Ultimo aggiornamento: agosto 2026.
Con il commercialista spendi in media 100€ (professionista) o 300–500€ (ditta individuale) per l’apertura, più oneri CCIAA 150–350€ e, se necessaria, SCIA. Gestione annua: 480–1.000€ forfettario; 900–2.000€ ordinario.
- Apertura all’Agenzia delle Entrate senza imposte: l’eventuale costo è solo del professionista che ti assiste (art. 35, DPR 633/1972; modello AA9/12).
- Ditta individuale: ComUnica obbligatoria con Camera di Commercio, INPS e, se dovuta, INAIL; possibili costi SUAP/SCIA (D.L. 7/2007 conv. L. 40/2007; DM 6/2/2008; DPR 160/2010; art. 19, L. 241/1990).
- Gestione annua: forfettario più economico per contabilità semplificata (L. 190/2014); ordinario più caro per registri IVA ed adempimenti (DPR 633/1972; D.Lgs. 127/2015).
Quanto costa aprire la Partita IVA nel 2026
L’essenziale in una riga
Aprire la Partita IVA è gratuito presso l’Agenzia delle Entrate. Paghi solo il supporto del commercialista e gli oneri camerali o comunali quando previsti.
Libero professionista: costi e passaggi
Libero professionista significa attività intellettuale senza organizzazione d’impresa. Esempi: consulente, sviluppatore, designer non artigiano.
Passaggi: invii il modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate per la dichiarazione di inizio attività IVA. La norma base è l’art. 35 del DPR 633/1972. L’invio è telematico con SPID o tramite intermediario abilitato.
Costi tipici nel 2026: onorario di apertura 80–150€ se ti segue un commercialista; nessuna iscrizione alla Camera di Commercio; iscrizione previdenziale alla Gestione Separata INPS, senza costi di pratica ma con contributi sul reddito (fonte normativa: L. 335/1995 e circolari INPS annuali).
Ditta individuale: costi, ComUnica e SCIA
Ditta individuale è impresa commerciale o artigiana svolta da una persona fisica. Serve l’iscrizione al Registro Imprese.
La pratica unificata è la ComUnica, che attiva Registro Imprese/REA, INPS artigiani o commercianti e, se necessaria, INAIL. Riferimenti: D.L. 7/2007 convertito in L. 40/2007 e DM 6 febbraio 2008.
Costi indicativi 2026: onorario del commercialista 300–500€; diritti e bolli Camera di Commercio 80–150€; diritto camerale annuale 44–120€ a seconda della Camera (L. 580/1993 e determinazioni annuali); eventuale contributo per Albo Artigiani 50–150€; SCIA al SUAP 0–200€ in base al Comune (DPR 160/2010; art. 19, L. 241/1990; D.Lgs. 222/2016). Totale extra onorario tipico: 150–350€ più la SCIA ove richiesta.
Obblighi trasversali: domicilio digitale, fattura elettronica e bollo
Domicilio digitale (PEC): obbligatorio per le imprese individuali iscritte al Registro Imprese e per i professionisti iscritti ad albi. Base giuridica: Codice dell’Amministrazione Digitale, D.Lgs. 82/2005 e norme collegate. Costo annuo medio PEC: 5–25€.
Fattura elettronica B2B e B2C: obbligatoria anche per contribuenti in forfettario dal 2024. Riferimenti: D.Lgs. 127/2015 e D.L. 36/2022 convertito in L. 79/2022. Conservazione digitale a norma: 0–50€ annui, se non inclusa nel gestionale.
Bollo su fatture senza IVA superiori a 77,47€: 2€ di imposta di bollo, di norma con assolvimento virtuale sulle e-fatture. Base: DPR 642/1972 e provvedimenti annuali dell’Agenzia delle Entrate.
