini e con le modalità indicate dall’Agenzia delle Entrate, spesso con addebito o modello F24 predisposto. La marca da 16€ riguarda certificati, copie autentiche e atti, non le fatture.
Cosa succede se dimentichi la marca: sanzioni e regolarizzazione
Se il documento richiede il bollo e non lo applichi, scatta la sanzione amministrativa prevista dall’art. 25 del DPR 642/1972: dal 100% al 500% dell’imposta dovuta, oltre al pagamento del bollo. In pratica, per 16€, la sanzione può andare, in via ordinaria, da 16€ a 80€ più il bollo.
Puoi regolarizzare con il ravvedimento operoso prima del controllo, ai sensi dell’art. 13 del D.Lgs. 472/1997. La sanzione minima si riduce in base al tempo trascorso. Esempio semplificato: entro 30 giorni la sanzione si riduce notevolmente; entro 90 giorni si riduce un po’ meno; poi via via la riduzione cala ma resta possibile finché non interviene l’accertamento. Chiedi all’ufficio ricevente o all’Agenzia delle Entrate come versare sanzione e interessi: spesso tramite pagoPA o F24 con i codici indicati.
Non esiste una “marca da bollo ravveduta” come prodotto diverso. Regolarizzare significa pagare l’imposta mancante, gli interessi legali e la sanzione ridotta. Per documenti cartacei, si applica la marca e si prova il pagamento accessorio con ricevuta. Per documenti informatici, si effettua il pagamento elettronico e si conserva la ricevuta.
Regola decisionale rapida
– Se il documento è un certificato rilasciato dalla PA o una copia conforme/autentica e non rientra in esenzioni di legge, applica la marca da 16€.
– Se il documento è una fattura elettronica senza IVA, non usare la marca da 16€: si applica l’imposta di bollo da 2€ secondo le regole dell’Agenzia delle Entrate.
– Se presenti un’autocertificazione al posto di un certificato, non serve il bollo (DPR 445/2000).
– Se richiedi certificati o copie conformi al Registro delle Imprese, in molti casi serve il bollo da 16€; verifica la modulistica camerale perché alcune visure sono in carta libera.
– Se hai dubbi, controlla la Tariffa allegata al DPR 642/1972 su Normattiva o chiedi all’ufficio che emette il documento: in pochi minuti ti confermano se serve il bollo e di che importo.
Riferimenti normativi essenziali (testuali)
– DPR 642/1972: disciplina generale dell’imposta di bollo, Tariffa allegata, sanzioni (art. 25) ed esenzioni (Tabella B).
– DPR 445/2000: autocertificazioni e dichiarazioni sostitutive che spesso eliminano il bisogno di certificati in bollo.
– D.Lgs. 82/2005 (CAD) e provvedimenti Agenzia delle Entrate: pagamenti elettronici dell’imposta di bollo su documenti informatici (@e.bollo via pagoPA) e contrassegno telematico.
– D.Lgs. 472/1997, art. 13: ravvedimento operoso e riduzione delle sanzioni se paghi spontaneamente prima del controllo.
Tabella operativa: quando, come e in quanto tempo
| Scenario | Quando serve la marca da 16€ | Modalità di applicazione | Tempistiche e prova del pagamento |
|---|---|---|---|
| Certificato anagrafico (residenza, stato di famiglia) richiesto “in bollo” | Quando non è sostituibile con autocertificazione e non ricade in esenzioni (uso elettorale, adozioni, specifiche tutele) | Cartacea: contrassegno adesivo sull’originale. Digitale: @e.bollo con ricevuta pagoPA | Subito alla richiesta. Prova: contrassegno annullato o ricevuta pagoPA con ID univoco |
| Casellario giudiziale o carichi pendenti | Quasi sempre in bollo, salvo esenzioni di legge per specifici usi | Cartacea o digitale secondo il canale usato dall’ufficio | Al momento della domanda. Prova: marca con codice o ricevuta telematica |
| Copia autentica di atto notarile/scrittura privata autenticata | Per copie conformi e autentiche, importo fisso per ciascun documento o foglio secondo Tariffa | Cartacea su originale della copia; digitale con @e.bollo se in formato informatico | Contestuale al rilascio. Prova: contrassegno identificabile o ID transazione pagoPA |
| Registro delle Imprese: certificato camerale/copia conforme per ditta individuale | Nella maggior parte dei casi su certificati e copie conformi; alcune visure restano in carta libera | Secondo istruzioni camerali: marca cartacea su ritiro allo sportello o @e.bollo nei servizi online | Alla presentazione della richiesta. Prova: marca annullata o ricevuta telematica |
| Documento informatico da inviare a una PA via PEC | Quando la Tariffa prevede il bollo anche per l’istanza telematica | @e.bollo con pagamento pagoPA e associazione dell’ID al documento | Prima dell’invio. Prova: ricevuta pagoPA conservata con il documento |
FAQ
1) Dove trovo il codice sulla marca da bollo da 16€ e a cosa serve in concreto?
