Contributo forfettario: cos’è e come si calcola?

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Ultimo aggiornamento: agosto 2026.

In regime forfettario versi i contributi alla gestione corretta (cassa, Gestione Separata o Artigiani/Commercianti), su reddito forfettario. Scadenze seguono F24. Esiste riduzione del 35% per Artigiani/Commercianti.

  • Individua la gestione: cassa professionale, Gestione Separata INPS o Artigiani/Commercianti (IVS). È il primo passo per calcolo e scadenze.
  • Calcolo: reddito imponibile forfettario per coefficienti ATECO; deduci i contributi previdenziali versati; applica l’aliquota previdenziale vigente.
  • Scadenze: F24 con saldo e acconti per Gestione Separata; trimestri per fissi IVS. Riduzione 35% IVS opzionale. Ravvedimento operoso se in ritardo.

Che cosa sono i “contributi forfettari” e come funzionano

I “contributi forfettari” sono i contributi previdenziali dovuti da chi applica il regime forfettario. Servono a finanziare pensione e tutele collegate.

Non sono una tassa. Sono versamenti alla previdenza obbligatoria. Li versi alla gestione corretta in base al tipo di attività.

Il regime forfettario usa il principio di cassa. Significa che contano gli incassi, non le fatture emesse. Il reddito imponibile si calcola con un coefficiente di redditività legato al codice ATECO.

Le regole del regime forfettario sono nella Legge 190/2014, art. 1, commi 54-89, come modificate da leggi di bilancio successive. Le norme sono consultabili su Normattiva e sul sito dell’Agenzia delle Entrate.

Quale gestione previdenziale si applica

Professionista con cassa professionale

Se appartieni a una professione ordinistica, ti iscrivi alla tua cassa. Esempi: avvocati, ingegneri, medici, commercialisti. Ogni cassa ha un regolamento con minimi e aliquote.

La base legale delle casse privatizzate è nel D.Lgs. 509/1994 e nel D.Lgs. 103/1996. Le regole operative sono nei regolamenti interni delle singole casse.

Di solito paghi un contributo soggettivo (in percentuale sul reddito), un integrativo (rivalsa in fattura) e, a volte, un contributo di maternità. I minimi si pagano anche con reddito basso.

Professionista senza cassa (Gestione Separata INPS)

Se non hai una cassa, ti iscrivi alla Gestione Separata INPS (Legge 335/1995, art. 2, comma 26). È la regola per molte nuove professioni non ordinistiche.

La base di calcolo è il reddito imponibile forfettario. Applichi l’aliquota comunicata ogni anno da INPS con apposita circolare. Verifica sempre il valore per l’anno in corso.

Se sei già assicurato altrove o pensionato, l’aliquota è di norma ridotta. Anche questa è indicata nella circolare annuale INPS “Aliquote e redditi massimali e minimali”.

Ditta individuale artigiana o commerciale (Gestione IVS Artigiani/Commercianti)

Per attività artigiane e commerciali ti iscrivi alla Gestione IVS Artigiani e Commercianti dell’INPS. La base normativa è la Legge 233/1990 e la prassi annuale INPS.

Paghi contributi fissi trimestrali, calcolati su un minimale di reddito. Se superi il minimale, versi contributi aggiuntivi in percentuale sul reddito eccedente.

Se applichi il forfettario, puoi chiedere la riduzione del 35% dei contributi IVS. La riduzione si applica sia alla quota fissa, sia alla quota eccedente. La previsione deriva dalla Legge 190/2014 e dalla prassi INPS dedicata.

Calcolo pratico per ciascun caso

Passo 1: determina il reddito imponibile forfettario

Prendi gli incassi dell’anno. Applica il coefficiente di redditività del tuo ATECO. Ottieni il reddito imponibile forfettario.

Esempio semplice: incassi 40.000 euro e coefficiente 78%. Reddito imponibile forfettario = 31.200 euro. Questo dato serve per contributi e imposta sostitutiva.

