Ultimo aggiornamento: giugno 2026.
Per ricavare il netto (imponibile) dall’IVA al 22% dividi l’IVA per 0,22. Poi aggiungi o sottrai cassa, ritenute e altre voci per ottenere il totale da pagare o incassare.
- Formula base: imponibile = IVA × 100 / aliquota. Con aliquota 22%: imponibile = IVA / 0,22.
- Dal totale IVA inclusa: imponibile = totale / (1 + aliquota); IVA = totale − imponibile.
- Il “netto incassato” cambia con ritenuta d’acconto, rivalsa previdenziale e marca da bollo.
Che cosa intendiamo per “netto” di una fattura e perché conta
Nel linguaggio comune “netto” può indicare due cose. Primo: la base imponibile IVA, cioè l’importo su cui si calcola l’IVA. Secondo: il netto incassato, cioè i soldi che entrano in tasca al professionista.
In questa guida usiamo due definizioni chiare. “Imponibile” è la base su cui applico l’aliquota IVA. “Netto incassato” è il totale che il professionista incassa dopo ritenute e altre voci.
Le due grandezze non coincidono sempre. Servono formule diverse a seconda del dato di partenza e del tipo di fattura.
Formula per ricavare l’imponibile partendo dall’IVA
Se conosci l’IVA e sai l’aliquota, calcoli l’imponibile con una divisione. La logica è semplice: IVA = imponibile × aliquota. Quindi imponibile = IVA / aliquota.
Scritta in percentuale diventa: imponibile = IVA × 100 / aliquota. Vale per le aliquote 22%, 10%, 5% e 4% previste dal DPR 633/1972 (articolo 16 e Tabella A, Parti II, II-bis e III).
Esempio con aliquota ordinaria 22%
IVA nota: 300 euro. Aliquota: 22%. Imponibile = 300 / 0,22 = 1.363,64 euro. Totale fattura = 1.363,64 + 300 = 1.663,64 euro.
Con la stessa logica: se l’aliquota fosse 10%, imponibile = IVA / 0,10. Se fosse 4%, imponibile = IVA / 0,04. Se fosse 5%, imponibile = IVA / 0,05.
Arrotondamenti, sconti e imponibile frazionato
In fattura elettronica si arrotonda normalmente a due decimali. Evita arrotondamenti intermedi inutili: calcola a piena precisione, poi taglia a due decimali su imponibile e IVA di riga.
Gli sconti si applicano prima dell’IVA. Quindi se hai un prezzo e uno sconto, calcola l’imponibile scontato e poi l’IVA. Se parti dall’IVA già calcolata, verifica che includa o meno lo sconto.
Se ci sono aliquote diverse nella stessa fattura, fai il calcolo per ciascuna aliquota. Somma gli imponibili e le IVA parziali alla fine.
Dal totale lordo al netto: formule inverse e casi pratici
Se conosci il totale IVA inclusa e vuoi l’imponibile, usa la formula inversa. Imponibile = totale / (1 + aliquota). Per il 22%: imponibile = totale / 1,22. IVA = totale − imponibile.
Queste formule valgono per beni e servizi imponibili IVA. Non includono voci fuori campo o escluse (spese anticipate ex articolo 15 del DPR 633/1972), che non entrano nella base IVA.
Controlla sempre se la fattura contiene voci esenti, non imponibili o escluse. Cambiano la somma finale ma non la base su cui calcoli l’IVA.
Le voci che cambiano il “netto incassato” del professionista
Per chi presta servizi professionali, il netto incassato non coincide con il totale fattura. Pesano ritenuta d’acconto, contributi previdenziali e, in alcuni casi, la marca da bollo.
Le regole chiave arrivano dal DPR 633/1972 (IVA), dal DPR 600/1973 articolo 25 (ritenuta d’acconto), dalle leggi delle Casse professionali e dalla Gestione Separata INPS (Legge 335/1995). Consulta sempre Normattiva e le circolari dell’Agenzia delle Entrate e dell’INPS.
