Pagare meno tasse: come puoi farlo con una ditta individuale?

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Ultimo aggiornamento: agosto 2026.

Per una ditta individuale paghi meno tasse scegliendo il forfettario se hai pochi costi; conviene l’ordinario se deduci molte spese e gestisci bene IVA, ammortamenti e contributi.

  • Regime forfettario: imposta sostitutiva 15% (5% per nuove attività), soglia ricavi 85.000 euro, niente IVA né ritenute; deduci solo i contributi.
  • Regime ordinario: IRPEF per scaglioni 23%-33%-43% nel 2026, IVA dovuta, deduzioni e ammortamenti completi, addizionali regionali e comunali.
  • Decisione pratica: confronta il reddito forfettario (ricavi x coefficiente) con il reddito analitico (ricavi – costi). Considera anche contributi INPS e IVA.

Le due strade per pagare meno tasse con la ditta individuale

In Italia, una ditta individuale può scegliere tra regime forfettario e regime ordinario. La scelta incide su imposte, IVA, contabilità e burocrazia.

Il regime forfettario applica una “imposta sostitutiva”. Sostituisce IRPEF, addizionali e IRAP con un’unica aliquota agevolata. È semplice, ma non consente di dedurre i costi reali.

Il regime ordinario applica l’IRPEF a scaglioni. Consente di dedurre i costi e detrarre l’IVA. Richiede più contabilità, ma può far risparmiare se i costi sono alti.

Regime forfettario: come funziona, requisiti e limiti

Il forfettario nasce con la Legge 190/2014 (art. 1, commi 54-89) e successive modifiche. La soglia di accesso è 85.000 euro di ricavi/compensi annui. La fonte è consultabile su Normattiva e nelle guide dell’Agenzia delle Entrate.

Si paga un’imposta sostitutiva del 15%. Scende al 5% per i primi 5 anni se apri una nuova attività e rispetti i requisiti “start-up” (assenza di attività simili negli anni precedenti e altre condizioni previste dalla norma).

Il reddito imponibile si calcola con un “coefficiente di redditività”. È una percentuale che stima il margine in base al codice ATECO (esempi tipici: professionisti 78%, artigiani 67%, commercio 40%). I coefficienti sono indicati nell’allegato alla Legge 190/2014.

Nel forfettario non deduci i costi effettivi. Fanno eccezione solo i contributi previdenziali, che puoi dedurre dal reddito. Non applichi l’IVA in fattura e non subisci ritenute d’acconto se rilasci l’apposita dichiarazione (comma 67, Legge 190/2014). Dal 2024 la fatturazione elettronica è obbligatoria per tutti, fonte: Agenzia delle Entrate e D.Lgs. 127/2015.

Se superi i 100.000 euro di ricavi/compensi in corso d’anno, esci subito dal forfettario e applichi l’IVA da quel momento. Questa causa di fuoriuscita è stata introdotta con la Legge di Bilancio 2023 ed è confermata. Per i limiti e le esclusioni fai sempre riferimento alle istruzioni dell’Agenzia delle Entrate e ai testi su Normattiva.

Regime ordinario: come funziona, aliquote IRPEF 2026 e IVA

Nel regime ordinario paghi l’IRPEF per scaglioni e le addizionali regionali e comunali. Le aliquote IRPEF 2026 sono: 23% fino a 28.000 euro; 33% da 28.001 a 50.000 euro; 43% oltre 50.000 euro. Queste percentuali discendono dalla Legge di Bilancio 2026 pubblicata in Gazzetta Ufficiale (consultabile su Normattiva) e dai documenti MEF.

In ordinario versi l’IVA sulle vendite e detrarrà l’IVA sugli acquisti. La disciplina IVA è nel DPR 633/1972. Le liquidazioni sono periodiche e richiedono una gestione attenta di incassi e pagamenti.

Puoi essere in contabilità semplificata o ordinaria. In semplificata, le imprese minori applicano il principio di cassa (art. 66 TUIR): contano incassi e pagamenti. In ordinaria, si usa il principio di competenza (art. 109 TUIR): contano maturazione dei ricavi e costi.

