Ultimo aggiornamento: agosto 2026.
Aprire la Partita IVA per vendere online costa soprattutto Camera di Commercio (circa 200–350€), eventuale SCIA comunale, più il commercialista: 480–1.000€/anno in forfettario, 900–2.000€/anno in ordinario.
- Apertura Partita IVA: gratuita all’Agenzia delle Entrate. Iscrizione in Camera di Commercio 200–350€ medi. SCIA al SUAP 0–150€ a seconda del Comune.
- Regime fiscale: forfettario (soglia 85.000€, imposta 15% o 5% start-up, coefficiente commercio 40%) o ordinario con IVA e detrazioni.
- Previdenza INPS commercianti: contributi fissi su minimale con saldo/anticipo sul reddito; possibile riduzione del 35% su domanda.
Costi reali per aprire la Partita IVA e vendere online nel 2026
Apertura Partita IVA e Codice ATECO: quando costa zero e cosa scegliere
L’apertura della Partita IVA è gratuita. Si fa con il modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate. La base normativa è l’articolo 35 del DPR 633/1972.
Per l’e-commerce al dettaglio il Codice ATECO tipico è 47.91.10. Indica “commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto via internet”. È adatto a shop propri e a vendite su marketplace.
Se vendi all’ingrosso, usa codici ATECO della sezione 46. Se fai solo affiliazione o advertising, non è commercio. In quel caso serve una valutazione diversa perché potresti rientrare tra le attività professionali.
Iscrizione in Camera di Commercio e SCIA: quando e quanto si paga
Per una ditta individuale commerciale serve l’iscrizione al Registro delle Imprese e al REA. La base è la Legge 580/1993. L’adempimento si trasmette con la Comunicazione Unica, prevista dal DPCM 6 maggio 2009.
I costi di prima iscrizione alla Camera di Commercio variano per provincia. In media vanno da 200€ a 350€ una tantum. Comprendono diritti di segreteria e imposta di bollo. In molte province la spesa pratica è intorno a 300€.
Per il commercio elettronico al dettaglio serve la SCIA al SUAP del Comune. La base è il D.Lgs. 114/1998, il D.Lgs. 222/2016 (Tabella A) e l’articolo 19 della Legge 241/1990. La SCIA ha efficacia immediata. In alcuni Comuni è gratuita. In altri si pagano diritti 30–150€.
Altri costi di avvio: PEC, firma digitale, privacy e bollo
Serve un domicilio digitale (PEC) per l’impresa. È obbligatorio per legge (Codice dell’Amministrazione Digitale e DL 76/2020). Costa in media 5–30€ l’anno. Serve anche una firma digitale per pratiche al Registro Imprese. Costa circa 20–70€.
Se emetti fatture senza IVA soggette a imposta di bollo, paghi 2€ per ciascuna fattura sopra 77,47€. L’assolvimento è virtuale sulle e-fatture. La base è il DM MEF 17 giugno 2014 e norme correlate sull’imposta di bollo.
Se vendi online a consumatori, devi curare privacy, cookie e informativa legale. La base è il Regolamento UE 2016/679 (GDPR), il D.Lgs. 196/2003 come modificato dal D.Lgs. 101/2018 e le Linee guida cookie del Garante del 10 giugno 2021. Possono esserci costi per policy, CMP e consulenza.
Commercialista: quanto incide in forfettario e in ordinario
Il costo della consulenza contabile varia per regime e per modello (tradizionale o online). Nel 2026 si osservano questi intervalli medi:
– Tradizionale: 700–1.000€ annui in forfettario; fino a 2.000€ annui in ordinario.
– Online: circa 480€ annui in forfettario; fino a 900€ annui in ordinario.
Un professionista esperto di e-commerce può valere un costo maggiore. Spesso ottimizza flussi OSS/IOSS, gestione marketplace e adempimenti IVA esteri, riducendo errori e sanzioni.
Regimi fiscali per l’e-commerce: come scegliere
Regime forfettario 2026: requisiti, imposta e contabilità
Il forfettario è un regime agevolato. Si applica se i ricavi/compensi dell’anno non superano 85.000€. La base è l’articolo 1, commi 54–89, della Legge 190/2014, come modificata dalla Legge 197/2022. Se superi 100.000€ decadi subito nell’anno.
Paghi un’imposta sostitutiva. È il 15% sul reddito forfettario. Scende al 5% per i primi 5 anni se rispetti i requisiti start-up. Il reddito non è quello contabile, ma una percentuale sui ricavi. Per il commercio al dettaglio la percentuale è il 40% (coefficiente di redditività).
