Ultimo aggiornamento: agosto 2026.
Se sei un illustratore con partita IVA versi i contributi alla Gestione separata INPS, calcolati sull’imponibile netto; saldo al 30 giugno e acconti (80% del saldo) al 30 giugno e 30 novembre.
- Aliquota Gestione separata: pubblicata dall’INPS ogni anno; per i professionisti senza cassa è intorno al 26% (esempio: 26,07%). Verifica sempre la circolare INPS dell’anno.
- Base contributiva: reddito netto in ordinario; incassato x coefficiente (78% per illustratori) in forfettario. I contributi si deducono dal reddito.
- Versamenti: saldo anno precedente e primo acconto il 30 giugno; secondo acconto il 30 novembre. Paghi con F24, sezione INPS, anche a rate.
Chi versa i contributi e su quale base normativa
Gli illustratori con partita IVA che non hanno una cassa professionale dedicata versano alla Gestione separata INPS. È la gestione pensionistica per autonomi “senza cassa”.
La base giuridica è la Legge 8 agosto 1995 n. 335, art. 2, comma 26, e i decreti attuativi. Ogni anno l’INPS aggiorna aliquote e massimali con una circolare. Puoi verificare i testi su Normattiva e sul portale INPS. Per gli aspetti di lavoro autonomo, i riferimenti sono anche sul sito del Ministero del Lavoro.
L’aliquota comprende anche piccole quote per tutele come maternità e malattia, quando previste. I professionisti con partita IVA non pagano DIS-COLL. Esiste un massimale di reddito oltre il quale non versi contributi, definito dalla circolare INPS annuale.
Aliquote 2026: come orientarsi
L’aliquota ordinaria per i professionisti iscritti solo alla Gestione separata si attesta intorno al 26% (esempio pratico: 26,07%). L’INPS comunica l’esatta percentuale a inizio anno. Controlla sempre la circolare “Aliquote contributive Gestione separata” dell’anno in corso.
Se sei anche lavoratore dipendente o già pensionato, l’aliquota è ridotta, perché una parte della copertura previdenziale è già garantita altrove. Anche questa percentuale è indicata nella circolare annuale INPS.
Non esiste un minimale da pagare “a prescindere” come per artigiani e commercianti. Con la Gestione separata versi solo in base al reddito effettivo, entro il massimale annuo.
Come si calcola la base imponibile previdenziale
La base imponibile è il reddito su cui applichi l’aliquota INPS. Cambia in base al regime fiscale.
Regime ordinario: applichi il “principio di competenza” o “di cassa” in base al tipo di contabilità. In pratica, prendi i ricavi e sottrai le spese inerenti. Esempio: incassi 90.000 euro e hai 20.000 euro di costi. L’imponibile previdenziale è 70.000 euro.
Regime forfettario: calcoli il reddito applicando il coefficiente di redditività. Per gli illustratori il coefficiente è 78%. Il coefficiente di redditività è la porzione di incassato ritenuta “utile” su cui paghi imposte e contributi. Base giuridica: Legge 190/2014, art. 1, commi 54-89, come modificata dalla Legge 145/2018 e dalla Legge 197/2022.
Esempio pratico per illustratori in forfettario
Incassato annuo: 30.000 euro. Base imponibile forfettaria: 30.000 x 78% = 23.400 euro. Contributi INPS (aliquota esemplificativa 26,07%): 23.400 x 26,07% = 6.100 euro.
Questo importo è il “saldo” dell’anno, da confrontare con eventuali acconti già versati. Se non hai versato acconti, paghi l’intero saldo.
Deduzione dei contributi: come riducono le imposte
I contributi previdenziali sono deducibili dal reddito imponibile. Deduzione significa che abbassano la base su cui calcoli le imposte. Base giuridica: TUIR, art. 10, comma 1, lettera e).
