Ultimo aggiornamento: agosto 2026.
In regime forfettario una ditta individuale paga costi fissi (INPS, diritto camerale, eventuale INAIL) e variabili (imposta sostitutiva 5%/15%, contributi eccedenti, bolli). Qui trovi calcoli, scadenze e norme.
- Imposta sostitutiva al 5% o 15% sul reddito forfettario. Il reddito si ottiene con il coefficiente di redditività previsto dal codice ATECO.
- Contributi previdenziali: fissi (artigiani e commercianti) e variabili sull’eccedenza. Gestione Separata solo variabili. Deduzione integrale dal reddito.
- Altri oneri: diritto camerale, marca da bollo da 2 euro sulle fatture senza IVA oltre 77,47 euro, eventuale INAIL. Scadenze con F24.
Regime forfettario: quadro tecnico aggiornato
Il regime forfettario è disciplinato dalla Legge 190/2014, articolo 1, commi 54-89, reperibile su Normattiva. Le leggi di bilancio successive e la prassi dell’Agenzia delle Entrate lo hanno aggiornato.
Dal 2023 il limite di ricavi o compensi è 85.000 euro. Lo ha fissato la Legge 197/2022 (Legge di Bilancio 2023). Se superi 100.000 euro nel corso dell’anno, esci subito dal regime e applichi l’IVA dal momento del superamento.
Nel forfettario non applichi IVA in fattura. Non versi IRAP. Non subisci ritenuta d’acconto se rilasci al cliente l’apposita dichiarazione. Rimani sostituto d’imposta solo se hai dipendenti o collaboratori.
L’imposta sostitutiva è pari al 15%. Puoi applicare il 5% per i primi cinque anni se rispetti i requisiti “start-up” previsti dalla Legge 190/2014. In sintesi: attività nuova, nessuna prosecuzione di attività svolta prima, limiti su lavoro dipendente precedente.
I contributi previdenziali seguono l’INPS. Artigiani e commercianti hanno contributi fissi sul minimale e percentuali sull’eccedenza. I professionisti senza cassa versano alla Gestione Separata percentuali sul reddito, senza minimali fissi. Le aliquote e i minimali sono aggiornati ogni anno con circolari INPS.
Coefficiente di redditività e base imponibile
Il reddito forfettario si calcola applicando al totale incassi il coefficiente di redditività. Il coefficiente dipende dall’attività (codice ATECO) e dalla tabella della Legge 190/2014.
Esempio tipico: costruzioni e installazioni possono avere coefficienti elevati. Servizi professionali hanno valori medio-alti. Commercio ha coefficienti più bassi. Verifica sempre il tuo ATECO.
Dal reddito forfettario puoi dedurre i contributi previdenziali effettivamente versati. Questa deduzione riduce la base imponibile su cui applichi l’imposta sostitutiva. La norma è nella Legge 190/2014.
Costi fissi della ditta individuale forfettaria
Contributi INPS fissi (artigiani e commercianti)
Artigiani e commercianti versano contributi fissi annui sull’imponibile minimale. L’INPS pubblica ogni anno minimale e aliquote con una circolare tecnica.
Nel 2026 considera un ordine di grandezza tra 4.700 e 5.200 euro l’anno. L’importo effettivo dipende da aliquote IVS e minimale pubblicati dall’INPS. Se il tuo reddito supera il minimale, paghi anche contributi percentuali sull’eccedenza.
Esiste la riduzione del 35% dei contributi per chi è nel forfettario. È una facoltà su domanda, attuata con circolari INPS in attuazione della Legge 190/2014. La riduzione abbassa i contributi dovuti ma incide anche sulla futura pensione.
Diritto camerale annuale
Le imprese iscritte al Registro Imprese pagano il diritto camerale annuale. Lo determina ogni anno il sistema camerale (Unioncamere) in base alle indicazioni del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
Per le ditte individuali l’ordine di grandezza è in genere tra 50 e 120 euro. L’importo varia per provincia e per eventuali maggiorazioni deliberate.
Si paga con F24 entro la scadenza del primo acconto delle imposte sui redditi. Di solito a fine giugno, salvo proroghe con DPCM.
INAIL per attività a rischio
Se svolgi attività artigiana o manuale potresti dover pagare l’INAIL. L’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro è obbligatoria per alcune attività.
