Ultimo aggiornamento: agosto 2026.
Il reverse charge (inversione contabile) sposta l’IVA a debito sul cliente-impresa: il fornitore emette fattura senza IVA, il cliente integra/autofattura, registra a debito e a credito e versa secondo le regole applicabili.
- L’inversione contabile è prevista dall’articolo 17 del DPR 633/1972 e dagli articoli 194-199 e 199-bis della Direttiva 2006/112/CE.
- Con fattura elettronica si usano documenti TD16-TD19 e codici natura N6.x secondo le Specifiche tecniche FatturaPA vigenti nel 2026.
- I forfettari applicano il reverse charge sugli acquisti rilevanti ma non detraggono l’IVA; l’imposta è costo.
Cos’è il reverse charge e quando si applica
Il reverse charge è il meccanismo che sposta l’obbligo di versare l’IVA dal venditore al cliente soggetto passivo IVA. Il cliente integra la fattura senza IVA e la registra sia a debito sia a credito.
La base normativa principale è l’articolo 17 del DPR 633/1972. A livello UE, gli articoli 194-199 e 199-bis della Direttiva 2006/112/CE abilitano gli Stati a prevederlo in specifici settori.
Lo scopo è contrastare l’evasione e semplificare in filiere a rischio. In pratica l’IVA non transita dal fornitore. Il cliente la autoliquida in contabilità.
Operazioni tipiche soggette
In Italia rientrano, tra le altre, le seguenti operazioni (articolo 17, commi 2, 5 e 6, DPR 633/1972):
- Acquisti di servizi da soggetti esteri e acquisti intracomunitari di beni (comma 2).
- Subappalti nel settore edile e servizi di pulizia, demolizione, installazione e completamento edifici.
- Cessioni di rottami e materiali ferrosi; oro da investimento in determinate forme; argento puro.
- Cessioni di telefoni cellulari, dispositivi a circuito integrato, console da gioco, tablet e laptop in filiere all’ingrosso.
- Forniture di gas ed energia elettrica a rivenditori soggetti passivi.
- Cessioni di fabbricati in alcuni casi di opzione per l’imponibilità.
Per le regole di dettaglio si fa riferimento al testo coordinato su Normattiva e ai chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate (circolari e risoluzioni), nonché al Ministero dell’Economia e delle Finanze per l’indirizzo di politica fiscale.
Come funziona operativamente con la fattura elettronica
Con la fattura elettronica via Sistema di Interscambio (SdI), il reverse charge si gestisce con codici documento e codici natura IVA standardizzati. La disciplina di base è nel D.Lgs. 127/2015, integrato dai provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate e dalle Specifiche tecniche FatturaPA vigenti nel 2026.
Documenti e codici da usare
- TD16: integrazione/reverse charge interno (operazioni domestiche del comma 6, art. 17 DPR 633/1972).
- TD17: integrazione/autofattura per servizi da soggetti non stabiliti (art. 17, comma 2).
- TD18: integrazione/autofattura per acquisti intracomunitari di beni (DL 331/1993 e art. 17, comma 2).
- TD19: integrazione/autofattura per acquisti di beni ex art. 17, comma 2, da soggetti esteri con beni consegnati in Italia fuori UE.
In fattura del fornitore nazionale si indica l’annotazione “inversione contabile – art. 17 DPR 633/1972” e, nelle e-fatture, si usa un codice Natura N6.x coerente con il caso:
- N6.1 rottami e materiali di recupero,
- N6.2 oro,
- N6.3 argento puro,
- N6.4 subappalti edili,
- N6.5 cessioni di fabbricati in reverse charge,
- N6.6 energia e gas,
- N6.7 telefoni,
- N6.8 microprocessori,
- N6.9 altri casi specifici previsti dalla norma.
Il cessionario/committente integra l’aliquota e l’imposta e trasmette il documento integrativo via SdI entro il 15 del mese successivo al ricevimento o all’effettuazione dell’operazione, secondo i casi. Riferimento: D.Lgs. 127/2015 e provvedimenti attuativi dell’Agenzia delle Entrate.