Nel forfettario, deduci i contributi dal reddito forfettario prima di applicare l’imposta sostitutiva (5% o 15%). Lo chiarisce la Legge 190/2014, comma 64. Nell’ordinario, i contributi sono oneri deducibili dal reddito complessivo IRPEF.
Scadenze, acconti e rateizzazione
I contributi seguono il calendario dei versamenti fiscali. Le scadenze principali sono:
30 giugno: versi il saldo dei contributi dovuti per l’anno precedente e il primo acconto dell’anno in corso.
30 novembre: versi il secondo acconto. In alcuni anni può esserci una proroga o la tolleranza con maggiorazione dello 0,40% per i versamenti entro fine luglio. Le scadenze sono disciplinate dal D.P.R. 435/2001 e dal D.Lgs. 241/1997.
L’acconto dovuto per l’anno in corso è pari all’80% dei contributi a saldo dell’anno precedente. Questa percentuale è indicata dalle istruzioni INPS e si applica alla Gestione separata dei professionisti. In pratica, se il saldo è 6.100 euro, l’acconto è 4.880 euro, da versare di norma in due rate uguali: metà il 30 giugno, metà il 30 novembre.
L’anno successivo, quando calcoli il nuovo saldo, scali gli acconti già pagati. Se i contributi dovuti risultano superiori, versi la differenza. Se risultano inferiori, maturi un credito che puoi compensare.
Come si compila l’F24 (sezione INPS)
Versi con F24 in “Sezione INPS”. Indichi: codice sede INPS, causale contributo dedicata alla Gestione separata, tuo codice identificativo INPS, periodo di riferimento (da/a) e importi a debito.
La rateizzazione non usa un “codice tributo diverso”. La gestisci nel campo “rateazione/mese rif.”, indicando il numero di rata e il totale rate (esempio 0106 per prima di sei). Le causali e i campi corretti sono descritti nelle istruzioni INPS e nel modello F24 aggiornato dell’Agenzia delle Entrate.
Il pagamento è telematico. Puoi compensare eventuali crediti fiscali o contributivi, seguendo le regole del D.Lgs. 241/1997, art. 17, e le risoluzioni dell’Agenzia delle Entrate.
Regola decisionale rapida
Decidi il regime, calcola la base, applica l’aliquota, pianifica i versamenti
1) Sei un illustratore con partita IVA senza cassa professionale? Sì: versi alla Gestione separata INPS.
2) Regime fiscale: se sei in forfettario usa il coefficiente 78% sull’incassato; se sei in ordinario sottrai le spese dai ricavi.
3) Applica l’aliquota INPS pubblicata per l’anno (es. intorno al 26% se non hai altri lavori; aliquota ridotta se sei anche dipendente o pensionato).
4) Contributi dovuti = imponibile previdenziale x aliquota. Quello è il saldo dell’anno.
5) Calcola acconti = 80% del saldo: 50% a giugno, 50% a novembre. Pianifica la cassa per non restare senza liquidità.
6) Versa con F24 in sezione INPS. Se vuoi rateizzare, usa il campo “rateazione/mese rif.” e rispetta gli interessi previsti.
7) In dichiarazione, ricorda di dedurre i contributi per ridurre le imposte. Conserva ricevute e quietanze.
Regime forfettario: soglie, imposta e coordinamento coi contributi
Il forfettario si applica fino a 85.000 euro di ricavi annui. Base normativa: Legge 190/2014 e modifiche successive (Legge 145/2018; Legge 197/2022). L’imposta sostitutiva è al 15%, o al 5% per i primi cinque anni se rispetti i requisiti start-up.
L’imposta si calcola dopo avere dedotto i contributi. Quindi contribuisci prima, paghi meno imposte poi. I contributi restano comunque calcolati sul 78% dell’incassato.
Attenzione a incassi irregolari a fine anno: se incassi a dicembre, quei ricavi entrano nell’anno e possono farti superare la soglia. Pianifica gli incassi se sei vicino a 85.000 euro.