Passo 2: professionista con cassa

Controlla i minimi e le aliquote nel regolamento della tua cassa. I minimi sono dovuti anche con reddito basso. Spesso puoi aggiungere contribuzione volontaria per aumentare la pensione.

Il contributo integrativo si può esporre in fattura come rivalsa (esempio 2% o 4%, secondo regolamento). È previdenza, non IVA.

I contributi previdenziali sono deducibili dal reddito forfettario prima di calcolare l’imposta sostitutiva. La deduzione discende dall’art. 10 del TUIR e dai commi del regime forfettario (Legge 190/2014).

Passo 3: professionista senza cassa (Gestione Separata)

Applica l’aliquota INPS della circolare “Aliquote 2026” alla base imponibile. Se sei anche dipendente o pensionato, verifica la percentuale ridotta prevista per i soggetti già assicurati altrove.

Paghi con F24 alle scadenze di saldo e acconti dell’IRPEF. Il meccanismo è quello dei versamenti unificati (D.Lgs. 241/1997; DPR 435/2001).

Gli acconti si calcolano sui contributi dovuti per l’anno precedente. Si pagano in due rate, di norma a giugno-luglio e a novembre. Il saldo si paga a giugno-luglio dell’anno successivo.

Passo 4: artigiani e commercianti (IVS)

Versi i contributi fissi in quattro rate trimestrali. Sono calcolati su un minimale di reddito definito ogni anno dall’INPS. Paghi anche se incassi poco.

Se superi il minimale, versi la quota variabile in percentuale sulla parte di reddito che eccede il minimale. Anche qui si seguono le aliquote INPS dell’anno.

Se aderisci al forfettario, puoi chiedere la riduzione del 35%. L’effetto vale sia per i fissi sia per gli eccedenti. La richiesta è telematica e resta valida finché non la revochi.

Scadenze, F24, codici tributo e acconti

I versamenti previdenziali passano per F24. Questo consente anche la compensazione con crediti fiscali, nel rispetto delle regole del D.Lgs. 241/1997 e della prassi dell’Agenzia delle Entrate.

Gestione Separata: segui le scadenze di saldo e acconti delle imposte sui redditi. Di norma saldo e primo acconto a fine giugno (o luglio con maggiorazione), secondo acconto a fine novembre. Le date operative variano se cadono in weekend o festivi.

Artigiani/Commercianti: i fissi si pagano in quattro scadenze trimestrali nell’anno. La quota variabile eccedente si liquida con saldo e acconti insieme alla dichiarazione dei redditi.

Professionisti con cassa: segui le scadenze previste dal regolamento della tua cassa. Alcune casse chiedono acconti semestrali o rateizzazioni dedicate.

Conserva ricevute F24 e quietanze della cassa. Servono per la deduzione in dichiarazione e per eventuali controlli.

Deducibilità e impatto fiscale

I contributi previdenziali obbligatori si deducono dal reddito. Nel forfettario la deduzione arriva prima dell’imposta sostitutiva. Questo riduce la base imponibile e quindi la tassa da pagare.

Base di partenza: reddito imponibile forfettario. Poi sottrai i contributi versati nell’anno. Sul risultato calcoli l’imposta sostitutiva (aliquota ordinaria o agevolata per start-up, se ne hai diritto).

Se versi contributi a cavallo d’anno, conta la data di pagamento (principio di cassa). La deduzione si applica nell’anno in cui paghi, non quando maturano.

Questa regola discende dall’art. 10 del TUIR e dalle norme del forfettario nella Legge 190/2014. Le istruzioni alla dichiarazione dei redditi confermano la sequenza di calcolo.

Regola decisionale rapida

Usa questi nessi logici per capire cosa devi pagare, quando e come.