Registrazioni contabili
Il cliente rileva l’IVA a debito e, se ne ha diritto, la stessa IVA a credito. Per i soggetti con piena detraibilità, l’effetto è neutro in liquidazione. Per i soggetti senza diritto a detrazione, l’IVA rimane costo.
La liquidazione IVA resta mensile o trimestrale. L’imposta confluisce nelle LIPE e nella dichiarazione annuale IVA, con i quadri dedicati al reverse charge secondo le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate.
Reverse charge e regime forfettario
Il regime forfettario è un regime agevolato che non addebita IVA in vendita. Riferimento: legge 190/2014, articolo 1, commi 54-89, e successive modifiche. Dal 2024 la fattura elettronica è generalizzata anche ai forfettari, con regole definite dal D.L. 36/2022 e atti attuativi.
Se il forfettario acquista servizi da estero o beni intracomunitari, o riceve operazioni domestiche soggette a reverse charge, deve integrare/autofatturare. Non può detrarre l’IVA. L’imposta diventa costo. Deve trasmettere il TD17/18/19 o TD16 entro il termine e versare l’imposta dovuta con modello F24 secondo le indicazioni dell’Agenzia delle Entrate.
Il forfettario non effettua liquidazioni IVA periodiche ordinarie. Tuttavia deve rispettare le scadenze di versamento con F24 quando l’IVA è dovuta per inversione contabile. Le istruzioni e i codici tributo sono quelli pubblicati dall’Agenzia delle Entrate.
Regola decisionale rapida
Domande sì/no per capire se applicare il reverse charge
- Il fornitore è estero (UE o extra-UE) e tu sei un soggetto passivo in Italia? Sì → reverse charge ex art. 17, comma 2: usa TD17 (servizi) o TD18/TD19 (beni).
- Il fornitore è italiano e l’operazione rientra tra i casi dell’art. 17, comma 6 (edilizia, rottami, telefoni, energia, ecc.)? Sì → reverse charge interno: usa TD16.
- Stai operando con Pubbliche Amministrazioni e soggetti in scissione dei pagamenti? No reverse charge per questo motivo: si applica lo split payment ex art. 17-ter DPR 633/1972, non l’inversione contabile.
- Sei in regime forfettario? Non cambia l’obbligo di integrare quando previsto. Cambia la detrazione: non detrai l’IVA e la paghi come costo.
- L’operazione non rientra in alcun caso di cui sopra? Probabile regime IVA ordinario: il fornitore addebita l’IVA in fattura.
Esempio numerico e impatti
Operatore IVA ordinario
Ricevi fattura per 100 euro per servizi di pulizia su edificio, soggetti a reverse charge. Il fornitore emette 100 senza IVA, con dicitura art. 17. Tu integri al 22%: IVA 22. Registri 22 a debito e 22 a credito. In liquidazione l’effetto è zero.
Operatore in regime forfettario
Stesso esempio. Devi integrare e versare i 22 euro. Non detrai. Quindi l’IVA è costo pieno. Trasmetti il TD16 e versi con F24 nei termini previsti.
Obblighi formali, scadenze e sanzioni
Scadenze principali
- Trasmissione TD16-19: entro il 15 del mese successivo al ricevimento/effettuazione, con data documento coerente con l’operazione.
- Versamento IVA: nei termini della liquidazione periodica per i soggetti IVA ordinari; per i forfettari entro la scadenza indicata dall’Agenzia delle Entrate per l’autoliquidazione via F24.
- Dichiarazioni: annotazione nei registri e nei quadri della dichiarazione IVA annuale secondo le istruzioni vigenti.
Sanzioni e regolarizzazione
La mancata integrazione o l’errata applicazione del reverse charge espone a sanzioni del D.Lgs. 471/1997, articolo 6, commi 9-bis e 9-bis.1. Le sanzioni variano in base al caso e possono essere proporzionali all’imposta.