La base normativa è il Testo Unico INAIL (DPR 1124/1965) e le delibere tariffarie. L’importo dipende dalla voce di tariffa e dalla retribuzione convenzionale.
Molte micro-imprese artigiane pagano premi annui contenuti, ma variabili. L’INAIL comunica ogni anno le regole di autoliquidazione e le scadenze.
Altri costi “fissi” ricorrenti
Il commercialista non è obbligatorio, ma è spesso utile. Metti a budget qualche centinaio di euro all’anno. Il costo varia in base ai servizi richiesti.
Puoi avere costi di software di fatturazione elettronica, PEC e firma digitale. Sono costi contenuti ma ricorrenti.
Eventuali abbonamenti a casse professionali o albi non riguardano il forfettario in sé. Ma sono spese gestionali da considerare nel tuo budget.
Costi variabili: imposta sostitutiva, contributi eccedenti, bolli
Imposta sostitutiva 5% o 15%
Applichi l’aliquota sull’imponibile forfettario al netto dei contributi deducibili. L’aliquota standard è 15%. È 5% per le nuove attività che rispettano i requisiti di legge per cinque anni.
La disciplina è nella Legge 190/2014 e nei documenti di prassi dell’Agenzia delle Entrate. Consulta sempre le guide ufficiali aggiornate.
Contributi sull’eccedenza oltre il minimale
Se sei artigiano o commerciante e il tuo reddito forfettario supera il minimale INPS, paghi contributi percentuali sulla parte eccedente.
Le aliquote IVS sono fissate annualmente dall’INPS. La base di calcolo è il reddito forfettario, non gli incassi lordi.
Per i professionisti senza cassa, in Gestione Separata, versi solo contributi percentuali. Non esistono minimali fissi.
Marche da bollo e altri oneri variabili
Sulle fatture senza IVA superiori a 77,47 euro applichi la marca da bollo da 2 euro. La base normativa è il DPR 642/1972, Tariffa, art. 13.
Se usi fatturazione elettronica, il bollo si versa trimestralmente tramite F24. L’Agenzia delle Entrate pubblica calendario e codici tributo ogni anno.
Altri oneri variabili possono essere interessi o sanzioni se paghi in ritardo. Evitali rispettando scadenze e acconti.
Esempio completo: l’idraulico in forfettario
Alberto è un idraulico in forfettario. Ha diritto all’aliquota del 5% per i primi cinque anni. Nel 2026 incassa 13.000 euro.
Il suo coefficiente di redditività è 86% (categoria costruzioni/installazioni). Reddito forfettario: 13.000 x 86% = 11.180 euro.
Deduce 2.000 euro di contributi versati l’anno precedente. Base imponibile netta: 11.180 – 2.000 = 9.180 euro.
Imposta sostitutiva al 5%: 9.180 x 5% = 459 euro. Questo è il carico fiscale. A questo si sommano i contributi INPS dell’anno.
Se Alberto è artigiano con minimali INPS: ipotizziamo 4.900 euro annui nel 2026. Con riduzione 35%, pagherebbe circa 3.185 euro. Senza riduzione, circa 4.900 euro.
Aggiungiamo diritto camerale. Mettiamo 80 euro come stima. Consideriamo 700 euro per il commercialista.
Totale annuo stimato con riduzione INPS: 459 + 3.185 + 80 + 700 = 4.424 euro. Totale senza riduzione: 459 + 4.900 + 80 + 700 = 6.139 euro.
Le marche da bollo dipendono dalle fatture emesse. Se emette 50 fatture oltre 77,47 euro, spende 100 euro in bolli. È un costo variabile.
Ricorda: gli importi INPS e il diritto camerale variano ogni anno. Fai sempre riferimento alle circolari INPS e alle delibere camerali aggiornate.
Scadenze operative e versamenti F24
Imposta sostitutiva: saldo e acconti
Paghi il saldo dell’anno precedente e il primo acconto entro fine giugno. Il secondo acconto entro fine novembre. Valgono eventuali proroghe fissate con DPCM.
Puoi usare il metodo storico o quello previsionale per gli acconti. Il metodo previsionale è utile se l’imposta dell’anno in corso sarà più bassa.