Nel regime ordinario deduci i costi inerenti all’attività. Ammortizzi i beni strumentali su più anni. Le regole di deducibilità sono nel TUIR (DPR 917/1986) e nelle circolari dell’Agenzia delle Entrate.

Contributi previdenziali: impatto reale sul confronto

I contributi influenzano il carico fiscale complessivo. Per artigiani e commercianti si applicano i contributi fissi e una quota percentuale sul reddito (INPS Gestione Artigiani e Commercianti; fonte: INPS e Ministero del Lavoro).

Esiste una riduzione contributiva del 35% per forfettari artigiani e commercianti, su richiesta annuale. È un’agevolazione importante, ma riduce anche l’accredito contributivo ai fini pensionistici. Valuta con attenzione effetto fiscale e previdenziale.

I professionisti senza Cassa dedicata versano alla Gestione Separata INPS, con aliquota percentuale sul reddito. I contributi sono deducibili in entrambi i regimi. Questo abbassa l’imponibile in modo diretto.

Nel confronto tra regimi, somma sempre imposte e contributi netti. Una scelta “conveniente” solo sulle imposte potrebbe non esserlo considerando i contributi.

Quando conviene il forfettario e quando l’ordinario

Il forfettario conviene se hai pochi costi e margini alti. Qui la stima forfettaria del reddito è vicina alla realtà o addirittura più bassa.

L’ordinario conviene se sostieni molte spese deducibili e hai IVA a credito significativa. In questo caso la deduzione analitica e la detrazione IVA battono il coefficiente forfettario.

Valuta anche la crescita. Se prevedi ricavi oltre 85.000 euro, il forfettario è precluso o instabile. In questi casi è meglio pianificare l’ingresso in ordinario.

Esempi numerici sintetici 2026

Esempio 1, consulente (coefficiente 78%), ricavi 40.000 euro, costi reali 6.000 euro, contributi 4.000 euro. Forfettario: reddito 31.200 (40.000 x 78%), deduci contributi 4.000, imponibile 27.200; imposta 15% = 4.080. Ordinario: reddito 30.000 (40.000 – 6.000 – 4.000), IRPEF 23% su 28.000 e 33% su 2.000 ≈ 7.180 più addizionali. Qui il forfettario tende a conviene.

Esempio 2, artigiano (coefficiente 67%), ricavi 80.000 euro, costi reali 35.000 euro, contributi 6.000 euro. Forfettario: reddito 53.600, imponibile 47.600; imposta 15% = 7.140. Ordinario: reddito 39.000 (80.000 – 35.000 – 6.000); IRPEF: 23% su 28.000 = 6.440; 33% su 11.000 = 3.630; totale 10.070 più addizionali, ma qui l’IVA sugli acquisti può ridurre il saldo complessivo. Con costi elevati, l’ordinario può essere più efficiente, specie considerando l’IVA detraibile.

Questi esempi sono didattici. Per un calcolo esatto servono addizionali, detrazioni personali, oneri deducibili e IVA effettiva.

Regola decisionale rapida

Segui questi passaggi logici per scegliere in modo rapido e tecnico.

  • Stima i ricavi annui attesi e verifica la soglia 85.000 euro (forfettario possibile solo entro il limite).
  • Calcola i costi deducibili annui realistici: affitti, forniture, servizi, beni strumentali (con ammortamenti), personale, professionisti.
  • Forfettario: imponibile = ricavi x coefficiente; poi deduci i contributi; imposta = 15% o 5% per start-up.
  • Ordinario: imponibile = ricavi – costi – contributi; applica IRPEF 2026 per scaglioni e aggiungi addizionali; stima il saldo IVA (IVA vendite – IVA acquisti).
  • Confronta imposte + contributi netti delle due ipotesi. Decidi per l’importo complessivo minore a parità di sostenibilità amministrativa.

Fonti normative e istituzionali: Normattiva (Legge 190/2014, DPR 917/1986 TUIR, DPR 633/1972 IVA), Agenzia delle Entrate (Guide e circolari su forfettario e ordinario), MEF e Gazzetta Ufficiale per la Legge di Bilancio 2026, INPS e Ministero del Lavoro per i contributi.

