Ultimo aggiornamento: agosto 2026.
Le tasse non si calcolano sul fatturato ma sull’imponibile fiscale. L’imponibile cambia per regime forfettario e ordinario. Prima deduci i contributi previdenziali, poi applichi l’imposta dovuta secondo le regole vigenti.
- Forfettario: imponibile = incassi totali x coefficiente di redditività – contributi previdenziali pagati nell’anno.
- Ordinario/semplificato: imponibile = ricavi/compensi – costi deducibili – contributi previdenziali.
- L’imposta si calcola dopo i contributi. Le scadenze tipiche: saldo e primo acconto entro giugno; secondo acconto entro novembre.
Imponibile fiscale: cos’è e perché non paghi le tasse sul fatturato
Il fatturato è la somma delle fatture emesse o degli incassi dell’anno. Non misura il guadagno reale. Per questo non si tassa.
L’imponibile fiscale è la base su cui calcoli le imposte. Dipende dal regime fiscale che scegli o che devi applicare.
Nel regime forfettario usi un coefficiente di redditività. È una percentuale che stima il margine del settore. La stabilisce la legge (Legge 190/2014, commi 54-89, come modificata).
Nel regime ordinario o semplificato applichi la regola ricavi meno costi. Per i professionisti vale il principio di cassa. Significa che contano solo incassi e pagamenti dell’anno (DPR 917/1986, TUIR, art. 54). Per le imprese minori in semplificata, dal 2017 vale il principio di cassa o di registrazione (Legge 232/2016).
I contributi previdenziali si deducono sempre prima delle imposte. La base giuridica è nel TUIR e nelle circolari dell’Agenzia delle Entrate e dell’INPS.
Regimi fiscali nel 2026: come si calcola l’imponibile
Regime forfettario: definizione, requisiti e calcolo
Il regime forfettario è un regime agevolato. Si applica alle persone fisiche con partita IVA che rispettano requisiti e limiti di ricavi/compensi.
Requisiti 2026 in sintesi, secondo la normativa vigente (Legge 190/2014 e modifiche: Legge 145/2018, Legge 197/2022, Legge 213/2023):
- Ricavi/compensi dell’anno precedente non oltre 85.000 euro.
- Uscita immediata se superi 100.000 euro nello stesso anno in corso (causa di cessazione dal periodo in cui superi, come da ultime modifiche).
- Altre cause di esclusione: partecipazioni di controllo in società con attività collegata, regimi speciali IVA, residenza estera senza condizioni, e altre specifiche previste dalla legge.
Calcolo dell’imponibile nel forfettario:
- Imponibile = incassi totali x coefficiente di redditività – contributi previdenziali pagati nell’anno.
- I coefficienti variano per settore ATECO. Sono fissati per legge e aggiornati con atti normativi collegati alla Legge 190/2014.
- Imposta sostitutiva: 15% sull’imponibile. Ridotta al 5% per i primi cinque anni per nuove iniziative se rispetti le condizioni (comma 65, Legge 190/2014).
IVA e ritenute: non addebiti IVA in fattura e non subisci ritenute d’acconto se rilasci apposita dichiarazione. Rimane l’obbligo di fattura elettronica generalizzato (normativa su fatturazione elettronica: D.Lgs. 127/2015 e provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate).
Contributi nel forfettario: come funzionano davvero
I contributi previdenziali dipendono dalla gestione di appartenenza:
- Gestione Separata INPS: aliquota fissata annualmente da INPS (Circolari INPS). Si applica sui compensi al netto di eventuali quote non imponibili.
- Artigiani e Commercianti: contributi fissi sul minimale più una percentuale sull’eccedenza, con aliquote definite ogni anno (Legge 335/1995 e circolari INPS). Nel forfettario puoi chiedere la riduzione del 35% dei contributi se rispetti i requisiti ed invii domanda nei termini previsti.
- Casse professionali ordinistiche: seguono i regolamenti interni dell’ordine (avvocati, ingegneri, ecc.). Le regole di deducibilità restano: i contributi obbligatori si deducono dal reddito prima delle imposte (TUIR).
I contributi versati nell’anno si sottraggono dall’imponibile. Se versi acconti e saldi in periodi diversi, conta la cassa: ciò che paghi nell’anno fiscale considerato.
Regime ordinario o semplificato: ricavi meno costi, poi contributi, poi imposte
Nel regime ordinario per imprese si applica il principio di competenza (TUIR, art. 83 e seguenti). In semplificata per imprese minori vale il principio di cassa/registrazione dal 2017. Per i professionisti vale la cassa (TUIR, art. 54).
