Codice ATECO come igienista dentale: qual è e cosa comprende?

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Ultimo aggiornamento: agosto 2026.

Un igienista dentale senza Cassa professionale versa i contributi alla Gestione separata INPS: aliquota ordinaria 26,07% sul reddito imponibile; acconto contributi pari all’80% del saldo; scadenze 30 giugno e 30 novembre.

  • Base imponibile: ordinario = incassi meno costi inerenti (principio di cassa); forfettario = incassi x coefficiente 78% (Allegato 4, Legge 190/2014).
  • Aliquota previdenziale: Gestione separata INPS, 26,07% per i professionisti non pensionati e senza altra copertura (definita da circolari INPS annuali).
  • Versamenti: saldo anno precedente e 1° acconto al 30/06; 2° acconto al 30/11; acconto complessivo pari all’80% del saldo.

Chi versa, quanto versa, su quale base: il quadro normativo

L’igienista dentale che lavora in proprio non ha una Cassa previdenziale dedicata. Si iscrive alla Gestione separata INPS istituita dalla Legge 335/1995. Versa contributi percentuali sul reddito professionale.

L’aliquota per i liberi professionisti iscritti solo alla Gestione separata è comunicata ogni anno dall’INPS con apposita circolare. Negli ultimi esercizi l’aliquota ordinaria è stata 26,07%. L’INPS può confermare o aggiornare ogni anno.

Se sei già iscritto ad altra forma obbligatoria (per esempio dipendente) o sei pensionato, l’INPS applica un’aliquota ridotta, definita annualmente dalle stesse circolari. Verifica sempre la circolare INPS dell’anno di riferimento.

Il reddito imponibile su cui applichi l’aliquota si determina in base al regime fiscale. Nel regime ordinario si applica il principio di cassa (art. 54 TUIR): contano solo gli incassi, meno i costi inerenti pagati. Nel forfettario si usa un coefficiente fisso.

Fonti da consultare: Legge 335/1995 (Gestione separata), TUIR art. 54 (reddito di lavoro autonomo), Legge 190/2014 e Allegato 4 (regime forfettario e coefficienti), Legge 197/2022 art. 1 commi 54 e seguenti (soglia 85.000 euro), circolari INPS annuali aliquote Gestione separata, Istruzioni dell’Agenzia delle Entrate per il modello F24.

Base imponibile: ordinario e forfettario

Regime ordinario: incassi meno costi, in modo “cassa”

In ordinario calcoli l’imponibile con il principio di cassa. Significa che sommi gli incassi dell’anno e togli i costi inerenti pagati nell’anno. I contributi previdenziali che versi sono deducibili dal reddito. Li sottrai prima di calcolare le imposte.

Esempio: incassi 90.000 euro, costi 20.000 euro. Imponibile lordo 70.000 euro. Se nell’anno paghi 6.000 euro di contributi, l’imponibile ai fini IRPEF scende a 64.000 euro. I contributi però si calcolano su 70.000 euro.

Attenzione alla corretta inerenza dei costi. Spese non inerenti non si deducono. Conserva fatture e documenti. Questo riduce il rischio di rilievi.

Regime forfettario: coefficiente 78% per i professionisti

Nel forfettario non deduci i costi reali. Usi il coefficiente di redditività. Per i professionisti, come l’igienista dentale, il coefficiente è 78% (Allegato 4, Legge 190/2014). Applichi il 78% agli incassi dell’anno.

Esempio: incassi 30.000 euro. Base imponibile forfettaria 23.400 euro (30.000 x 78%). Con aliquota 26,07%, contributi 6.100 euro circa. I contributi previdenziali versati sono deducibili anche nel forfettario, prima di calcolare l’imposta sostitutiva.

Ricorda la soglia di accesso e permanenza nel forfettario: 85.000 euro annui (Legge 197/2022). Se superi limiti o cause di esclusione, passi all’ordinario.

Aliquote, acconti, saldi e scadenze

Aliquote Gestione separata INPS

L’INPS definisce ogni anno con circolare l’aliquota per i liberi professionisti iscritti alla Gestione separata. L’aliquota ordinaria è stata pari al 26,07% negli ultimi anni. Per chi è pensionato o già assicurato ad altra gestione, l’aliquota è ridotta. Verifica sempre la circolare dell’anno.

Non esiste un minimale fisso da versare. Tuttavia l’INPS prevede un minimale di reddito per l’accredito dell’intero anno di contributi. Se versi su un imponibile più basso, accrediti mesi proporzionali. Le soglie sono aggiornate ogni anno dall’INPS.

