Ultimo aggiornamento: giugno 2026.
La regola pratica: scegli il forfettario se incassi fino a 85.000 euro e hai costi bassi; scegli l’ordinario se i costi sono alti o superi 100.000 euro.
- IRPEF 2026 in ordinario: 23% fino a 28.000 euro; 33% da 28.000,01 a 50.000 euro; 43% oltre 50.000,01 euro.
- Forfettario: imposta sostitutiva 5% per i primi 5 anni, poi 15%; limite ricavi/compensi 85.000 euro; uscita immediata oltre 100.000 euro.
- Base imponibile: ordinario = ricavi − costi − contributi; forfettario = ricavi × coefficiente di redditività − contributi.
Due regimi a confronto nel 2026
Regime forfettario: come funziona davvero
Il regime forfettario è un regime semplificato con imposta sostitutiva. “Imposta sostitutiva” significa che paghi un’unica imposta al posto di IRPEF, addizionali e IRAP.
Aliquote 2026: 5% per i primi 5 anni se rispetti i requisiti di “start-up” (nuova attività, nessuna prosecuzione di lavoro dipendente o autonomo simile, altri vincoli previsti). Poi 15%. La norma base è nella Legge 190/2014, art. 1 commi 54-89, come modificata dalla Legge 145/2018 e dalla Legge 197/2022. Le leggi sono consultabili su Normattiva e in Gazzetta Ufficiale.
Base imponibile: si calcola con un coefficiente di redditività. È una percentuale fissa che misura il margine “medio” del tuo settore. Esempi usati in prassi: 78% per professionisti, 67% per servizi, 40% per commercio. Esempio pratico: ricavi 60.000 euro professionista. Reddito imponibile = 60.000 × 78% = 46.800. Poi sottrai i contributi previdenziali versati. Su quanto resta applichi il 5% o il 15%.
IVA: in forfettario non addebiti l’IVA in fattura e non detrai l’IVA sugli acquisti. Fatturazione elettronica: obbligatoria per tutti dal 2024, come da provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate.
Regime ordinario: tassazione progressiva e costi analitici
Il regime ordinario usa l’IRPEF a scaglioni. Nel 2026 le aliquote sono: 23% fino a 28.000 euro; 33% da 28.000,01 a 50.000 euro; 43% oltre 50.000,01 euro. Fonti: TUIR (D.P.R. 917/1986) e norme IRPEF vigenti pubblicate in Gazzetta Ufficiale.
Base imponibile: ricavi meno costi inerenti documentati e meno contributi previdenziali. “Costi inerenti” significa spese legate alla tua attività: acquisti, affitti, utenze, software, consulenze, ammortamenti dei beni strumentali, auto con limiti, ecc. Poi applichi detrazioni e deduzioni personali IRPEF (familiari a carico, spese mediche, ecc.).
IVA: in ordinario addebiti l’IVA sulle vendite e detrai l’IVA sugli acquisti. La disciplina IVA è nel D.P.R. 633/1972. La contabilità è più strutturata. Può essere semplificata o ordinaria a seconda di ricavi e scelta. Il principio di cassa vale per professionisti e semplificati; il principio di competenza vale per chi è in contabilità ordinaria.
Requisiti di accesso e cause di esclusione
Forfettario: paletti chiave da rispettare
Limite ricavi/compensi: fino a 85.000 euro annui. Oltre 100.000 euro scatta la decadenza immediata dal regime nell’anno stesso di superamento, con passaggio all’ordinario e IVA da applicare per le operazioni successive. Questo deriva dalla Legge 197/2022.
Esclusioni tipiche: non puoi partecipare a società di persone; non puoi controllare, direttamente o indirettamente, una società di capitali che svolge attività riconducibile alla tua; attenzione ai rapporti con ex datore di lavoro. Se hai redditi da lavoro dipendente o assimilati sopra 30.000 euro nell’anno precedente, di norma non puoi accedere, salvo che il rapporto di lavoro sia cessato. Queste regole sono nella Legge 190/2014 e successive modifiche, consultabili su Normattiva.
