Contributi ENPAM: chi deve versarli e a quanto ammontano?

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Con questo articolo vogliamo approfondire il tema della contribuzione per chi svolge la professione di medico (o dentista) che, come sappiamo, è una delle principali “professioni ordinistiche”, cioè riservate esclusivamente a soggetti abilitati ed iscritti ad un determinato Ordine e/o Albo Professionale: chi deve versare, dunque, i contributi ENPAM ed a quanto ammontano? Quali sono le agevolazioni per gli studenti e per i nuovi iscritti?

Se sei un giovane medico che ha, da poco, aperto la sua Partita IVA o se stai per concludere il percorso di studi e pensi già al tuo futuro professionale, qui troverai tutte le informazioni necessarie per orientarti nel campo della previdenza e potrai farti un’idea più chiara dei contributi ENPAM che dovrai versare negli anni.

Cos’è l’ENPAM?

L’ENPAM – acronimo che sta per Ente Nazionale di Previdenza ed Assistenza dei Medici e degli Odontoiatri – è una fondazione italiana che gestisce servizi previdenziali, assistenziali ed assicurativi destinati ai lavoratori del settore medico e odontoiatrico. L’iscrizione è obbligatoria per i professionisti che operano all’interno di strutture pubbliche e/o private che offrono assistenza sanitaria, per chi svolge prestazioni intramoenia o libera professione e, più in generale, per tutti coloro che sono presenti negli Albi Professionali dei medici chirurghi e degli odontoiatri.

La fondazione svolge, di fatto, numerose attività, ma la principale è, senza dubbio, la gestione dei contributi previdenziali dei medici e dei dentisti, nonché l’erogazione del trattamento pensionistico a chi ha raggiunto l’età e i requisiti previsti dalla legislazione vigente (o ai familiari superstiti).

I servizi ENPAM riguardano, inoltre, l’assistenza in caso di malattia o infortunio, i bonus per le lavoratrici in gravidanza, gli aiuti economici per le vittime di calamità naturali e per chi versa in situazioni di emergenza (come, ad esempio, le indennità previste per far fronte all’attuale epidemia di Covid-19), la stipula di convenzioni per viaggi, asili, corsi di formazione, ecc., i prestiti agevolati e molto altro.

Ad ogni modo, in questo articolo vogliamo soffermarci solamente sulle attività inerenti alla gestione dei contributi ENPAM per i medici. Vedremo, infatti, quali sono i versamenti obbligatori per i dipendenti e per chi svolge la libera professione, e cioè per i titolari di Partita IVA, quali agevolazioni sono concesse sia ai nuovi iscritti, sia agli studenti laureandi in Medicina e Chirurgia e qual è la disciplina per specializzandi dei corsi post-laurea.

Iscrizione ENPAM: quando è obbligatoria?

Prima di elencare i contributi ENPAM per le varie categorie di iscritti e le eventuali agevolazioni, vogliamo chiarire in quali casi è obbligatoria l’iscrizione e qual è la procedura da seguire.

Nei mesi successivi all’inserimento del proprio nominativo nell’Albo provinciale dei medici e chirurghi, è l’ente stesso ad inviare i dati necessari per registrarsi al portale ENPAM (utilizzando questo link). Il codice utente e metà della password saranno spediti per posta in forma cartacea, mentre l’altra metà sarà inoltrata via e-mail.

A questo punto, sarà possibile completare la registrazione, immettendo i dati anagrafici e scegliendo il nome utente.

Iscrizione ENPAM per studenti di Medicina

Gli studenti che stanno per ultimare gli studi universitari, iscritti cioè al quinto o al sesto anno del Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia, possono effettuare una “preiscrizione” facoltativa all’ENPAM. In questo modo, possono godere da subito di una copertura previdenziale/assistenziale, al pari dei medici abilitati, ed ottenere anche un vantaggio sull’anzianità contributiva, con l’obiettivo di non dover riscattare in seguito gli anni “scoperti”.

La domanda si presenta solo per via telematica, cliccando qui: https://preiscrizioni.enpam.it/.

Per rendere più agevole la contribuzione, gli studenti sono tenuti a versare soltanto il 50% dell’importo annuale previsto per i medici già abilitati con meno di 30 anni. Possono, inoltre, decidere di posticipare il pagamento dei contributi previdenziali ENPAM al momento dell’abilitazione, specificandolo nel modulo di iscrizione.

Il Medico: dipendente o libero professionista?

Come molte altre categorie di professionisti, anche i medici possono scegliere tra lavoro dipendente (nel settore pubblico o privato) e libera professione, oppure combinare entrambe le modalità. Tuttavia, solo ai dipendenti di strutture pubbliche è concesso di svolgere la cosiddetta “attività intramoenia”, e cioè di usufruire degli ambienti ospedalieri per visite o altre prestazioni private, senza aprire Partita IVA e con una contribuzione ridotta.

Naturalmente, a seconda dell’inquadramento, cambiano le aliquote dei contributi previdenziali, nonché le tipologie di versamenti da effettuare: quelli di Quota A sono fissi ed obbligatori per tutti i medici, con importi crescenti in relazione all’età anagrafica; quelli di Quota B, invece, si calcolano sui redditi derivanti dalla libera professione (oltre una certa soglia stabilita dall’ENPAM) o dalle suddette prestazioni intramoenia.

Nel mese successivo a quello dell’iscrizione all’Albo, ogni nuovo medico riceve, oltre ai codici necessari per la registrazione online, anche la richiesta dei contributi per il Fondo di Previdenza Generale di Quota A, che andranno versati nell’anno seguente rispetto a quello di riferimento (con bollettino unico o in 4 rate).