Ordinario: gestione costi e documenti
Nell’ordinario, la base previdenziale è il reddito d’impresa o di lavoro autonomo, al netto dei costi inerenti. “Inerenti” significa legati all’attività: hardware, software, tavole grafiche, consulenze, corsi, affitti, viaggi di lavoro.
Conserva fatture, ricevute e contratti. Un costo senza documento valido non è deducibile. Controlla anche l’inerenza dei canoni di licenza per software creativi e servizi cloud.
Errori da evitare e buone pratiche
Non confondere ricavi con incassi nel regime ordinario. Nel forfettario usi l’incassato. Tieni un controllo mensile del margine per stimare i contributi.
Prevedi la “doppia” scadenza di giugno (saldo + primo acconto). Accantona ogni mese circa il 30% del margine per coprire contributi e imposte.
Monitora il massimale annuo INPS. Se lo superi, non versi contributi oltre quella soglia, ma non maturi più contribuzione utile ai fini pensionistici.
Se sbagli o paghi tardi, usa il ravvedimento operoso per ridurre le sanzioni. Riferimenti: D.Lgs. 472/1997 e provvedimenti annuali MEF sul tasso legale.
| Scenario | Base imponibile previdenziale | Aliquota INPS e massimali | Scadenze e acconti |
|---|---|---|---|
| Forfettario puro (coefficiente 78%) | Incassato x 78%; contributi deducibili prima dell’imposta sostitutiva | Aliquota INPS professionisti Gestione separata pubblicata ogni anno (es. ~26%); massimale annuo INPS | 30/6 saldo anno precedente + 1° acconto (40% del saldo); 30/11 2° acconto (40% del saldo) |
| Ordinario con costi rilevanti | Ricavi – costi inerenti documentati | Stessa logica di aliquota; verifica riduzioni se hai altra copertura | Stesse scadenze; possibile rateazione con interessi |
| Illustratore anche dipendente | Come sopra, ma solo sui redditi da partita IVA | Aliquota ridotta prevista da INPS per iscritti ad altra gestione | Stesse scadenze; acconto sempre 80% del saldo |
| Pensionato con partita IVA | Reddito da lavoro autonomo | Aliquota ridotta per pensionati; verifica massimale | Stesse scadenze; attenzione a compensazioni |
| Superamento massimale INPS | Fino al massimale; oltre, non si contribuisce | Si versa solo fino al tetto annuale fissato dalla circolare INPS | Eventuali eccedenze rideterminano i versamenti |
| Primo anno di attività (forfettario) | Incassato x 78% | Aliquota anno in corso | Saldo l’anno successivo; acconti a regime dal secondo anno |
FAQ
Qual è l’aliquota INPS per gli illustratori nel 2026 e perché a volte trovo numeri diversi?
L’aliquota per i professionisti senza cassa iscritti alla Gestione separata INPS è comunicata a inizio anno dall’INPS con una circolare dedicata. Negli ultimi anni è stata intorno al 26% (ad esempio 26,07%). Il valore non è fisso: può includere piccole quote per tutele come maternità e malattia, e può variare di qualche centesimo percentuale di anno in anno. Trovi numeri diversi perché alcune guide si riferiscono ad anni differenti o a platee diverse (professionisti, collaboratori, pensionati, soggetti con altra copertura). Se sei anche dipendente o pensionato, l’aliquota è ridotta. Esiste inoltre un massimale annuo oltre il quale non versi contributi. Per certezza, fai sempre riferimento alla “Circolare Aliquote Gestione separata” pubblicata dall’INPS per l’anno corrente e verifica i testi su Normattiva e sul sito del Ministero del Lavoro per l’inquadramento normativo generale.
Come calcolo correttamente l’imponibile previdenziale se sono illustratore in forfettario o in ordinario?
