Aprire una Partita IVA: cosa serve e come fare?

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Ultimo aggiornamento: agosto 2026.

Per aprire la Partita IVA devi essere maggiorenne, capace di agire e avere i documenti corretti: carta d’identità e codice fiscale (UE) oppure permesso di soggiorno per lavoro autonomo (extra UE). Presenta il modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate.

  • Modello AA9/12: presentazione entro 30 giorni dall’avvio attività (art. 35 DPR 633/1972), via servizi telematici o tramite intermediario abilitato.
  • Scelta preventiva di codice ATECO e regime fiscale: forfettario o ordinario, con relative conseguenze IVA e contabili.
  • Adempimenti collegati: iscrizioni previdenziali, eventuale SCIA al SUAP, Registro Imprese per imprese individuali, domicilio digitale e fatturazione elettronica.

Requisiti e documenti per aprire la Partita IVA nel 2026

La Partita IVA identifica la tua attività economica agli occhi del Fisco. Serve per lavorare in modo autonomo e fatturare i clienti in modo regolare.

I requisiti soggettivi base sono tre: maggiore età, capacità di agire (cioè capacità di intendere e volere) e un domicilio fiscale in Italia. Il domicilio fiscale è l’indirizzo dove l’Agenzia delle Entrate ti considera reperibile ai fini fiscali.

Non è sempre obbligatoria la residenza anagrafica in Italia. Se non risiedi, puoi comunque ottenere una Partita IVA se hai il domicilio fiscale in Italia o una stabile organizzazione. In caso di dubbi valuta il tuo caso con un esperto.

Cittadini italiani o dell’Unione Europea: cosa serve

Se sei italiano o UE ti bastano carta d’identità in corso di validità e codice fiscale. Prepara anche un indirizzo in Italia dove eleggere il domicilio fiscale. Verifica prima il corretto codice ATECO. E valuta subito il regime fiscale più adatto.

Il codice ATECO descrive in modo standard la tua attività. Il regime fiscale definisce come paghi imposte e IVA. Li vedremo tra poco nel dettaglio.

Cittadini extra UE: permesso per lavoro autonomo

Se non sei cittadino UE ti serve un permesso di soggiorno idoneo per lavoro autonomo. Le basi sono nel Testo Unico Immigrazione (D.Lgs. 286/1998, art. 26) e nel regolamento di attuazione (DPR 394/1999). In molti casi occorrono visto, nulla osta, requisiti professionali e prove di reddito.

Puoi chiedere la Partita IVA solo se il permesso consente attività autonoma. Se hai un permesso diverso, verifica con lo Sportello Unico per l’Immigrazione e la Questura. Agisci con anticipo: i tempi variano da provincia a provincia.

Non residenti che operano in Italia

Se vivi all’estero ma lavori in Italia in modo stabile, puoi aprire Partita IVA italiana. Ti servirà un domicilio fiscale in Italia o una stabile organizzazione. In alternativa, per alcune operazioni intra-UE esistono procedure particolari. Valuta art. 35-ter DPR 633/1972 (identificazione IVA) con il tuo consulente.

Codice ATECO e regime fiscale: scelte che contano

Queste due scelte guidano tutta la tua gestione fiscale. Devi prenderle prima di inviare il modello AA9/12. Un errore qui genera imposte e contributi non allineati alla tua attività reale.

Codice ATECO: come sceglierlo bene

Scegli il codice che descrive meglio cosa fai, oggi e nei prossimi 12 mesi. Un codice troppo generico o sbagliato crea problemi con fatture, contributi e INPS. Puoi avere più codici, ma indica il principale, quello con più ricavi attesi.

Se l’attività rientra in categorie regolamentate (esempio: commercio, somministrazione, artigianato), il codice ATECO influisce su SCIA, iscrizioni e adempimenti INAIL. Verifica i requisiti comunali tramite SUAP, come previsto dal DPR 160/2010 e dall’art. 19 della Legge 241/1990 (SCIA).

Regime forfettario: imposta semplice, limiti chiari

Il regime forfettario è un regime agevolato previsto dalla Legge 190/2014, art. 1, commi 54-89, come modificato negli anni successivi. È pensato per attività con ricavi contenuti e gestione snella.

Il limite di ricavi è 85.000 euro annui. Se superi 100.000 euro in corso d’anno, esci subito dal regime. Queste soglie derivano dalla Legge di Bilancio 2023 (Legge 197/2022) e sono stabilizzate anche per il 2026 salvo diverse leggi.