Saldo e acconti: meccanica pratica

Paghi insieme a imposte e addizionali. Scadenze ordinarie: 30 giugno saldo anno precedente e primo acconto; 30 novembre secondo acconto. Spesso è ammessa la maggiorazione dello 0,40% per i versamenti entro i 30 giorni successivi, se prevista dai provvedimenti annuali.

L’acconto previdenziale è pari all’80% dei contributi a saldo dell’anno precedente. Lo dividi di norma in due rate uguali: 40% al 30 giugno e 40% al 30 novembre. L’anno successivo, l’acconto versato si scomputa dal nuovo saldo.

Esempio: saldo 6.138 euro. Acconto complessivo 4.910 euro (80%). Rate: 2.455 euro al 30 giugno e 2.455 euro al 30 novembre. Se l’anno dopo il saldo risulta 8.000 euro, sottrai 4.910 euro già pagati a titolo di acconto.

Compilazione del modello F24: sezione INPS

Dove e come indicare i contributi

Usi la sezione INPS del modello F24. Indichi la causale contributo relativa alla Gestione separata per liberi professionisti come riportata nelle Istruzioni ufficiali del modello F24. Compili i campi periodo di riferimento e importi a debito.

Per il saldo inserisci come anno di riferimento l’anno cui si riferiscono i contributi (ad esempio 2025 se stai pagando nel 2026 il saldo 2025). Per l’acconto inserisci l’anno corrente. Se rateizzi, compili il campo “rateazione/mese rif.” con numero rata e numero rate totali.

Le causali e i tracciati F24 sono definiti dalle Istruzioni dell’Agenzia delle Entrate e dalle indicazioni INPS. Consulta sempre l’ultima versione delle Istruzioni del modello F24 e le circolari INPS sulle modalità di versamento.

Regola decisionale rapida

Come scegliere e cosa fare, senza sbagliare

Se i tuoi costi reali superano il 22% dei ricavi, l’ordinario tende a ridurre la base imponibile rispetto al forfettario (che assume il 78% di margine). Valuta l’ordinario per pagare meno contributi e meno imposte.

Se i costi reali sono bassi e vuoi contabilità semplice, il forfettario aiuta. Calcolo veloce, coefficienti fissi, contributi deducibili prima dell’imposta sostitutiva.

Se hai un altro lavoro soggetto a contribuzione obbligatoria o sei pensionato, verifica l’aliquota ridotta in Gestione separata. Le circolari INPS aggiornano l’aliquota ogni anno.

Se superi 85.000 euro di incassi, non puoi stare nel forfettario. Devi adottare l’ordinario e aggiornare subito i tuoi conteggi dei contributi e degli acconti.

Se hai iniziato l’attività in corso d’anno, nel primo anno di solito non versi acconti. Li verserai dall’anno successivo, calcolati sul saldo del primo anno.

Esempi numerici completi

Forfettario, incassi 30.000 euro

Base imponibile: 30.000 x 78% = 23.400 euro. Contributi: 23.400 x 26,07% ≈ 6.100 euro. Acconto: 6.100 x 80% ≈ 4.880 euro (in due rate uguali, a giugno e novembre). L’anno dopo scomputi l’acconto dal nuovo saldo.

Ordinario, incassi 90.000 euro, costi 20.000 euro

Base imponibile: 90.000 – 20.000 = 70.000 euro. Contributi: 70.000 x 26,07% ≈ 18.249 euro. Acconto: 18.249 x 80% ≈ 14.599 euro (in due rate). I contributi versati abbattono la base IRPEF.

Deducibilità fiscale dei contributi

I contributi previdenziali obbligatori sono deducibili dal reddito complessivo (art. 10 TUIR). Nel forfettario li deduci prima dell’imposta sostitutiva. Nell’ordinario li deduci dal reddito di lavoro autonomo (art. 54 TUIR).

Scenario Base imponibile previdenziale Contributi dovuti (26,07%) Tempistiche e note operative
Forfettario – incassi 30.000 € 30.000 x 78% = 23.400 € ≈ 6.100 € (saldo); acconto ≈ 4.880 € (80%) Saldo+1° acconto al 30/06; 2° acconto al 30/11; deduzione contributi prima dell’imposta sostitutiva.
Forfettario – incassi 70.000 € 70.000 x 78% = 54.600 € ≈ 14.240 € (saldo); acconto ≈ 11.392 € Stesse scadenze; verifica soglia 85.000 € per la permanenza nel regime.
Ordinario – incassi 90.000 €, costi 20.000 € 90.000 – 20.000 = 70.000 € ≈ 18.249 € (saldo); acconto ≈ 14.599 € Scadenze 30/06 e 30/11; contributi deducibili dal reddito professionale ai fini IRPEF.
Ordinario – incassi 40.000 €, costi 10.000 € 40.000 – 10.000 = 30.000 € ≈ 7.821 € (saldo); acconto ≈ 6.257 € Se costi reali > 22%, l’ordinario spesso conviene rispetto al forfettario in ottica contributiva.