È possibile regolarizzare con il ravvedimento operoso (D.Lgs. 472/1997, articolo 13), versando imposta, interessi e sanzioni ridotte. L’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti in diverse circolari, utili per quantificare e gestire gli adempimenti.
Riferimenti normativi essenziali
- DPR 633/1972: articoli 17 (inversione contabile), 17-ter (scissione dei pagamenti), 7-ter e seguenti (territorialità dei servizi).
- Direttiva 2006/112/CE: articoli 44-45 (territorialità servizi B2B), 194-199 e 199-bis (reverse charge settoriale).
- DL 331/1993: articoli 38-47 per acquisti intracomunitari.
- D.Lgs. 127/2015: fattura elettronica e trasmissione dati, con provvedimenti attuativi dell’Agenzia delle Entrate e Specifiche tecniche FatturaPA vigenti nel 2026.
- D.Lgs. 471/1997 e D.Lgs. 472/1997: sistema sanzionatorio e ravvedimento operoso.
| Scenario | Norma di riferimento | Documento/operazione richiesta | Tempistiche e note operative |
|---|---|---|---|
| Servizi di pulizia su edificio resi da impresa italiana a impresa italiana | Art. 17, comma 6, DPR 633/1972; Specifiche FatturaPA | Fornitore emette fattura senza IVA con N6.4; cliente emette TD16 con aliquota | TD16 entro il 15 del mese successivo; IVA a debito/credito per ordinari; per forfettari l’IVA è costo |
| Acquisto di servizi di marketing da agenzia francese | Art. 17, comma 2, DPR 633/1972; art. 44 Dir. 2006/112/CE | Autofattura/integrazione TD17 con aliquota italiana | Entro il 15 del mese successivo alla ricezione; registrazione a debito/credito; forfettari versano senza detrazione |
| Acquisto intracomunitario di beni dalla Germania | DL 331/1993; art. 17, comma 2, DPR 633/1972 | Integrazione TD18; base imponibile in euro al tasso del giorno | Entro il 15 del mese successivo; movimentazione Intrastat secondo obblighi vigenti; liquidazione periodica per ordinari |
| Fornitura all’ingrosso di smartphone tra soggetti passivi italiani | Art. 17, comma 6, DPR 633/1972; chiarimenti AE su elettronica | Fornitore emette senza IVA con N6.7; cliente trasmette TD16 | TD16 entro il 15 del mese successivo; verifica requisiti “all’ingrosso” e soggettivi |
| Subappalto edile (posa in opera) in cantiere italiano | Art. 17, comma 6, DPR 633/1972; circolari AE settore edilizia | Fornitore emette senza IVA con N6.4; cliente integra con TD16 | Controllo filiera subappalto/contratto; TD16 entro il 15 del mese successivo |
| Acquisto di beni da soggetto extra-UE consegnati in Italia | Art. 17, comma 2, DPR 633/1972 | Autofattura TD19 con aliquota italiana, se non c’è importazione doganale | Entro il 15 del mese successivo all’effettuazione; attenzione alla prova della consegna e all’eventuale rappresentante fiscale |
FAQ
Devo sempre emettere un TD16 per il reverse charge interno? Cosa cambia se il fornitore ha già indicato N6.x?
Sì, in linea generale il cliente deve trasmettere un documento di integrazione TD16 per le operazioni domestiche in reverse charge, anche se il fornitore ha emesso una e-fattura senza IVA con codice Natura N6.x e dicitura normativa. Il codice N6.x in fattura del fornitore segnala la causa di non imponibilità dal suo lato. Ma l’assolvimento dell’IVA resta in capo al cliente, che deve integrare l’aliquota e l’imposta e inviare il TD16 via SdI. Questo consente coerenza nei flussi, tracciabilità e corretta alimentazione dei registri IVA. Le specifiche tecniche FatturaPA e i provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate stabiliscono l’uso dei documenti TD16-19 per l’integrazione/autofattura. In contabilità si registra l’IVA a debito e, se spettante, a credito nella stessa liquidazione.