L’imposta sostitutiva è di norma al 15%. Può scendere al 5% per i primi 5 anni se rispetti i requisiti di nuova attività e assenza di precedenti attività simili. Il reddito si calcola con il coefficiente di redditività del tuo ATECO, non con costi effettivi.

Si applica il principio di cassa. Significa che conteggi i compensi quando li incassi. Nel forfettario non addebiti IVA in fattura e non detrai IVA sugli acquisti. Restano però imposta di bollo e contributi previdenziali.

Regime ordinario: IVA, deduzioni e registri

Se superi i limiti, o se ti conviene, scegli l’ordinario. Applichi l’IVA, detrai l’IVA sugli acquisti e deduci i costi reali. Puoi tenere contabilità semplificata o ordinaria a seconda di volumi e attività.

Il regime ordinario richiede più adempimenti: registri IVA, liquidazioni periodiche IVA, esterometro dove dovuto, dichiarazioni annuali. In cambio hai più flessibilità su costi e investimenti.

Come presentare il modello AA9/12

Il modello AA9/12 è la dichiarazione di inizio attività per persone fisiche. La base è l’art. 35 del DPR 633/1972. Devi presentarlo entro 30 giorni dall’avvio effettivo dell’attività.

Puoi inviarlo in tre modi: tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate con credenziali SPID/CIE/CNS, tramite un intermediario abilitato (DPR 322/1998), oppure presso un ufficio dell’Agenzia delle Entrate. Il canale telematico è il più rapido e tracciabile.

Compila con attenzione: dati anagrafici e fiscali, indirizzo del domicilio fiscale, codice ATECO, regime fiscale prescelto, eventuale opzione per la contabilità. Una volta protocollato, la Partita IVA è attiva da subito.

Conserva la ricevuta. Ti servirà per aprire conti, installare software di fatturazione elettronica e gestire adempimenti successivi. Controlla il tuo cassetto fiscale per verificare i dati registrati.

Adempimenti collegati dopo l’apertura

Molte attività richiedono iscrizioni e comunicazioni oltre all’Agenzia delle Entrate. Il percorso cambia tra professionista e impresa individuale. Verifica sempre prima di emettere la prima fattura.

Professionista senza impresa: in genere non si iscrive al Registro Imprese. Se la professione è ordinistica, serve l’iscrizione all’Albo e alla Cassa professionale. Se non esiste Cassa, si versa alla Gestione Separata INPS (Legge 335/1995).

Impresa individuale (artigiano o commerciante): serve la Comunicazione Unica al Registro Imprese. Con un invio telematico attivi anche INPS e INAIL. La base normativa è nella disciplina della Comunicazione Unica (Decreto 2 novembre 2007) e nelle norme sul SUAP (DPR 160/2010).

SCIA e titoli abilitativi: per commercio, somministrazione, edilizia, artigianato e altre attività, presenta la SCIA al SUAP del Comune. La SCIA consente di iniziare subito, ma devi rispettare i requisiti richiesti dalla Legge 241/1990, art. 19, e dalle norme settoriali.

Domicilio digitale (PEC): per imprese e professionisti iscritti in Albi è obbligatorio un domicilio digitale, secondo il Codice dell’Amministrazione Digitale (art. 3-bis). È utile anche per i professionisti non iscritti.

Fatturazione elettronica: è obbligatoria per quasi tutti i titolari di Partita IVA ai sensi del D.Lgs. 127/2015 e prassi collegate. Dal 2024 l’obbligo è generalizzato anche ai forfettari. Serve un software o un canale accreditato per inviare le fatture al Sistema di Interscambio.

Regola decisionale rapida

Se sei cittadino italiano o UE, hai codice fiscale e identità valida, e lavori come professionista, compila l’AA9/12, scegli ATECO e regime, invia online e inizia a fatturare. Attiva la Cassa o l’INPS corretta.

Se sei artigiano o commerciante, dopo l’AA9/12 invia la Comunicazione Unica al Registro Imprese. Apri posizione INPS artigiani/commercianti e, se previsto, INAIL. Presenta SCIA al SUAP se l’attività lo richiede.

Se sei extra UE, verifica prima il permesso di soggiorno per lavoro autonomo. Solo dopo, presenta l’AA9/12. In mancanza del permesso corretto, non puoi svolgere legalmente l’attività.