  • Se ho un Ordine e una cassa: seguo il regolamento della cassa. Pago minimi e percentuali previste. Deduzione integrale dei contributi.
  • Se sono professionista senza cassa: mi iscrivo alla Gestione Separata. Applico l’aliquota INPS dell’anno al reddito forfettario. Verso con F24 a saldo e acconti.
  • Se sono ditta individuale artigiana/commerciale: mi iscrivo alla Gestione IVS. Verso fissi trimestrali + variabili su reddito eccedente. Se sono in forfettario chiedo la riduzione 35%.
  • Se ho anche un lavoro dipendente o una pensione: verifico l’aliquota ridotta in Gestione Separata o il coordinamento con l’IVS. Evito doppi versamenti sulla stessa base.
  • Se supero il minimale IVS: calcolo la quota eccedente con l’aliquota dell’anno. La saldo a dichiarazione. Imposto acconti per l’anno successivo.

Errori frequenti e come evitarli

Errore 1: scegliere la gestione sbagliata. Soluzione: controlla in CCIAA e INPS quale gestione si applica al tuo ATECO e alla tua forma giuridica.

Errore 2: dimenticare la domanda di riduzione 35% IVS. Soluzione: invia la richiesta telematica entro l’inizio dell’anno o alla prima apertura. La riduzione resta fino a revoca.

Errore 3: non considerare gli acconti INPS. Soluzione: pianifica cassa per saldo e due acconti. Ricalcola l’acconto se l’anno in corso cambia molto rispetto al precedente.

Errore 4: pagare oltre le scadenze. Soluzione: usa il ravvedimento operoso (D.Lgs. 472/1997, art. 13) per ridurre sanzioni e interessi. Calcola bene i giorni di ritardo.

Errore 5: non dedurre i contributi. Soluzione: conserva ricevute F24 e quietanze. Inserisci l’importo in dichiarazione nel rigo dedicato ai contributi previdenziali.

Riferimenti normativi e prassi da conoscere

Regime forfettario: Legge 23 dicembre 2014, n. 190, art. 1, commi 54-89; successive modifiche nella Legge 29 dicembre 2022, n. 197 e nella Legge 30 dicembre 2023, n. 213. Basi disponibili su Normattiva e documenti dell’Agenzia delle Entrate.

Gestione Separata: Legge 8 agosto 1995, n. 335, art. 2, comma 26; circolari INPS annuali “Aliquote e redditi massimali e minimali” per percentuali e massimali dell’anno.

Artigiani e Commercianti: Legge 2 agosto 1990, n. 233; circolari INPS annuali su minimali, massimali e aliquote; istruzioni su contributi fissi e su quota eccedente il minimale.

Riduzione 35% IVS per forfettari: prevista dalla Legge 190/2014 e disciplinata dalle circolari INPS dedicate alla riduzione contributiva per il regime forfettario.

Versamenti e compensazioni: D.Lgs. 9 luglio 1997, n. 241; DPR 7 dicembre 2001, n. 435 per scadenze; prassi dell’Agenzia delle Entrate su F24 e compensazioni. Ravvedimento: D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472, art. 13. Ulteriori chiarimenti dal Ministero del Lavoro e dall’INPS.

Esempi di calcolo: metodo e verifiche

Professionista senza cassa (metodo)

1) Calcola reddito forfettario (incassi x coefficiente ATECO). 2) Applica l’aliquota INPS Gestione Separata dell’anno. 3) Deduci l’importo in dichiarazione. 4) Versa saldo e acconti con F24.

Attenzione ai massimali di reddito previdenziale INPS. Oltre il massimale non versi la quota eccedente. Il valore è comunicato nella circolare INPS annua.

Artigiano/Commerciante (metodo)

1) Versa i fissi trimestrali su minimale. 2) A fine anno verifica il reddito forfettario. 3) Se superi il minimale, calcola la quota variabile su eccedenza. 4) Se hai attivato la riduzione 35%, applicala a fissi e variabili.

Controlla sempre i codici tributo F24 aggiornati nelle risorse INPS e Agenzia delle Entrate. La prassi indica i codici corretti per IVS e Gestione Separata.