Calcolo imponibile ordinario/semplificato:
- Imponibile = ricavi/compensi – costi deducibili – contributi previdenziali obbligatori.
- I costi deducibili devono essere inerenti, documentati, pagati (se cassa) o di competenza (se competenza). Le regole di deducibilità sono nel TUIR e nella prassi dell’Agenzia delle Entrate.
- L’IVA è neutrale. Detrai l’IVA sugli acquisti e versi l’IVA sulle vendite (DPR 633/1972). L’IVA non entra nel reddito imponibile.
Imposte sul reddito: si applica l’IRPEF a scaglioni e le addizionali regionali e comunali. Gli scaglioni e le aliquote sono stabiliti dalle leggi di bilancio e dai decreti attuativi della riforma fiscale (Legge 111/2023 e decreti). Verifica ogni anno gli scaglioni vigenti.
IRAP: dal 2022 le persone fisiche esercenti attività d’impresa o arti e professioni non pagano più l’IRAP (Legge 234/2021). Restano gli obblighi IRAP per società ed enti, se ricorrono i presupposti.
Come si calcolano imposte e contributi: il metodo passo-passo
Sequenza universale di calcolo
- Passo 1: individua il regime fiscale applicabile (forfettario o ordinario/semplificato).
- Passo 2: determina l’imponibile. Forfettario: incassi x coefficiente – contributi. Ordinario: ricavi – costi deducibili – contributi.
- Passo 3: calcola i contributi dovuti per l’anno. Usa le aliquote della tua gestione (INPS o cassa professionale).
- Passo 4: applica l’imposta. Forfettario: imposta sostitutiva 15% (o 5% start-up). Ordinario: IRPEF a scaglioni + addizionali.
- Passo 5: determina saldo e acconti per l’anno successivo, secondo le regole annuali dell’Agenzia delle Entrate.
Esempi pratici semplici
Esempio forfettario: incassi 40.000 euro, coefficiente 67%, contributi pagati 3.000 euro. Imponibile = 40.000 x 67% – 3.000 = 26.800 – 3.000 = 23.800. Imposta 15% = 3.570 euro. Se hai diritto al 5%, imposta = 1.190 euro. Contributi calcolati a parte secondo la tua gestione.
Esempio ordinario professionista (cassa): compensi incassati 60.000, costi deducibili pagati 15.000, contributi 6.000. Imponibile = 60.000 – 15.000 – 6.000 = 39.000. IRPEF applicata per scaglioni vigenti sull’imponibile, con addizionali. L’IVA si gestisce a parte e non entra nel reddito.
Nota sugli esempi: le aliquote IRPEF cambiano con le leggi di bilancio. Usa sempre gli scaglioni in vigore per l’anno d’imposta. Puoi verificarli nelle guide dell’Agenzia delle Entrate.
Errori comuni da evitare
- Confondere fatturato con reddito. Il fisco tassa il reddito, non le semplici entrate.
- Trascurare i contributi. Si deducono prima delle imposte e incidono molto sul totale.
- Stimare le imposte senza considerare acconti e saldi. Rischi carichi imprevisti a giugno e novembre.
- Applicare il forfettario senza verificare limiti e cause di esclusione. Il superamento può far uscire dal regime durante l’anno.
- Ignorare la fattura elettronica e gli obblighi IVA. Le sanzioni sono rilevanti e immediate.
Regola decisionale rapida
Quando conviene il forfettario e quando l’ordinario
- Hai poche spese deducibili e ricavi sotto 85.000? Il forfettario in genere conviene. Il coefficiente ti riconosce costi presunti e l’imposta è sostitutiva.
- Hai molte spese documentate e ricavi stabili o elevati? Valuta l’ordinario/semplificato. Deduci tutti i costi effettivi e recuperi l’IVA sugli acquisti.
- Fatturi oltre 85.000 ma sotto 100.000 e le tue spese sono alte? Probabile convenienza per l’ordinario.
- Prevedi investimenti importanti con IVA significativa? L’ordinario permette la detrazione IVA e l’ammortamento dei beni.
- Se rischi di superare 100.000 nell’anno, pianifica il passaggio. La fuoriuscita dal forfettario può essere immediata con effetti IVA e imposte.
Nessi logici per scegliere
- Struttura dei costi bassa + ricavi sotto soglia → forfettario.
- Struttura dei costi alta o investimenti → ordinario/semplificato.
- Clienti soggetti a ritenuta e gestione IVA articolata → ordinario.
- Gestione amministrativa semplice e previsioni stabili → forfettario.