Adempimenti, opzioni e tempi

Ingresso in forfettario: avviene dal 1° gennaio se possiedi i requisiti al 31 dicembre dell’anno precedente. Non serve un’opzione formale, ma devi applicare subito le regole in fattura e in contabilità.

Uscita dal forfettario: automatica se superi 85.000 euro nell’anno successivo o immediata se superi 100.000 euro in corso d’anno. Valuta gli effetti su IVA e acconti.

Opzione per l’ordinario: si manifesta con comportamento concludente ed è vincolante per un triennio secondo i principi del DPR 442/1997. La scelta si riflette nelle dichiarazioni fiscali.

Fatturazione elettronica, esterometro, LIPE, CU, dichiarazioni: gli adempimenti variano per regime. Verifica i calendari aggiornati dell’Agenzia delle Entrate e del MEF.

Come abbassare l’imponibile in regime ordinario senza errori

Acquista beni e servizi solo se necessari all’attività. La “inerenza” è il principio base: il costo deve servire a produrre ricavi. Conserva la documentazione.

Pianifica gli investimenti. Un macchinario si ammortizza su più anni. Conosci i coefficienti di ammortamento applicabili per evitare rettifiche.

Gestisci l’IVA. Se hai molta IVA su acquisti, l’ordinario ti tutela con la detrazione. Occhio alle regole su pro-rata e indetraibilità parziale.

Ottimizza i contributi. I contributi INPS sono deducibili e riducono l’imponibile. Valuta la rateizzazione e gli acconti per il cash flow.

Evita le ritenute errate. Applica correttamente ritenute e certificazioni (DPR 600/1973). Errori qui generano sanzioni e perdite di liquidità.

Scenario Requisiti di accesso Tassazione/IVA Adempimenti e tempistiche
Forfettario start-up (5%) Ricavi/compensi ≤ 85.000 euro; requisiti “nuove attività” previsti dalla Legge 190/2014; assenza cause di esclusione Imposta sostitutiva 5% per 5 anni; niente IVA né ritenute subite; deduci solo contributi Decorrenza dal 1° gennaio; fattura elettronica obbligatoria; verifica annuale requisiti; uscita immediata se >100.000 euro
Forfettario ordinario (15%) Ricavi/compensi ≤ 85.000 euro; rispetto esclusioni (es. regimi speciali IVA, partecipazioni controllanti, ecc.) Imposta sostitutiva 15%; no IVA; coefficiente di redditività per calcolo imponibile Annotazioni semplificate; niente ritenuta se dichiarazione in fattura; controllo soglia fine anno per permanenza
Regime ordinario semplificato Imprese minori entro limiti di ricavi previsti dal TUIR; contabilità meno onerosa IRPEF 2026 a scaglioni 23%-33%-43% + addizionali; IVA dovuta e detraibile Principio di cassa (art. 66 TUIR); liquidazioni IVA periodiche; scadenze dichiarative annuali
Regime ordinario in contabilità ordinaria Obbligatorio oltre soglie TUIR o per opzione; utile per strutture con molti costi e dipendenti IRPEF per scaglioni 2026; IVA con piena detrazione secondo DPR 633/1972; IRAP se ricorre il presupposto Principio di competenza (art. 109 TUIR); libri contabili completi; opzione vincolante ex DPR 442/1997

FAQ

Quali sono i requisiti concreti per entrare nel forfettario nel 2026 e quali sono le principali esclusioni?

Puoi applicare il forfettario se i ricavi/compensi dell’anno precedente non superano 85.000 euro e se non rientri in cause di esclusione previste dalla Legge 190/2014 e successive modifiche. Tra le esclusioni tipiche: adesione a regimi IVA speciali, partecipazioni in società di persone o S.r.l. che controlli direttamente, attività prevalentemente verso ex datore di lavoro se configurano dipendenza mascherata secondo le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate. Se superi 100.000 euro in corso d’anno, scatta l’uscita immediata con applicazione dell’IVA dal momento del superamento. Per i dettagli aggiornati consulta i testi su Normattiva e le guide dell’Agenzia delle Entrate.

Come funziona l’aliquota al 5% per le nuove attività e quando si perde?

