Regime dei minimi: cosa succede se si superano i 30.000€?

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Ultimo aggiornamento: agosto 2026.

Il regime dei minimi non è più accessibile a nuove aperture; se lo hai già, puoi restare fino a 35 anni, con uscita differita oltre 30.000 euro e immediata oltre 45.000 euro.

  • Soglia regime dei minimi: 30.000 euro annui; oltre il 50% (45.000 euro) l’uscita è nello stesso anno.
  • Dopo i minimi puoi passare al regime forfettario (soglia 85.000 euro) o all’ordinario semplificato.
  • Fonti: Normattiva – L. 244/2007 art. 1 commi 96-117; DL 98/2011 art. 27; L. 190/2014 art. 1 commi 54-89 e successive modifiche.

Cos’è oggi (2026) il “regime dei minimi” e chi può ancora usarlo

Il regime dei minimi oggi è il vecchio regime di vantaggio. È un regime agevolato con imposta sostitutiva del 5%. Imposta sostitutiva significa che paghi un’unica imposta al posto di IRPEF e addizionali.

Non è più accessibile per le nuove aperture dal 2015. Puoi restarci solo se vi eri già entrato prima delle riforme del 2015. Fonte normativa: Normattiva – Decreto-legge 98/2011, art. 27, convertito in Legge 111/2011; Legge 190/2014, art. 1 commi 54-89 (che ha introdotto il forfettario e chiuso l’ingresso ai minimi).

Durata: in origine era previsto per i primi cinque anni di attività o fino al compimento dei 35 anni, se successivo. In parole semplici: puoi tenerlo fino a che compi 35 anni, anche se superi i 5 anni; se hai più di 35 anni, vale il limite dei 5 anni. Fonte: Normattiva – DL 98/2011 art. 27.

Come fatturi nei minimi

Nei minimi non addebiti l’IVA in fattura e non applichi ritenuta d’acconto. Indichi in fattura la dicitura di esclusione IVA con riferimento normativo del regime di vantaggio. Sei escluso da IRAP. Fonte: Normattiva – Legge 244/2007, art. 1, commi 96-117; DL 98/2011 art. 27.

Le soglie: 30.000 euro e 45.000 euro

Il limite annuo di ricavi/compensi è 30.000 euro. Ricavi/compensi significa quanto incassi per vendite o prestazioni prima dei costi. Se superi il limite scattano regole di uscita.

Supero 30.000 euro ma sto sotto 45.000 euro

Esci dai minimi dall’anno successivo. Fino a fine anno resti nel regime. Dall’anno dopo entri in forfettario (se hai i requisiti) o in ordinario semplificato. Fonte: Normattiva – Legge 244/2007 art. 1, comma 111 (come modificato).

Supero 45.000 euro (cioè oltre il 50% del limite)

L’uscita è nell’anno in corso. Diventi ordinario per l’intero anno. Devi adeguare gli adempimenti. Questo comporta la gestione IVA sull’anno in corso e possibili regolarizzazioni delle fatture già emesse. Le modalità operative seguono le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate per i casi di cessazione del regime per supero del limite oltre il 50%.

Questa regola “forte” serve a evitare che il regime resti applicabile a volumi già “da ordinario”. Fonte: Normattiva – Legge 244/2007 art. 1, comma 111.

Dopo i minimi: forfettario o ordinario semplificato

Regime forfettario: come funziona nel 2026

Il regime forfettario è l’attuale regime agevolato per persone fisiche con partita IVA. Calcola il reddito con un coefficiente di redditività. Coefficiente di redditività significa percentuale fissa che trasforma i ricavi in reddito imponibile.

Imposta sostitutiva: 15%. Scende al 5% per i primi cinque anni se rispetti i requisiti “start” (nessuna attività analoga nei tre anni precedenti, nessuna prosecuzione di lavoro dipendente, e altre condizioni). Se arrivi dai minimi, spesso non puoi usare il 5% start, perché hai già svolto l’attività.

Soglia ricavi/compensi: 85.000 euro annui. Se superi 85.000 ma resti sotto 100.000, esci dal forfettario dall’anno successivo. Se superi 100.000, l’uscita è immediata dal momento del supero e applichi l’IVA sulle operazioni successive. Fonte: Normattiva – Legge 190/2014 art. 1, commi 54-89, come modificata dalla Legge 197/2022 e confermata dalle leggi di bilancio successive.

IVA: nel forfettario non addebiti l’IVA e non detrai l’IVA sugli acquisti. Sei escluso dagli ISA. Paghi i contributi previdenziali secondo la tua gestione (artigiani/commercianti o Gestione separata).

Regime ordinario in contabilità semplificata

La contabilità semplificata è il regime naturale per ditte individuali e professionisti che non superano i limiti previsti. Usi il principio di cassa, cioè tassazione sugli incassi e pagamenti. È più vicino alla realtà dei flussi di denaro.

