Tasse Partita IVA: quante se ne pagano e come si calcolano?

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Ultimo aggiornamento: agosto 2026.

Le tasse con Partita IVA si calcolano in base al regime fiscale: forfettario (imposta sostitutiva 5% o 15%) o ordinario (IRPEF a scaglioni 23%-33%-43%), più addizionali regionali/comunali e contributi previdenziali.

  • Regime forfettario: imposta sostitutiva su reddito calcolato con coefficiente di redditività; contributi INPS deducibili; niente IVA e IRAP.
  • Regime ordinario: reddito = ricavi – costi – contributi; IRPEF 23%-33%-43% 2026; addizionali locali; IVA ordinaria.
  • Versamenti: saldo e primo acconto entro 30 giugno, secondo acconto entro 30 novembre; metodo storico o previsionale.

Come funzionano le tasse con Partita IVA nel 2026

In Italia paghi due voci principali: imposte e contributi. Le imposte finanziano lo Stato. I contributi finanziano la tua previdenza e l’assistenza.

Il tuo totale annuo nasce da tre passaggi: calcolo del reddito, applicazione delle aliquote, versamenti in due o più rate. Le regole cambiano in base al regime fiscale.

Le norme principali sono nel TUIR, DPR 917/1986 per IRPEF, nella Legge 190/2014 per il regime forfettario, e nelle circolari INPS per i contributi. Sono consultabili su Normattiva e sui portali istituzionali di Agenzia delle Entrate, INPS e Ministero del Lavoro.

Imposte vs contributi: distinguiamoli bene

Imposte: IRPEF a scaglioni nel regime ordinario, o imposta sostitutiva nel forfettario. Si sommano le addizionali regionali e comunali se sei in ordinario.

Contributi: INPS artigiani/commercianti o Gestione Separata per i professionisti senza cassa. Chi ha una Cassa professionale segue le regole della Cassa.

I contributi sono generalmente deducibili dal reddito. Significa che li sottrai prima di calcolare l’imposta.

Principio di cassa e di competenza

Forfettario e semplificato usano il principio di cassa. Tradotto: contano gli incassi e i pagamenti effettivi.

Il regime ordinario può usare il principio di competenza. Contano ricavi e costi maturati nell’anno, anche se non incassati o pagati.

La scelta impatta molto su pianificazione e liquidità.

Regime forfettario 2026: aliquote, requisiti e calcolo

Aliquote e base imponibile

Paghi un’imposta sostitutiva del 15%. Scende al 5% per i primi 5 anni se rispetti le condizioni di start-up. L’imposta sostitutiva sostituisce IRPEF, addizionali e IRAP.

Reddito imponibile forfettario = ricavi incassati x coefficiente di redditività. Il coefficiente dipende dal codice ATECO. Esempio: professioni tecniche spesso 78% oppure 67% a seconda dell’attività.

I contributi previdenziali versati si deducono dal reddito forfettario prima di applicare l’imposta. IVA e IRAP non si applicano, salvo casi particolari previsti dalla legge.

Requisiti e cause di esclusione

Limite di ricavi: 85.000 euro per accedere e restare nel regime, secondo la Legge 197/2022 e successive modifiche.

Decadenza immediata se superi 100.000 euro nell’anno, con effetti IVA dal momento del superamento. Se stai tra 85.000 e 100.000, resti forfettario fino a fine anno e passi all’ordinario l’anno dopo.

Per l’aliquota al 5% nei primi 5 anni: niente attività simili nei 3 anni precedenti, niente prosecuzione di attività prima svolta come dipendente (salvo praticantato), e ricavi nel limite. Regole nell’art. 1, commi 54-89, Legge 190/2014.

Esempio numerico forfettario

Incassi annui: 40.000 euro. Coefficiente: 67%. Reddito lordo: 26.800 euro. Contributi INPS ipotetici: 5.000 euro (dato esemplificativo, verifica le aliquote INPS dell’anno nelle circolari).