I contributi INPS pagati sono deducibili dal reddito forfettario. Non detrai l’IVA sugli acquisti. Sei obbligato alla fatturazione elettronica. La base è il D.Lgs. 127/2015 e le estensioni dal 2024 ai forfettari.
Regime ordinario (semplificato): quando conviene
L’ordinario si usa quando hai molti costi e investimenti con IVA e vuoi detrarli. Usi registri IVA, liquidazioni mensili o trimestrali, e ti si applicano gli adempimenti periodici. Le basi sono il DPR 633/1972 per l’IVA e il DPR 600/1973 per le imposte dirette.
In ordinario deduci i costi effettivi e ammortizzi i beni strumentali. Se fai advertising, logistica e acquisti con IVA rilevante, può risultare più conveniente del forfettario.
Valuta anche i flussi esteri. Con molte vendite UE o extra-UE, l’IVA estera si gestisce con oss e ioss, o con identificazione diretta, e serve una regia fiscale attenta.
Vendite UE/extra-UE, OSS e IOSS: soglie e adempimenti
Per vendite B2C a consumatori UE, c’è la soglia unica di 10.000€ annui. Sotto, l’IVA resta italiana. Sopra, l’IVA si applica nello Stato del consumatore. Puoi gestirla con il regime OSS (One Stop Shop). Le basi sono il D.Lgs. 83/2021 e le Direttive UE 2017/2455 e 2019/1995.
Per vendite B2C di beni importati fino a 150€ si usa IOSS (Import One Stop Shop). Consente di riscuotere l’IVA al checkout ed evitare oneri in dogana ai clienti.
Con marketplace “facilitatori” che incassano e organizzano la vendita, l’IVA può essere dovuta dal marketplace per certe operazioni. La base è il pacchetto IVA e-commerce recepito dal D.Lgs. 83/2021.
Contributi INPS e coperture
Gestione commercianti: come si calcola e come si paga
Chi vende beni online come impresa individuale rientra nella Gestione Commercianti INPS. La base è la Legge 662/1996, articolo 1, comma 202. I contributi minimi si calcolano sul minimale di reddito fissato ogni anno da INPS con circolare.
Paghi contributi fissi in quattro rate (maggio, agosto, novembre, febbraio). Se il reddito supera il minimale, versi anche una percentuale in acconto e saldo l’anno successivo. Le aliquote sono aggiornate annualmente.
Chi è in forfettario può chiedere la riduzione del 35% dei contributi. La base è la normativa di settore e la Circolare INPS n. 22/2017, con prassi successive. La riduzione abbassa il costo ma incide sulla pensione.
INAIL: quando è obbligatoria
L’assicurazione INAIL è obbligatoria per attività con rischio tutelato dal D.Lgs. 38/2000. Nelle vendite online senza laboratorio, senza dipendenti e senza lavorazioni manuali, spesso non si applica. Serve una verifica caso per caso.
Se hai magazzino con movimentazione manuale, personale dipendente o lavorazioni, la copertura può diventare obbligatoria. Gli adempimenti si fanno in fase di avvio o subito dopo l’assunzione.
Iter e tempistiche
Passaggi operativi, in ordine logico
1) Valuta il regime fiscale e il codice ATECO. 2) Presenta SCIA al SUAP, se richiesta. 3) Apri la Partita IVA all’Agenzia delle Entrate. 4) Esegui la Comunicazione Unica per Registro Imprese, INPS e, se serve, INAIL.
5) Attiva PEC e firma digitale. 6) Abilita la fatturazione elettronica e il cassetto fiscale. 7) Se vendi in UE oltre 10.000€, registra l’OSS presso l’Agenzia delle Entrate. 8) Predisponi privacy, cookie e condizioni di vendita sul sito.
Tempi medi: Partita IVA in giornata. Iscrizione in Camera di Commercio 1–3 giorni. SCIA è efficace subito, salvo controlli entro 60 giorni. OSS/IOSS si attivano in pochi giorni dalla richiesta.
Regola decisionale rapida
Seleziona il tuo scenario e applica la regola
– Ricavi attesi sotto 85.000€ e costi bassi: scegli il forfettario. Paghi imposta sul 40% dei ricavi e semplifichi la gestione.
– Ricavi sopra 85.000€ o investimenti/IVA molto alti: scegli l’ordinario. Detrai l’IVA, deduci i costi e gestisci ammortamenti.