Applichi l’IVA in fattura e detrai l’IVA sugli acquisti. Devi tenere registri IVA e fare liquidazioni periodiche. Normativa: DPR 600/1973 art. 18 (semplificata) e Legge 232/2016 per il principio di cassa dal 2017. IVA: DPR 633/1972.

Quando conviene passare dal regime dei minimi al forfettario prima dei 35 anni

Restare nei minimi è comodo se stai sotto 30.000 euro e l’imposta sostitutiva al 5% ti conviene. Ma il tetto è basso. Se cresci, rischi l’uscita brusca.

Il forfettario permette fino a 85.000 euro. Anche con aliquota al 15% può convenire se il tuo margine è alto, cioè se hai costi bassi rispetto ai ricavi. Valuta anche i contributi: nel forfettario non puoi detrarre costi reali, ma puoi dedurre i contributi pagati.

Esempio semplice: compensi 50.000 euro da professionista con coefficiente 78%. Reddito forfettario 39.000 euro. Imposta 15% = 5.850 euro (al netto dei contributi INPS che riducono la base). Se restassi nei minimi non potresti, perché superi 30.000. Meglio quindi pianificare il passaggio, senza attendere l’uscita forzata.

Attenzione al supero improvviso oltre 45.000 euro nei minimi: potresti dover gestire IVA e imposte dell’anno in modo più complesso. Meglio prevenire con un passaggio programmato dal 1° gennaio.

Regola decisionale rapida

Se… allora… in 6 mosse

  • Se prevedi di restare sotto 30.000 euro e hai meno di 35 anni, allora resta nei minimi: imposta 5%, adempimenti leggeri.
  • Se prevedi 30.000-45.000 euro, allora valuta il passaggio al forfettario dal 1° gennaio: eviti l’uscita forzata l’anno dopo.
  • Se rischi di superare 45.000 euro, allora pianifica subito il passaggio dal 1° gennaio o monitora i flussi per non sforare: l’uscita in corso d’anno è pesante.
  • Se superi già 45.000 euro, allora preparati alla regolarizzazione: diventi ordinario per l’anno, con IVA e libri. Valuta l’ingresso nel forfettario dall’anno successivo (se possibile).
  • Se arrivi vicino a 85.000 euro in forfettario, allora controlla scadenze e incassi: oltre 100.000 euro l’IVA scatta subito sulle operazioni successive.
  • Se hai molti costi e investimenti, allora considera l’ordinario semplificato: puoi dedurre i costi reali e detrarre l’IVA.

Fonti normative di riferimento (testuali): Normattiva – Legge 244/2007 art. 1 commi 96-117; Decreto-legge 98/2011 art. 27; Legge 190/2014 art. 1 commi 54-89; Legge 197/2022; DPR 600/1973 art. 18; DPR 633/1972; Legge 232/2016 (principio di cassa in semplificata).

Adempimenti pratici per il passaggio

Dal regime dei minimi al forfettario

Verifica requisiti a fine anno. Il passaggio avviene dal 1° gennaio dell’anno successivo. Non serve una “domanda” formale se hai i requisiti. Devi indicare il regime nella dichiarazione dei redditi e, se presenti, nella dichiarazione IVA relativa all’anno precedente.

Aggiorna le fatture: nuova dicitura di esclusione IVA per il forfettario, nessuna ritenuta d’acconto. Verifica la gestione dei contributi. Prepara i calcoli per acconti e saldo dell’imposta sostitutiva del 15%.

Dal regime dei minimi all’ordinario (uscita oltre 45.000 euro)

Apri la posizione contabile IVA per l’anno in corso, registra i corrispettivi, valuta le regolarizzazioni delle fatture emesse senza IVA. Gestisci le liquidazioni IVA e i registri. Per casi complessi consulta le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate.

Alcune soglie operative da ricordare

  • Uscita minimi dall’anno successivo: supero tra 30.000 e 45.000 euro.
  • Uscita minimi nello stesso anno: supero oltre 45.000 euro.
  • Forfettario: soglia 85.000 euro; uscita immediata oltre 100.000 euro sulle operazioni successive.
Scenario Requisito/Superamento Effetto fiscale Tempistica e adempimenti
Minimi sotto 30.000 euro Ricavi/compensi ≤ 30.000 euro Rimani nei minimi (5% sostitutiva, niente IVA, niente ritenuta) Nessun cambio. Verifica annuale dei requisiti. Monitoraggio incassi.
Minimi tra 30.000 e 45.000 euro 30.000 < ricavi/compensi ≤ 45.000 Uscita dai minimi dall’anno successivo Decidi il nuovo regime per il 1° gennaio. Aggiorna fatture e calcoli imposte.
Minimi oltre 45.000 euro Ricavi/compensi > 45.000 (oltre il 50%) Uscita nell’anno in corso; ordinario per l’anno Regolarizza IVA e registri dell’anno. Dal prossimo anno valuta forfettario o resti in ordinario.
Forfettario oltre 100.000 euro Ricavi/compensi > 100.000 Uscita immediata dal momento del supero; IVA sulle operazioni successive Applica IVA da subito sulle nuove operazioni. Dal 1° gennaio successivo sei in ordinario.