In forfettario parti dagli incassi dell’anno (principio di cassa, cioè consideri ciò che hai effettivamente incassato). Applichi il coefficiente di redditività del 78% per gli illustratori: questo definisce il reddito “forfettario”. Su questo importo calcoli i contributi INPS e, dopo averli dedotti, applichi l’imposta sostitutiva (5% per start-up che rispettano i requisiti, altrimenti 15%). Base normativa: Legge 190/2014, art. 1, commi 54-89, come modificata da Legge 145/2018 e Legge 197/2022.
In ordinario calcoli il reddito come ricavi meno costi inerenti e documentati. Se fai lavoro autonomo professionale, applichi il principio di cassa; se operi in forma d’impresa individuale puoi essere in contabilità semplificata o ordinaria. In ogni caso, i contributi si calcolano sul reddito netto risultante. Ricorda che i contributi sono deducibili dal reddito ai fini IRPEF (TUIR, art. 10, comma 1, lett. e)), quindi abbassano la base imponibile fiscale, ma non rientrano tra i “costi” per calcolare l’imponibile previdenziale dell’anno in corso.
Come si paga con F24 e come funziona la rateizzazione dei contributi INPS Gestione separata?
Usi il modello F24 sezione INPS. Compili i campi: codice sede, causale contributo prevista per la Gestione separata, tuo codice identificativo INPS, periodo di riferimento e importi. L’Agenzia delle Entrate e l’INPS pubblicano schemi e istruzioni aggiornati ogni anno. La rateizzazione non richiede codici “speciali”: indichi il numero di rata nel campo “rateazione/mese rif.” (ad esempio 0202 se paghi in due rate). Sulle rate maturano interessi come da istruzioni annuali. Se compensi crediti fiscali, rispetta le regole del D.Lgs. 241/1997, art. 17, e conserva le quietanze. Per i contributi della Gestione separata non si usano i “codici tributo” tipici delle imposte erariali, ma le causali INPS specifiche del modello F24. In caso di dubbio, verifica sempre le istruzioni ufficiali dell’anno.
Se pago in ritardo o sbaglio l’importo, cosa succede? Posso rimediare senza sanzioni pesanti?
Se paghi in ritardo scattano sanzioni e interessi. Puoi però usare il ravvedimento operoso per ridurre molto le sanzioni, pagando spontaneamente quanto dovuto, più interessi legali e una sanzione ridotta in base al ritardo. Il quadro generale del ravvedimento è nel D.Lgs. 472/1997 e nelle circolari dell’Agenzia delle Entrate. L’INPS recepisce la logica del ravvedimento per i contributi. Agisci subito: più aspetti, meno si riduce la sanzione. Se hai versato in eccesso, puoi chiedere compensazione o rimborso secondo le istruzioni INPS e dell’Agenzia delle Entrate. Conserva sempre le ricevute, perché servono per dimostrare i versamenti e per sistemare eventuali partite contabili.
Come coordinare contributi e imposte per non trovarmi “a secco” a giugno e novembre?
Segui tre regole pratiche. 1) Accantona ogni mese il 30-35% del margine operativo (ricavi meno costi o ricavi x coefficiente in forfettario): coprirai contributi e imposte. 2) Ricorda che a giugno paghi sia il saldo dell’anno prima sia il primo acconto dell’anno in corso; a novembre paghi il secondo acconto. Gli acconti dei contributi sono pari all’80% del saldo dell’anno precedente, divisi in due rate uguali. 3) Deduci i contributi dal reddito: riducono l’imposta dovuta. Se hai redditi misti (da dipendente e da partita IVA), considera l’aliquota ridotta INPS e simula l’IRPEF complessiva per stimare gli acconti fiscali. Le scadenze sono stabilite dal D.P.R. 435/2001 e dal D.Lgs. 241/1997; verifica ogni anno eventuali proroghe o maggiorazioni dello 0,40% per i pagamenti differiti a luglio. Pianificare la cassa su base mensile evita picchi di esborso e ti permette di sfruttare la rateazione in modo ordinato.