I codici tributo per l’imposta sostitutiva sono indicati dall’Agenzia delle Entrate. Versa con modello F24.
Contributi INPS
Artigiani e commercianti versano i contributi fissi in quattro rate. Di norma a maggio, agosto, novembre e febbraio dell’anno successivo.
I contributi sull’eccedenza e quelli in Gestione Separata seguono le scadenze di saldo e acconti dei redditi. Controlla ogni anno la circolare INPS che riepiloga scadenze e aliquote.
Puoi scegliere il regime agevolato con riduzione del 35% presentando la richiesta all’INPS. La scelta vale anche per gli anni successivi, salvo revoca.
Diritto camerale e bollo
Il diritto camerale si paga entro la scadenza del primo acconto imposte. In genere a fine giugno. Usa il modello F24 con i codici tributo indicati dalle Camere.
Le marche da bollo sulle fatture elettroniche si pagano trimestralmente. L’Agenzia delle Entrate pubblica calendario e importi dovuti in base ai bollo contrassegnati “Sì”.
Verifica sempre eventuali proroghe o rateazioni ammesse. Sono comunicate dall’Agenzia delle Entrate e dal Ministero dell’Economia.
Regola decisionale rapida
Decidi in pochi passaggi cosa paghi e quando
1) Sei artigiano o commerciante? Sì: metti a budget contributi INPS fissi sul minimale. No: salta al punto 3.
2) Pensi di superare il minimale? Sì: aggiungi contributi percentuali sull’eccedenza. Valuta la riduzione INPS 35% se in forfettario.
3) Sei professionista senza cassa? Sì: calcola solo contributi percentuali in Gestione Separata sul reddito forfettario. Nessun fisso.
4) Hai i requisiti per il 5%? Sì: applica l’aliquota 5% per i primi 5 anni. No: applica il 15%.
5) Considera diritto camerale (se iscritto in Camera), bollo sulle fatture, ed eventuale INAIL per attività a rischio.
6) Calendario: giugno saldo e primo acconto imposta; novembre secondo acconto; INPS fissi in quattro rate; bollo trimestrale.
Fonti normative e prassi da consultare
Riferimenti ufficiali
Regime forfettario: Legge 190/2014, articolo 1, commi 54-89, consultabile su Normattiva. Aggiornamenti con le Leggi di Bilancio successive.
Limite 85.000 euro e uscita a 100.000 euro: Legge 197/2022 (Legge di Bilancio 2023), documentazione dell’Agenzia delle Entrate.
Contributi INPS: circolari annuali INPS su aliquote e minimali per Artigiani, Commercianti e Gestione Separata. Portale INPS.
Diritto camerale: indicazioni di Unioncamere e Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Verifica la delibera della tua Camera di Commercio.
Marca da bollo: DPR 642/1972, Tariffa, art. 13. Istruzioni operative sul portale dell’Agenzia delle Entrate.
| Scenario | Requisiti chiave | Cosa si paga (2026, indicativo) | Scadenze principali |
|---|---|---|---|
| Artigiano/Commerciante con reddito sotto il minimale | Iscrizione INPS Artigiani/Commercianti e CCIAA | Contributi INPS fissi ~4.700–5.200 euro; imposta 5%/15%; diritto camerale 50–120 euro; bollo | Imposta: giugno/novembre; INPS fissi: maggio, agosto, novembre, febbraio; Camera: giugno; Bollo: trimestrale |
| Artigiano/Commerciante sopra il minimale | Reddito forfettario eccede minimale INPS | Contributi fissi + percentuale su eccedenza; imposta 5%/15%; diritto camerale; bollo | Imposta: giugno/novembre; INPS eccedenza: con saldo/acconti; Camera: giugno; Bollo: trimestrale |
| Professionista senza cassa (Gestione Separata) | Nessuna iscrizione ad Albo con cassa; niente CCIAA se pura professione | Contributi percentuali su reddito (aliquota INPS Gestione Separata); imposta 5%/15%; bollo | Imposta e contributi: giugno/novembre; Bollo: trimestrale |
| Nuova attività con 5% e riduzione INPS 35% | Requisiti 5% Legge 190/2014; domanda riduzione INPS | Imposta al 5%; INPS fissi ridotti del 35%; eventuale eccedenza; diritto camerale/INAIL se dovuti | Imposta: giugno/novembre; INPS: scadenze ordinarie; Camera/INAIL: termini propri |
FAQ
Quali sono i costi fissi certi per una ditta individuale in forfettario nel 2026?