Professionista con Cassa ordinistica (contributo integrativo)
Il contributo integrativo (di solito 2% o 4% in base alla Cassa) si addebita in fattura. Entra nella base IVA, perché è parte del corrispettivo. Ma non entra nella base della ritenuta d’acconto.
La ritenuta d’acconto, di regola al 20%, si applica sul compenso professionale al netto di spese anticipate ex articolo 15. Esclude il contributo integrativo della Cassa.
Effetto pratico: totale da pagare cresce per via del contributo integrativo e dell’IVA. Netto incassato scende per via della ritenuta trattenuta dal cliente sostituto d’imposta.
Professionista in Gestione Separata INPS (rivalsa 4%)
La rivalsa INPS del 4% si addebita in fattura. Concorre alla base IVA e, diversamente dalle Casse ordinistiche, rientra nella base della ritenuta d’acconto.
Questo punto è rilevante: la ritenuta si calcola su compenso più rivalsa 4%. L’aliquota della ritenuta resta al 20%, salvo eccezioni previste da norme speciali.
Le percentuali INPS variano per anno e posizione contributiva. Verifica sempre le circolari INPS più recenti pubblicate dal Ministero del Lavoro e dall’INPS.
Regime forfettario (niente IVA, niente ritenuta)
Nel regime forfettario non addebiti l’IVA e non subisci ritenuta d’acconto (articolo 1, commi 54-89, Legge 190/2014 e s.m.i.). Il cliente ti paga l’intero corrispettivo pattuito.
Se l’importo supera 77,47 euro, applichi la marca da bollo da 2 euro. La marca da bollo si applica sulle fatture senza IVA e su alcune operazioni esenti o non imponibili.
Il netto incassato coincide quasi sempre con il totale, salvo la marca da bollo e eventuali spese anticipate ex articolo 15.
Regola decisionale rapida
1) Conosci solo l’IVA? Allora imponibile = IVA × 100 / aliquota. Poi totale = imponibile + IVA.
2) Conosci il totale IVA inclusa? Allora imponibile = totale / (1 + aliquota). Poi IVA = totale − imponibile.
3) Sei un professionista con Cassa? Calcola la ritenuta sul compenso, escludendo il contributo integrativo. Aggiungi contributo integrativo all’imponibile IVA.
4) Sei in Gestione Separata? Calcola la ritenuta su compenso più rivalsa 4%. Aggiungi la rivalsa all’imponibile IVA.
5) Sei in forfettario? Non addebiti IVA e non applichi ritenuta. Applica la marca da bollo da 2 euro se dovuta. Il netto incassato è il totale pagato dal cliente.
Casi IVA particolari: reverse charge, split payment, pro-rata
Reverse charge (articolo 17 del DPR 633/1972). Il debitore d’imposta è il cessionario. Il fornitore emette fattura senza IVA con dicitura “inversione contabile”. L’imponibile resta quello pattuito. L’IVA non si incassa.
Split payment (articolo 17-ter del DPR 633/1972, per PA e altri soggetti). Il fornitore espone l’IVA ma non la incassa. La paga il cliente pubblico. Il totale incassato è senza l’IVA esposta.
Pro-rata detraibilità (articolo 19-bis del DPR 633/1972). Rileva per l’acquirente nella detrazione. Non cambia il calcolo dell’imponibile in fattura, ma incide sulla detrazione dell’IVA a valle.
Riferimenti normativi utili
DPR 633/1972: impianto IVA, articoli 1, 3, 13, 16, 17, 17-ter, 19-bis, 21, 26 e Tabella A Parti II, II-bis, III. Testi su Normattiva.
DPR 600/1973, articolo 25: ritenute d’acconto per lavoro autonomo. Circolari interpretative dell’Agenzia delle Entrate.
Legge 335/1995 e normativa INPS/Ministero del Lavoro: Gestione Separata e aliquote. Regolamenti delle Casse professionali per contributo integrativo.