Reddito imponibile: 26.800 – 5.000 = 21.800 euro. Imposta sostitutiva 15%: 3.270 euro. Se rientri nel 5% start-up: 1.090 euro.

Versamenti: saldo e acconti con modello F24, codici tributo specifici definibili dalle istruzioni Agenzia delle Entrate.

Adempimenti collaterali nel forfettario

Fattura elettronica obbligatoria per tutti secondo D.L. 36/2022, art. 18, e provvedimenti attuativi. Marca da bollo da 2 euro su fatture senza IVA oltre 77,47 euro, con versamento periodico.

Esclusione da ritenute d’acconto se consegni al committente la dichiarazione di operare in forfettario. IRAP esclusa per persone fisiche già dalla Legge 234/2021.

Contributi artigiani/commercianti riducibili del 35% su opzione, con effetti anche sull’accredito contributivo. Regole INPS e circolari annuali.

Regime ordinario 2026: scaglioni IRPEF, costi e addizionali

Scaglioni IRPEF 2026

Le aliquote progressive 2026 sono:

– 23% fino a 28.000 euro di reddito complessivo.

– 33% da 28.000,01 a 50.000 euro.

– 43% oltre 50.000,01 euro.

Le addizionali regionali e comunali si aggiungono in base alla regione e al comune di domicilio fiscale. Le regole base sono nel TUIR e nei regolamenti locali.

Base imponibile nel regime ordinario

Reddito = ricavi – costi inerenti – contributi previdenziali deducibili. I costi devono essere documentati e attinenti all’attività.

Si applicano poi detrazioni d’imposta (familiari, lavoro autonomo, spese sanitarie, ecc.) nei limiti del TUIR. L’IRAP per persone fisiche titolari di partita IVA non si applica, per effetto della Legge 234/2021.

L’IVA si gestisce con liquidazioni periodiche. Non è una tassa sul tuo reddito, ma un’imposta indiretta che versi al netto del credito IVA sugli acquisti.

Esempio numerico ordinario

Incassi/ricavi: 60.000 euro. Costi deducibili: 20.000 euro. Contributi previdenziali: 7.000 euro.

Reddito imponibile IRPEF: 60.000 – 20.000 – 7.000 = 33.000 euro. IRPEF lorda: 23% su 28.000 = 6.440; 33% su 5.000 = 1.650; totale 8.090 euro.

Da questa imposta si sottraggono le detrazioni spettanti. Poi si sommano le addizionali regionali e comunali calcolate sul reddito e le relative aliquote locali.

Contributi previdenziali: metodi e casi

Professionisti senza Cassa: Gestione Separata INPS

Paghi i contributi alla Gestione Separata INPS. L’aliquota è fissata annualmente da INPS con circolari. Negli ultimi anni è intorno al 26% per i professionisti senza altra tutela.

Si calcola a percentuale sul reddito. Non c’è minimale fisso, ma c’è un massimale annuo. I contributi sono deducibili.

Verifica l’aliquota e il massimale nelle circolari INPS dell’anno di riferimento.

Imprese individuali: artigiani e commercianti

Paghi contributi fissi sul minimale reddituale e una percentuale sull’eccedenza. Le aliquote e il minimale sono stabiliti ogni anno da INPS.

Puoi optare, se in forfettario, per la riduzione del 35% dei contributi. Riduce il costo, ma anche i mesi di contribuzione accreditati in proporzione.

Controlla circolari INPS e messaggi annuali per valori aggiornati e scadenze trimestrali.

Versamenti: saldo, acconti e scadenze

Quando e come si paga

Imposte e contributi si versano con F24. Scadenze ordinarie: saldo e primo acconto entro 30 giugno; secondo acconto entro 30 novembre.

L’acconto si calcola con il metodo storico (sulla base dell’imposta dell’anno precedente) o con il metodo previsionale (stima dell’anno in corso). Il previsionale richiede prudenza per evitare sanzioni.