Residenza: in generale serve residenza in Italia. Se non residente, puoi rientrare se produci almeno il 75% del reddito in Italia oppure se risiedi in Stato UE/SEE con scambio di informazioni. Verifica sempre nel TUIR e nella prassi dell’Agenzia delle Entrate.
Ordinario: quando è obbligatorio o consigliato
È obbligatorio se superi i limiti del forfettario o se rientri in cause di esclusione. È consigliato se hai costi elevati, investimenti importanti, o se vuoi detrarre l’IVA su acquisti significativi. È adatto anche se prevedi ricavi fluttuanti e vuoi sfruttare deduzioni e detrazioni IRPEF.
Come stimare la convenienza: metodo passo-passo
1) Stima dei ricavi e dell’andamento
Prevedi i ricavi trimestrali. Inserisci uno scenario prudente e uno ambizioso. Verifica se rischi di superare 85.000 o 100.000 euro. Se sei vicino a 85.000 euro già a settembre, valuta l’ordinario per evitare salti di regime in corsa.
2) Mappa dei costi
Se sei forfettario non deduci i costi analitici. Quindi stima quanto pesano i costi reali. Se superano il “costo figurativo” implicito nel coefficiente, l’ordinario di solito vince. Esempio: professionista (coefficiente 78%). Il costo figurativo è 22% dei ricavi. Se i tuoi costi reali superano il 22%, l’ordinario può essere più conveniente.
3) Contributi previdenziali
I contributi si pagano in entrambi i regimi e sono deducibili dal reddito. Gestione separata INPS per molti professionisti senza cassa; artigiani e commercianti hanno minimali e percentuali specifiche. Esiste la riduzione del 35% dei contributi per artigiani e commercianti in forfettario, attivabile su domanda presso INPS, come da circolari INPS e Legge 190/2014.
4) IVA e investimenti
Se compri beni o servizi con molta IVA, l’ordinario ti permette di detrarla. Nel forfettario non puoi. Questo punto fa la differenza per chi investe in attrezzature, software o marketing.
5) Confronto numerico
Forfettario, professionista, ricavi 60.000. Reddito forfettario: 60.000 × 78% = 46.800. Contributi stimati 10.000. Base imposta: 36.800. Aliquota 15% = 5.520. Totale imposte: 5.520. In ordinario, con costi reali 15.000 e stessi contributi: base = 60.000 − 15.000 − 10.000 = 35.000. IRPEF progressiva 2026: 23% fino a 28.000 e 33% sulla parte 7.000. Imposta lorda circa 8.810, al netto di detrazioni variabili. In questo caso il forfettario può essere più leggero.
Se però i costi reali salgono a 25.000, la base in ordinario scende e la differenza con il forfettario si assottiglia o si ribalta. Fai sempre un test con numeri realistici.
Regola decisionale rapida
Usa questi nessi logici per scegliere
Se ricavi previsti sono pari o inferiori a 85.000 euro e i tuoi costi reali sono inferiori o uguali alla quota “forfetaria” del tuo coefficiente, scegli il forfettario.
Se ricavi previsti superano 85.000 euro, o se potresti superare 100.000 euro in corso d’anno, scegli l’ordinario fin da subito per evitare la decadenza e la gestione mista.
Se i tuoi costi reali sono sensibilmente più alti della quota “forfetaria” (esempio: professionista con costi oltre il 25% dei ricavi; commerciante con margini molto bassi), l’ordinario tende a convenire.
Se prevedi investimenti con molta IVA da detrarre (macchinari, software, ristrutturazioni), l’ordinario è spesso la scelta migliore.
Se hai redditi da lavoro dipendente oltre 30.000 euro e non sono cessati, il forfettario è precluso: vai in ordinario.
Adempimenti e tempistiche
Apertura e opzioni
Apertura partita IVA presso Agenzia delle Entrate. Indichi il codice ATECO e il regime prescelto. L’opzione per l’ordinario è vincolante per un triennio salvo eccezioni. Il forfettario si applica di regola “naturalmente” se hai i requisiti, senza necessità di opzione formale.