Se questi viene assunto come dipendente da un ente pubblico o da una struttura sanitaria privata, dovrà provvedere sia ai contributi ENPAM di Quota A, sia ai contributi previdenziali INPS, che tuttavia verranno trattenuti direttamente in busta paga e versati dal datore di lavoro. Se deciderà di operare da medico libero professionista, dovrà dotarsi di Partita IVA e versare anche i contributi ENPAM di Quota B con aliquota intera, dimezzata o ridotta applicata sul reddito professionale, a seconda che si tratti dell’attività principale o secondaria.

Contributi ENPAM per medici: a quanto ammontano?

Dopo aver illustrato le varie modalità con cui il medico svolge la propria professione, vediamo quanti e quali contributi ENPAM deve versare, a seconda dell’età, del reddito e del suo inquadramento.

Per prima cosa, occorre distinguere le due tipologie di contributi ENPAM, ossia:

Contributi Quota A

I contributi ENPAM di Quota A – come anticipato – sono obbligatori per tutti gli iscritti, a prescindere che esercitino come dipendenti, professionisti o in entrambe le forme. Possono essere versati in unica soluzione o in quattro rate (senza interessi), a partire dal mese successivo all’iscrizione all’Albo, fino all’età per la pensione.

Gli importi aggiornati al 2020 sono i seguenti:

  • € 230,65 all’anno fino a 30 anni di età;
  • € 447,70 all’anno dal compimento dei 30 fino ai 35 anni;
  • € 840,14 all’anno dal compimento dei 35 fino ai 40 anni;
  • € 1551,59 all’anno dal compimento dei 40 anni fino all’età del pensionamento.

È consentita la riduzione a € 840,14 per gli iscritti oltre i 40 anni che hanno presentato la richiesta prima del 31 dicembre 1989. Dal 1990 non esiste più la possibilità di chiedere la contribuzione ridotta.

È previsto anche un contributo di maternità, adozione e aborto pari a 45 euro all’anno.

Contributi Quota B

I contributi ENPAM di Quota B sono dovuti solo da quei medici che esercitano la libera professione, sia come unica attività (e, dunque, come sola fonte di reddito), sia come seconda attività extra, che si aggiunge a quella principale (es. ospedalieri, specialisti ambulatoriali, ma anche pensionati, che fanno “doppio lavoro”).

Pur non dovendo aprire la Partita IVA, sono tenuti a versare i contributi ENPAM di Quota B (seppure – come vedremo – con un’aliquota assai ridotta) anche i dipendenti pubblici che offrono prestazioni intramoenia.

Il reddito da libera professione è coperto dai contributi previdenziali di Quota A solo fino ad un certo importo, al di sotto del quale non occorre presentare il modello D per la dichiarazione annuale, vale a dire:

  • 4.457,73 euro (al netto delle spese sostenute per produrlo) per gli under 40;
  • 8.232,59 euro (al netto delle spese sostenute per produrlo) dopo i 40 anni.

Superati questi importi, dunque, i medici sono tenuti a versare i contributi ENPAM di Quota B con aliquota:

  • Intera → 18,50%
  • Dimezzata → 9,25%
  • Ridotta → 2%

Precisiamo che tutte e tre le aliquote si applicano sul reddito libero professionale (calcolato al netto delle spese per produrlo) sino ad un massimale di 102.543 euro, sforato il quale si paga l’1% sulla parte eccedente.

Aliquote ridotte ENPAM: chi ha diritto?

L’aliquota dimezzata al 9,25% è un’agevolazione concessa ai medici che contribuiscono anche ad altre forme di previdenza obbligatoria, compreso il Fondo Speciale gestito dall’ENPAM stesso; tra gli aventi diritto, vi sono gli ospedalieri che non svolgono attività intramoenia, i pensionati INPS, INPDAP ed ENPAM.

La riduzione al 2%, invece, è rivolta ai tirocinanti durante il corso di formazione in Medicina generale ed ai medici dipendenti pubblici iscritti all’INPS, esclusivamente per le prestazioni intramoenia.

La domanda di ammissione alle aliquote ridotte va presentata direttamente all’ENPAM.

Contributi ENPAM per studenti di Medicina

Come già abbiamo visto, pur non avendo ancora conseguito l’abilitazione, anche gli studenti di V e VI anno di Medicina possono iscriversi all’ENPAM, versando unicamente i contributi previdenziali della Quota A. L’importo dovuto è pari a 115,33 euro, ovvero alla metà del contributo minimo per i medici under 30.

Inoltre, gli studenti possono scegliere tra pagare subito con un unico bollettino, oppure rinviare al momento dell’abilitazione, selezionando tale opzione nel modulo di iscrizione. Il versamento dovrà avvenire, comunque, entro un massimo di 36 mesi (anche in caso di mancata abilitazione, pena la decadenza) ed in 3 rate annuali.

Contributi previdenziali per specializzandi

La situazione cambia del tutto per i cosiddetti specializzandi, ossia per i medici iscritti ad una scuola di specializzazione post-laurea. Durante questo periodo, infatti, i medici specializzandi percepiscono un vero e proprio stipendio e sono tenuti a pagare i contributi previdenziali in relazione ad esso. Ma a quale ente fanno capo?

Ebbene, ai sensi della Legge Finanziaria del 2006, i medici con contratto di specializzazione devono versare i contributi previdenziali alla Gestione Separata INPS, con aliquota:

  • ridotta (24%), per chi è iscritto anche ad ENPAM (alla quale verserà i contributi di Quota A);
  • piena (34,23%), per tutti gli altri.

Ricordiamo che, trattandosi di due gestioni differenti, i contributi previdenziali versati durante la specializzazione potranno essere “unificati” tramite totalizzazione (gratis, per periodi superiori a tre anni), oppure mediante riscatto o ricongiunzione (operazioni che, però, hanno costi piuttosto onerosi).

Conclusioni

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