Sono in regime forfettario: come verso l’IVA del reverse charge e quali moduli devo presentare?
Come forfettario devi comunque integrare/autofatturare quando la norma lo prevede (articolo 17 DPR 633/1972). Trasmetti il documento TD16, TD17, TD18 o TD19 entro il 15 del mese successivo. L’IVA dovuta è interamente indetraibile e quindi rappresenta un costo. Il versamento avviene con modello F24, secondo le istruzioni e i codici tributo pubblicati dall’Agenzia delle Entrate. Le scadenze seguono le tempistiche di autoliquidazione indicate dalle Entrate. Non effettui le liquidazioni periodiche IVA come un soggetto ordinario e non detrai l’imposta. Restano fermi eventuali obblighi statistici o comunicativi previsti dalla normativa vigente (ad esempio, se applicabili, prospetti Intrastat per servizi). In caso di dubbi, è prudente verificare con il commercialista la corretta imputazione e i codici tributo.
Come distinguo reverse charge da split payment con le Pubbliche Amministrazioni?
Lo split payment (scissione dei pagamenti) è diverso dal reverse charge. Con lo split payment, regolato dall’articolo 17-ter del DPR 633/1972, il fornitore applica l’IVA in fattura, ma il cliente pubblico la trattiene e la versa direttamente all’Erario. Con il reverse charge, invece, il fornitore non addebita l’IVA e l’obbligo ricade sul cliente-impresa che integra e versa. Per capire cosa si applica, guarda due elementi: natura del cliente e tipologia di operazione. Se il cliente è una PA soggetta a scissione e l’operazione non rientra nei casi di reverse charge, si applica lo split payment. Se l’operazione rientra nelle ipotesi tassative di reverse charge, prevale l’inversione contabile. Le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate e del Ministero dell’Economia chiariscono le casistiche e le esclusioni.
Ho dimenticato di integrare una fattura in reverse charge: come mi regolarizzo e quali sanzioni rischio?
Se non hai integrato nei termini, regolarizza al più presto. Emetti e trasmetti il TD16/17/18/19 mancante con data e riferimenti corretti. Versa l’IVA dovuta, se ancora non versata, e calcola gli interessi legali. Applica il ravvedimento operoso (D.Lgs. 472/1997, articolo 13) per ridurre le sanzioni. Il quadro sanzionatorio è nel D.Lgs. 471/1997, articolo 6, commi 9-bis e 9-bis.1, con misure che dipendono dal tipo di omissione, dall’impatto sull’imposta e dal momento della regolarizzazione. Se l’errore è solo formale e l’imposta è stata comunque assolta, la sanzione può essere attenuata. Conserva tutta la documentazione di supporto e, se necessario, invia una nota di regolarizzazione. Un confronto con il commercialista aiuta a scegliere l’opzione di ravvedimento più conveniente.
Quale aliquota IVA devo applicare in integrazione e come scelgo il codice Natura N6.x corretto?
In integrazione si applica l’aliquota propria dell’operazione se fosse stata effettuata da un soggetto italiano. Quindi: 22%, 10% o 5% secondo le tabelle nazionali e le note di classificazione. La scelta del codice Natura N6.x riguarda il fornitore che emette senza IVA per reverse charge interno, ma è utile anche per il cliente per coerenza descrittiva. Esempi: N6.4 per edilizia, N6.7 per telefoni, N6.1 per rottami. In caso di servizi da estero o acquisti intracomunitari si usano i TD17-18-19 con aliquota italiana, senza Natura N6.x perché l’autofattura riporta l’imponibile e l’imposta. Per dubbi su aliquote agevolate, consulta le tabelle IVA aggiornate e i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate. Ricorda: l’aliquota segue la natura del bene o del servizio, non il fatto che applichi il reverse charge.