FAQ

1) Un igienista dentale ha una Cassa previdenziale dedicata o deve iscriversi alla Gestione separata INPS?

L’igienista dentale libero professionista non ha una Cassa autonoma. Deve iscriversi alla Gestione separata INPS, istituita dalla Legge 335/1995. Versa contributi percentuali sul reddito professionale prodotto. L’aliquota la definisce l’INPS con circolari annuali. Se l’igienista lavora come dipendente, i contributi del rapporto di lavoro dipendente li versa il datore di lavoro alla gestione ordinaria. Se svolge anche attività autonoma, per quella parte resta obbligata l’iscrizione alla Gestione separata e il versamento dei contributi sulla quota di reddito professionale. Non c’è un minimale fisso da versare, ma esiste un minimale di reddito per accreditare l’intero anno ai fini pensionistici, fissato ogni anno dall’INPS nelle proprie circolari.

2) Come funziona la deducibilità dei contributi previdenziali in ordinario e nel forfettario?

I contributi previdenziali obbligatori sono deducibili dal reddito complessivo (art. 10 TUIR). Nel regime ordinario li sottrai dal reddito di lavoro autonomo determinato secondo il principio di cassa (art. 54 TUIR). In pratica, calcoli il reddito incassi meno costi, e poi lo riduci dei contributi versati, prima di applicare scaglioni IRPEF, addizionali e imposta regionale. Nel regime forfettario i contributi sono ugualmente deducibili, ma li sottrai dalla base imponibile forfettaria (ricavi x coefficiente 78%) prima di applicare l’imposta sostitutiva. Esempio: ricavi 30.000 euro, base forfettaria 23.400 euro; se versi 6.100 euro di contributi, l’imponibile per l’imposta sostitutiva scende a 17.300 euro. La deducibilità non riduce i contributi dovuti dell’anno in corso, che restano calcolati sulla base imponibile previdenziale, ma riduce le imposte sul reddito.

3) Se apro la partita IVA a metà anno, come si gestiscono saldo e acconti dei contributi?

Nel primo anno versi solo il saldo, perché l’acconto si calcola sul contributo dovuto per l’anno precedente. Non avendo uno storico, non versi acconti. Con la dichiarazione dei redditi dell’anno successivo, determini il saldo contributivo del primo anno e, contestualmente, calcoli l’acconto per il secondo anno. L’acconto è pari all’80% del saldo del primo anno e, di norma, si versa in due rate uguali con scadenza 30 giugno e 30 novembre. Se hai iniziato l’attività negli ultimi mesi e prevedi redditi molto bassi, il saldo sarà proporzionalmente ridotto. Ricorda che, ai fini dell’accredito pensionistico, l’INPS conteggia i mesi in base ai contributi effettivamente versati e ai minimali annuali indicati nelle circolari.

4) Sono anche dipendente o già pensionato: cosa cambia per l’aliquota e per i versamenti?

Se sei dipendente e svolgi anche l’attività di igienista dentale in proprio, versi i contributi del lavoro dipendente tramite il datore di lavoro e versi i contributi alla Gestione separata sul reddito professionale. L’INPS applica un’aliquota ridotta ai professionisti già assicurati presso altre gestioni obbligatorie o ai pensionati. La misura esatta è indicata ogni anno nelle circolari INPS sulle aliquote della Gestione separata. In questi casi non versi contributi figurativi come collaboratore, ma solo la quota percentuale sul reddito professionale. Le scadenze restano 30 giugno e 30 novembre. Continua a dedurre i contributi pagati dal reddito imponibile fiscale, sia in ordinario sia nel forfettario.

5) Cosa succede se pago in ritardo o sbaglio gli importi? Posso rimediare?

Se paghi in ritardo, si applicano sanzioni e interessi. Per i versamenti tramite F24, puoi usare il ravvedimento operoso previsto dall’art. 13 del D.Lgs. 472/1997, con riduzioni della sanzione in base alla tempestività del ravvedimento. Per i contributi previdenziali l’INPS applica anche le sanzioni civili ai sensi dell’art. 116 della Legge 388/2000. In pratica, se l’errore è limitato e lo sistemi presto, paghi sanzioni e interessi ridotti. Se l’errore è rilevante o reiterato, le somme aggiuntive crescono. Se il debito arriva a cartella, puoi chiedere la rateazione ad Agenzia delle Entrate-Riscossione secondo le regole vigenti. Per correggere errori formali nel modello F24 (per esempio anno di riferimento o causale), puoi presentare istanza di compensazione/correzione secondo le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate. Conserva sempre le ricevute telematiche e la documentazione del ricalcolo.

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