Professionista con cassa (metodo)

1) Paga i minimi secondo regolamento. 2) Versa eventuali conguagli a percentuale sul reddito. 3) Se previsto, applica in fattura la rivalsa integrativa. 4) Deduci tutto ciò che è previdenziale obbligatorio.

Consulta il regolamento della tua cassa per aliquote, soglie e scadenze. Alcune casse consentono rateazioni e contribuzione facoltativa aggiuntiva.

Scenario Gestione previdenziale Base di calcolo Aliquote/contributi Scadenze Note operative
Professionista con cassa Cassa professionale (D.Lgs. 509/1994; D.Lgs. 103/1996) Reddito forfettario; minimi e percentuali da regolamento Contributo soggettivo, integrativo (rivalsa), maternità secondo regolamento Secondo regolamento di cassa (acconti/conguagli) Deduzione contributi; rivalsa in fattura dove prevista; conserva quietanze
Professionista senza cassa Gestione Separata INPS (L. 335/1995, art. 2, c. 26) Reddito imponibile forfettario Aliquota INPS dell’anno; ridotta se già assicurato altrove/pensionato Saldo e acconti con F24 (giugno/luglio e novembre) Verifica massimale annuo INPS; pianifica acconti; ravvedimento se in ritardo
Ditta individuale artigiana IVS Artigiani (L. 233/1990) Minimale + reddito eccedente minimale Fissi trimestrali + percentuale su eccedenza; riduzione 35% se forfettario Fissi trimestrali; quota eccedente a saldo/acconti Richiedi riduzione 35% telematica; controlla codici tributo F24 aggiornati
Ditta individuale commerciale IVS Commercianti (L. 233/1990) Minimale + reddito eccedente minimale Fissi trimestrali + percentuale su eccedenza; riduzione 35% se forfettario Fissi trimestrali; quota eccedente a saldo/acconti Occhio a massimale e minimale; conserva ricevute per deduzione
Professionista senza cassa ma anche dipendente/pensionato Gestione Separata INPS Reddito imponibile forfettario Aliquota ridotta INPS per soggetti già assicurati/pensionati Saldo e acconti F24 Coordina certificazioni per evitare doppi versamenti; verifica circolare INPS

FAQ

Come si calcolano i contributi in Gestione Separata per il forfettario e come funzionano saldo e acconti?

Per prima cosa calcoli il reddito imponibile forfettario: prendi gli incassi dell’anno e applica il coefficiente di redditività del tuo ATECO. Questo è il numero su cui applichi l’aliquota INPS della Gestione Separata prevista per l’anno in corso. L’aliquota è indicata nella circolare INPS “Aliquote e redditi massimali e minimali” pubblicata ogni anno. Se sei anche dipendente o pensionato, la circolare prevede una misura ridotta. Il versamento segue il calendario dei tributi sui redditi: saldo e primo acconto a fine giugno (o luglio con maggiorazione), secondo acconto a fine novembre. Gli acconti sono calcolati sui contributi dell’anno precedente e di solito si suddividono in due rate (prima 40%, seconda 60%). Il saldo si versa l’anno successivo, quando presenti la dichiarazione. Puoi compensare con crediti fiscali tramite F24, secondo il D.Lgs. 241/1997 e le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate. Ricorda il massimale annuo: oltre tale soglia non versi contributi sulla parte eccedente, come indicato dalla circolare INPS di anno in anno.

In cosa consiste la riduzione del 35% per Artigiani e Commercianti nel forfettario? Chi può richiederla e quando decorre?

Se hai una ditta individuale artigiana o commerciale in regime forfettario puoi chiedere la riduzione del 35% dei contributi IVS. La previsione nasce nella Legge 190/2014 ed è attuata con istruzioni INPS dedicate. La riduzione si applica sia ai contributi fissi trimestrali, sia a quelli calcolati sulla parte di reddito che eccede il minimale. Devi presentare una domanda telematica all’INPS. Di norma la riduzione decorre dall’anno per cui la chiedi e resta attiva fino a quando non la revochi. Non si applica in automatico: senza domanda, paghi l’importo pieno. La riduzione non compromette i diritti previdenziali maturati secondo la normativa vigente, ma riducendo l’onere riduce anche la contribuzione effettivamente accreditata. Valuta l’impatto sulla pensione futura, soprattutto se il tuo reddito è vicino al minimale. Trovi i dettagli nelle circolari annuali INPS per Artigiani e Commercianti e nelle pagine informative del Ministero del Lavoro.