Quanto costa il commercialista: forfettario vs ordinario
Regime forfettario: definizione, adempimenti, prezzi
Regime forfettario significa tassazione piatta sul reddito calcolato con percentuale forfettaria sui ricavi. L’aliquota è 15%, ridotta al 5% per i primi 5 anni se rispetti i requisiti. Norme: L. 190/2014 e successive modifiche.
Adempimenti più leggeri: niente IVA e registri IVA, niente ritenute come sostituto d’imposta nella maggior parte dei casi, principio di cassa (paghi le imposte quando incassi). Questo riduce ore e complessità del commercialista.
Prezzi di mercato 2026: studio tradizionale 700–1.000€ l’anno; servizio online 400–500€ l’anno (valore di riferimento 480€). La forbice dipende dal numero di fatture, dalla presenza di dipendenti e da pratiche extra.
Regime ordinario: definizione, adempimenti, prezzi
Regime ordinario significa contabilità completa con IVA, registri, liquidazioni periodiche, esterometro se dovuto e dichiarazioni più ampie. Richiede anche gestione magazzino se pertinente.
Per questo il compenso cresce: 1.200–2.000€ annui negli studi tradizionali; 600–900€ nei servizi online strutturati. Incidono numero di registrazioni, adempimenti periodici e consulenze specialistiche.
Altri costi professionali ricorrenti
Se operi come artigiano o commerciante, metti a budget i contributi IVS minimi e a percentuale sull’eccedenza. Le aliquote e gli scaglioni variano ogni anno con circolari INPS.
Se sei professionista senza cassa ordinistica, versi alla Gestione Separata INPS sul reddito effettivo. Le aliquote sono definite annualmente dall’INPS. Se appartieni a un ordine con cassa (per esempio avvocati, architetti), segui i regolamenti della tua cassa.
Come stimare il budget completo di avvio
Voci una tantum
Considera: onorario di apertura (100€ professionista; 300–500€ ditta), marche e diritti camerali 80–150€, diritto camerale annuale per il primo anno 44–120€, SCIA 0–200€ dove richiesta, firma digitale 20–50€ se necessaria.
Voci ricorrenti
Gestione contabile (forfettario 400–1.000€; ordinario 600–2.000€), PEC 5–25€, conservazione e-fatture 0–50€, imposta di bollo sulle fatture se dovuta, contributi previdenziali secondo gestione.
Tempistiche realistiche
Professionista: apertura IVA in 1 giorno lavorativo; operatività immediata. Ditta individuale: ComUnica in 1–3 giorni, SCIA immediata con protocollazione ma con eventuali verifiche del Comune entro i termini di legge (art. 19, L. 241/1990).
Regola decisionale rapida
Seleziona forma, regime e canale di assistenza in 4 passaggi logici
1) Attività e adempimenti: se fai commercio al dettaglio o artigianato, scegli ditta individuale con ComUnica. Se fai consulenza senza struttura, scegli professionista con AA9/12. Fonti: DPR 633/1972 art. 35; L. 580/1993.
2) Autorizzazioni: se servono locali aperti al pubblico o attività regolamentate, metti in conto SCIA o altre autorizzazioni via SUAP. Fonti: DPR 160/2010; D.Lgs. 222/2016; L. 241/1990 art. 19.
3) Regime fiscale: se i ricavi previsti restano entro la soglia del forfettario e non hai cause di esclusione, valuta il forfettario per semplicità e costi inferiori. Se hai molti costi deducibili o superi la soglia, considera l’ordinario. Fonti: L. 190/2014 e s.m.i.
4) Canale di assistenza: contabilità semplice e basso volume di fatture? Un servizio online riduce il costo annuale. Operazioni complesse, operazioni straordinarie, dipendenti? Uno studio tradizionale può offrire presidio dedicato, a costo maggiore.