Adempimenti e scadenze 2026: cosa segnare in agenda
Fatturazione, corrispettivi e IVA
La fattura elettronica è obbligatoria per tutte le partite IVA, compresi i forfettari. Le regole operative derivano dal D.Lgs. 127/2015 e dai provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate.
Nel forfettario non addebiti IVA e non detrai l’IVA sugli acquisti. Nell’ordinario gestisci liquidazioni periodiche IVA (mensili o trimestrali) e modello LIPE.
Versamenti e rate
Imposte sul reddito: saldo e primo acconto normalmente entro fine giugno; secondo acconto entro fine novembre. Le percentuali di riparto e le eventuali proroghe si definiscono ogni anno con provvedimenti del MEF e dell’Agenzia delle Entrate.
INPS: contributi con F24. Artigiani e commercianti pagano rate trimestrali sui minimi e conguagli su eccedenza. Gestione Separata versa su base dichiarata con scadenze allineate a saldo e acconti.
Ritenute: se sei sostituto d’imposta, versi le ritenute mensili con F24 e presenti la Certificazione Unica e il modello 770 nei termini stabiliti.
Controlli e documenti
Conserva fatture, corrispettivi, estratti conto e quietanze. Per il regime ordinario conserva anche libri contabili obbligatori. La base normativa per gli obblighi contabili è nel DPR 600/1973 e nelle istruzioni dell’Agenzia delle Entrate.
Riferimenti normativi utili
Per approfondire, consulta: DPR 917/1986 (TUIR) su Normattiva; DPR 633/1972 per l’IVA; DPR 600/1973 per gli accertamenti e gli obblighi contabili; Legge 190/2014 commi 54-89 e successive modifiche per il regime forfettario; Legge 232/2016 per il principio di cassa in semplificata; Legge 234/2021 per l’esonero IRAP delle persone fisiche; Legge 111/2023 per la riforma fiscale; circolari e risoluzioni dell’Agenzia delle Entrate; circolari INPS e regolamenti delle Casse professionali; portali istituzionali del Ministero dell’Economia e delle Finanze e del Ministero del Lavoro.
| Scenario | Come si calcola l’imponibile | Imposte applicabili | Contributi e particolarità | Tempistiche chiave |
|---|---|---|---|---|
| Forfettario, professionista in Gestione Separata | Incassi x coefficiente – contributi INPS pagati | Imposta sostitutiva 15% (5% start-up se ammesso). Niente IVA, niente ritenute subite | Aliquota Gestione Separata definita annualmente da INPS. Deducibile dal reddito | Saldo e 1° acconto a giugno; 2° acconto a novembre. Fattura elettronica obbligatoria |
| Forfettario, commerciante Art/Com | Incassi x coefficiente – contributi pagati | Imposta sostitutiva 15% / 5% start-up | Contributi fissi su minimale + percentuale su eccedenza. Possibile riduzione 35% su domanda | Rate trimestrali INPS; saldo e acconti imposte a giugno/novembre |
| Ordinario semplificato, professionista | Compensi incassati – costi pagati – contributi | IRPEF a scaglioni + addizionali. IVA esclusa dal reddito | Contributi Cassa o Gestione Separata deducibili. Ritenute d’acconto subite dai clienti sostituti | Liquidazioni IVA periodiche; CU e 770 se sostituto; saldo/acconti a giugno/novembre |
| Ordinario impresa (contabilità ordinaria) | Ricavi – costi di competenza – contributi | IRPEF a scaglioni + addizionali (per persone fisiche). IRAP non dovuta dalle persone fisiche | INPS Art/Com o Cassa. Ammortamenti e rimanenze incidono sull’imponibile | Scritture contabili obbligatorie; IVA periodica; imposte a giugno/novembre |
| Superamento soglia forfettario nell’anno (oltre 100.000) | Da quel momento si applicano le regole IVA e reddito del regime ordinario | IVA dovuta sulle operazioni successive e imposte da ordinario | Adeguamento contributivo invariato per gestione, ma cambia la base imponibile | Attivazione immediata degli adempimenti IVA; ricalcoli in dichiarazione |
FAQ
Pago le tasse sul fatturato o sui guadagni reali?
Paghi sui guadagni reali, non sul fatturato. Il fatturato è il totale delle vendite o dei compensi. I guadagni reali sono il reddito imponibile. Nel forfettario si stima il margine con un coefficiente di redditività. Nell’ordinario/semplificato sottrai i costi deducibili e i contributi. Solo dopo calcoli le imposte. Questa impostazione discende dal TUIR (DPR 917/1986), che definisce il reddito di lavoro autonomo e d’impresa, e dalle norme speciali del regime forfettario (Legge 190/2014). L’IVA, regolata dal DPR 633/1972, non entra nel reddito. È un’imposta indiretta che versi o recuperi con le liquidazioni, a parte rispetto all’IRPEF o all’imposta sostitutiva.