Fattura elettronica: DLgs 127/2015 e Legge 205/2017. Specifiche tecniche aggiornate dall’Agenzia delle Entrate.
| Scenario | Requisiti/Note | Formula operativa | Esempio numerico e tempistiche |
|---|---|---|---|
| IVA nota al 22% | Aliquota ordinaria (art. 16 DPR 633/1972) | Imponibile = IVA / 0,22; Totale = imponibile + IVA | IVA 300 → Imponibile 1.363,64 → Totale 1.663,64. Registrazione e-fattura entro 12 giorni dall’operazione. |
| IVA nota al 10% | Aliquota ridotta Tabella A, Parte III | Imponibile = IVA / 0,10; Totale = imponibile + IVA | IVA 150 → Imponibile 1.500 → Totale 1.650. Liquidazione IVA secondo periodicità (mensile/trimestrale). |
| Totale IVA inclusa (22%) | Hai solo il lordo; devi scorporare | Imponibile = Totale / 1,22; IVA = Totale − Imponibile | Totale 2.440 → Imponibile 2.000 → IVA 440. Versamento IVA con F24 ai termini. |
| Professionista con Cassa (4%) | Contributo integrativo in base Cassa; escluso da ritenuta | Ritenuta 20% su compenso. IVA su compenso + contributo | Compenso 1.000; Cassa 4% = 40; Imponibile IVA 1.040; IVA 22% = 228,80; Totale 1.268,80; Ritenuta 200; Incasso 1.068,80. Ritenuta versata dal cliente entro il 16 del mese successivo. |
| Professionista Gestione Separata (rivalsa 4%) | Rivalsa 4% inclusa in base ritenuta | Ritenuta 20% su compenso + rivalsa. IVA su entrambi | Compenso 1.000; Rivalsa 40; Imponibile IVA 1.040; IVA 228,80; Totale 1.268,80; Ritenuta 208; Incasso 1.060,80. Certificazione CU entro il 16 marzo. |
| Regime forfettario | Nessuna IVA; nessuna ritenuta; bollo se > 77,47 euro | Netto incassato = Totale fattura (− 2 euro bollo se a carico) | Corrispettivo 1.000; Bollo 2 → Totale 1.002; Incasso 1.002. Imposta sostitutiva in dichiarazione. |
FAQ
Come calcolo l’imponibile se conosco solo l’IVA ma non so l’aliquota applicata?
Servono due dati: l’importo dell’IVA e l’aliquota corretta. Senza aliquota non puoi scorporare in modo affidabile. Verifica la natura del bene o servizio. Le aliquote in Italia sono, in via generale, 22% (ordinaria), 10%, 5% e 4% (ridotte), secondo DPR 633/1972 articolo 16 e Tabella A. Se non sai l’aliquota, cerca l’inquadramento fiscale del prodotto/servizio, controlla il contratto o l’ordine, o verifica una fattura precedente dello stesso oggetto. Una volta nota l’aliquota, applica la formula: imponibile = IVA × 100 / aliquota. Esempio: IVA 210 e aliquota 10% → imponibile 2.100; totale 2.310. Se temi che l’operazione sia esente, non imponibile o soggetta a inversione contabile, fermati: in quei casi non devi scorporare l’IVA perché non si applica o non si incassa. Consulta le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate e, in caso di dubbi, la scheda normativa su Normattiva.
Come ottengo il “netto incassato” del professionista partendo dall’IVA?