Come funzionano i contributi per i professionisti con cassa nel forfettario? La rivalsa in fattura è obbligatoria?

Le casse professionali hanno regolamenti propri, basati sul D.Lgs. 509/1994 e sul D.Lgs. 103/1996. Di solito paghi un contributo soggettivo (percentuale sul reddito), un contributo integrativo (rivalsa in fattura) e, in alcuni casi, un contributo di maternità. L’importo minimo è spesso dovuto anche con reddito basso. Il contributo integrativo, quando previsto, si espone in fattura come rivalsa (per esempio 2%, 4% o 5% secondo cassa). Non è IVA, ma contribuzione previdenziale che il cliente ti rimborsa. Alcune casse rendono la rivalsa obbligatoria, altre la lasciano facoltativa. Verifica nel tuo regolamento. Tutti i contributi previdenziali obbligatori sono deducibili dal reddito prima di calcolare l’imposta sostitutiva del forfettario. Se versi contributi volontari aggiuntivi, consulta il regolamento per la loro deducibilità e per le modalità di pagamento. Le scadenze cambiano da cassa a cassa: molte prevedono acconti e conguaglio, con possibilità di rateizzazione.

Cosa succede ai contributi se supero 85.000 euro o 100.000 euro e perdo il forfettario?

Il regime forfettario richiede di restare entro i limiti di ricavi/compensi previsti dalla Legge 190/2014, come modificata dalle leggi di bilancio più recenti. In generale, se superi la soglia di permanenza (oggi fissata a 85.000 euro nelle norme vigenti richiamate), perdi il diritto al forfettario dall’anno successivo. Se superi la soglia di fuoriuscita immediata (100.000 euro introdotta dalla Legge 29 dicembre 2022, n. 197), esci nel corso dell’anno. Sul piano previdenziale, la gestione non cambia: continui a versare alla stessa gestione (cassa, Gestione Separata o IVS). Cambia però la base di calcolo se dal forfettario passi all’ordinario, perché in ordinario il reddito si calcola per competenza e con costi analitici. Per l’anno in cui esci, la parte in forfettario segue le regole del forfettario; la parte in ordinario segue le regole ordinarie, come indicato dalle istruzioni dell’Agenzia delle Entrate. Le scadenze contributive restano quelle della tua gestione. Verifica sempre le circolari INPS dell’anno e le istruzioni ministeriali sul coordinamento dei regimi.

Ho pagato in ritardo i contributi: come funziona il ravvedimento operoso e quali sanzioni rischio?

Se versi in ritardo, puoi usare il ravvedimento operoso per ridurre sanzioni e interessi. La base giuridica è l’art. 13 del D.Lgs. 472/1997. Il meccanismo varia in base ai giorni di ritardo: entro 14 giorni, entro 30, entro 90, entro l’anno, e così via. Più ti ravvedi presto, più bassa è la sanzione. Devi calcolare sanzioni ridotte e interessi legali e aggiungerli all’F24, con i codici previsti dall’Agenzia delle Entrate. Se il ritardo riguarda contributi dovuti a una cassa professionale, segui il regolamento della cassa o le istruzioni che indicano sanzioni e interessi. Conserva le ricevute del ravvedimento. In caso di controlli, dimostrano la regolarizzazione spontanea. Se il ritardo è consistente o se hai ricevuto comunicazioni di irregolarità, valuta un piano di pagamento o una rateazione secondo la prassi INPS o della tua cassa. Le regole aggiornate sono reperibili sui canali istituzionali di INPS, dell’Agenzia delle Entrate e del Ministero del Lavoro.

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