Come funziona il coefficiente di redditività nel regime forfettario?
Il coefficiente è una percentuale fissata dalla legge. Sintetizza i costi medi di un settore. Applichi il coefficiente ai tuoi incassi per stimare il reddito lordo. Poi sottrai i contributi previdenziali pagati nell’anno. Ottieni così l’imponibile su cui applichi l’imposta sostitutiva (15% o 5% per start-up, se hai i requisiti). I coefficienti variano per gruppi ATECO e sono indicati nella normativa collegata alla Legge 190/2014. Non puoi dedurre singole spese, tranne i contributi. Questo semplifica la gestione ma rende importante scegliere correttamente il codice ATECO e valutare la tua struttura di costi. Se i tuoi costi effettivi sono molto alti, verifica se l’ordinario risulta più conveniente.
Nel regime ordinario cosa posso dedurre e come incidono le addizionali?
Nell’ordinario/semplificato deduci tutti i costi inerenti e documentati: acquisti, utenze, affitti, ammortamenti, spese auto secondo i limiti, beni strumentali, servizi, formazione e tanto altro. Se sei professionista in cassa, contano i pagamenti; per impresa in ordinaria contano i costi di competenza. Dopo la deduzione dei contributi previdenziali obbligatori, calcoli l’IRPEF con gli scaglioni dell’anno. Alle imposte nazionali si sommano addizionali regionali e comunali, determinate da leggi regionali e delibere comunali. Queste addizionali si applicano sul reddito imponibile IRPEF, con eventuali soglie e detrazioni locali. Verifica ogni anno le percentuali nella documentazione dell’Agenzia delle Entrate e degli enti territoriali, perché cambiano con le manovre di bilancio.
Come si gestiscono acconti e saldi? Posso rateizzare?
Ogni anno versi il saldo dell’imposta dell’anno precedente e gli acconti per l’anno in corso. In genere, saldo e primo acconto scadono a fine giugno; il secondo acconto a fine novembre. Le percentuali di ripartizione tra primo e secondo acconto e le eventuali proroghe sono stabilite annualmente da MEF e Agenzia delle Entrate. Per importi sopra determinate soglie puoi versare in rate con interessi legali, seguendo le regole pubblicate ogni anno. Anche i contributi INPS possono avere rateazioni o piani di pagamento, disciplinati da INPS. Tieni conto che gli acconti si calcolano sull’imposta dell’anno precedente (metodo storico) o, in alternativa, puoi stimare l’imposta dell’anno in corso (metodo previsionale), assumendoti il rischio di sanzioni se sottostimi. Le basi sono nelle istruzioni ufficiali di Agenzia delle Entrate e INPS.
Devo ancora pagare l’IRAP come persona fisica con partita IVA?
No, se sei una persona fisica che esercita arti o professioni, o un imprenditore individuale, non paghi più l’IRAP dal 2022. Lo ha previsto la Legge 234/2021, confermata dalle successive istruzioni dell’Agenzia delle Entrate. Restano gli obblighi IRAP per società di persone e capitali e per altri soggetti IRES se ricorrono i presupposti. Ricorda che l’IRAP è diversa dall’IRPEF o dall’imposta sostitutiva. Colpisce il valore della produzione netta, non il reddito personale. Ma, come detto, le persone fisiche con partita IVA sono oggi escluse. Verifica sempre la tua forma giuridica: se operi tramite società, il tema IRAP può riaprirsi e va gestito con il commercialista.
Cosa succede se supero le soglie del forfettario durante l’anno?
Se superi 85.000 euro ma rimani sotto 100.000, esci dal forfettario dall’anno successivo. Se superi 100.000 euro durante l’anno, la fuoriuscita è immediata nel corso dello stesso periodo d’imposta. Questo comporta l’applicazione dell’IVA sulle operazioni successive e il passaggio alle regole reddituali dell’ordinario. Devi adeguare fatturazione, liquidazioni IVA e contabilità. La disciplina deriva dalle ultime modifiche alla Legge 190/2014 e dai provvedimenti attuativi dell’Agenzia delle Entrate. Pianifica con anticipo: monitora gli incassi mese per mese e usa una proiezione di fine anno. In caso di superamento, gestisci tempestivamente numerazione, IVA e comunicazioni, per evitare sanzioni e irregolarità.