L’aliquota al 5% è una riduzione dell’imposta sostitutiva prevista per i primi 5 periodi d’imposta, se apri una nuova attività e rispetti precise condizioni. In sintesi: non devi aver esercitato, nei tre anni precedenti, attività artistica, professionale o d’impresa anche in forma associata o familiare; l’attività non deve essere mera prosecuzione di un lavoro precedente; se prosegui un’attività di un altro soggetto, i ricavi del periodo precedente non devono superare i limiti del forfettario. Perdi l’aliquota al 5% se non rispetti le condizioni o se esci dal regime; in tal caso si applica il 15%. Le regole sono nella Legge 190/2014 e nelle circolari interpretative dell’Agenzia delle Entrate, reperibili sui portali istituzionali.

Come si calcolano le imposte in ordinario nel 2026 con un esempio passo-passo?

Procedi così: 1) determina il reddito d’impresa o di lavoro autonomo deducendo i costi inerenti e i contributi previdenziali; 2) applica gli scaglioni IRPEF 2026: 23% fino a 28.000 euro; 33% da 28.001 a 50.000 euro; 43% oltre 50.000 euro; 3) aggiungi le addizionali regionali e comunali calcolate sul reddito imponibile; 4) considera le detrazioni personali (familiari a carico, lavoro, ecc.) secondo TUIR; 5) calcola acconti e saldo secondo il calendario fiscale. Gestisci a parte l’IVA: versi l’IVA a debito al netto dell’IVA a credito su acquisti, come da DPR 633/1972. Il risultato finale si ottiene sommando imposte e contributi e confrontando con l’alternativa forfettaria. Per i dettagli, fai riferimento al TUIR (DPR 917/1986), MEF e Agenzia delle Entrate.

Quando conviene passare dall’ordinario al forfettario (o viceversa) e quali sono i passaggi operativi?

Conviene passare al forfettario se i costi deducibili sono bassi, la struttura è snella e i ricavi restano stabilmente sotto 85.000 euro. Conviene passare all’ordinario se crescono i costi, assumi personale, hai investimenti e molta IVA a credito. Passaggi operativi: verifica requisiti al 31 dicembre; se puoi, il forfettario decorre dal 1° gennaio dell’anno successivo. L’opzione per l’ordinario si manifesta con comportamento concludente ed è vincolante per tre anni (DPR 442/1997). In caso di superamento di 100.000 euro, l’uscita dal forfettario è immediata e devi applicare l’IVA dal momento del superamento. Aggiorna i sistemi di fatturazione e le comunicazioni IVA secondo le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate.

Nel forfettario davvero “non scarico nulla”? Cosa posso dedurre o detrarre in pratica?

Nel forfettario non deduci i costi effettivi perché il reddito si calcola in modo forfettario con il coefficiente di redditività. Tuttavia, puoi dedurre integralmente i contributi previdenziali obbligatori. Non applichi l’IVA, quindi non detrai l’IVA sugli acquisti. Non subisci ritenute d’acconto se rilasci la dichiarazione in fattura. Sono esclusi da deduzione forfettaria i costi come auto, telefono, affitto, utenze: restano “dentro” il coefficiente. Se invece passi all’ordinario, molti di questi costi diventano deducibili secondo le regole del TUIR e l’IVA su questi acquisti può diventare detraibile secondo il DPR 633/1972. Per casi particolari (auto promiscua, beni ad uso personale), valgono percentuali e limiti specifici indicati nelle circolari dell’Agenzia delle Entrate.

Come incidono i contributi INPS sulla scelta del regime e quali agevolazioni esistono?

I contributi riducono l’imponibile e quindi l’imposta in entrambi i regimi. Per artigiani e commercianti, i contributi prevedono una quota fissa e una percentuale sul reddito; esiste una riduzione del 35% per chi è in forfettario, da richiedere all’INPS. Attenzione: la riduzione abbassa il costo ma può ridurre l’accredito ai fini pensionistici. I professionisti in Gestione Separata pagano solo la quota percentuale sul reddito. Nella comparazione, considera sempre imposte più contributi netti. Le regole e le aliquote sono nei documenti INPS e del Ministero del Lavoro, oltre che nelle istruzioni fiscali dell’Agenzia delle Entrate.

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