Ultimo aggiornamento: giugno 2026.
Il certificato di attribuzione della partita IVA è il documento ufficiale dell’Agenzia delle Entrate che attesta numero, dati anagrafici e attività del titolare.
- Rilasciato dall’Agenzia delle Entrate dopo l’apertura o su richiesta successiva, anche online con SPID/CIE/CNS.
- Serve soprattutto nei rapporti tra privati; con la PA basta l’autocertificazione (DPR 445/2000).
- Contiene anagrafica, codice fiscale, numero partita IVA, sede e codice ATECO; non indica di norma il regime fiscale.
Cos’è il certificato di attribuzione della partita IVA
È un certificato anagrafico-fiscale rilasciato dall’Agenzia delle Entrate. Conferma che un soggetto è titolare di una partita IVA attiva o cessata.
Riporta i dati essenziali: anagrafica o denominazione, codice fiscale, numero di partita IVA, sede, data inizio attività, codice ATECO. Talvolta include eventuali unità locali.
La base giuridica è la dichiarazione di inizio attività IVA prevista dall’art. 35 del DPR 633/1972 (consultabile su Normattiva). La certificazione è un atto amministrativo dell’Agenzia.
A cosa serve nella pratica
È utile con banche, piattaforme e fornitori. Viene spesso richiesto per aprire un conto business, attivare un POS, aderire a marketplace, partecipare a gare o bandi privati.
Nei rapporti con Pubbliche Amministrazioni e gestori di pubblici servizi puoi usare la dichiarazione sostitutiva di certificazione (DPR 445/2000, art. 46). Le PA non possono chiederti il certificato.
Come si ottiene: canali, tempi e costi
Online (consigliato)
Accedi all’area riservata dell’Agenzia delle Entrate con SPID, CIE o CNS. Entra nel servizio dedicato ai “Certificati”. Seleziona “Certificato di attribuzione della partita IVA”.
Il sistema propone i tuoi dati e genera il PDF. Se il certificato è in bollo, il pagamento avviene online (pagoPA o modalità indicate). Ricevi il documento immediatamente.
Tramite intermediario abilitato
Un intermediario Entratel (commercialista, consulente) può richiederlo con delega. Prepara copia del documento d’identità e una delega firmata. Ricevi il PDF o l’originale cartaceo secondo la procedura concordata.
Allo sportello
Prenota un appuntamento presso l’ufficio territoriale. Porta documento, codice fiscale e, se necessario, marca da bollo. Il rilascio è di norma immediato.
Tempi
Online e allo sportello: rilascio in giornata, spesso in pochi minuti. Con intermediario: in tempi tecnici brevi, di solito entro 24-48 ore.
Costi e imposta di bollo
Il certificato può essere soggetto a imposta di bollo da 16 euro per ciascun certificato (DPR 642/1972), salvo esenzioni previste dalla tariffa. Possono aggiungersi diritti o tributi speciali in misura contenuta.
Quando usi l’autocertificazione verso PA e gestori di pubblici servizi, non paghi il bollo e non richiedi il certificato. Verifica sempre l’uso dichiarato, perché incide sul bollo.
Dati necessari e modulistica collegata
Dati che compaiono nel certificato
Trovi: nome e cognome o denominazione, codice fiscale, numero partita IVA, sede legale o domicilio fiscale, data inizio attività, codice ATECO, eventuale stato (attiva/cessata).
Queste informazioni derivano dall’archivio anagrafico tributario. Se vedi errori, devi aggiornare l’anagrafica.
Come si aggiornano i dati
Usa i modelli dell’Agenzia: AA9/12 per persone fisiche (professionisti, ditte individuali) e AA7/10 per soggetti diversi (società, enti). Sono quelli previsti dai provvedimenti attuativi dell’art. 35 DPR 633/1972.
Per variazioni (sede, attività, dati) hai 30 giorni di tempo (art. 35, comma 3, DPR 633/1972). Le violazioni sono sanzionate dal D.Lgs. 471/1997.
Validità, uso e limiti legali
Validità temporale
La legge non prevede una scadenza del certificato. Tuttavia molti soggetti privati chiedono un certificato “recente” (per esempio non oltre 3-6 mesi). È una prassi, non una regola legale.
Autocertificazione obbligatoria verso la PA
Dal 2012 i certificati sono validi solo nei rapporti tra privati. Con la PA usi sempre l’autocertificazione (DPR 445/2000 e norme collegate). Il certificato rilasciato reca la dicitura di non validità verso la PA.
Privacy e responsabilità
Il certificato contiene dati personali. Conservalo in modo sicuro. Se affidi la richiesta a un terzo, serve delega. Le false dichiarazioni nelle autocertificazioni sono punite penalmente (art. 76, DPR 445/2000).