I costi fissi dipendono dall’attività. Per artigiani e commercianti, i contributi INPS sul minimale sono la voce principale. L’importo preciso lo stabilisce ogni anno l’INPS con una circolare tecnica. Considera un intervallo tra 4.700 e 5.200 euro nel 2026, salvo aggiornamenti. A questi si aggiunge il diritto camerale annuale, fissato dalla tua Camera di Commercio su indicazioni di Unioncamere e del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. L’ordine di grandezza va da 50 a 120 euro. Se la tua attività richiede l’assicurazione INAIL, metti a budget il premio annuale. L’importo dipende dalla tariffa applicata alla tua mansione. Altri costi fissi sono gestionali, come commercialista, PEC e software di fatturazione.
Come si calcola l’imposta sostitutiva e quali contributi posso dedurre?
Parti dagli incassi. Applica il coefficiente di redditività previsto dalla Legge 190/2014 per il tuo ATECO. Ottieni il reddito forfettario. Deduci i contributi previdenziali obbligatori versati. La base imponibile netta è il risultato. Applica l’aliquota 15% o 5% per start-up. Esempio: 30.000 euro di incassi, coefficiente 67% uguale 20.100 euro. Deduzione contributi 4.000 euro. Base 16.100 euro. Imposta 15% pari a 2.415 euro. La deduzione dei contributi è prevista dalla stessa Legge 190/2014. Vale per INPS Artigiani/Commercianti, Gestione Separata e casse professionali. Ricorda: la deduzione riduce l’imposta. Gli acconti seguono il metodo storico o previsionale.
Qual è la differenza tra contributi fissi, contributi sull’eccedenza e Gestione Separata?
Artigiani e commercianti pagano un fisso annuo sul minimale. Se il reddito supera il minimale, pagano anche una percentuale sulla parte eccedente. Entrambe le voci sono IVS e seguono aliquote e minimali INPS aggiornati ogni anno. I professionisti senza cassa pagano alla Gestione Separata solo contributi percentuali sul reddito forfettario. Non ci sono fissi. Le aliquote della Gestione Separata sono definite annualmente dall’INPS. In ogni caso, i contributi previdenziali sono deducibili dal reddito forfettario. Valuta la riduzione del 35% dei contributi per il forfettario se sei artigiano o commerciante e rispetti le condizioni operative.
Se supero 85.000 euro o 100.000 euro, cosa succede al regime e ai miei costi?
Se superi 85.000 euro nell’anno, verifichi se resti nel regime l’anno successivo. Dipende dalle regole e dalle cause di esclusione della Legge 190/2014, aggiornate dalla Legge 197/2022. Se superi 100.000 euro durante l’anno, esci subito. Applichi l’IVA da quel momento. Devi gestire adempimenti IVA, liquidazioni e dichiarazione annuale. I costi quindi aumentano: IVA da versare, tenuta contabile più articolata, possibile maggior impegno del commercialista. Se ti avvicini a 85.000 euro, usa il metodo previsionale per gli acconti dell’imposta sostitutiva. Così eviti di versare più del necessario se pensi di uscire l’anno dopo.
Quali sono le scadenze da segnare in agenda e quali sanzioni rischio se sforo?
Imposta sostitutiva: saldo e primo acconto entro fine giugno, secondo acconto entro fine novembre. L’Agenzia delle Entrate può prorogare con DPCM. INPS fissi: quattro rate, in genere maggio, agosto, novembre e febbraio. Contributi su eccedenza e Gestione Separata: con saldo e acconti delle imposte. Diritto camerale: entro la scadenza del primo acconto imposte. Bollo elettronico: versamenti trimestrali. Se paghi in ritardo, si applicano sanzioni e interessi. Puoi usare il ravvedimento operoso previsto dallo Statuto del Contribuente e dal D.Lgs. 472/1997. Prima paghi, meno sanzioni versi. Verifica sempre i codici tributo e le date sul sito dell’Agenzia delle Entrate e dell’INPS.