Fatturazione e imposte
Fatturazione elettronica obbligatoria per tutti i titolari di partita IVA. Liquidazioni IVA mensili o trimestrali in ordinario. Nessuna liquidazione IVA in forfettario. Imposte dirette: saldo e primo acconto di regola a metà anno, secondo acconto a fine novembre, secondo il calendario fiscale annuo definito dall’Agenzia delle Entrate.
Contributi previdenziali
Artigiani e commercianti versano contributi fissi su base minimale con eventuali conguagli a percentuale. Possibile riduzione del 35% in forfettario su domanda. Professionisti senza cassa versano alla Gestione separata INPS in percentuale sul reddito. Le regole sono disponibili sul sito dell’INPS e nelle circolari di prassi.
Riferimenti normativi e prassi da conoscere
Fonti ufficiali da consultare
TUIR, D.P.R. 917/1986: disciplina dei redditi e IRPEF. D.P.R. 633/1972: IVA. Legge 190/2014, art. 1 commi 54-89: regime forfettario; modifiche principali in Legge 145/2018 e Legge 197/2022 (soglie 85.000 euro e uscita immediata oltre 100.000). Consulta la normativa su Normattiva e Gazzetta Ufficiale.
Agenzia delle Entrate: guide, circolari e risoluzioni sul regime forfettario, IRPEF e IVA. INPS: circolari sui contributi per Gestione separata e artigiani/commercianti, inclusa la riduzione contributiva per forfettari. Ministero dell’Economia e delle Finanze: relazioni e aggiornamenti sulla riforma IRPEF 2024-2026.
| Scenario | Requisiti/Limiti chiave | Base imponibile e aliquote | Tempistiche/Adempimenti |
|---|---|---|---|
| Professionista, ricavi 60.000 euro, costi bassi | Forfettario accessibile (≤ 85.000; no esclusioni); e-fattura obbligatoria | Imponibile = 60.000 × 78% − contributi; imposta 5% startup o 15% | Partita IVA con indicazione regime; imposta sostitutiva a saldo/acconti; niente IVA |
| Commerciante, ricavi 80.000 euro, investimenti con IVA | Forfettario possibile ma verifica margini; attenzione a scorte e IVA | Forfettario: imponibile = ricavi × 40% − contributi; Ordinario: ricavi − costi − contributi, IRPEF 23/33/43% | Se alta IVA a credito, ordinario con liquidazioni IVA trimestrali/mensili |
| Freelance servizi, ricavi 90.000 euro, costi 35% ricavi | Forfettario non ammesso (limite 85.000 superato) | Ordinario: imponibile = ricavi − costi − contributi; beneficia di deduzioni e detrazione IVA acquisti | Contabilità semplificata/ordinaria; scadenze IRPEF/IVA; dichiarazioni annuali |
| Superamento 100.000 euro a luglio in regime forfettario | Decadenza immediata dal forfettario per l’anno in corso (Legge 197/2022) | Operazioni successive con IVA e ordinario; ricalcolo imposte come ordinario | Variazione operativa tempestiva; gestione mista per l’anno; consultare prassi AdE |
FAQ
1) Se apro oggi la partita IVA e stimo 70.000 euro di ricavi, quale regime scelgo?
Parti dal profilo costi. Se i costi reali sono bassi, il forfettario è spesso la scelta più semplice e leggera. Calcola l’imponibile con il coefficiente di redditività del tuo ATECO. Sottrai i contributi. Applica l’aliquota 5% se hai i requisiti “start-up”, altrimenti 15%. Verifica però due rischi: stagionalità e nuovi contratti. Se a metà anno capisci che posso superare 85.000 euro, metti in conto che a 100.000 euro scatta la decadenza immediata. In quel caso dovrai applicare IVA e le regole dell’ordinario per le operazioni successive, e ricalcolare l’imposta come ordinario sull’intero periodo. Se invece i tuoi costi reali sono elevati (attrezzature, subappalti, software), l’ordinario potrebbe farti pagare meno grazie alla deduzione dei costi e alla detrazione IVA. La scelta deve basarsi su un preventivo numerico a scenari (prudente, base, ambizioso) e su un check dei requisiti di accesso al forfettario previsti dalla Legge 190/2014.