FAQ

Posso aprire oggi una nuova partita IVA e scegliere il regime dei minimi?

No. Il regime dei minimi non è più accessibile per le nuove aperture dal 2015. Oggi, se apri partita IVA come persona fisica, puoi scegliere tra regime forfettario o regime ordinario in contabilità semplificata. Il regime dei minimi resta valido solo per chi vi era già dentro prima della riforma e non ha ancora raggiunto i limiti di durata previsti. La base normativa è nella Legge 190/2014, art. 1 commi 54-89, che ha introdotto il forfettario e chiuso l’ingresso ai minimi, e nel Decreto-legge 98/2011, art. 27, che definiva il regime di vantaggio al 5%.

Cosa succede se supero i 30.000 euro nei minimi? E se supero i 45.000 euro?

Se superi 30.000 euro ma resti entro 45.000, esci dai minimi dall’anno successivo. Fino a fine anno continui a fatturare senza IVA e senza ritenuta d’acconto. Pianifica il nuovo regime dal 1° gennaio seguente. Se superi 45.000 euro (cioè oltre il 50% del limite), l’uscita scatta nello stesso anno e si applica il regime ordinario per l’intero periodo d’imposta. In pratica potresti dover regolarizzare l’IVA su operazioni dell’anno e adeguare i registri. Questa disciplina discende dall’art. 1, comma 111, della Legge 244/2007, come modificato. In casi concreti è consigliabile una verifica puntuale con il consulente, perché la regolarizzazione può variare in base alle fatture già emesse e incassate.

Mi conviene passare al regime forfettario prima di compiere 35 anni se sono nei minimi?

Dipende dal tuo fatturato atteso, dai costi e dalla previdenza. Se prevedi di superare 30.000 euro, il forfettario offre ossigeno fino a 85.000 euro. L’aliquota è il 15% (5% start solo se rispetti le condizioni di nuova attività, spesso non compatibili con chi proviene dai minimi). Se hai costi bassi, il reddito forfettario sarà vicino ai ricavi e l’aliquota al 15% può restare sostenibile. Se, invece, hai molti costi deducibili e investimenti con IVA rilevante, potresti preferire l’ordinario per detrarre l’IVA e dedurre i costi reali. Valuta anche i contributi: i contributi versati riducono la base imponibile nel forfettario e sono deducibili in ordinario. Una simulazione numerica su 12 mesi ti evita sorprese, specie se sei vicino a 45.000 euro nei minimi o a 85.000 euro nel forfettario.

Una volta uscito dal regime dei minimi posso rientrarci?

No. Il regime dei minimi è “a esaurimento”. Non è possibile rientrare una volta usciti, perché non è più consentito l’accesso a chi non lo deteneva già. Dopo l’uscita puoi scegliere tra forfettario (se possiedi i requisiti) e ordinario semplificato. Se esci per superamento oltre 45.000 euro, diventi ordinario nell’anno; dall’anno successivo puoi valutare il forfettario, sempre che rispetti le condizioni di legge. Le basi sono nella Legge 190/2014 art. 1 commi 54-89 e nel DL 98/2011 art. 27.

Quali sono le principali differenze operative tra minimi, forfettario e ordinario?

Nei minimi non applichi IVA e non subisci ritenuta d’acconto; paghi un’imposta sostitutiva al 5% sul reddito effettivo (incassi meno costi ammessi). Hai adempimenti leggeri. Nel forfettario non applichi IVA e non detrai l’IVA sugli acquisti; il reddito si calcola con un coefficiente di redditività e paghi un’imposta sostitutiva del 15% (5% per nuove attività che rispettano condizioni stringenti). Gli adempimenti sono snelli, ma non deduci i costi reali (salvo contributi). Nell’ordinario applichi IVA e la detrai sugli acquisti; deduci i costi reali; tieni registri IVA e fai liquidazioni periodiche; la tassazione è IRPEF per scaglioni più addizionali. La scelta dipende da fatturato, struttura costi, investimenti, e dalla tua previdenza. Fonti: Normattiva – DPR 633/1972 (IVA), DPR 600/1973 art. 18 (semplificata), Legge 190/2014 (forfettario), Legge 244/2007 e DL 98/2011 (minimi).

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