Ultimo aggiornamento: agosto 2026.
Per una ditta individuale il commercialista costa in media 400–600 €/anno in regime forfettario (o minimi residuale) e 900–2.000 €/anno in regime ordinario semplificato, in base a fatture, adempimenti, dipendenti e assistenza.
- Non esistono tariffe obbligatorie: il prezzo è libero (D.L. 1/2012, art. 9). Conta il tempo stimato, la complessità e le responsabilità.
- Forfettario: niente IVA e registri contabili; focus su dichiarazione Redditi, quadro LM e gestione INPS.
- Ordinario semplificato: IVA periodica, LIPE, registri e dichiarazioni più complesse; costo più alto e variabile coi volumi.
Quanto costa davvero il commercialista per una ditta individuale
I prezzi medi 2026 sono stabilizzati su questi scaglioni:
Regime forfettario o residuale “minimi”: 400–600 euro all’anno. Questo pacchetto copre apertura consultiva, gestione imposte, dichiarazione Redditi, quadro LM, calcolo acconti e saldi, e supporto minimo su fatturazione elettronica.
Regime ordinario con contabilità semplificata: 900–2.000 euro all’anno. L’intervallo dipende dal numero di fatture, dalla presenza di beni strumentali, dall’IVA, da eventuali dipendenti e da scadenze extra.
I valori sono indicativi. Ogni studio calcola il compenso con criteri propri. Le tariffe obbligatorie sono state abrogate dal D.L. 1/2012, art. 9. Oggi vale il preventivo scritto, con attività incluse e tempi di consegna.
I fattori che fanno salire o scendere il prezzo
Il costo segue tre variabili chiare:
- Fatture: più documenti da controllare, classificare e inviare, più ore di lavoro.
- Adempimenti: IVA, LIPE, registri e dichiarazioni aggiuntive aumentano la complessità.
- Assistenza: richieste extra, urgenze, rappresentanza verso l’Agenzia delle Entrate o l’INPS incidono sul compenso.
Contano anche città e posizione dello studio. Un centro città ha costi fissi più alti. I servizi online spesso riducono la spesa, mantenendo standard e coperture assicurative professionali.
Che cosa include la gestione contabile per ogni regime
Regime forfettario (definizione e vantaggi)
Il regime forfettario è il regime fiscale “semplificato” per titolari di partita IVA individuale con ricavi annui fino a 85.000 euro. Lo prevede la Legge 190/2014, art. 1, commi 54–89, come modificata. La tassazione è un’imposta sostitutiva (di solito 15%, 5% per i primi 5 anni se rispetti i requisiti d’ingresso). Il “coefficiente di redditività” è la percentuale che trasforma i ricavi in reddito imponibile.
In forfettario non applichi IVA in fattura e non tieni i registri IVA. Usi il “principio di cassa”: paghi le imposte quando incassi, non quando emetti la fattura. Questo riduce tempo e costi gestionali. La fatturazione elettronica è obbligatoria per tutti dal 2024, in base alla Legge 205/2017 e al D.L. 36/2022.
Il servizio tipico comprende: controllo fatture elettroniche, calcolo imposta sostitutiva, dichiarazione Redditi (quadri LM e RS), gestione acconti e saldi, monitoraggio requisiti, supporto INPS (artigiani/commercianti o Gestione Separata). Extra: visto di conformità per compensazioni alte, pratiche di regolarizzazione, contenzioso.
Regime dei minimi (residuale)
Il “regime di vantaggio” o “minimi” (D.L. 98/2011) è oggi residuo. Vale solo per chi lo aveva già e non è decaduto. La struttura di gestione è simile al forfettario. I costi si allineano: 400–600 euro annui, salvo adempimenti particolari.
Regime ordinario con contabilità semplificata
La “contabilità semplificata” è per imprenditori minori. La disciplina è nel D.P.R. 600/1973, art. 18, e nel TUIR art. 66. La Legge 232/2016 ha introdotto un criterio “per cassa” anche per questa platea. I limiti di ricavi sono 500.000 euro per servizi e 1.000.000 euro per altre attività.