Fonti normative e prassi da consultare
Dove verificare importi e regole aggiornate
Per l’attivazione IVA e i modelli: Agenzia delle Entrate. Per SCIA e SUAP: normativa su Normattiva e istruzioni del Comune. Per ComUnica, diritto camerale e Albo Artigiani: Camera di Commercio competente e normativa su Normattiva. Per contributi previdenziali: INPS e, se iscritti ad ordini, la cassa professionale. Per lavoro e sicurezza: Ministero del Lavoro e INAIL.
Riferimenti principali: art. 35 DPR 633/1972 (inizio attività IVA); D.Lgs. 127/2015 (fatturazione elettronica); D.L. 36/2022 conv. L. 79/2022 (estensione e-fattura ai forfettari); L. 190/2014 (regime forfettario); D.L. 7/2007 conv. L. 40/2007 e DM 6/2/2008 (ComUnica); DPR 160/2010 e D.Lgs. 222/2016 (SCIA e SUAP); L. 580/1993 (Camere di Commercio); DPR 642/1972 (imposta di bollo); L. 335/1995 (Gestione Separata INPS).
| Scenario | Voci di costo una tantum (range 2026) | Voci di costo ricorrenti (range 2026) | Tempi medi e adempimenti |
|---|---|---|---|
| Libero professionista senza albo | Onorario apertura 80–150€; firma digitale 0–50€ se usata; nessuna CCIAA | Contabilità forfettario 400–1.000€ o ordinario 600–1.500€; PEC 5–25€; bollo e-fatture se dovuto | AA9/12 in 1 giorno; iscrizione INPS Gestione Separata; e-fattura attiva subito |
| Ditta individuale commercio | Onorario apertura 300–500€; CCIAA 80–150€; diritto camerale annuale 44–120€; SCIA SUAP 30–200€; firma digitale 20–50€ | Contabilità ordinario 600–2.000€ o forfettario 400–1.000€; PEC 5–25€; conservazione e-fatture 0–50€ | ComUnica 1–3 giorni; SCIA immediata con protocollazione; iscrizione INPS commercianti; eventuale INAIL |
| Ditta individuale artigiana | Onorario apertura 300–500€; CCIAA/Albo Artigiani 100–200€; diritto camerale annuale 44–120€; SCIA 0–150€ | Contabilità 500–1.800€; PEC 5–25€; contributi IVS con minimi; eventuale INAIL | ComUnica 1–3 giorni; iscrizione Albo Artigiani; SCIA ove richiesta; avvio operatività immediato |
| Professionista con cassa ordinistica | Onorario apertura 80–150€; eventuale iscrizione all’albo secondo tariffario; nessuna CCIAA | Contabilità forfettario 400–1.000€ o ordinario 600–1.500€; contributi alla cassa secondo regolamento; PEC obbligatoria | AA9/12 1 giorno; iscrizione all’albo e alla cassa; e-fattura obbligatoria |
FAQ
Quanto costa davvero aprire la Partita IVA da soli rispetto a farla con un commercialista?
Aprire la Partita IVA all’Agenzia delle Entrate non ha imposte di registrazione. Se operi come professionista, puoi inviare il modello AA9/12 in autonomia. In questo caso i costi vivi possono ridursi a zero, salvo eventuali firme digitali o PEC. Tuttavia, molti preferiscono delegare l’adempimento a un commercialista per evitare errori sul codice ATECO o sul regime da scegliere. Il mercato 2026 indica 80–150€ per l’apertura da professionista e 300–500€ per una ditta individuale, perché in quest’ultimo caso il professionista gestisce anche la ComUnica con Camera di Commercio e INPS. A questi si sommano diritti e bolli camerali e, se previsti, i costi SUAP/SCIA. La scelta dipende dal tempo che puoi dedicare e dal rischio di errori: una pratica sbagliata può generare sanzioni o ritardi nell’operatività. Le basi normative da conoscere includono l’art. 35 del DPR 633/1972 per l’inizio attività, la ComUnica (D.L. 7/2007 conv. L. 40/2007; DM 6/2/2008) e la disciplina della SCIA (art. 19, L. 241/1990; D.Lgs. 222/2016).