Se non risiedi in Italia, valuta domicilio fiscale o stabile organizzazione. In alternativa considera l’identificazione IVA speciale prevista per non residenti, quando applicabile.

Errori comuni da evitare

Sottovalutare il codice ATECO: un ATECO errato sposta contributi e adempimenti. Correggerlo dopo costa tempo e può generare sanzioni.

Scegliere il regime fiscale senza simulazione: il forfettario è comodo, ma non sempre conviene. Con molti costi e investimenti, l’ordinario può far risparmiare.

Dimenticare gli adempimenti locali: alcune attività richiedono SCIA, nulla osta o requisiti professionali. Inizia solo dopo averli ottenuti.

Ignorare l’INPS: i contributi pesano. Verifica la gestione corretta e pianifica i versamenti. Le sanzioni arrivano veloci.

Rimandare la fatturazione elettronica: senza un sistema attivo non incassi. Configura prima il tuo canale e il codice destinatario o la PEC.

Riferimenti normativi e prassi utili

IVA e inizio attività: DPR 633/1972, art. 35 (dichiarazione di inizio attività). Per identificazione non residenti: art. 35-ter DPR 633/1972.

Regime forfettario: Legge 190/2014, art. 1, commi 54-89, come modificata. Limite 85.000 euro e uscita immediata a 100.000 euro introdotti dalla Legge 197/2022.

Fatturazione elettronica: D.Lgs. 127/2015 e documenti di prassi dell’Agenzia delle Entrate. Obbligo esteso anche ai forfettari.

SCIA e SUAP: Legge 241/1990, art. 19 (SCIA). DPR 160/2010 (Sportello Unico per le Attività Produttive).

Comunicazione Unica: Decreto 2 novembre 2007 e prassi del Registro Imprese.

Immigrazione per lavoro autonomo: D.Lgs. 286/1998 (Testo Unico Immigrazione), art. 26, e DPR 394/1999. Verifiche presso Ministero dell’Interno e Sportello Unico.

Per i testi aggiornati fai riferimento a Normattiva, all’Agenzia delle Entrate e al Ministero del Lavoro.

Scenario Requisiti e documenti Adempimenti principali Tempistiche e note
Libero professionista cittadino UE Carta d’identità, codice fiscale, domicilio fiscale in Italia AA9/12; scelta ATECO e regime; Cassa professionale o INPS Gestione Separata; fatturazione elettronica Partita IVA attiva in 1-2 giorni; iscrizioni previdenziali in pochi giorni; e-fattura subito dopo attivazione
Artigiano/commerciante italiano Documento e CF; requisiti professionali se previsti; talvolta corso SAB per somministrazione AA9/12; Comunicazione Unica (Registro Imprese, INPS, INAIL); SCIA al SUAP; PEC ComUnica e SCIA in 1-5 giorni; puoi iniziare con SCIA presentata se completa
Cittadino extra UE Permesso di soggiorno per lavoro autonomo; documento e CF; eventuali titoli professionali AA9/12 solo con permesso idoneo; eventuale Registro Imprese; iscrizioni previdenziali; e-fattura I tempi del permesso variano; apri la P.IVA solo dopo il rilascio del titolo valido
Non residente che opera in Italia Domicilio fiscale o stabile organizzazione in Italia; documento e CF AA9/12; valutazione art. 35-ter per casi specifici; adempimenti IVA e previdenziali coerenti Attivazione Partita IVA in tempi standard; attenzione alla fiscalità internazionale
Passaggio a regime ordinario Ricavi stimati elevati o costi importanti; valutazione convenienza Opzione in AA9/12 o comportamento concludente; registri IVA; liquidazioni periodiche Effetti dal periodo d’imposta; gestione più strutturata e controllata
Nuova attività in forfettario Ricavi attesi sotto 85.000 euro; assenza di cause ostative AA9/12; scelta forfettario; e-fattura; contributi su reddito forfettario Imposta sostitutiva 15% (o 5% se spettante) fin da subito

FAQ: domande frequenti

Posso aprire una Partita IVA se sono già lavoratore dipendente a tempo indeterminato?