Qui scatta l’IVA: registri IVA, liquidazioni periodiche, LIPE, dichiarazione IVA, esterometro sostituito dall’invio di e-fatture transfrontaliere via SdI. Il commercialista gestisce anche registri incassi/pagamenti, dichiarazione Redditi (quadro RG), ISA se dovuti, e riconciliazioni contabili.
Il prezzo sale perché aumentano controlli, scadenze e responsabilità. Se assumi dipendenti o collaboratori, si aggiunge la parte paghe: contratti, cedolini, UniEmens, CU e 770.
Quadro normativo essenziale da conoscere
Regime forfettario: Legge 190/2014, art. 1, commi 54–89; Legge 145/2018; Legge 197/2022 sull’uscita immediata oltre 100.000 euro nell’anno.
IVA e adempimenti: D.P.R. 633/1972; Comunicazioni delle liquidazioni periodiche IVA (LIPE) introdotte dal D.L. 193/2016; invii dichiarativi regolati dal D.P.R. 322/1998.
Contabilità semplificata e criteri di tassazione: D.P.R. 600/1973, art. 18; TUIR art. 66; Legge 232/2016.
Fatturazione elettronica: Legge 205/2017, art. 1, commi 909–916; estensione ai forfettari con D.L. 36/2022, poi generalizzata.
Compensi professionali: abolizione tariffe con D.L. 1/2012, art. 9. Oggi i compensi si definiscono per preventivo, sulla base di criteri come tempo, complessità e valore della pratica.
Per verifiche, usa le banche dati istituzionali: portale Normattiva per le leggi vigenti, Agenzia delle Entrate per le circolari, Ministero del Lavoro per adempimenti lavoro e buste paga.
Regola decisionale rapida
Scelta del regime e stima del costo: i nessi logici
Se i tuoi ricavi previsti sono entro 85.000 euro, non hai molti costi e lavori da solo, il forfettario è di norma la scelta più semplice. Stima 400–600 euro annui.
Se superi 85.000 euro, o hai molti costi deducibili/IVA a credito, il regime ordinario può convenire. Valuta 900–2.000 euro annui per la contabilità semplificata.
Se prevedi dipendenti o collaboratori, aggiungi un costo paghe: da 15–25 euro a cedolino al mese, più pratiche iniziali. Il totale annuale cresce in base al numero di mensilità e adempimenti.
Se fai operazioni estere frequenti, vendi online o usi regimi speciali (OSS, MOSS, marketplace), aggiungi un extra per gestione e controlli. La stima cresce con i flussi.
Se hai bisogno di assistenza continuativa (pareri scritti, istanze, interpelli, rateazioni), prevedi un monte ore aggiuntivo. Chiedi sempre di quantificarlo nel preventivo.
Come stimare il tuo preventivo: esempi pratici
Freelance forfettario, 120 fatture annue
Solo servizi digitali in Italia, niente estero. Nessun dipendente. Serve controllo fatture e dichiarazione Redditi. Stima: 500–600 euro. Se inserisci anche simulazioni trimestrali dettagliate e call periodiche, potresti arrivare a 650–700 euro.
Artigiano in semplificata, 500 fatture, acquisti con IVA
Gestione IVA, LIPE, registri, dichiarazione IVA e Redditi, beni ammortizzabili. Stima: 1.400–1.800 euro. Se aggiungi una piccola gestione estera, calcola 200–300 euro in più.
Negozio con 2 dipendenti
Oltre alla contabilità, servono due cedolini mensili, CU, 770 e adempimenti del lavoro. Stima parte contabile: 1.200–1.600 euro. Parte paghe: 600–1.000 euro annui. Totale: 1.800–2.600 euro.