Meglio regime forfettario o ordinario nel 2026, anche in termini di costi del commercialista?
Il forfettario conviene se prevedi ricavi entro la soglia di legge e hai pochi costi deducibili. La tassazione è semplice: applichi un coefficiente di redditività ai ricavi e paghi un’imposta sostitutiva del 15% o del 5% per i primi 5 anni, se rispetti i requisiti. La contabilità è snella: niente IVA, registri IVA e liquidazioni. Questo si riflette in compensi più bassi per il commercialista (400–1.000€ l’anno). L’ordinario è preferibile se sostieni molte spese deducibili, se gestisci magazzino o se superi la soglia del forfettario. Richiede registri, liquidazioni IVA, dichiarazioni più articolate e spesso un gestionale più strutturato, con compensi tipici tra 600 e 2.000€ l’anno. Le regole chiave sono nella L. 190/2014 per il forfettario e nel DPR 633/1972 per l’IVA, oltre al D.Lgs. 127/2015 per la fatturazione elettronica.
Quali sono i tempi e la sequenza corretta: AA9/12, ComUnica, SCIA, INPS, INAIL?
Se sei professionista, la sequenza è lineare: invii l’AA9/12 all’Agenzia delle Entrate, ottieni il numero di partita IVA in giornata e inizi a fatturare. Ti iscrivi alla Gestione Separata INPS entro i termini previsti, di norma contestualmente o subito dopo l’avvio. Se apri una ditta individuale, usi la ComUnica che sincronizza più enti: Registro Imprese/REA, INPS artigiani o commercianti, e, se la tua attività prevede rischi o dipendenti, INAIL. Se l’attività richiede abilitazioni o l’apertura di un locale, presenti la SCIA al SUAP. La SCIA produce effetti immediati alla protocollazione, ma l’amministrazione può fare controlli entro i termini dell’art. 19 della L. 241/1990. I tempi medi sono 1 giorno per il numero IVA e 1–3 giorni per l’iscrizione al Registro Imprese, salvo casi particolari.
I costi di apertura e del commercialista sono deducibili o detraibili?
Nel regime forfettario non deduci i costi analiticamente, perché il reddito si calcola in modo forfettario sui ricavi. Fanno eccezione i contributi previdenziali obbligatori, che riducono la base imponibile. Quindi l’onorario del commercialista per l’apertura o la gestione non si deduce in modo puntuale nel forfettario. Nel regime ordinario, invece, i costi del professionista rientrano tra le spese deducibili dal reddito d’impresa o di lavoro autonomo, secondo i criteri generali di inerenza e competenza o cassa a seconda del caso. L’IVA sugli onorari è detraibile se l’attività è soggetta ad IVA. Le basi di riferimento sono nel TUIR per la deducibilità dei costi, nel DPR 633/1972 per la detrazione IVA, e nelle istruzioni dell’Agenzia delle Entrate.
Cosa rischio se sbaglio codice ATECO o dimentico la SCIA/ComUnica?
Il codice ATECO guida molte regole: contributi INPS, studi di settore dismessi ma sostituiti da indicatori, coefficienti in forfettario, abilitazioni richieste. Un codice errato può portare a contributi sbagliati o a sanzioni. La correzione è possibile, ma meglio evitarla in partenza. Se ometti la SCIA quando necessaria, rischi sospensione dell’attività e sanzioni amministrative stabilite dal Comune e dalla normativa di settore, perché l’avvio senza segnalazione non è regolare. Se non presenti ComUnica per l’impresa, manchi iscrizioni obbligatorie a Registro Imprese e INPS, con possibili sanzioni e recuperi contributivi. Le fonti da consultare sono il D.Lgs. 222/2016 e il DPR 160/2010 per SCIA/SUAP, la L. 580/1993 per il Registro Imprese e le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate per la classificazione ATECO.