2) Ho un lavoro dipendente da 32.000 euro e voglio aprire come consulente: posso usare il forfettario?
In linea generale, se nell’anno precedente hai percepito redditi da lavoro dipendente o assimilati superiori a 30.000 euro, non puoi accedere al forfettario. C’è però un’eccezione importante: se il rapporto di lavoro è cessato, la causa ostativa viene meno. Verifica anche l’eventuale “prosecuzione di attività”. Se l’attività autonoma è la naturale continuazione del lavoro svolto come dipendente presso lo stesso soggetto, potresti non avere i requisiti per l’aliquota 5% startup. Le regole sono nella Legge 190/2014 e successive modifiche, consultabili su Normattiva e nei documenti dell’Agenzia delle Entrate. Se non rientri nel forfettario, resta sempre l’ordinario, che ti permette di dedurre i costi e detrarre l’IVA. Valuta l’impatto dell’IRPEF progressiva, anche tenendo conto del cumulo con gli altri redditi nel quadro del TUIR.
3) Nel forfettario non scarico i costi: significa che i costi non contano mai?
I costi contano eccome, ma in modo indiretto. Il forfettario sostituisce i costi reali con un “costo figurativo” incorporato nel coefficiente di redditività. Se i costi reali sono inferiori o simili al costo figurativo, il forfettario è efficiente. Se i costi reali superano di molto il costo figurativo, il forfettario tende a penalizzarti. Fai così: calcola il “punto di indifferenza”. Esempio professionista: coefficiente 78% (costo figurativo 22%). Se i costi reali medi superano il 22-25% dei ricavi, simula l’ordinario. Per il commercio (coefficiente 40%), il costo figurativo è 60%: se il tuo margine lordo è sottile e l’IVA a credito è alta, l’ordinario potrebbe essere preferibile. Ricorda inoltre che i contributi previdenziali si deducono sempre, anche in forfettario, e che esiste la riduzione INPS del 35% per artigiani e commercianti in forfettario su domanda.
4) Cosa succede se supero 100.000 euro in forfettario a ottobre?
La decadenza dal forfettario è immediata nell’anno in cui superi 100.000 euro. Da quel momento devi applicare l’IVA sulle operazioni successive e ti applichi le regole dell’ordinario ai fini delle imposte dirette. Per la parte di anno precedente, la prassi dell’Agenzia delle Entrate guida la gestione contabile e dichiarativa. In pratica avrai una gestione “mista” per l’anno: inizio in forfettario, fine in ordinario. È fondamentale aggiornare tempestivamente i documenti emessi dopo il superamento (fatture con IVA) e organizzare un ricalcolo del reddito secondo le regole dell’ordinario. Questo meccanismo discende dalla Legge 197/2022 ed è coerente con i principi del TUIR e del D.P.R. 633/1972 per l’IVA.
5) Come incidono detrazioni e familiari a carico nella scelta del regime?
Le detrazioni IRPEF per carichi di famiglia, lavoro dipendente, spese sanitarie e simili agiscono solo se paghi l’IRPEF ordinaria. Nel forfettario paghi un’imposta sostitutiva e quindi molte detrazioni IRPEF non trovano capienza. Se hai detrazioni importanti e altri redditi tassati a IRPEF (per esempio lavoro dipendente), l’ordinario può sfruttare meglio queste leve. Valuta il quadro complessivo dei redditi. Confronta due simulazioni: in forfettario considera l’imposta sostitutiva e la deduzione dei contributi; in ordinario considera IRPEF per scaglioni 23/33/43%, addizionali regionali e comunali, deduzioni e detrazioni. Le regole sono nel TUIR e nei documenti dell’Agenzia delle Entrate. Una pianificazione a inizio anno, con stime di ricavi e oneri detraibili, evita sorprese nei saldi e negli acconti.