Sì. La legge non vieta di avere un lavoro dipendente e una Partita IVA insieme. Verifica però tre aspetti. Primo: il contratto di lavoro potrebbe contenere clausole di esclusiva o non concorrenza. Leggi bene quelle clausole prima di iniziare l’attività autonoma. Secondo: se lavori nel pubblico impiego valgono regole speciali e talvolta serve autorizzazione preventiva. Terzo: valuta gli orari e i carichi di lavoro per evitare sovrapposizioni. Sul piano fiscale, dovrai sommare i redditi nella dichiarazione e gestire correttamente acconti e saldi IRPEF. Se scegli il regime forfettario, ricorda che il datore di lavoro attuale e degli ultimi due anni rientra nelle “cause ostative” per i servizi resi a lui stesso. Quindi, evita di fatturare al tuo datore se vuoi mantenere il forfettario, secondo quanto previsto dalla Legge 190/2014 e prassi correlate.

Quanto tempo serve per aprire la Partita IVA e quanto costa davvero?

Se i dati sono pronti, l’AA9/12 si invia in pochi minuti. L’attivazione può risultare immediata o entro 24-48 ore. Per un professionista senza impresa spesso bastano due giorni per essere operativo, inclusa la fatturazione elettronica. I costi amministrativi per l’AA9/12 sono nulli presso l’Agenzia delle Entrate. Paghi però eventuali onorari del professionista che ti assiste. Se apri un’impresa individuale, ci sono diritti e bolli della Camera di Commercio, e talvolta costi per SCIA o pareri sanitari. A questi si sommano i contributi previdenziali e le imposte durante l’anno. Se lavori in forfettario non paghi IVA ma versi l’imposta sostitutiva e i contributi. In ordinario versi IVA, acconti e saldi IRPEF e addizionali. Pianifica un piccolo fondo per le prime scadenze per non restare a secco.

Che differenza c’è tra residenza e domicilio fiscale? Quale conta per aprire la Partita IVA?

La residenza è dove vivi abitualmente e dove sei iscritto all’anagrafe. Il domicilio fiscale è l’indirizzo che il Fisco usa come riferimento per notifiche e controlli. Per le persone fisiche, spesso coincide con la residenza. Tuttavia, ai fini IVA conta soprattutto il domicilio fiscale in Italia al momento dell’avvio attività. Se vivi all’estero ma lavori in Italia con continuità, puoi avere domicilio fiscale in Italia senza cambiare residenza estera. Questo ti consente di aprire la Partita IVA italiana. La disciplina generale è nel DPR 600/1973 e nel DPR 633/1972. In pratica: scegli un indirizzo stabile e documentabile in Italia. Comunicalo correttamente nel modello AA9/12, perché lì arriveranno comunicazioni e controlli dell’Agenzia delle Entrate.

Sono extra UE: quali passaggi devo completare prima di aprire la Partita IVA?

Prima ottieni un permesso di soggiorno che consenta il lavoro autonomo. La base normativa è nel D.Lgs. 286/1998, art. 26, e nel DPR 394/1999. In molti casi il percorso prevede: richiesta di visto per lavoro autonomo, nulla osta, dimostrazione di reddito minimo, disponibilità di alloggio, copertura sanitaria, eventuale iscrizione ad Albo se la professione è regolamentata. Solo dopo puoi presentare l’AA9/12. Se intendi svolgere un’attività soggetta a SCIA o ad autorizzazioni (per esempio somministrazione di alimenti e bevande), avvia in parallelo le pratiche presso il SUAP del Comune. Ricorda: senza permesso idoneo puoi ricevere sanzioni e non potrai lavorare legalmente, anche se la Partita IVA risultasse tecnicamente attiva.

Ho scelto il codice ATECO sbagliato. Posso cambiarlo? Cosa rischio se non lo faccio?

Sì, puoi rettificare il codice ATECO comunicandolo all’Agenzia delle Entrate. Se sei impresa, aggiorna anche il Registro Imprese. Se non correggi e continui a operare con un codice errato, rischi accertamenti su contributi e imposte non coerenti, problemi con l’INPS e con eventuali abilitazioni. Inoltre potresti emettere fatture non allineate alla tua reale attività. In alcuni casi l’errore sul codice impatta il coefficiente di redditività nel regime forfettario e altera il calcolo dell’imposta sostitutiva. Agisci in fretta: la correzione tempestiva limita sanzioni e semplifica eventuali contenziosi. In futuro, se prevedi di ampliare l’attività, aggiungi da subito un secondo codice ATECO coerente, indicando sempre quello principale.

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