Lo trovi nell’ultima riga prima del codice a barre, sul bordo inferiore del contrassegno cartaceo. È una sequenza alfanumerica che rende unica la tua marca. Serve per i controlli: l’ufficio che riceve il documento può registrare quel codice, verificare la validità e annullare la marca. Se la marca è digitale, il codice è l’identificativo univoco del pagamento generato dal sistema @e.bollo/pagoPA, presente nella ricevuta telematica. Salva sempre una fotocopia o una scansione della pagina con la marca e annota il codice in modo leggibile. In caso di smarrimento del documento, dimostrerai di aver pagato l’imposta.
2) Ho marche da bollo “vecchie” o di importo diverso: posso usarle lo stesso?
Le marche non scadono. Puoi usarle anche se sono state emesse anni fa. Se l’importo facciale è inferiore a 16€ (ad esempio i vecchi 14,62€), devi integrare fino a 16€ applicando un ulteriore contrassegno per la differenza. L’importante è che sul documento ci sia la somma corretta secondo la Tariffa del DPR 642/1972. Evita di sovrapporre i contrassegni: applicali in aree diverse della stessa pagina o su un foglio unito al documento, seguendo le istruzioni dell’ufficio che lo riceve. Per i documenti digitali, l’integrazione si fa pagando l’importo esatto con @e.bollo.
3) In quali casi la marca da 16€ non è dovuta su certificati e atti?
Le esenzioni sono molte e puntuali. Le principali fonti sono la Tabella B allegata al DPR 642/1972 e leggi speciali. Esempi ricorrenti: atti connessi a procedure elettorali; certificazioni per adozioni, affidamenti o tutele di minori; alcuni procedimenti in materia di disabilità; atti di enti non profit in specifici ambiti previsti dalla legge; atti del processo nei casi esenti secondo il Testo Unico spese di giustizia (DPR 115/2002). Inoltre, spesso puoi evitare il certificato in bollo usando l’autocertificazione prevista dal DPR 445/2000, che non richiede marca. La regola pratica è semplice: prima chiedi all’ufficio se esiste un’esenzione o se puoi presentare un’autocertificazione; se no, si applica la marca da 16€.
4) Qual è la differenza operativa tra la marca da 16€ e il bollo da 2€ sulle fatture?
Si tratta di due ambiti diversi. La marca da 16€ riguarda certificati, copie autentiche, istanze e atti indicati nella Tariffa del DPR 642/1972. L’imposta di bollo sulle fatture elettroniche senza IVA è di 2€ per documento se l’importo supera 77,47 euro. Non si applica un contrassegno fisico; il versamento avviene con le modalità stabilite dall’Agenzia delle Entrate, che periodicamente rende disponibili gli importi dovuti e le scadenze. Perciò: certificato o copia conforme? Pensa alla marca da 16€. Fattura no IVA sopra soglia? Pensa al bollo da 2€.
5) Ho dimenticato la marca: come funziona il ravvedimento e quali sono le tempistiche?
Se ti accorgi dell’errore prima di un controllo, puoi usare il ravvedimento operoso (art. 13 D.Lgs. 472/1997). Paghi l’imposta di bollo dovuta (16€), gli interessi legali calcolati giorno per giorno e una sanzione ridotta in base al ritardo. In modo generale: ritardi molto brevi consentono una riduzione forte; tra 30 e 90 giorni la riduzione resta significativa; oltre l’anno le riduzioni si affievoliscono ma sono possibili finché non interviene l’accertamento. Come si fa in pratica? Per i documenti cartacei applica la marca mancante e versa sanzione/interessi con le modalità indicate dall’ufficio (pagoPA o F24). Per i documenti digitali effettua un pagamento @e.bollo “tardivo” e aggiungi il versamento della sanzione ridotta e degli interessi. Conserva tutte le ricevute insieme al documento. Le basi sono nel DPR 642/1972 (sanzioni) e nel D.Lgs. 472/1997 (ravvedimento), consultabili su Normattiva o nelle guide dell’Agenzia delle Entrate.