– Vendi B2C in UE e superi 10.000€ annui: attiva l’OSS. Versi l’IVA ai Paesi di destinazione tramite lo sportello unico.
– Importi B2C fino a 150€ da extra-UE: valuta l’IOSS. Riscossi l’IVA al checkout e semplifichi la consegna.
– Vendi su marketplace come venditore: apri P. IVA, fai SCIA e iscriviti in CCIAA. Il marketplace non sostituisce i tuoi obblighi fiscali.
Errori comuni e sanzioni
Come evitarli, con riferimenti normativi
Omettere la SCIA quando richiesta può comportare sanzioni del regolamento comunale. La SCIA ha efficacia immediata (art. 19, L. 241/1990), ma i controlli successivi possono portare a inibizioni.
Non iscriversi al Registro Imprese comporta sanzioni camerali. La base è la L. 580/1993 e la disciplina sul REA. Anche la mancata comunicazione del domicilio digitale può essere sanzionata.
Niente e-fattura o imposta di bollo non assolta comportano sanzioni IVA e sull’imposta di bollo. La base è il D.Lgs. 127/2015 e la normativa sul bollo virtuale.
Superare la soglia UE di 10.000€ senza OSS espone a recuperi IVA e sanzioni negli Stati membri. La base è il D.Lgs. 83/2021 e il Regolamento di esecuzione UE 282/2011.
Privacy e cookie non conformi espongono a sanzioni del Garante. Aggiorna banner, policy e registro dei trattamenti in base al GDPR.
Stima dei costi: avvio e gestione
Una fotografia sintetica con range aggiornati al 2026
– Apertura Partita IVA: 0€.
– Iscrizione Camera di Commercio: mediamente 200–350€ una tantum (molte province intorno a 300€). Diritto annuale camerale: importo variabile aggiornato ogni anno, da versare a giugno.
– SCIA SUAP commercio elettronico: 0–150€ a seconda del Comune.
– PEC: 5–30€ annui. Firma digitale: 20–70€ una tantum o canone triennale.
– Commercialista: online forfettario circa 480€ annui; tradizionale forfettario 700–1.000€; online ordinario fino a 900€; tradizionale ordinario fino a 2.000€.
– Imposta di bollo su e-fatture senza IVA: 2€ per fattura oltre 77,47€.
– INPS commercianti: contributi fissi su minimale + percentuale sul reddito. Importi e aliquote aggiornati ogni anno da INPS con circolare.
| Scenario | Requisiti normativi principali | Costi una tantum stimati | Costi ricorrenti/annui stimati | Tempistiche medie |
|---|---|---|---|---|
| Ditta individuale e-commerce in forfettario (ATECO 47.91.10) | DPR 633/1972 art. 35; L. 190/2014 commi 54–89; D.Lgs. 127/2015; SCIA ex D.Lgs. 222/2016 e L. 241/1990 | CCIAA 200–350€; SCIA 0–150€; firma 20–70€ | Commercialista 480–1.000€; PEC 5–30€; bollo 2€/fattura; INPS su minimale + eccedenze (con possibile -35%) | Partita IVA in 1 giorno; CCIAA 1–3 giorni; SCIA immediata |
| Ditta individuale e-commerce in ordinario | DPR 633/1972 IVA; DPR 600/1973; D.Lgs. 127/2015; SCIA e Registro Imprese come sopra | CCIAA 200–350€; SCIA 0–150€; firma 20–70€ | Commercialista 900–2.000€; PEC 5–30€; IVA e LIPE; INPS su minimale + eccedenze | Come sopra; operatività IVA immediata |
| Vendite B2C UE oltre 10.000€ con OSS | D.Lgs. 83/2021; Direttive UE 2017/2455 e 2019/1995; Reg. UE 282/2011 | Iscrizione OSS: nessun costo fisso; setup gestionale | Commercialista/consulenza OSS extra; IVA verso Stati UE tramite sportello unico | Registrazione OSS in pochi giorni |
| Dropshipping verso consumatori italiani/UE | ATECO commercio; regole OSS/IOSS se soglie; obblighi fatturazione elettronica | CCIAA 200–350€; SCIA 0–150€; firma 20–70€ | Commercialista secondo regime; eventuali costi doganali/logistici del fornitore | Come e-commerce standard |
| Vendite su marketplace (esercizio abituale) | DPR 633/1972 art. 5 per abitualità; Registro Imprese; SCIA; regole marketplace “facilitatori” D.Lgs. 83/2021 | CCIAA 200–350€; SCIA 0–150€; firma 20–70€ | Commissioni marketplace; commercialista; PEC; INPS | Avvio in 1–3 giorni, account marketplace secondo policy |
FAQ
Devo aprire la Partita IVA per vendere su Amazon, eBay o Etsy?