La ripartizione tipica dell’acconto IRPEF è 40% a giugno e 60% a novembre, secondo D.Lgs. 241/1997 e provvedimenti attuativi. Alcuni settori possono avere proroghe specifiche per decreti annuali.

Regola decisionale rapida

Se scegli tra forfettario e ordinario

– Ricavi previsti sotto 85.000 e costi bassi: il forfettario di solito conviene. Paghi imposta su reddito forfettario e semplifichi gli adempimenti.

– Ricavi sopra 85.000 o costi elevati e detraibili: l’ordinario può essere migliore. Sfrutti la deduzione di tutti i costi e la detrazione dell’IVA.

– Clienti principalmente B2C con poca IVA a credito: forfettario più snello. Clienti B2B con acquisti importanti: ordinario spesso conviene per l’IVA detraibile.

– Contributi alti in Gestione Separata: valuta l’effetto deduzione in entrambi i regimi. La deduzione riduce la base imponibile.

– Stai iniziando e rispetti i requisiti start-up: il 5% nei primi 5 anni è spesso vantaggioso rispetto agli scaglioni IRPEF.

Fonti normative di riferimento

– TUIR, DPR 917/1986: definisce reddito, deduzioni, detrazioni, addizionali.

– Legge 190/2014, art. 1, commi 54-89: disciplina il regime forfettario, poi aggiornata da leggi di bilancio successive, tra cui Legge 197/2022.

– Legge 234/2021: esonero IRAP per persone fisiche esercenti attività d’impresa e arti e professioni.

– D.L. 36/2022, art. 18 e provvedimenti Agenzia delle Entrate: fatturazione elettronica estesa ai forfettari.

– D.Lgs. 241/1997: versamenti, acconti e compensazioni.

– Circolari INPS annuali: aliquote, minimali e massimali contributivi per Gestione Separata, artigiani e commercianti.

Esempi pratici a confronto

Professionista con costi bassi

Incassi 30.000 euro, costi 2.000, Gestione Separata 6.000 (ipotesi). Forfettario 67%: reddito 20.100; imponibile dopo contributi 14.100; imposta 15% = 2.115. Ordinario: reddito 22.000; IRPEF 23% = 5.060 lorda circa, prima di detrazioni e addizionali. Tende a vincere il forfettario.

Commerciante con costi alti

Ricavi 120.000 euro, costi 80.000, contributi 7.000. Forfettario non applicabile per superamento soglia. In ordinario: reddito 33.000; IRPEF su scaglioni; possibile IVA a credito su acquisti. L’ordinario permette di assorbire i costi elevati.

Scenario 2026 Requisiti principali Imposte da pagare Contributi e tempistiche
Professionista forfettario (67%) Ricavi fino a 85.000; niente cause di esclusione; possibile 5% start-up Imposta sostitutiva 15% (o 5% per 5 anni); niente addizionali; niente IRAP Gestione Separata a percentuale; versamenti con saldo/acconti a giugno e novembre
Artigiano forfettario Ricavi fino a 85.000; coefficiente specifico ATECO Imposta sostitutiva su reddito forfettario Artigiani INPS: fissi su minimale + percentuale eccedenza; scadenze trimestrali INPS; possibile riduzione 35%
Professionista ordinario Contabilità semplificata o ordinaria; deducibilità costi documentati IRPEF 23%-33%-43% + addizionali; IVA periodica; niente IRAP persone fisiche Gestione Separata; acconti 40%/60%; saldo al 30 giugno; eventuali rate
Commerciante ordinario Forte incidenza di acquisti con IVA; magazzino IRPEF a scaglioni + addizionali; gestione IVA con detrazioni su acquisti Contributi INPS artigiani/commercianti; minimi e percentuali su eccedenza; acconti e saldi come da calendario

FAQ

Quante tasse pago in forfettario e cosa comprende l’imposta sostitutiva?