Regola decisionale rapida
Se devi consegnare un documento a una Pubblica Amministrazione o a un gestore di pubblico servizio, usa la dichiarazione sostitutiva ex DPR 445/2000. È obbligatoria e gratuita.
Se ti chiede il documento un soggetto privato (banca, cliente, marketplace), fornisci il certificato di attribuzione. Valuta se lo accettano in copia digitale firmata o solo in originale in bollo.
Se i tuoi dati sono cambiati (sede, ATECO), prima presenta la variazione con AA9/12 o AA7/10 entro 30 giorni (art. 35 DPR 633/1972). Poi richiedi il certificato aggiornato.
Se ti serve subito e devi pagare il bollo, preferisci il canale online: generi il PDF e assolverai il bollo virtualmente. Se non puoi usare l’area riservata, rivolgiti a un intermediario con delega.
Se operi con controparti estere che non conoscono l’autocertificazione italiana, invia il certificato e, se necessario, una traduzione asseverata. Verifica anche l’iscrizione al VIES se rilevante per operazioni UE.
Domande avanzate e casi particolari
Professionista in regime forfettario
Il certificato non indica il tuo regime fiscale (forfettario significa imposta sostitutiva e contabilità semplificata). Il documento attesta solo l’attribuzione della partita IVA e i dati anagrafici.
Se un committente vuole conoscere il regime, puoi dichiararlo con una comunicazione separata. Non serve ai fini del certificato.
Imprese e società
Per società e enti il certificato riporta denominazione, codice fiscale/partita IVA, sede legale, date e codici ATECO. Eventuali poteri degli amministratori non compaiono: per quelli serve un certificato camerale.
Se costituite da poco, verifica che la data di inizio attività comunicata con AA7/10 sia corretta. In caso contrario, invia subito una variazione.
Soggetti non residenti
Non residenti identificati direttamente o con rappresentante fiscale possono ottenere il certificato. In tali casi compaiono i riferimenti del rappresentante o della stabile organizzazione, quando previsti.
La modulistica dedicata ai non residenti è disciplinata dai provvedimenti attuativi dell’Agenzia delle Entrate. Le basi restano nell’art. 35 DPR 633/1972.
Partita IVA cessata
Il certificato può indicare lo stato “cessata” con data di cessazione. Serve per chiudere contratti o conti o dimostrare l’assenza di attività.
La cessazione d’ufficio è possibile nei casi previsti dall’art. 35, comma 15-quinquies, DPR 633/1972. In caso di errore, chiedi il riesame all’ufficio.
Sanzioni e controlli
Se non comunichi l’inizio attività o le variazioni nei termini, si applicano le sanzioni del D.Lgs. 471/1997. I dati del certificato devono riflettere la realtà.
L’Agenzia può effettuare controlli e sospendere o cessare partite IVA inattive o fittizie secondo le norme vigenti. Mantieni l’anagrafe aggiornata.
| Scenario | Requisiti e documenti | Canale consigliato | Tempistiche stimate | Costi e note |
|---|---|---|---|---|
| Libero professionista (persona fisica) | SPID/CIE/CNS, CF, partita IVA attiva; dati ATECO aggiornati (AA9/12) | Online area riservata “Certificati” | Immediato (PDF in pochi minuti) | Bollo 16€ se dovuto; nessun bollo se usi autocertificazione verso PA (DPR 445/2000) |
| Ditta individuale neo-aperta | Ricevuta apertura, CF e dati anagrafici; verifica sede e ATECO | Sportello o online; se non hai SPID usa sportello | Giorno stesso dell’apertura o subito dopo | Eventuale bollo; diritti minimi se previsti dall’ufficio |
| Società di capitali | Dati legale rappresentante, CF/IVA società; modulistica AA7/10 aggiornata | Intermediario Entratel con delega o online | 24-48 ore con intermediario; immediato online | Bollo se per uso tra privati; per PA usa autocertificazione |
| Non residente con rappresentante fiscale | Dati rappresentante, atto di nomina; CF/IVA attribuita in Italia | Ufficio territoriale o intermediario | Immediato allo sportello; breve con intermediario | Possibile necessità di traduzione asseverata per l’estero (onere extra) |
| Variazione sede o ATECO non aggiornata | Presenta prima AA9/12 o AA7/10 entro 30 giorni (art. 35 DPR 633/1972) | Telematico tramite intermediario o area riservata, poi certificato | Variazione: pochi giorni; certificato: immediato dopo aggiornamento | Sanzioni D.Lgs. 471/1997 se in ritardo; bollo secondo uso |
| Richiesta per banca/fornitore | Spesso vogliono certificato “recente” (3-6 mesi) e in bollo | Online per velocità e tracciabilità | Immediato | Bollo 16€ salvo esenzioni specifiche del DPR 642/1972 |
| Uso verso Pubblica Amministrazione | Dichiarazione sostitutiva di certificazione (DPR 445/2000, art. 46) | Autocertificazione, non certificato | Subito | Nessun bollo; la PA non può chiedere il certificato |
FAQ
Il certificato di attribuzione ha una scadenza legale?