Sì, se vendi in modo abituale e organizzato. La regola non guarda solo ai ricavi. Conta la continuità e l’organizzazione dei mezzi. La base è l’articolo 5 del DPR 633/1972 e l’articolo 2082 del Codice Civile. Se pubblichi annunci sporadici per svuotare casa, agisci da privato e non serve Partita IVA. Se allestisci uno shop sul marketplace, compri merce per rivenderla e gestisci promozioni e logistica, l’attività è d’impresa. Quindi servono Partita IVA, SCIA e iscrizione al Registro Imprese. Anche se il marketplace incassa il pagamento, i tuoi obblighi fiscali restano gli stessi. In alcuni casi il marketplace è “facilitatore” IVA per cessioni specifiche, ma la tua impresa deve comunque emettere documenti corretti e gestire il reddito.
La SCIA per commercio elettronico è sempre obbligatoria? Chi la riceve e quanto costa?
Per il commercio al dettaglio online la SCIA è la regola generale. La base è il D.Lgs. 114/1998 e il D.Lgs. 222/2016 (Tabella A). La presenti al SUAP del Comune dove hai la sede legale o l’unità locale. La SCIA ha efficacia immediata, ma l’amministrazione può controllare entro 60 giorni (art. 19, L. 241/1990). Molti Comuni non applicano diritti. Altri richiedono 30–150€. Verifica sul portale SUAP del Comune. Nella SCIA indichi: dati dell’impresa, dominio o piattaforme usate, tipologia di prodotti, modalità di consegna e assistenza. Se cambi sede o estendi l’attività, potrebbe servire una nuova SCIA.
Quanto pago di INPS nel primo anno se apro un e-commerce?
Paghi i contributi minimi fissi della Gestione Commercianti, anche a reddito zero. L’importo dipende dal minimale stabilito ogni anno da INPS con circolare (base: L. 662/1996, art. 1, comma 202). Si pagano in quattro rate trimestrali. Se a fine anno il reddito supera il minimale, versi anche una percentuale sulla parte eccedente. Se aderisci al forfettario puoi chiedere la riduzione del 35% (Circolare INPS n. 22/2017 e prassi successive). Attenzione: la riduzione abbassa la contribuzione utile per la pensione. Puoi stimare l’impatto così: calcola il reddito imponibile (nel forfettario è ricavi x 40% meno contributi), applica l’aliquota INPS dell’anno e confronta con i minimi. Il consulente usa i parametri aggiornati per il 2026.
Conviene il forfettario se compro merce con molta IVA o investo in advertising?
Dipende dal mix di margine, costi e crescita. Il forfettario tassa una quota fissa dei ricavi (40% per commercio). Non puoi detrarre l’IVA sugli acquisti e non deduci i costi puntuali, tranne i contributi. Se hai tanta IVA a credito per merce, logistica, attrezzature e advertising, l’ordinario può convenire perché detrai l’IVA e deduci i costi. Se invece hai margini alti, costi leggeri e ricavi sotto 85.000€, il forfettario è spesso più efficiente. Ricorda anche la gestione dell’IVA UE: con molte vendite in Europa, l’OSS funziona in entrambi i regimi, ma l’ordinario dà più flessibilità nelle detrazioni. La decisione andrebbe simulata su tre scenari: prudente, atteso e ambizioso.
Vendo in tutta l’UE: come funziona OSS e come fatturo ai privati stranieri?
Se superi 10.000€ annui di vendite B2C UE, l’IVA si applica nel Paese del cliente. Con l’OSS registri trimestralmente tutte le vendite UE in un’unica dichiarazione presso l’Agenzia delle Entrate. La base è il D.Lgs. 83/2021 e le Direttive UE 2017/2455 e 2019/1995. In fattura indichi l’aliquota IVA del Paese di destinazione e il totale IVA incluso. Emetti sempre e-fattura via SDI verso il tuo cliente consumatore, con i codici natura/IVA corretti per l’OSS. Conservi le evidenze di geolocalizzazione del cliente per 10 anni come prova. Se vendi articoli importati fino a 150€ a consumatori UE, valuta l’IOSS. Incassi l’IVA al checkout e il pacco passa la dogana più veloce, evitando costi al cliente finale. In entrambi i casi, un setup contabile adeguato è fondamentale per evitare errori e sanzioni transfrontaliere.