Fai questi passaggi ordinati. 1) Calcola l’imponibile dalla formula imponibile = IVA / aliquota. 2) Se sei iscritto a una Cassa, aggiungi il contributo integrativo (per esempio 4%). Se sei in Gestione Separata, aggiungi la rivalsa 4%. Queste voci entrano nella base IVA. 3) Calcola l’IVA sull’imponibile maggiorato delle voci previdenziali. 4) Se la fattura prevede ritenuta d’acconto (soggetto committente sostituto d’imposta), calcola la ritenuta al 20%. Base ritenuta: per Casse ordinistiche, solo il compenso; per Gestione Separata, compenso più rivalsa 4% (come chiarito dalla prassi dell’Agenzia delle Entrate sul DPR 600/1973, articolo 25). 5) Verifica la marca da bollo: non si applica su fatture imponibili IVA; si applica su fatture senza IVA sopra 77,47 euro. 6) Il netto incassato = totale fattura (inclusa IVA) − ritenuta d’acconto − eventuale bollo a tuo carico. Se c’è split payment o reverse charge, l’IVA non si incassa: il netto coincide col totale al netto dell’IVA non riscossa.
Come cambia il calcolo in regime forfettario o con operazioni esenti/non imponibili?
In regime forfettario non applichi l’IVA e non subisci ritenuta d’acconto. Quindi non devi scorporare alcuna IVA. Il cliente paga il corrispettivo pattuito. Se l’importo supera 77,47 euro, inserisci la marca da bollo da 2 euro. Il netto incassato è l’intero importo (tolto il bollo, se a tuo carico). Per operazioni esenti o non imponibili (per esempio alcune prestazioni sanitarie, operazioni con esportazione, cessioni intracomunitarie), l’IVA non si applica per legge. Le basi normative sono nel DPR 633/1972: articoli 7-10 per i casi di non imponibilità o esenzione e nella Tabella A. In questi casi, non scorporare alcuna IVA perché non c’è imposta. Se hai nella stessa fattura voci imponibili e voci esenti, solo le voci imponibili entrano nel calcolo dell’IVA. Le voci esenti o escluse (spese anticipate ex articolo 15) si sommano al totale ma non formano imponibile IVA.
Che cosa succede con sconti, acconti, spese anticipate e arrotondamenti nella fattura elettronica?
Gli sconti riducono la base imponibile, quindi si applicano prima dell’IVA. Se parti da un’IVA “nota” ricavata su prezzi già scontati, scorpora usando l’aliquota coerente e ricostruisci l’imponibile scontato. Con acconti fatturati, l’IVA si applica all’atto dell’incasso dell’acconto (principio di esigibilità dell’imposta). L’acconto ha una sua fattura con IVA calcolata sul relativo imponibile; nel saldo conguagli l’imposta. Le spese anticipate ex articolo 15 del DPR 633/1972 non concorrono né all’imponibile né all’IVA: le sommi a parte nel totale. In fattura elettronica rispetta gli arrotondamenti a due decimali su imponibile e IVA di riga, evitando calcoli a mano che generano differenze di centesimi. Se c’è una differenza residua, usa la riga di arrotondamento per allineare il totale. Le specifiche tecniche FatturaPA (Agenzia delle Entrate) indicano i campi per sconti, acconti, spese escluse e arrotondamenti.
Se sbaglio aliquota o calcoli, come correggo? Quali tempi e riferimenti normativi devo rispettare?
Se l’errore è nell’aliquota o nel calcolo di imponibile e IVA, emetti una nota di variazione ai sensi dell’articolo 26 del DPR 633/1972. Se hai addebitato troppa IVA, emetti nota di credito con storno dell’eccedenza. Se ne hai addebitata troppo poca, emetti nota di debito integrativa. Fai attenzione ai termini: le note di variazione in diminuzione possono essere emesse entro il termine di presentazione della dichiarazione IVA dell’anno in cui si è verificato il presupposto. In aumento, l’integrazione va fatta senza ritardo per evitare sanzioni. Per ritenute errate, il committente-sostituto può regolarizzare con versamento integrativo e CU corretta; la base è il DPR 600/1973 e i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate. Conserva la documentazione e allinea la contabilità. In caso di operazioni con reverse charge o split payment errati, correggi con documento integrativo coerente con gli articoli 17 e 17-ter del DPR 633/1972. Per ogni passo, verifica i testi su Normattiva e le guide aggiornate dell’Agenzia delle Entrate e del Ministero dell’Economia.