E-commerce con OSS
Vendite B2C UE con regime OSS. Richiede conteggi IVA per paese e invio trimestrale oss. Extra gestione: 300–600 euro oltre alla contabilità base. Totale spesso tra 1.600 e 2.400 euro.
Attività incluse e attività extra: chiarimenti utili
Inclusi di solito
- Predisposizione e invio dichiarazione Redditi e, se dovuta, IVA.
- Calcolo acconti e saldi imposte, con promemoria scadenze.
- Controllo formale delle fatture elettroniche e quadrature base.
Spesso esclusi o conteggiati a parte
- Rateazioni, ravvedimenti, adesioni, e istanze particolari.
- Pareri scritti complessi e simulazioni articolate.
- Gestione del personale, TFR, fondi, welfare, e vertenze.
- Rappresentanza in verifiche fiscali o contenzioso.
Chiedi sempre l’elenco dettagliato nel preventivo. Specifica i tempi di risposta, i canali di supporto e gli SLA. Questo evita sorprese a metà anno.
Come leggere il preventivo del commercialista
Voci che non devono mancare
- Regime fiscale gestito e volumi massimi inclusi (numero fatture e registrazioni).
- Adempimenti compresi: IVA, LIPE, Redditi, ISA, IMU, INPS, CU, 770.
- Canali di supporto e tempi medi di risposta.
- Copertura assicurativa RC professionale e limiti di responsabilità.
- Prezzo, eventuale canone mensile, e costo orario per extra.
Verifica la possibilità di recesso, la gestione del passaggio dati e i formati di consegna report. Pretendi chiarezza su scadenze e documenti necessari.
Tabella di sintesi: scenari, requisiti, adempimenti, tempistiche e costi
| Scenario | Requisiti di accesso | Adempimenti tipici | Scadenze principali | Costo annuo indicativo | Note operative e tempistiche |
|---|---|---|---|---|---|
| Forfettario (freelance servizi in Italia) | Ricavi fino a 85.000 €; requisiti Legge 190/2014 | Dichiarazione Redditi (LM), calcolo imposta sostitutiva, INPS | Acconti e saldi IRPEF sostitutiva; Redditi entro i termini DPR 322/1998 | 400–600 € | Fatture e-fattura via SdI; report trimestrali su richiesta (extra 100–200 €) |
| Regime dei minimi (residuale) | Solo chi già in regime e non decaduto | Dichiarazione Redditi, imposta sostitutiva, monitoraggio requisiti | Scadenze come da DPR 322/1998 | 400–600 € | Gestione analoga al forfettario; poche variabili |
| Ordinario semplificato senza dipendenti | Ricavi fino a 500k servizi / 1M altri (DPR 600/1973 art. 18) | Registri IVA, liquidazioni, LIPE, dichiarazioni IVA e Redditi | LIPE trimestrali; IVA annuale; Redditi e IRAP se dovuta | 900–2.000 € | Carico legato al numero di fatture; estero extra 200–400 € |
| Ordinario semplificato con dipendenti | Come sopra + gestione lavoro | Contabilità + cedolini, UniEmens, CU, 770 | Mensile paghe; CU e 770 a inizio anno successivo | 1.800–2.600 € totali | Stima paghe 15–25 € a cedolino/mese; pratiche assunzione extra |
| E-commerce con OSS (B2C UE) | Vendite a consumatori UE; adesione OSS | Ripartizione IVA per paese, dichiarazioni OSS trimestrali | OSS trimestrale; resto come ordinario/forfettario | +300–600 € rispetto alla base | Necessari dati per paese; tempi stretti a fine trimestre |
FAQ
Perché il forfettario costa meno rispetto al regime ordinario?