No, la normativa non stabilisce una scadenza del certificato. È semplicemente la fotografia ufficiale dei tuoi dati anagrafici-fiscali in quel momento. Tuttavia molte controparti private chiedono un certificato “aggiornato” per prudenza interna. In questi casi emetti un nuovo certificato dalla tua area riservata poco prima di consegnarlo. Ricorda: con Pubbliche Amministrazioni e gestori di servizi pubblici non serve il certificato, ma l’autocertificazione ex DPR 445/2000.
Quali sono le differenze tra ricevuta di apertura, visura e certificato di attribuzione?
La ricevuta di apertura è la conferma dell’invio della dichiarazione di inizio attività (modello AA9/12 o AA7/10). La visura camerale fotografa i dati iscritti al Registro Imprese, non sempre coincide con i dati fiscali. Il certificato di attribuzione lo rilascia l’Agenzia delle Entrate e attesta ufficialmente numero partita IVA, codice fiscale, sede e ATECO registrati in Anagrafe Tributaria. Per rapporti fiscali e bancari privati è spesso quello richiesto. Per i rapporti con la PA, invece, prevale l’autocertificazione (DPR 445/2000).
Serve la marca da bollo? Quando posso evitarla?
Il certificato può essere rilasciato in bollo da 16 euro per ciascun certificato, secondo il DPR 642/1972, tranne i casi di esenzione previsti dalla tariffa. Se indichi “uso amministrativo verso PA o gestore di pubblico servizio”, non devi proprio richiedere il certificato: usi l’autocertificazione e non paghi il bollo. In molti casi online il bollo si assolve virtualmente in fase di richiesta; allo sportello puoi applicare la marca fisica. Verifica sempre con il destinatario l’uso e il formato accettato.
Il certificato mostra il mio regime fiscale (forfettario, semplificato, ordinario)?
Di norma no. Il certificato fotografa l’attribuzione della partita IVA e i dati identificativi, non l’inquadramento fiscale. Se una controparte ti chiede il regime, fornisci una dichiarazione separata firmata, eventualmente con riferimento all’art. 1, commi 54-89, della Legge 190/2014 (regime forfettario) o alla tua contabilità. Non confondere il certificato IVA con documenti di altra natura (ad esempio, visura camerale o attestazioni INPS/INAIL).
Come correggo un errore nei dati riportati nel certificato?
Il certificato riflette i dati presenti in Anagrafe Tributaria. Se è sbagliato, devi rettificare l’anagrafe. Presenta una variazione con AA9/12 (persone fisiche) o AA7/10 (altri soggetti) entro 30 giorni dall’evento che ha generato l’errore, come previsto dall’art. 35 DPR 633/1972. Dopo l’allineamento dell’archivio, richiedi un nuovo certificato. Tieni conto che ritardi o omissioni possono essere sanzionati dal D.Lgs. 471/1997. Se l’errore è dell’ufficio, chiedi il riesame allegando la documentazione.
Posso far richiedere il certificato a un terzo? Che cosa serve?
Sì. Un intermediario abilitato (ad esempio un professionista con Entratel) può richiederlo. Serve la tua delega scritta e la copia di un tuo documento di identità valido. La base è nelle regole di delega e nel Codice dell’Amministrazione digitale per l’accesso ai servizi telematici. Il rispetto della privacy è essenziale: l’intermediario tratta i tuoi dati per la sola finalità di ottenere il certificato, in linea con il Regolamento (UE) 2016/679 e con le informative dell’Agenzia delle Entrate. Puoi revocare la delega in ogni momento.
Fonti normative e istituzionali di riferimento
Art. 35 del DPR 633/1972 (dichiarazione di inizio attività IVA, variazioni e cessazione), consultabile su Normattiva. DPR 445/2000 (autocertificazione, art. 46; sanzioni penali art. 76). DPR 642/1972 (imposta di bollo e relative esenzioni). D.Lgs. 471/1997 (sanzioni amministrative tributarie). Provvedimenti e istruzioni dell’Agenzia delle Entrate sui modelli AA9/12 e AA7/10. Informazioni operative disponibili sui portali istituzionali dell’Agenzia delle Entrate e del Ministero dell’Economia e delle Finanze.