In forfettario paghi un’imposta sostitutiva del 15%, che scende al 5% per i primi 5 anni se rispetti i requisiti di start-up. L’imposta sostitutiva sostituisce IRPEF, addizionali regionale e comunale e IRAP. La base imponibile non è l’intero incassato, ma l’incassato moltiplicato per il coefficiente di redditività legato al tuo codice ATECO. Dal risultato puoi dedurre i contributi previdenziali versati. Non deduci i costi reali, salvo contributi. Non applichi l’IVA, salvo casi particolari. Le norme sono nella Legge 190/2014 e successive modifiche, consultabili su Normattiva e sul portale dell’Agenzia delle Entrate.

Come si calcola l’IRPEF in ordinario nel 2026 e come funzionano le addizionali?

In ordinario parti dal reddito d’impresa o di lavoro autonomo: ricavi meno costi inerenti e documentati, meno contributi previdenziali deducibili. Sull’imponibile applichi gli scaglioni 2026: 23% fino a 28.000 euro, 33% tra 28.000,01 e 50.000 euro, 43% oltre. Dopo l’imposta lorda applichi detrazioni (per lavoro autonomo, carichi di famiglia, spese sanitarie e altre voci del TUIR). Poi calcoli le addizionali regionale e comunale, con aliquote fissate da regione e comune di domicilio fiscale. L’IRAP non si applica alle persone fisiche titolari di partita IVA per effetto della Legge 234/2021. Le basi giuridiche sono nel TUIR, DPR 917/1986, e nei regolamenti regionali e comunali.

Contributi INPS: quale gestione scelgo e come impattano sulle tasse?

Se sei professionista senza Cassa, versi alla Gestione Separata INPS con un’aliquota percentuale fissata ogni anno dalle circolari INPS. Non hai un minimale fisso, ma hai un massimale. Se sei artigiano o commerciante, versi contributi fissi su un reddito minimale e una percentuale sull’eccedenza. In forfettario puoi chiedere la riduzione del 35% dei contributi artigiani/commercianti. I contributi pagati sono deducibili dal reddito sia in forfettario sia in ordinario, quindi riducono la base su cui calcoli l’imposta. Le regole derivano da Legge 335/1995, Legge 233/1990, Legge 613/1966 e dalle circolari INPS annuali.

Acconti e saldi: come funzionano e come evitare sanzioni?

Paghi il saldo dell’anno precedente e il primo acconto entro il 30 giugno. Paghi il secondo acconto entro il 30 novembre. L’acconto si calcola col metodo storico (sull’imposta dell’anno precedente) o col metodo previsionale (sulla tua stima dell’anno in corso). Con il previsionale eviti di anticipare troppo, ma se sbagli in difetto rischi sanzioni e interessi. La ripartizione tipica è 40% a giugno e 60% a novembre. Puoi rateizzare nei limiti e con gli interessi previsti. Le regole di versamento e compensazione sono nel D.Lgs. 241/1997 e nelle risoluzioni e provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate.

Quando conviene il 5% start-up e quali sono i requisiti precisi?

Il 5% è conveniente se inizi l’attività, hai ricavi contenuti e costi bassi. Riduce molto l’imposta per i primi cinque anni. I requisiti principali, indicati nella Legge 190/2014, sono: non aver esercitato attività artistica, professionale o d’impresa nei tre anni precedenti; che la nuova attività non sia mera prosecuzione di un lavoro dipendente o autonomo svolto prima (salvo praticantato obbligatorio); rispetto dei limiti di ricavi; assenza di partecipazioni in società di persone o srl trasparenti che svolgono attività riconducibili. Se perdi i requisiti, passi al 15% o esci dal forfettario. Verifica sempre i dettagli nelle istruzioni aggiornate dell’Agenzia delle Entrate e nelle norme su Normattiva.

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