Perché il forfettario semplifica la contabilità. Non gestisci IVA, registri IVA e scritture complesse. Il commercialista concentra il lavoro su dichiarazione Redditi, quadro LM, monitoraggio dei requisiti e calcoli di imposta sostitutiva e contributi. Meno adempimenti significa meno ore e quindi meno costo. Nel regime ordinario, invece, servono registri, liquidazioni IVA, LIPE, dichiarazioni aggiuntive, quadrature e controlli periodici. Aumentano anche i rischi operativi e le verifiche, che richiedono più presidio professionale. Il tempo totale sale e il preventivo riflette questa complessità. Le norme che spiegano la differenza sono nel D.P.R. 633/1972 per l’IVA e nella Legge 190/2014 per il forfettario.
Quali sono gli extra più comuni che fanno lievitare il preventivo?
Quattro voci ricorrono spesso. Primo: gestione del personale (contratti, cedolini, CU, 770). Il costo cresce per numero di cedolini e per pratiche straordinarie. Secondo: operazioni estere ed e-commerce (OSS, marketplace, valute). Richiedono controlli e riconciliazioni, e quindi ore in più. Terzo: pratiche straordinarie con Agenzia Entrate e INPS (rateazioni, istanze di rimborso, ravvedimenti operosi, adesioni). Sono attività fuori pacchetto base. Quarto: pareri scritti e pianificazione fiscale personalizzata. La consulenza avanzata ha un valore alto e richiede studio del caso. Chiedi che ogni extra sia quotato in modo chiaro nel preventivo, con tempi di consegna e tariffa oraria.
Come posso ridurre il costo annuo senza rischiare errori fiscali?
Tre passi pratici. 1) Standardizza i flussi: usa sempre la fatturazione elettronica con causali corrette, allega contratti e ordini, evita note descrittive vaghe. Meno errori, meno tempo di correzione. 2) Pianifica le consegne: invia i documenti entro date fisse, evita rush di fine mese. Molti studi applicano extra per urgenze. 3) Chiedi un pacchetto chiaro e adatto al tuo profilo: se sei in forfettario e non fai estero, non pagare per moduli che non usi. Se invece fai estero o e-commerce, includili subito: costa meno pianificare che correggere dopo. Ricorda: il fai-da-te totale spesso costa di più in sanzioni e tempo perso. Le regole su IVA e dichiarazioni sono stringenti (D.P.R. 633/1972 e D.P.R. 322/1998).
Quali sono i riferimenti normativi chiave che incidono sulla complessità (e quindi sul prezzo)?
Quattro pilastri. 1) Regimi fiscali: Legge 190/2014 per il forfettario, con modifiche successive (Legge 145/2018, Legge 197/2022) che fissano requisiti e uscite immediate oltre 100.000 euro. 2) IVA: D.P.R. 633/1972 disciplina obblighi, esenzioni e detrazioni; D.L. 193/2016 ha introdotto le LIPE trimestrali. 3) Contabilità e dichiarazioni: D.P.R. 600/1973 (accertamento e semplificata, art. 18), TUIR art. 66 (criterio di cassa per imprenditori minori), D.P.R. 322/1998 (modelli, termini e modalità di presentazione). 4) Fatturazione elettronica: Legge 205/2017 e D.L. 36/2022 che hanno reso l’e-fattura obbligatoria anche per i forfettari. Più obblighi e scadenze ci sono, più tempo serve al professionista, e quindi più alto è il compenso.
È meglio un commercialista tradizionale o un servizio online per risparmiare?
Dipende dal tuo profilo. Se lavori in città, non hai esigenze di presenza fisica e usi già strumenti digitali, un servizio online spesso offre un buon rapporto qualità-prezzo, processi standard, e tempi di risposta chiari. Se hai un’attività con molte peculiarità locali (licenze comunali, pratiche edilizie, frequenti sopralluoghi, contenziosi in presenza), uno studio tradizionale vicino può essere più comodo. In ogni caso, verifica sempre: preventivo dettagliato, copertura RC professionale, esperienza sul tuo settore, canali di supporto e SLA, e conformità normativa. Le fonti istituzionali da consultare, per comprendere gli adempimenti minimi, sono il portale Normattiva, l’Agenzia delle Entrate e il Ministero del Lavoro per gli aspetti legati ai dipendenti.
